Skip to main content

Full text of "Descrizione geografica della Toscana"

See other formats


Google 



This is a digita] copy of a btx>k ihal was preserved l'or general ions ori library shelves before il was carcl'ullv scaimcd by Google as pari of a project 

to make the world's books discovcrable online. 

Il has survived long enough l'or the copyright lo espire and the hook to enter the public domain. A public domain hook is one ihat was never subjecl 

lo copyright or whose legai copyright lenii has expired. Whether a book is in the public domain may vary country lo country. Public domain books 

are our galeways lo the past. representing a weallh ol'history. culture and knowledge ihat's ol'ten dillìcult lo discover. 

Marks. notaiions and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 

publisher lo a library and linally lo you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries lo digili/e public domain malerials and make ihem widely accessible. Public domain books belong to the 
public and wc are merely their cuslodians. Neverlheless. this work is expensive. so in order lo keep providing this resource. we bave laken steps lo 
prevent abuse by commercial parlics. nicliiJiiig placmg Icchnical reslriclions on aulomated querying. 
We alsoasklhat you: 

+ Make non -commerciai use of the fi Ics Wc designed Google Book Search for use by individuai, and we reunesl that you use these files for 
personal, non -commerci al purposes. 

+ Refrain from au tornateli //iicrying Dono! send aulomated (.|ueries ol'any sorl to Google's system: II' you are conducting research on machine 
translation. optical characler recognilion or olher areas where access to a large amounl of lexl is helpful. please contaci us. We cncourage the 
use of public domain malerials l'or illese purposes and may bc able to help. 

+ Maintain attribution The Google "walermark" you see on each lìle is essenlial for informing people aboul ibis project and hclping them lind 
additional malerials ihrough Google Book Search. Please do noi remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use. remember that you are responsive for ensuring ihat whal you are doing is legai. Do noi assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in ihc Uniteci Siatcs. ihat ihc work is also in the public domain for users in other 

counlries. Whelhcr a book is siili in copyright varics from country lo country, and wc can'l offer guidancc on whclhcr any specilìc use of 
any spccilic book is allowed. Please do noi assume ihal a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
anywhere in the world. Copyrighl iiifriiigcmenl liability can bc quite severe. 

About Google Book Search 

Google 's mission is lo organize the world's information and to make it uni versiti ly accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discovcr ihc world's books wlulc liclpmg aulliors and publishcrs rcach new audicnecs. You cari scardi ihrough the full lexl ol'lhis book un the web 
al |_-.:. :.-.-:: / / books . qooqle . com/| 



Google 



Informazioni su questo libro 



Si tratta della copia di Liliale di lui libro clic per gcncraz ioni e sialo conservala negli scalTali di Lina biblioteca prima di essere digitalizzalo da Google 

nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tulio il mondo. 

Ila sopravvissuto abbaslan/a per non essere più proietto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio ò 

un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classi lìcazionc di un libro come di pubblico 

dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiuri/ione con il passalo, rappresentano un patrimonio storico. 

culturale e di conoscenza spesso diflìcile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presemi nel volume originale compariranno in questo lìle. come testimonianza del lungo viaggio 

percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere lino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 
Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi fi/e Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l'uso da parie dei singoli utenti privati e li chiediamo 
di utilizzare questi lìle per uso personale e non a lini commerciali. 

+ Non inviare queiy automatizzale Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 

invitiamo a conlallarei. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la fili gran a La "iìtignuni' (walermark) di Google che compare in ciascun lìle è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi trainile Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'utilizzo che ne farai, ricordali che è tua responsabilità accertali di farne un uso legale. Non 
dare per scontato che. poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stali Uniii. sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è proietto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro ò consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere mollo severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalnicnle accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri amia 
i lettori a scoprirci libri di tulio il mondo e consci ile ad aulon ed ed i lori di filili lumiere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 
nell'intero testo di questo libro da |.-.:.:. .-: / .;::::-..-::: .-[le. comi 



''««i^> 



1 





DESCRIZIONE GEOGRAFICA 



0)3SL!Liì a'©saiiei\ 



I 



DALL' AB. A. FERRIM 

SECUMIO I RIOII01\AME\TI 

FOLlTlCl, GOVERNATIVI E GÌ L T DICI. \ III 

ri'BDI.ICATI A TUTTO DICEMBRE 1858 




S 



F 1 B E N l E 

TlrUGltAFIA AU/imEfi*! DI CLIO 



JSi 



M!!!!!m!ìI!IìììI!nm!ì!1"u v n h j * 1 1 < u tlUM 




H 






DESCRIZIONE GEOGRAFICA 



COMPILAI A 



©&ìwl»&», &« irsiaman 



SECONDO GLI ULTIMI RIORDINAMENTI POLITICI, 
GOVERNATIVI, E GIUDICI Alt J 




FIRENZE 

TIPOGRAFIA ALL' INSEGNA DI CLIO 



/ 



&& &BUU4>atB 



I 



nutil cosa parmi ripetere una massima da molti 
proclamata e da tutti riconosciuta verissima, non do- 
vere cioè gli studi storici andar disgiunti dalla geogra- 
fica cognizione di quelle regioni ove accaddero i fatti 
onde un popolo si fé degno della memoria dei posteri. 
Dirò solo che persuaso di questo vero, dopo aver pub- 
blicato, or volge un anno, il Compendio della Storia 
Toscana, credetti esser delle mie parti por mente a 
dettare la Descrizione Geografica di essa secondo gli 
ultimi riordinamenti, racchiudendo in un sol volume 
di poche pagine tutte quelle notizie fisiche , geografiche , 
statistiche e governative della Toscana che mi sembra- 
vano le più interessanti non meno per Y istruzione della 
gioventù, che per util diletto degli adulti, e per guida 
ai forestieri che bramassero di conoscere il territorio 
nostro sotto i mentovati rapporti. 

Con tal divisamente) io compilai questa operetta, 
e per amor di chiarezza la divisi in due parti, conside- 
rando nella prima la Geografia fisica del suolo toscano, 
nella seconda la Geografia politica e civile , la statistica 
e le divisioni governative e giudiciarie dello stato, fa- 



4 

cendo parola come potei di tutte le città e precipue 
terre, senza dilungarmi dal propostomi soggetto. 

Aggiunsi alcuna illustrazione delle città toscane e 
delle più ragguardevoli terre non che i nomi dei sommi 
che in esse sortirono la cuna, affinchè più compito ri- 
manesse questo mio libretto, e maggiori fossero le noti- 
zie del patrio suolo in esso racchiusela pascolo di quelli 
che amassero di conoscerle. 

In queste operazioni mi è grato il confessare di 
avere avuto a scorta V Atlante della Toscana del Ch. 
Sig. D. Attilio Zuccagni-Orlandini, la Geografia del ce- 
lebre astronomo P. Gio. Inghirami, il Dizionario Geo- 
grafico Fisico Storico del Prof. Emanuelle Repetti fin 
qui pubblicatocela Statistica del valentissimo Sig. Cav. 
Serristori, opere sì meritamente applaudite per la per- 
spicuità, per la erudizione, e per l'accuratezza onde 
sono tessute, sostituendo però alle indicazioni loro, ora 
variate a causa di posteriori riordinamenti, quelle che 
lo stato attuale delle cose offeriva. 

Accolga il Pubblico questa mia seconda produzione, 
con quella benignità con la quale seppe non sprezzare 
la prima, che solo dal suo suffragio sperano le mie 
fatiche qualche retribuzione. 



$' Slutovc 



DESCRIZIONE GEOGRAFICA 



DELLA 



^ <d g £ ii n & 

SECONDO LA DIVISIONE NATURALE DEL TERRITORIO 



QUELLA POLITICA E GOVERNATIVA 
DEI NOSTRI TEMPI 



PARTE I. 



QUADRO GENERALE DESCRITTIVO 
DEL TERRITORIO TOSCANO 

ASPETTO.— JLia Toscana ,- a buon dritto chiamata il 
giardino d'Italia da coloro che ne contemplarono e ne esposero le 
bellezze, si per la ridente sua situazione, si per la ricchezza del 
suolo , non ha provincia della nostra penisola che la pareggi. 

Le attrattive di questa terra felicissima , dilettevole in ogni 
sua parte per la varietà, arrestano lo straniero e gli offrono un 
soggiorno cosi gradevole per ogni maniera di vaghezze di natura 
e d'arte, che gli sembra non avere altrove goduto di un cielo 
così beato. 

ESTENSIONE E POSIZIONE GEOGRAFICA. ~ La esten- 
sione del territorio toscano in terraferma ha circa i5o miglia no- 
stre di lunghezza pari a chilometri 248 e 100 metri, e i3o di 
larghezza eguali a 21 5 chilometri e 20 metri. — La superficie qua- 
drata, considerate le frazioni territoriali, le isole ed isolotti, è cal- 
colata miglia 8060 corrispondenti a miglia italiane 6464 ? ossia 
leghe francesi quadr. 1098,88. — Essa è posta tra i gradi 4 2 ° *3' 



6 

ai 44° 3o' di latitudine, ed i 27 20' ai 29° 3o' rfi longitudine. 
( Merid. conv. dell 'Isola del Ferro ). 

CONFINI, — La Toscana per la maggior parte rinchiusa tra 
T Appennino ed il Mediterraneo, che prende il nome di Mare Tir- 
reno, o Toscano lungo la spiaggia di essa, è confinata dagli Stati 
della Chiesa da settentrione a ostro-scirocco , dal Mediterraneo • da 
ostro-scirocco a maestro, e dai Ducati di Lucca e di Modena nel 
rimanente. 

PERTINENZE. *— Al di là di questi confini verso maestro 
spettano alla Toscana due tratti di territorio separati V uno dal- 
l' altro, il Vicariato di Barga cioè, confinato all'intorno dai 
Ducati di Lucca e di Modena, e il Vicariato di Pietrasania con- 
finante coi mentovati Ducati e col Mare Toscano a ponente. 

Continuando verso maestro in distanza maggiore, le appar- 
tiene altro tratto di paese intersecato irregolarmente dal Ducato 
Modanese, distinto col nome di Lunigiana Granducale avente 
per confine il Regno Sardo a ostro e a ponente, il Ducato di Parma 
a settentrione, e quello di Modena a levante. 

Sono della Toscana anche non poche is^ole, che in riguardo al 
loro numero hanno fatto dare il nome di Arcipelago Toscano al 
mare in cui sono sparse, delle quali la maggiore è V Elba e di 
qualche considerazione sono il Giglio e la Pianosa. 

MARE. — Questo mare chiamato anticamente Tirreno oggi 
Toscano , estendesi lungo il littorale miglia 146 pari a chilometri 
24 1 e 484 metri ; in distanza dalla spiaggia conserva il medesimo 
nome fino alle miglia 100, eguali a chil. 166 e metri 4°°« 

Incontra nsi in esso tre banchi bassi fondi da fuggirsi dai 
naviganti, non contando quello presso il Golfo della Spezia. Il Bau- 
co della Meloria cioè, in faccia all'antico Porto Pisano; il Banco 
presso il Fanale di Livorno, e due bassi fondi avanti il porto di 
Vada. 

MONTI. — Gli Appennini che attraversano la Toscana da 
maestro a levante nella parte settentrionale per un tratto di 1 5o 
miglia in linea ove più ove meno tortuosa, la dividono in parti 
disuguali e non poche diramazioni di essi ingombrano il suo ter- 
ritorio. 

Le montuosità che si dipartono dall'Appennino e che voltano 
a mezzogiorno stendonsi fino alla ripa destra del fiume principale 



( Arno ); quelle che inclinando verso la stessa parte, occupano le 
pertinenze o frazioni territoriali situate a maestro, scendono fino 
al mare. Tra il fiume Arno ed il mare si frappongono altre mon- 
tuosità che formano catene più depresse di monti di considerevole 
altezza. 

PIANURE e VALLI, — La quantità dei monti, poggi e col- 
line che intersecano tutta quanta la superficie di questo paese fanno 
sì che in esso non trovisi ampiezza di pianure se non presso al mare, 
ove estendonsi le pianure Pisana, Orbetellana ^Grossetana. 

Questi monti però e queste colline formano nella Toscana ame- 
nissime se non spaziose vallate, che sono per la massima parte de- 
liziose a vedersi, ed offrono tali punti di vista da incantare gli 
amatori del bello. Alcune di queste valli presentano un terreno 
sottomarino *d altre di alluvione. 

Fiumi. — Dai scoscesi dirupi dei monti più alti e dalle pen- 
dici dei meno elevati sgorgano fiumi e torrenti, che scorrono pel 
suolo nostro, dei quali alcuni tributano le loro acque al Mediter- 
raneo perchè scaturiscono di qua dalle cime dell'Appennino, e alcuni 
hanno foce diretta nell'Adriatico, perchè al di là dei gioghi della 
nominata catena di montagne hanno la loro sorgente. 

LAGHI. — In var j punti della Toscana trovansi laghi e pa- 
ludi ; questi però vanno continuamente a diminuire mediante lavori 
idraulici di sovrana munificenza, gli altri son ben piccoli, ed i più 
ragguardevoli sono il Lago di Bientina , il Chiaro di Chiusi, ed 
il Chiaro di Montepulciano, 

MARMI b PIETRE, — * In questo suolo fortunatissimo non 
mancano pietre dure; vi sono in gran copia i marmi e quasi a nis- 
sun paese manca il sasso per fabbricare, E ricco di calcedonii in 
alcuni punti, in altri Ai diaspri. Offre marmi di ogni genere, ed i 
pregevolissimi sono i marmi di Sera ve zza , il giallo di Siena, 
i broccatelli della Gherardesca , e i misti di Stazzema. Vi è 
copia di travertino, e l' alabastro si scava di più qualità. Non è 
raro il serpentino , ed i graniti dell' Isola dell' Elba e di Monte 
Cristo sono eccellenti e capaci di un buon pulimento. 

MINIERE. . — 1 metalli di ogni guisa, non esclusi i più: pre- 
ziosi, trovansi nel seno del suolo toscano. 11 ferro però, ed il rame 
sono quelli dei quali è particolarmente dovizioso. Dell' argento si 
tenta adesso di riaprirne le miniere; degli altri non ne conviene 



..»* 



8 

attualmente la escavazione, non tanto per la povertà delle miniere, 
quanto per la mancanza del combustibile necessario #lla elabora- 
zione di essi. Le .miniere di zolfo e di allume sono ricchissime, ed 
in qualche quantità potrebbesi scavare il carbon fossile. 

ACQUE MINERALI e TERMALI. — Comunissime sono in 
Toscana le acque minerali e termali , e non vi è quasi vallata nella 
quale non trovinsi sorgenti abbondantissime di queste più o meno 
valevoli a soccorrere ai malori della umanità. 

CLIMA. — Negl'alpestri gioghi dell'Appennino e dei più alti 
monti che occupano il territorio nostro il clima è assai rigido 5 nei 
poggi di minore altezza e variabile a seconda dei venti che vi sof- 
fiano continuamente, uelle colline e nelle pianure godesi di un cli- 
ma dolce anche nell'inverno, quando i giorni sono sereni e tran- 
quilli. 

Nei luoghi ove stagnano le acque e nelle valli ove scorrono 
placidamente i fiumi si condensano spesso nebbie foltissime nei tri- 
sti giorni che succedono a quei piovosi del verno ; ma esse ben presto 
dileguansi pei venti, che con la loro continua non sgradita varia- 
zione mantengono alla Toscana un'aria salutare in ogni tempo. 

Di questo pregio mancavano soltanto le Maremme; oggi però 
sono alquanto migliorate di condizione, ed è sperabile che merce 
le sovrane beneficenze, col volger del tempo quelle paludi in prima 
malsane divengano pianure fertilissime, e quei deserti terreni una 
regione popolata , doviziosa , e perciò saluberrima. 

PIANTE. — Neil' alture dell' Appennino vegetano principal- 
mente l' abeto e ì\ faggio: nelle dirupate sue pendici, e nei monti 
del centro crescono in copia l' acero, lafusaria, la coronilla, 
V aronta, ed altri alberi di simil genere. Più in basso prosperano 
i castagni che somministrano salubre cibo agli abitanti che man- 
cano di cereali, e le aiterei che alimentano numerose mandre di 
animali neri. In questi monti crescono altresì i pini, i cipressi, i 
lillutri, i lauri, gli allori, i ginepri, le scope ed ogni altro le- 
gname da frutto e da costruzione. 

PRODOTTI DI SUOLO. — D' ogni genere di prodotti neces- 
sarj alla vita è fertile il suolo toscano. Esso abbonda di cereali di 
ogni specie, e produce vini ed olii eccellenti, che ben volentieri lo 
straniero ricambia coi suoi anche i più prelibati. I frutti vi giun- 
gono a perfetta maturità. Sono comuni gli agrumi, in qualche luo- 



"*•• 



9 
go abbondalo i cedri, e nelle parti pia calde le palme maturano i 
datteri. Il lino e la canape vi crescono mirabilmente, e a secon- 
da delle stagioni pia o meno a loro confacienti, danno all'agrono- 
mo considerevole ricolta. Persuasa alla fine la sementa delle patate 
alla maggior parte degli agricoltori, considerevole ne è il prodotto 
e di ottima qualità. 

Più perfetta che altrove qui raccogliesi la paglia da far cappelli 
di cui gran quantità va all'estero, e molta lavorasi nel proprio paese. 

Aumentata la cultura dei gelsi con la recente piantazione di 
quelli delle Filippine, die vi prosperano mirabilmente, non manca 
ai Toscani un ragguardevole ritratto di seta, utile all' indù «tre 
campagnolo ed all' operoso cittadino. 

PASCOLI. — Ampli ed ottimi pascoli che trovami in Toscana 
alimentano numerosi greggi di bestiame pecorino, caprino, bovino 
e cavallino, e mentre il verno nega ad essi il necessario nutrimento 
sui monti per lo più coperti di neve, una moderata e dolce sta- 
zione li accoglie nelle maremme, e là trovano di che pascersi e come 
sottrarsi alla rigidezza della stagione a loro nemica. 

ANIMALI. — Oltre le grosse mandre e i molti greggi ed ar- 
menti cui dà alimento il nostro suolo, vaga libero nei folti boschi 
qualche lupo infesto all'utile bestiame. Nelle selve delle Maremme 
e in qualche altura che da esse dipartesi nascondesi timoroso il 
capriolo e vive fuggiasco il cinghiale. In ogni altro bosco trovansi 
le lepri, le volpi , le faine, le martore , le puzzole, gì' istrici, 
gli scojattoli, i ghiri e le talpe. In prossimità dei vigneti vivono 
gli spinosi, e in vicinanza dei fiumi non è rara la lontra ed il tasso. 

Tra i Volàtili che vivono in Toscana di cui vi sono oltre 1 5o 
specie, alcuni vi nidificano, altri non vi si trattengono che in certe 
stagioni. Cova nei più alti gioghi dell 1 Appennino Y aquila e nelle 
abetine il gufo con molte altre strigi di differenti specie. Nei folti 
boschi, oltre i più comuni tra i silvani, nidificano i colombacci, 
le tortore, i tordi, ed in qualche selva i monacotti. Più in basso 
moltiplicano le starne , le beccacce, le quaglie , le lodole, ed in 
alcune valli le pernici e le cuturnicù Nelle reali tenute ed in altre, 
i fagiani sono divenuti indigeni ; ed in qualche villa moltiplicano 
ancora i pavoni. Di tutte queste specie di salvagli urne non ve ne 
è però abbondanza, tante essendo le insidie che ad esso tendono 
gì' indiscreti cacciatori in ogni tempo. 



IO 

Nei laghi e mei grossi fiumi in certi tempi nuotano le folaghe 
1 germani, i beccaccini ed altri palmipedi : anche lo storno ed il 
tordo marino non che qualche nibbio nero trovatisi stazionar j nei 
luoghi prossimi al mare. 

Abbondano di Pesci i nostri fiumi e i nostri laghi , ed il li- 
torale ne è doviziosissimo. Nelle acque limpide dei torrenti special- 
mente del Casentino vivono in copia le trote ed i ghiozzi. In tutti 
gli altri fiumi grossi e piccoli prolificano i barbi, le lasche e qual- 
che anguilla. NelFOmbrone sanese oltre a queste specie di natanti 
vivono le lamprede, e nei piccoli torrentoli che scorrono per la 
valle dell'Arno fiorentina abbondano singolarmente {granchi. 

Guizzano in gran quantità le regine, i lucci, le anguille e 
le tinche nei laghi, ed il littorale dà ottime qualità di pesci. I pre- 
gevolissimi tra questi sono il ragno o la spigolaci dentice, l'om- 
brina, il paràgOjlaL sogliola, la triglia di scoglio, lo storione, 
il nasello grosso ed il piccolo. Di una qualche bontà tra i grossi 
sono il tonno, il nocciolo o palombo, lo spinarolo, il capo ton~ 
do, il tanuto, lo smeriglio, le razze di più specie > il sagri, la 
mola , la morellina , e qualche foca che vi apparisce in certi tempi. 

Numerose pure sono le specie dei minuti e comunissime sono 
le acciughe, le sarde e i muggini, non che i ghiozzi, le aligu~ 
si e, le agulie, le morene, i polpi, i totani, i calamai ed altre 
di minor pregio. 

Tra i frutti di mare trovansi in abbondanza lungo il littorale 
nostro le ostriche, le ar selle, i ricci e le patelle. 

Chi può vivere in una terra cui natura concesse vago aspetto, 
clima dolce, fertilità di suolo, varietà di prodotti e tutto ciò che 
all'onesto ed adagiato vivere abbisogna, ha molto di che esser 
grato alla Provvidenza eterna onde fa sì benignamente privilegiato. 
Noi Toscani contemplando il suolo nel quale viviamo, trovandoci 
con tanta preferenza beneficati, quali sentimenti di gratitudine non 
dovremo a quella Suprema Bontà che di così larghi doni ci fu pro- 
diga dispensatrice! 



N. B. Tra i rettili e insetti poco o nulla ritrovandosi di particolare sotto il 
nostro cielo , rimandiamo il lettore ai trattatisti di siffatte materie per cono- 
scerne le singole specie e i propri nomi* 



1 1 



MONTI PRINCIPALI DELLA TOSCANA 



E LORO ALTEZZE SOPRA IL LIVELLO DEL MARE 



IN BRACCIA FIORENTINE 



APPENNINO 



DIRAMAZIONI 
APPENNINICHE 



PICCHI PRINCIPALI 

Monte Molinatico • . . 

Cisa 

Monte Orsaio 

Alpi di Camporaghena . 

Alpe di Moni mio 

Libro aperto 

Corno alle Scale .... 

La Futa 

Falterona 

Alpi di Serra 

Cornerò . . . 

Alpi della Luna . . . . 



ALTEZZA 



265 1 
1783 
3i66 

3**4 
3282 
33o8 
3323 
i56o 
2825 
i568 

2< 
23 



1069 
»3i4 



3 
3 
2 

7 
1 

8 

5 

3 

4 
o 

1 

3 



A SETTENTRIONE 

Sasso di Castro 

Monte Polla jo 

Monte Cavallaro 

Mozzicone 

Monte Mescolino 

A MEZZOGIORNO 

M. Rotondo in Lunigiana 

Pizzo d'Uccello 

Monte Altissimo 

Monte Forato 

Pania della Croce .... 

Monte Albano 

Monti della Calva 11 a . . . 

Prato magno 

Alvernia 

Monte Foresto 

Alpi della Catena ja . . . 



ALTEZZA 



2i56 


9 


2045 
1762 
i65i 


1 

6 
1 


i656 


1 


«9»4 

3212 


7 



2722 
2008 


4 




3i88 


3 


1828 


1 


1309 





2707 

«943 
2i3q 

2399 


4 

6 
3 
1 



MONTI PRINCIPALI BEL CENTRO 



M. Luco nel Cbianti 
Alta S. Egidio . . . 
Monte Miccioli. . . 
Monte Annata . . . 
Monte di Radicofani 



1422 

8<i2 
2949 

i558 



o 
8 
o 
o 

2 



Monte di Cetona 

Monte Labro 

Prato degli Olivi 

Monte Capanne nell'isola 
dell'Elba 



«9*7 
2044 

97^ 
1744 



3 
5 
5 



Agli iudicati monti possono aggiungersi quelli cbe vengono quasi a per- 
dersi presso il lembo del mare meno elevati degli altri , cbe sono i monti del- 
l'Alpe Apuana i quali si perdono nella spiaggia pietrasantina , i Monti Livor- 
nesi a mezzogiorno di Livorno , i Monti Gauorrano e Tirli che rendono mon- 
tuosa la costa dal Capo Troja fino a Castiglione , i Poggi dell' Uccellino e della 
Bella Marsilia tra la foce dell' Ombrone e Talamone , e V Ansedonia all' o- 
riente del promontorio Argentaro. 

I promontori e capi principali sono il Promontorio di Capo Corvo , quello 
di Populonia , il Promontorio Argentaro e il Capo della Troja» 



li 

CENNI GEOLOGICI SUI MONTI BELLA TOSCANA 

Tralasciando di parlare dell' origine dei monti che s' inalzano nel suolo 
della nostra penisola e conseguentemente in quello della Toscana, comparsi 
probabilmente sopra il livello del vasto e profondo mare che prima H ricuopriva 
a causa di un potente movimento della terra che lassù violentemente li sospin- 
se , e di sprofondamenti contemporaneamente accaduti , accennerò di volo la 
qualità dei terreni costituenti l'Appennino e le altre montuosità del nostro suolo. 

La catena appenninica è essenzialmente formata di arenaria macigno, ed 
al calcare che vi predomina sono interposti in varj luoghi strati di schisto 
argilloso non che brecce siliceo-calcaree e rocce serpentinose. 

Questi terreni come tutti gli altri plutoniani della Toscana non hanno ca- 
ratteri tali da potersi riguardare come antichi (primitivi) ma debbonsi ricono- 
scere per secondari ove più ove meno plutonizzati. 

I monti del centro racchiudono egualmente filoni di arenaria alternati con 
quelli di calcare compatto , gabbri e brecciati diversi. 

I monti che sorgono lungo la spiaggia del Mare costituenti una catena quasi 
parallella all' appenninica chiamata catena metallifera dal Chiariss. Sig. Prof. 
Savi per la speciale abbondanza di metalli, hanno tutti per base e nucleo il 
Permeano e le sue alterazioni in steaschisto e gneis , e per la maggior parte 
resultano da grandi masse calcaree del lias appenninico o dalla porzione infe- 
riore del macigno non dirado cambiate ambedue in calcare salino , in dolo- 
mite , o in calcare cavernoso e talvolta con scarse interposizioni di arenaria 
macigno» 

Di tal natura sono l' intero gruppo delle Alpi Apuane in Lunigiana , i Monti 
Pisani, alcuni di quelli del campi gì i ese , nei quali trovasi in copia ancora V an- 
fibolo raggiante , quelli che si alzano tra M. Pescale e 1' Ombrone , gli altri 
tra la foce dell' Ombrone e 1* Albegna ed il Promontorio Argentaro costituenti 
la catena testé indicata. 

I Monti Ainiata e di Radicofani appartengono esclusivamente alla classe 
dei terreni vulcanici. 

La Isola dell' Elba nella massima parte è costituita di terreno di macigno 
che mediante il terreno calcareo interposto riposa sul Verrucano e sul granito 
che ne costituisce ogni rimanente. Il calcare di questa Isola a seconda della mag- 
giore o minore azione delle rocce ignigene ha ricevuto differenti alterazioni ed 
ora trovasi convertito in calcare cavernoso ora saccaroidale candidissimo e 
alcuna volta in bellissimo cipollino. 

II macigno pure a causa dell'azione delle rocce serpentinose e granitiche 
ha subite molte alterazioni e spesso è cambiato in Galestro dal quale non dirado 
fa passaggio al diaspro. 

Le rocce di sollevamento sono marziali o ferruginose , anfiboliche , lenì- 
tiche, ofiolitiche , di ali agi che e moltissime granitiche. Queste rocce plutoniane 
sono spesso iniettate alle nettuniane e perfino il granito incontrasi sovente iniet- 
tato alle rocce serpentinose. 



Per avere estesa cognizione della Geologia del suolo toscano conviene^ 
aver ricorso ai Viaggi nella Toscana del valentissimo Dott. Gio. Targioni-Toz- 
zetti , e agli Studj Geologici su di essa del chiarissimo Sig .]Prof, Paolo Savi» 



i3 



FIUMI REALI DELLA TOSCANA 

LORO CORSO IN MIGLIA TOSCANE 
E CONFLUENTI PRIMARI DI ESSI 



s 

s 



s 

2 



FIUMI REALI 

E LOBO SORGENTI 



ARNO 

cui danno origine due fonti che 
scaturiscono ira enormi massi, 5o5 
braccia sotto la vetta della F al- 
levarla 

E un piccol fiumicello presso la sor- 
gente , ingrossato gradatamente da mol- 
tiplici torrenti e fiumane giunge al mare 
ricchissimo d' acque. Scorre precipitoso 
di rupe in rupe per le prime 7 miglia , 
modera la sua corrente all' incontro di 
valli di più dolce pendio alla fine del 
Casentino, e placido quiudi con tortuosi 
giri traversando le tre valli da esso no- 
minate versa le sue acque nel Tirreno. 

OMBROSE che ha sorgente 
presso S. Gusmè 

SERCHIO che nasce dal M. 
Pisa ui do 

CECINA che scaturisce dai 
Monti di Gerfalco 

MAGRA che nasce dal Mon- 
te Orsajo 

FIORA che nasce dal Monte 
Amiata 

ALBE GIVA che nasce dal 
Monte Labro 

CORNIA che nasce dal pog- 
gio di Moni ieri 

TEVERE che scaturisce dal 
Monte Fumajolo a 18 miglia di 
distanza dalla sorgente dell Arno. 



lubt.hkzz*. 
del 

LORO C0R8O 



4l 'A 



9* 

6o(*) 
4o 

36 

35 
33 
a5 

3o (**) 



CONFLUENTI 
PRIMARI 



Solano 

Sieve 

Mugnone 

Bisenzio 

Ombrone 

Corsalone 

Chiana 

Ambra 

Greve 

Pesa 

Elsa 

Evola 

Era 



ft 
2 



GB 

a 

00 

0> 



ÌArbia 
Merse 
Gre l ano 
Orcia 
Transubbie 

( Lima 
/ Pavone 
\ Trossa 
\ Sterza 
( Verde 
| Aulella 
• Vara 



) 



a des. 
) a sin. 



ì 
ì 



asm. 

a des. 
a sin. 
a des. 



N. B. Non si pon- 
gono i confluenti 
perchè sono stati no- 
tati nei seguenti prò* 
spetti delle relative 
vallate. 



{*) Sole i4 nel Granducato. 



(**) Nel territorio toscano. 



i4 



FIUMI CHE NASCONO AL DI LÀ DELL 9 APPENNINO 

TRIBUTARI DELL' ADRIATICO. 



NOMI DEI FIUMI 



SORGENTE 



CORSO 



Reno. . . 
San terno 
Senio . . 
Lamone . 
Rabbi 
Monton 
Ronco 
Savio 
Marecchia 
Metauro . 



: e :{ 



f . uniti 



Appennini di Pi- 
alo ja 

Appennino 



Monte Cromerò 
Alpi della Luna 



Questi fiumi bagnano 
le Valli traspennine che da 
essi prendono nomi partico- 
lari , ed allorché incomin- 
ciano a pianeggiare entrano 
nel territorio pontificio. 

Il Reno, il San terno, ed 
il Senio sgorgano nel Po , 
gli altri vanno a gettarsi 
nell'Adriatico. 



LAGHI PRINCIPALI DELLA TOSCANA 



NOME 



SITUAZIONE 



QUALITÀ 
DELLE 

ACQUE 



PERIFERIA 



MIGLIA 



Lago di Bientina (i). . . 

— di Orbe tei lo. . . . 

— di Massaciuccoli (a) 
di Chiusi. 



Valli di Nievole e Sercbio 
Maremma Orbetellana 
Valle del Scrchio 
Val di Chiana a confine > 
con lo Stato Pontificio - 



dolce 
salsa 
dolce 



— . di Montepulciano. . ' 

— di Fuceccbio | Val di Nievole 



28 

ao 

11 

8 

6 



LAGHETTI MINORI 



Lago del Rosaro . . . 
_ Santo 

— Scafa jolo. . . . 
— . Squtncio. . . . 

— Verde 

-— di S. Floriano. 

— . di Torrenuova. 

— della Bassa. . . 
•— Acquato . . . . 

— dcirEdifizio. . 
— . di Burano . . . 

— di Staffoli . . . 



Appennino Pistojese di 1 
Barga e di Val di Magra ) 



dolce 



Lagoni o Fumacchi 



ì 



Maremma Orbetellana 

Val di Cornia 

Presso il mare al Conf. P. 

Valdarno inferiore 

Monte Cerboli 
Monte Rotondo 
Castel-nuovo 
Serazzano 
Sasso ec. 



« 



sulfurea 
salsa 
dolce 



Fangose, pregne es- 
senzialmente d'acido 
borico y esalanti fu- 
mo cocentissimo con 
rumore spaventoso. 



i5 

(i)(a) I laghi e paduli di Bientina e Massaciuccoli non 
appartengono alla Toscana che per meta, l'altra parte di essi giace 
nel territorio lucchese, ed il primo distinguevi in questa parte col 
nome di Sesto. 

I Lagoni o Fumacchi indicati di contro furono trascurati fino 
all'alino 1777. Conosciuta in seguilo la ricchezza di quelle acque 
fangose, s' incominciò nel 18 io a estrarne il sai borace e nel 18 1& 
fatta servire la natura all'arte, tali furono i vantaggiosi risulta- 
menti che al presente si estraggono da essi lagoni circa 1,500,000 
libbre di sai borace perfettissimo. 

Tanta dovizia di sai borace è dovuta in parte all' industrioso 
Sig. Giuseppe Guerrazzi livornese, il quale aprendo delie cavità 
sulle pendici prossime ai Lagoni, adattate a raccogliere acque e 
condurle in essi per saturarvisi di acido borico, potè aumentare 
la materia dalla quale cercava guadagno. 

La modicità del prezzo al quale si vende questo sale a causa 
della più spedita elaborazione senza spesa di combustibile, è tutto 
merito del Sig. Larderei, succeduto al mentovato Guerrazzi nell'af- 
fitto dei nostri Lagoni. Qnest' uomo ingegnosissimo riuscì ad allac- 
ciare il cocentissimo e rum u roso vapore che si sprigiona dai buli- 
cami dei Lagoni, e mediante condotti di piombo lo diresse alia fab- 
brica del gran fornello 5 e per l'azione del detto vapore mettendo in 
ebullizione le numerose calda je nelle quali evaporizzansi le acque 
sature di acido borico, ottenne da ^sse una quantità maggiore di 
sai borace, e più non usò di combustibile per l' estrazione di que- 
sto sale. 

Più considerevoli dei laghi furono un tempo le Paludi ; ma le 
cure del provido Leopoldo I convertirono in pianure fertilissime 
molti di quei limacciosi ristagni , e il benevolo Ferdinando III non 
ristette dal proseguire nella utilissima impresa. Rimaneva il lago 
e palude di Castiglione causa primaria della insalubrità della 
Maremma, che occupava una superficie di 33 miglia quadre, a toglier 
la quale molti pensarono e ni uno si cimentò. Serbava la Provvi- 
denza una siffatta impresa air augustissimo regnante Leopoldo II, 
ed Egli difatti con energia e coraggio portentoso, senza aggravio del 
suddito, pose mente a migliorare la Maremma, ordinò lavori al- 
l'uopo, e nel solo spazio di 9 anni dal 1829 al 1837, essiccò i la- 
ghi alberese e Bernardo , e ottenne per via di colmate 14 miglia 
quadrate di diminuzione all'antica superficie della nominata palude. 

E sperabile che tanta munificenza del principe venga compen- 
sata dai più felici successi , essendo cotanto favorevoli i primi risul- 
tamenti della gigantesca operazione. 



MVl«MWB« ®&<&QlftÀir!t<0& 



DELLA TOSCANA 



IN VALLATE 



D, 



ai fiumi e torrenti già nominati che scorrono nel suolo 
toscano sono irrigate tante valli più o meno profonde e circoscritte 
da quei medesimi monti dai quali essi sgorgano e da altre mon- 
tuosità, che sembrano naturalmente dividere questo territorio in 16 
grandi sezioni che per la loro figura prendono il nome generico di 
valli, e quello proprio dai primarj fiumi che le attraversano. 

Questa naturale e fisica divisione del territorio nostro, sugge- 
rita dal benemerito Proposto Lastri fino dal secolo decorso, e adot- 
tata e compiutamente estesa a tutto quanto il territorio dal Signor 
Dott. Zuccagni-Orlandini nel suo Atlante della Toscana pubbli- 
cato nel i83a, parvenu la più conveniente per dare una vera idea 
fisica del nostro paese, e la seguii. 

E da notarsi però che chiamansi comunemente Romagna le 
valli traspennine, Casentino la valle che prende il nome dal primo 
tratto dell' Arno, e Mugello quella bagnata dalla Sicvc. 

Venendo ora a far conoscere i nomi delle valli in cui è diviso 
naturalmente il suolo toscano, la loro estensione, il loro aspetto, 
i prodotti naturali e fiumi che in esse incontransi, mi piace di av- 
vertire che nella indicazione delle distanze mi servirò della misura 
del miglio toscano perchè propria del paese del quale io scrivo; 



'7 

e per notare la estensione della superficie adotterò i quadrati agrarj 
con la corrispondenza in miglia quadrate toscane, contentandomi 
per intelligenza di ognuno di porre in fondo al libro la equiva- 
lenza di queste ad altre misure che a causa di generale intelli- 
genza sono state comunemente adottate dai geografi. — Notando 
i monti principali che servono di lati estremi alle valli nelle quali 
è naturalmente repartita la Toscana, per amore di chiarezza mag- 
giore, adotterò la distinzione a destra e a sinistra, intendendo 
che lo spettatore si volti a settentrione per orizzontarsi. 

Noverando gì' influenti dei fiumi che danno il loro nome alle 
Valli , mi atterrò ai primar j , contrassegnando con asterisco quelli 
a destra, e lasciando senza alcun segno quelli a sinistra, orizzon- 
tandosi per rispetto a questi secondo la regola generale, cioè vol- 
gendosi alla parte ove la corrente scende. 

Dei prodotti naturali accennerò i più conosciuti , e per distin- 
guere quelli che veramente rendono utilità dagl'altri dei quali si 
fa poco conto , apporrò alcune tavole in fine dei quadri che seguono, 
da me ordinati per dare nel modo più conciso un' idea orografica 
del suolo toscano, dalle quali sommariamente si conosceranno i 
prodotti naturali , le loro proprietà, e la maggiore o minore ric- 
chezza di essi. 



■ w <^ g >^« jfr < rg-i 



VALLI MULE QUALI & 3ULTW1 



Jf ONE BELLE TALLI 
* ASfUftfA iAWGHTZZJL 

i,khghv*Z7Jl 2 stiratrici** 

QUADRA IN M1GI- FIOR, 



VALLI TRAmmuniiiiK 



L***;. IH. g5 Largii. UE. 24 
Stipertieiequadr. M. 74°* 



coimni TCIAE 



OSTI 



DA CUI sono 



CONFINI 

Appennini che le separano 
rial rimanente della To- 
scana da Li- a 

Sfato Pontificio aL 

Ducati di Modena e di Parma a T. 

MONTI 



a destra 
M, Mescolino 



a sinistra 



FI HI 

e Tona 



/ÈiCf* 

Strrro 



fìoxco 



TAL DI *A43*A 

(tjtttmtAWA a% Annua ai*) 

\*\\\%. M. 38 Largh. M. afi 

Superficie rpiadr. IH alio 
appartenenti al Gran Orna- 
to di Toscana. 



VALLE DBL CERCHIO 



Long. M. M Largh. M. 33 
Superfìcie tfiiadr. M. (*) 



CONFINI 

Stati Estensi aL 

Dncato di Parma a T. 

Genoresato a P. 

Golfo deila Spezia e Mare 

Toscano a M. 

MONTI 

a destra 

M. Mulinati co 

Cima 

M. (li Mommio 

Caroporaghena 

Pizzo d* Uccello 



a sinistra 



M. Rotondo 



Verde 

Teglia 

Vara 

Bagnane 

Tavarom 

Anleila 



{') In rpieUa valle apparten- 
gono alla Toscana due frazioni ter- 
ritoriali «epurate una dall' altra ; 
ogni rimanente agli Stati Estensi 
e al Ducato ài Locca, 



COJVF/iV/ 

Val di Pescia a L. 

Stati Estensi a T. 

Val di Magra a P. 

M. Pisano a M. 

MONTI 



a destra 

Corno alle Scale 
Libro Aperto 
M. Rondonajo 



a sinistra 

Pizzo d'Uccello 
Alpi di Mommio 



Sbrouo 
*Fiiimiee! 
* Torrita 
*Petroac£ 
*Pedogna 

Corsonm 

Lima 

Orzori < 
gio eai 



! 



NTE DIVISO IL SUOLO TOSCANO 



ASPETTO DELLA VALLE 



Alpestre e selvoso negli alti 
[Appennini; coltivato e ridente nei 
contorni delle terre e dei castelli. 



PRODOTTI NATURALI 



\ 



Scaturiscono in questa valle polle abbondan- 
tissime di acqua salina e non poche di acqua 
sulfurea e ferruginosa ; ma la virtù loro è de- 
bole per gli usi della medicina , se si eccettuino 
quelle del Bagno di S. .4 g ne se. 



È questo un paese montuoso ed 
alpestre ; ma alquanto piacevole a 
Tedersi percbè avendo da una par- 
te gli Appennini dall'altra il mare 
nella sua piccolezza offre un gra- 
dito punto di vista allo spettatore. 



Trovansi in questa valle miniere di rame • di 
ferro ed anche di oro ; ma poverissime. — Nu- 
merose sono le cave di marmi , lo statuario però 
è il più pregievole. — I diaspri vi si trovano dì 
più qualità. — Non mancano sorgenti di acque 
minerali e termali di mediocre attività. 



Un bellissimo insieme di monti 
elevati, di poggi selvosi, di amene 
colline e di fertili pianure danno 
a questa valle un aspetto veramen- 
te pittorico. 



1 



Nelle viscere dei monti di questa valle tro- 
vasi il rame, il mercurio, i\ ferro, il piombo ar- 
gentifero , e qualche traccia di oro e di argen- 
to, — . Sono stimabili i diaspri , le brecce calce- 
doniose, ed i cristalli di monte. — Abbondano 
i marmi, e pregi evoli sono, il broccatello, lo sta- 
tuario, il bardi gì io, il verdugnolo, il rossastro 
e la lavagna. — Sono celebri le acque termali 
del Bagno di Lucca. 



SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI È 



2 

G 

• 

o 

M 
C 

e* 
w 

< 

> 

e* 


NOME DELLE VALLI 

MASSIMA LUNGHEZZA 

LARGHEZZA E SUPERFICIE 

QUADRA IN MIGL. FIOR. 


CONFINI BELLE VALLI 
E MONTI 

DA CUI SONO CIRCOSCRITTE 


FIUMI 
E TORRE» 

DI CUI PBENBI 

IL HOME 

E LOBO PRINCI 

1KFLUEKT 


4 

5 

6 


VALDARNO CASENTINESE 

Lung. M. 23 Largh. M. ai 

i 
i 

Superficie quadr. M. 3oa. 


CONFINI 


Arno che vi 
la sor gei 


Val di Sieve a T. 


oolano 


Val di Chiana a M. 


* Treggina 


MONTI 

a destra a sinistra 

Falterona Secchieta 
Giogana Pratoroagno 
Alpi di Cate- Alpi della Ba- 
naja dia 


*Salutio 
Staggia 
Archiano 
Corsa Ione 
Bassina 
Chiassa 


VAL DI CHIANA 

Lung. M. 42 Largb. M. q5 

* 

Superfìcie quadr. M. 493. 


CONFINI 


Chiana. 

*Esse di Ce 
tona 

* Cozzano 

* Sella 

* Vingone 

* Castro 

* Maspino 
Salarco 
Esse 
Lota 


Valdarno sup. , 
Val d'Ombrone 
St. Pontificio e 1 

MO , 

a destra 

Catena ja 
Lignano 
Alta S. Egidio 


e Casent. . a T. 
senese . . . a P. 
Val d'Orda a M. 

ISTI 

a sinistra 

M.di Palazzuolo 
M. di Bapolano 
M. della Mad- 
dalena 


VALDARNO SUPERIORE 

Lung. M. 3o Largh. M. 19 
Superficie quadr. M. 357. 


CONFINI 

Valdarno casentinese. . . . a L. 
Val di Sieve a T. 


Arno 

* Bregna 

* Loreno 


Vald'Arbia a P. 


* A gna 


Val di Chiana » M. 


* Ascione 


MO À 

a destra 

Secchieta 
Pratoroagno 
Alpi della Ba- 
dia 


STI 

a sinistra 

M. Masso 
M. Scalari 
M. Grosso 
M. Luco 


* Ciuffenna 

* Faella 

* Chiesimone 
Ambra 
Vaccberccij 
Felce 



tTURALMENTE DIVISA LA 



ASPETTO DELLA VALLE 



PRODOTTI MATURALI 



Chiusa questa valle da altissi- 
mi monti in giro ovale, è alpestri* 
nell'estremità dei suoi lati; nelle 
parti più basse è di amena e pitto- 
rica varietà per i poggi verdeggiau- 
ti di castagni , per le fresche pa- 
sture e per le coltivate colline. 



Trovatisi sparsi in questa valle diaspri in 
gran copia di un sol colore , variamente coloriti 
e bianchi argentati. — Vi si scavano in quantità 
sostanze organiche marine e terrestri petrifìcate, 
e molti altri fossili. — Scaturisce in questa valle 
una polla di acqua ac i dui o-al cai ino- f e mt pino- 
sa, e un'altra di acqua sulfurea ambiduc di mi- 
rabile attività. 



Àmen issi ma e di singolare fer- 
tilità è questa valle, avente consi- 
derevoli pianure ben coltivate, e 
ornata dì spaziose e bellissime stra- 
de che danno gradevole accesso alle 
regie tenute dello stato. 



Questa valle è chiusa da ali: 
monti a destra e a sinistra , ed è 
tutta ingombrata d* poggi e colline 
lei suo centro, tramezzate da pic- 
coli ripiani nel basso. Tanto que- 
lli che quella, per la ingegnosa cul- 
tura sono fertilissimi, e offrono a 
chi li traversa dei punti piacevoli 
per contemplare quanto possa l'in- 
dustria in angusto suolo. 



Scavansi nella Valle della Chiana molte ossa 
fossili, che appartengono alla classe dell' elefan- 
te gigantesco , del rinoceronte , dell' uro , dei 
gran cervo, e di altri quadrupedi di vasta corpo- 
ratura; e oltre a varie spoglie di testacei marini 
e lacustri alcuni avauzi ossei di balena.— In più 
luoghi sgorgano acque minerali e termali mira- 
bilmente giovevoli alla salute della umanità, tra 
le quali rinomatissime sono le sorgenti dei Ba- 
gni di Chi and ano. 



ce: 




e di altri animali feroci. Trovami pure numero- 
se conchiglie di ac(iua dolce nei bassi terreni mo- 
bili. — All'estremità della valle verso nord v'è 
una polla di acqua sulfurea , nel centro trovasi 
l'acqua bogliola , al sud 1' acqua acidulo- fer- 
ruginosa. 



SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI E 



« 


; 


• 






NOME DELLE TALLI 


CONFINI DELLE TALLI 


FIUM 


• 






E TORRE] 




w 


MASSIMA LUNGHEZZA 


E MONTI 


DA GUI PIENI 


w 


LARGHEZZA E SUPERFICIE 




IL NOMI 


«<< 






E LOBO PRINC 


e* 
e* 


QUADRA IN MIGL. FIOR. 

« 


DA CUI SONO CIRCOSCRITTE 


1KFLUEM 


7 


TAL DI SIETE 


CONFINI 


Sieve che n 






Valdarno casentinese. . . . a L. 


dal Poggi 
la Golai a 




Lung. M. 3o Largh. M. 17 








M. della 




1 

Superfìcie quadr. M. 3o8. 


Valdarno fiorentino .... a M. 
MONTI 


vana 

* Garza 

* Uscioli 






a destra 1 


a sinistra 


* Argomeni 














Futa 


Calvana 


Stura 






Alpi del Formi - 


M. Morello 






cone 


M .è Rotondo 


Levisone 






Alpi di Razzuolo 


• 


Moscia 


8 




Alpi di Mu- 
schieto 




Rufina 


VALDARNO FIORENTINO 


CONFINI 


Arno 




SUPERIORE 


Valdarno superiore e Val di 


* Falle 




Lung. M. 24 Largii. M. i5 
Superficie quadr. M. ao5. 


La stessa Valle . 
Val di Bisenzio . 


a T. 




a P. 


* Mensola 


»M. 






* Affrico 






MONTI 


* Mugnone 
Rimaggio 






a destra 


a sinistra 


Greve 






M. Morello 










M. Rotondo 


Piccole mon- 








M. Maggio 


tuosità 








M. Domini 






9 


• 
VALDARNO FIORENTINO 


CONFINI 


Arko 




INFERIORE 


Valdarno fiorentino e Val di 


* Bisenzio 

* Ombrone 




Lung. M. 27 Largh. M. 34 




* Vingone 




Pesa 








Orme 




Superficie quadr. M. 339. 







rURALMENTE DIVISA LA TOSCANA 



ASPETTO DELLA VALLE 



Le ben vestite cimo dell' Ap- 
]pennino , i verdi boschi , le colti- 
vate colline e i fertili luoghi pia- 
neggianti che occupano questa val- 
le , la rendono alquanto amena a 
vedersi. 



PRODOTTI NATURALI 



L'aspetto di questa valle è dei 
più sorprendenti per 1' amenità e 
per la vaghezza : perocché nel cen- 
tro siede quasi tutta in piano la 
non grande ma vaghissima capitale 
{Firenze) traversata dall'Arno, 
ed in poca distanza in elevato mon- 
te la moderna Fiesole. Intorno al- 
la capitale elevatisi deliziose colli- 
ne ornate di tante ville e di tanti 
altri edifizj rurali che il ferrarese 
Omero ( Ariosto ) sorpreso da tan- 
ta bellezza esclamò : 

t Se dentro un mur sotto un medesmo nome 
« Fosser raccolti i tnoi palagi sparsi 
« Non ti sarian da pareggiar due Rome. 



Nel seno dei monti trovansi brecce di gabbro 
verdastro e tracce metalliche ferruginose- — 
Nei terreni di alluvione scavansi conchiglie ve- 
trificate che sembrano di pietra dura, lignite , 
torba nera e qualche traccia di carbon fissile. 
— Scaturisce io questa valle una polla d'acqua 
salutare pei mali cutanei. 



Non lungi da Firenze (>/. Ceceri) potrebbe 
scavarsi un granitone di qualche pregio. E par- 
ticolare una sorte di calcareo che trovasi in que- 
sta valle (Rimaggio) da alcuni detto marmo fio- 
rentino il quale ridotto a buon pulimento con le 
sue macchie rappresenta graziosi e bizzarri qua- 
dri d'ogni maniera. Scavasi in alcuni altri luoghi 
il gabbro color di cenere ed altre pietre magne- 
siache. 



E questa valle un seguito della 
sopraindicata , bella cioè , e deli- 
ziosa al pari di quella, ornata delle 
città di ÌPisto ja e di Prato. 



Nei terreni nettuniani eminentemente pluto- 
ntzzati di Monte Ferrato ahonda il gabbro ver- 
de di più qualità ed altre pietre magnesiache. Il 
rosso cupo è alquanto resistente e compatto* — 
Sono diverse le polle di acqua sulfurea , non 
manca 1* acqua ferruginea ed anche acidu Io-sa- 
lina. 



SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI È 



e! 

• 

8 
W 

f 

w 

> 



10 



NOME DELLE TALLI 

MASSIMA LUNGHEZZA 

LARGHEZZA E SUPERFICIE 

QUADRA IN MIGL. FIOR. 



VAL DI NIEYOLE 
E ADIACENZE 

Lung. M. ?5 Largh. M. 24 
Superficie quadr. M. a5o. 



CONFINI DELLE VALLI 



E MONTI 



DA CUI SONO CIRCOSCRITTE 



CONFINI 



Val d' Om bron e a L. 

Val della Lima a T. 

Val del Serchio a 1*. 

Val d'Elsa a M. 



MONTI 



a destra 
M. Albano 



a sinistra 

Battifolle 
M. Serra 



F1TJM 

e torre: 

DA CUI PBENl 

TL NOM 

E LOBO PRINC 

IKFLUEJf 



NlEVOLE 

nasce eia 
Ava gli o 

Pescia 

Alla codfl 
dei delti fini 
comincia il P 
di f ucecchii 
stendevi per 
che miglio 
spazio che ri 
tra essi. 

In questa 
trovasi il Li 
Padule di B 
uà. 



11 



VAL D> E L S A 
E ADIACENZE (*) 

Lung. M. 33 Largh. M. 25 
Superficie quadr. M. 537. 



(*) In questa vallata compren- 
desi la Val di Pesa. 



CONFINI 

Valdarno fiorentino e Val 

d'Arbia . . * a L. 

Arno a T. 

Val d'Era a P. 

Valli di Cecina e Merse . . a M. 

MONTI 



a destra 

M. del Chianti 
Monta gn. Senese 



a sinistra 
Selva 



Elsa che 1 
dalla Mi 
gnola Sei 

* Staggia 
*Agliena 

* Pesciola 
Foci 
Casciani 
Rio pctro 

Pesa. 



12 



VAL D' E R A 



Lung. M. 34 Largh. M. 29 
Superficie quadr. M. 5o5. 



CONFINI 

Val d* Elsa a L. 

Arno . a T. 

Mare Toscano a P. 

Val di Cecina a M. 



a destra 
M. Pisano 



MONTI 

a sinistra 



E«A che i 
tra VoL 
e il Cast 

*Capriggii 
* Freggion 
'Roglio 
Ragone 
Sterza 
Cascina 



LMENTE DIVISA LA TOSCANA 



rTO DELLA VALLE 



PRODOTTI NATURALI 



a valle non è inferiore ai- 
ri bellezza , anzi da molti 
ardata come il più bel sog- 
lia Toscana. Essa ha ai- 
monti selvosi cbe le fan- 
corona; racchiude colline 
, e la sua pianura lungo 
fertilissima. 



Compariscono in questa valle strati immensi 
di testacei marini. — Vi sono state scavate ossa 
fossili di elefanti , di uri e di altri animali di 
specie perdute. — Tra le acque minerali e ter- 
mali che scaturiscono in questa valle sono cele- 
bri quelle della Torretta e del Tettuccio , e ac- 
credita tissi me quelle saline dei prossimi Bagni 
di Montecatini» 



questa valle un variato ed 
petto avendo l' industria 
invertiti in ben coltivati 
campi, i terreni tufacei 
tajone_, che ne formano 
e della superficie. 



Tramezzo alle scogliere di travertino di cui 
sono formati gran parte dei monti della Valle , 
trovasi il marmo bianco e giallo, e altrove mar- 
mi meno apprezzabili. Sono rinomati i Bagni di 
S. Marziale e non mancano altrove acque sul' 
/uree e saline. 



tguesi questa valle dalle 
amenità, avendo da una 
riti non altissimi , e dal- 
stcsa veduta del mare con 
ìano le spaziose pianure 
ivornese. Le tre ragghiar- 
la che vi risiedono , e i 
rastelli e villaggi che vi 
si concorrono a renderla 
ente deliziosa. 



Nella parte meridionale di questa valle sca- 
vasi in quantità ì* alabastro , e il gabbro verde 
cupo; nella parte pianeggiante a settentrione tro- 
vansi a gran profondità strati immensi di testa- 
cei marini , e vi si scava il carbon fossile* Nella 
estremità a levante scaturisce acqua salina, e 
sono di grandissima efficacia le acque salino-ter- 
mali di Cascina, e le acidule di S. Giuliano e di 
/l sviano. 






SEGUONO IX VAIU NEELE-QtnUll 



d 
w 
r» 
f 
w 

> 



NOME DELLE. TALLI 

MASSIMA LUNGHEZZA 

LARGHEZZA E SUPERFICIE 

QUADRA IN MIGL. TOSC. 



CONFUTO DELLE VALLI 



E MOSTI 



DA CUI SONO CIRCOSCRITTE 



FI1 

E TOl 
meni 

ILI 
ELQKOI 



15 



VAL DI CECINA 



Lung. M. 36 Larph. M. 4" 

Superficie quadr. 31. 858. 



CONFISI 



Val d' Ombrone 
Val d'Era . . . 


a T. 


*F«Mr 


Mare Toscano . 


a P. M. 


Parva 






Postai 


M v r l 


Trcaa 


a destra 


a sinistra 


Sterxa 


M. Micci oli 
Poggio di Mon- 
ti eri 


M. Maggiore 


Cor hi 
Pecok 



Vcui 



14 



VALLE D'OVBRO^E 
E ADIACENZE O 



Lung. M. 78 Largh. M. 4 * 
Superficie quadr. M. fìjo. 



CONFINI 

Valle della Fiora, Val d'Or- 

cia e Val dì Cbiaua . . . a L. 

Val damo superiore , Val di 

Pesa e Val d'Elsa ... . a T. 

Val di Cecina e Val di Pe- 
rora a P. 

Tifare Toscano a M. 



MONTI 



(*) In quella valle compre ri- 
tmisi le valli minori dell* Arbia, 
■Iella Mersa, e rieNMIbetrna. 



a destra 

M. del Chianti 
M. Labro 



a sinistra 

M. Maggio 
Poggio 



*Arhta 

*Mersa 

* Greta 

Orcia 

Tradii] 

Osa. 
Alb*b 

In q« 

trovasti] 
dulediC 
traversai 
me Brun 
goo di ' 
il lago r 
ed altri 1 
dilli. 



LBfENTE DIVISA LA TOSCANA 



TTO BELLA VALLE 



a valle , una volta il più 
8oggiorDo dei nostri pro- 
Etruschi , fu per noi un 
regievole e non è ancora 
prezzatole. Pel suo squal- 
il nome di Maremma , ma 
sse cure del munificentis- 
nante fanno sperare che 
jrritorio debba ritornare 
te fu un tempo, il delizia- 
no della Toscana. 



PRODOTTI NATURALI 



Rinvengono in questa valle marmi di pie qua- 
lità e colori, non escluso lo statuario. L alaba- 
stro finissimo e gessoso abbonda presso Volter- 
ra. — Trovami le ametiste a Massa , per tutta la 
vaile diaspri, e a M. Ruffoli è copia di calcedoni. 
— Vi sono ricche miniere di rame, e non man- 
cano quelle di antimonio, di zinco, di piombo e 
di ferro ; le più ricche però sono quelle di zolfo 
e di allume. — I Pozzi di acqua salina che tfo- 
vansi presso Volterra danno sale bianchissimo a 
tutto lo stato. Le acque fangose dette dei Lagoni 
volterrani , da cui scaturiscono rumorose colonne 
di fumo caldissimo, mercè l'industria di chi eco- 
nomizzando fece servire la natura all'arte, con 
tenuissima spesa degli intraprendenti, danno fino 
a i,85o,ooo libbre di borace all'anno , prodotto 
che forma un ramo considerevole del nostro com- 
mercio. Non vi mancano cave di carbon fossile. 



ime dei monti di questa 
o vestite , e le colline re- 
te coltivate ; ma i vasti 
labbia di color cinereo e 
crete che ne ingombrano 
le danno un aspetto tristo 
no. Nella sua parte estre- 
ossimità del mare è orri- 
iata e malsana , con tutto 
ai Toscani lo sperare che 
alloro da essa toglierassi, 
Sovrane beneficenze sen- 
oio profuse. 



Sono celebri le cave di marmo nero venato di 
verdastro , del poggio di Vallerano , e ricche le 
cave di giallo di Siena, e di broccatello di Mon- 
tar ren ti. Il travertino vi è in gran copia. — Nu- 
merose sono le sorgenti acid ulo-sulf uree , fer- 
ruginose, e acid ul o-s al ine. I Bagni di Mori! a l- 
ceto e di R a poi ano sono accreditatissimi e di por- 
tentosa attività. Nella parte inferiore di questa 
estesa valle abbonda il carbon fossile , non sono 
rari i diaspri ed i cristalli di rocca.— «Vi è una 
ricca miniera di zolfo, e apprezzabilissime sono 
le 2'erme di Roseli e. 



SEGUONO LE VALLI NELLE QUALI E 



ìi 



«a 

• 


H 

e* 

H 

< 
e* 



NOME BELLE TALLI 

MASSIMA LUNGHEZZA 

LARGHEZZA E SUPERFICIE 

QUADRA IN MIGL. FIOR. 



CONFINI BELLE TALLI 



E MONTI 



DA CUI SONO CIRCOSCRITTE 



FIU1 

E TORR] 

DA CUI PIE 

IL NOI 

E LOBO PRIJ 

INFLUE 



15 



16 



VALLE DELL'ORGIA 
B DELLA FIORA 

Lung. M. 53; Largh, M. 3o 
Superficie quadr. M. 63o. 



CONFINI 

Tal di Chiana a L. 

Tal d' Ombronc a T. 

Talle d'Albegna a P. 

Stato Pontifìcio a M. 



MONTI 



a destra 



a sinistra 
M. Labro 



TALLE TIBERINA 



Lung. M. 38 Largh. M. i6 
Superficie quadr. M. 282. 



CONFINI 

Stato Pontifìcio .... a L. 
Romagna e Casentino. . a 



T. 



Tal di Chiana 

MONTI 



aP.eM. 



a destra 

M. Fumajolo 
M .delle Valdazze 
M. Maggiore 



a sinistra 



Catena ja 
Belvedere 
M. Ripa 



M. Cerve 11 tosa 



Orci a che 
dai Me 
C etona < 
sa neli 
orone 

* T ressa 

*A8SO 

Forinone 

Ente 

Ribustie 

Fiora 



Tevere 

* Sovara 

* Nesloro 

con altr, 
renlell 
ambe le 
ti. 



lLMENTE divisa la toscana 



TTO BELLA VALLE 


PRODOTTI NATURALI 


o rìdenti i colli che circon- 
ìesta valle , e ben coltivate 
ne, mi offre un aspetto or- 
r la sterilità delle nude gre- 
quali é ingombrata. Non è 
iacevole a vedersi perchè gli 
oli che vi sorgono in mezzo 
•rompono la monotonia. 


Trovasi in questa valle quantità di trm>crtino 
e di alabastro di var j colori. — Vi sono miniere 
di rame, e vi si trova il manganese» —Copiosis- 
sime fluiscono sorgenti di acque minerali attivis- 
sime ; sono celebri le termali -sulfuree di S. Fi- 
lippo , e quelle acidule del Bagno di fingane. 
Àccrcditatissime poi sono le acque minerali e ter- 
mali di S. Casciano , dette perciò dei Bagni in 
p r al di Vaglia. 


sstri e selvosi sono gli alti 
i della valle, ridenti le più 
lline, e piacevolissima a ve- 
la estesa pianura presso il 
con lo Stato Pontificio. 


Sono sparsi in questa valle in copia considere- 
vole il rame ed il ferro ossidato, specialmente 
nei Monti Rognosi e in quello chiamato Mon- 
tali lo ; di questi però non si fa alcun ritratto. — 
In più parti di essa sgorgano acque acidule, fer- 
ruginee e sulfuree di mediocre attività. 



ISOLE MAGGIORI, MINORI ED ISOLOTTI 

COSTITUENTI 

L'ARCIPELAGO TOSCANO 

CHE ESTENDESI 46 MIGLIA IN LUNGHEZZA 
E 100 IN LARGHEZZA. 

ELBA. — È questa la più grande isola dell'Arcipelago toscano 
avente la figura di un triangolo irregolare pei suoi lati ove incavati 
ove prominenti. La massima lunghezza di quest'isola è di migl. 
tose. 17 x /s la larghezza di migl. 1 1. Essa ha una circonferenza di 
migl. 63 con una superficie di migl. quadr. 84* ed è posta tra i 26^ 
46' e i 27° 7' di long, ed i 4 2 ° 4^ e i 4 2 ° 53' di latit. a sei miglia 
di distanza dal littorale di Piombino. 

I monti principali di essa sono M. Capanne a ponente , M. 
Giove a greco , e M. Orello quasi nel centro, e M. Calamita a sci- 
rocco, appartenenti ai plutoniani primordiali, dai quali nascono non 
pochi fiumi celli che fluiscono in mare. 

In quest'isola trovasi una miniera di finissimo ferro a Rio, 
talmente ricca, che può dirsi inesauribile, dalla quale si es trag- 
gono circa 53 milioni di libbre di metallo ogni anno. Vi ap- 
pariscono pure tracce di rame e di altri pregievoli minerali : il 
ferro magnetico che scavasi nel M. Calamita è di somma forza, 
e le acque ferruginee che sgorgano alle falde di M. Giovi sono della 
maggiore efficacia. 

Nei luoghi nei quali quest' isola presenta sterilità vi è dovizia 
di prodotti naturali non esclusi i marmi di più qualità, tra i quali 
è apprezzassimo il granito che scavasi nei terreni plutoniani-pri- 
mordiali a Campo, di fondo bigio picchettato di bianco, di nero e 
violetto capace di finissimo pulimento. In ogni altra parte il paese è 
florido, i terreni sono fertili di cereali e di altri prodotti di suolo: vi 
prospera la vite e da eccellenti vini ai suoi coltivatori. L'olivo però, 
mancando di potatura, inselvatichisce e rende pochissimo frutto. 

Le boscaglie sono benissimo guarnite di frutici, ed oltre alle 
altre piante arboree più comuni, vi vegeta l' issopo e in particolare 



3i 

lo smerlilo. Vivono in questi boschi le lepri, i conigli, gli scojattoli, 
i ghiri, e vi nidificano molte pernici, tortore e colombacci 5 nei piani 
quaglie e lodole; presso al mare gabbiani, pavoncelle e gallinelle. 

Nei fiumicelli e rivi dell'isola non vive che qualche anguilla; 
presso la spiaggia vi si pesca ottimo pesce di mare e in certo tempo 
dell' anno vi si fa la pesca dei tonni. — Il clima dell' Elba è dolce, 
l' atmosfera è variabile secondo i diversi venti che frequentemente 
vi soffiano, e l'aria è quasi da per tutto salubre. Presso i lagacci 
delle saline di Portoferraio, i fossi di Marina , e il Padule di 
Mola questa non è buonissima specialmente nei mesi estivi. 

GIGLIO. — Quest'isola comparisce sul mare nostro a scirocco 
da quella dell' Elba alla distanza di 8 miglia a ponente del M. Ar- 
genterò, ed il suo castello ha 28° 35' di long, e 4^° 22' di latit. 
La superficie quadrata di essa non oltrepassa le 7 miglia, ed e tutta 
ingombrata da scoscese montuosità tramezzate da ristrettissime valli. 
Nelle più alte sommità vegetano i lecci, i sondri, le mortelle e le 
scopi, più in basso le sabine ed i ginepri. Nei bassissimi strati di 
terra , che con indefessa fatica gì' isolani trattengono sulle pendici 
dei granitici monti, vegetano il grano, le lenti, i piselli ed altri 
legumi. Il vino è buonissimo, e le frutta sono di ottimo sapore; 
1' olio però vi si raccoglie in pochissima quantità. Nei detti monti 
appartenenti ai terreni plutoniano-primordiali trovasi il granito 
simile a quello di Campo nell' Elba. 

PIANOSA. — - Dalla sua pianeggiante superficie trasse il suo 
nome questa isola, non avendo che un solo rialto in una delle sue 
parti a ponente. Essa è quasi tutta ingombrata da olivi divenuti 
selvatici per la mancanza di coltivatori; oggi però queste piante 
è sperabile che mercè l' industria di straniero speculatore non re- 
stino là a vestire il bosco , ma a dare doviziosa ricolta d' olio e di 
perfetta qualità. Vegetano in questa isola altri alberi di alto fusto, e 
quei spazi pianeggianti di terreno che vi s'incontrano sono ottimi 
per la cultura di cereali. La superficie della Pianosa è migl. quadr. 
3 '/a e il suo punto di centro ha 27 45 r di long, e 4^° 35' di latit. 

M. CRISTO. — Quest'isola è formata da un solo monte che 
si alza no3 braccia sopra il livello del mare, da cui si traggono 
eccellenti graniti. Essa è affatto disabitata, e non ha che migl. 2 '/, 
quadrate di superficie. I suoi gradi di long, sono 27 e 57', quelli 
di latit 4a° 2i r . 



32 

GORGONA. — Alla distanza di '20 miglia circa da Livorno 
a Liberio acuminati poggetti sorgono fuori del mare e costitui- 
scono la piccola isola di questo nome. 

L'arte agraria, sebbene infruttuosamente, ha sempre cercato 
di trar profitto da questo suolo: ma le qualità fisiche di esso, e le 
piogge dirotte alternate da lunghe siccità fanno sì che quel terreno 
sia ingrato al suo coltivatore, benché industrioso. Crescono in que- 
sti poggetti i pini, i cipressi, le quercie, i castagni e tutti gli altri 
alberi da frutto, e ove il bosco è più folto vivono le capre insel- 
vatichite, i gatti selvatici, e vi nidifica qualche starna. Quest'isola 
è posta a 27° 54' di long, e 43° 26' di latit, ed ha x fa di migl. quad. 
di superficie. 

GIAN UTRI. — E questa una piccolissima isola di un miglio 
quadrato di superficie situata a ponente del Promontorio Argentaro 
alla distanza di migl. 7 da esso. Le boscaglie da cui è tutta rico- 
perta sono di piante fruticose, nelle quali si nasconde qualche coni- 
glio, e vi fa il nido qualche uccello marino. Nei tempi più remoti 
essa fu abitata, oggi non Io è più, né vi rimangono che pochi ru- 
deri per ricordare che vi abitarono i romani. Essa ha 28 46' di 
long, e 4^° 1 5' di latit. 

Le isole secondarie sono la Palma jola 9 Cerboli, Troja e le 
4 Formiche. La prima di queste è formata da scabrosa rupe ove 
prospera qualche vite e poco ortaggio, che il castellano vi coltiva 5 
le altre sono piccole e dirupatissime isolette disabitate ricoperte di 
frutici e boscaglie ove giace terreno , spogliate affatto ove è scoper- 
ta la roccia calcarea di cui hanno l' ossatura. 

GP Isolotti formati dagli scogli che sorgono dal mare in pros- 
simità delle isole sopraindicate e del littorale sono i5 e danno col- 
lettivamente una superficie quadrata di migl. 1 '/ a . La Meloria, il 
Marzocco , il Molctto e lo Scoglio del Fanale che trovansi in 
vicinanza di Livorno sono i più ragguardevoli. 



33 
QUADRO SINOTTICO 

BELLE PRINCIPALI SORGENTI DELLE ACQUE MINERALI 

E TERMALI 



SORGENTI 



POSIZIONE 



QUALITÀ 



Dell'Allume 

di Asciano 

dei Bag. di S. Filippo 

r di Bagno 

'del Bagno a Acqua 

'del B^guo a Morba 

di Barga 

di Bifonica 

Mi S. Casciano D. B. 

di Castrocaro 
*di Ch lanciano 

di Coloretta 

di Dovadola 

di Gavorrano 

Mi S. Giuliano 

della Madonna dei 3 
Fiumi 

di S. Michele delle 
Formiche 

delle Moje di Vol- 
terra 
Mi Monta lceto 
"Mi Montecatini 

di Montioni 

del Palazzone 

di Pergine 
di Petriolo 
di Pillo di Monta- 
Jone 
*di napolano 
'del Rio di Chitignano 
*Mi Rio 
di Rosei le 
Mi Saturnia 
di Selva Perugiua 
di Vicascio 

di Vignone 



Isola del Giglio 
Val d'Ombrane 
Val d' Orcia 
Romagna 

Casciana in V. d'Era 
Val di Cecina 
Barg hi giano 
Vald'Ema 

Val di Paglia 
Romagna 
Val di Chiana 
Val di Magra 
Romagna 

Marem. Grossetana 
Presso Pisa 
Mugello 

Val di Cecina 

■ • 

ITI 

Val d' Ombro» e 
Val di Nievole 
Presso Arezzo 
Estremità sett. della 

Val di Chiana 
Valdarno superiore 
Val di Morse 
Val d'Elsa 

Val d'Ombrone sup. 
Casentino 
Isola dell'Elba 
Val d'Ombrone 
Val d'Albegna 
Valle Tiberina 
Pend. mcrid. del M. 

Pisano 
Val d' Orcia 



Acide, saline e ferruginose 

Acidule e saline 

Solforose T, 

Pseudo-sol f. e alcaline T. 

A Ica li uè e ferruginose 

Acid., solf. e ferruginee 

Saline 

Saline 

Solforose e ferruginee T. 
Iodiche, bromichc e saline 
Solforose T. e acid.fcrr . fred . 
Acid., solf. saline e ferrug. 
Acid, iodi co-bromi che, sali- 
ne, alcaline e ferrug. 
Ferruginee 

Saline, alcal. e ferrug. T. 
Acid., solforose e alcaline 

Solforose e bituminose T. 

Iodico- bromiche e saline 

Acid, solfor. e ferrug. T. 
Iodiche, i od. -bromiche e sai. 
Acidule e saline 
Acidule e ferruginose 

Acid., solf., alca!., e ferrug. 
Solforose e ferruginee 
Acid., saline e ferruginee 

Acid., solf. e ferruginee 

Acid., alcaline e ferruginee 

Acidule e ferruginee 

Saline T. 

Acidule e solforose T. 

Acidule e ferruginee 

Acidulo-saline 

Acidule e ferruginee 



Questo segno denoia i bagni più frequentati. 



34 



QUADRO 



DEI 



SALI £ ROGGIE SALINE 



NOME 



Allumina solfata 
Calce fluata distali. 

solfata ord. 

compatta 

cristallizzata 

selenite 
Alabastro finissimo 

venato 
gessoso 
Alabastri diversi 
Calce conchiglifera 
Calce carbonata com. 
fetida 
granellare 
lamellare 
romboidale 
stalattitica 
tersiaria bigia 
rossa 

vario colorata 
saccaroide 
Marmo bianco 

bianc. venato 

bianc. e giallo 

biancverdas. 

bian. e turcb. 

giallo 

nerastro 

persichino 

polveroso 

rosso 

rosso misch. 

verde misto 

Bardiglio 

Lumachella 

Travertino 



LOCALITÀ 



Moiitieri, Monte Leo e Frassine 
Sorgenti del T. Pavone 
Terr arossa , Cornano ec 
Monti tra Chiusi e Palazzuolo 

ivi 
Bagni di S, Filippo in Val d' Orcia 
Val di Fine nella Maremma pisana 
Poggio di Montieri nella Maremma massetana 
Castelletto Mascagni in Val di Merse 
Castelnuovo dell' Ab. in V, d* Orcia e presso Volterra 
Pianosa Isola 
Gianutri Isola 

Galea ta, S. Sofia in Romagna ec 
Equi in Val di Magra 
Sassalbo, Monte Cristo ec. 
Poggio della Cortina in Val d' Elsa 
Monte Giove nell'Elba 

• m 

IVI 

Albiano, Tenerano ec. 
Equi in Val di Magra, e Alpi di Mommio 
Monte Sacro e Monte Altissimo nel pietrasantino 
Gallena nel pietrasantino , Elba e Monte Calvo in 

Maremma 
Elba isola 

Monte della Sughera nella Maremma pisana 
Gherardesca nella Maremma pisana 
Canapiglia in Val di Cornia 
Monte Arrenti nella Montagnola senese 
Elba Isola 

Caldaia in Maremma 
Colli di Pistoja 

Gerfalco nelle Maremma massetana 
Sassetta 
Elba Isola 

Val di Brana nella Val d f Ombrone pistoiese 
Bibbona e Galeata in Romagna 
Ma gli a no, Saturnia, e Val d* Ombrone 



35 



INDICAZIONE 



DELLE 



ROGGIE PIETROSE PIÙ APPBEZZAMLI 



NO 



Agate erratiche 
Alberese 

Amianto 

Arenaria 
Asbesto erratico 
Berilli 
Bolo armeno 
Brecce diverse 
Galcedonj 

Din Maggio 

Diaspri 

Feldspato 

Gabbri diversi 

Granati 

Graniti diversi 

Granitoci 

Lavagne 

Lepidoliti 

Macigno 

Magnesite 

Marna ferruginea 

Mica lenticuiarc 

Ocra 

Porfido in cogoli cr 

ratici 
Quarzi 
Schisti 
Serpentini 
Silici varie 
Steatite 
Talco 
Tripolo 
Turmaline 
Verrucano 



LOCALITÀ 



L 



Castelletto Mascagni in Val di Merse 

Tiovasi sparso profusamente in ogni parte della 

Toscana 
M. Ferrato in Val d' Ombrone p. e Montauto 

nella Valle Tiberina 
In ogni parte della Toscana 
Monte Nero di Volterra 
Monte Capanne nell' Elba 
Vacciano 

Monte Calvi , Montef errato ec. 
Giuncheto, Val del Serchio, Monte Ruffoli, Val 

di Cecina 
Camporaghena, Equi in Val di Magra 
Giuncheto, Monti di Praia, Val del Serchio 
Gavorrano in Maremma, Monte Cristo Is. ec. 
M. Nero, M. Ferrato Pi e tramala ec. 
Monte Capanne nell' Elba 
Monte Cristo, Giglio, Elba ec. 
M. Ceceri presso Firenze, Rocca strada in Romagna 
Slazzema, Stigliano ec. 
Monte Capanne nell' Elba 
Campora , Giogoli , Monte Rinaldi ec. 
Ira Monte Vitozzo e Selvena ec. 
Monte Reggioni ec. 
S. Frediano presso Casciana ec. 
Migneto, Pulicciauo, Vacciano ec. 

Monte Cristo 

Capalbio nella Marem. Orbetelbuia , Sambuca ec. 

Montecatini in Val di Nievole 

Cavezzana in Val di Magra, Monte Lungo ce. 

Monte Amiata e Poggio di Monticri 

Castiglione d' Orcia 

Isola del Giglio 

Arezzo e Casale 

Isole dell' Elba e del Giglio 

Monte Pisano 



30 



QUADRO 



DEI 



METALLI PRINCIPALI 



NOME 



QUALITÀ 



LUOGO DELLE MINIERE 



Antimonio 

detto 
Argento 
Ferro 

detto 

detto 

detto 

detto 

detto 

detto 

detto 

detto 
Manganese 

detto 
Mercurio 
Oro 
Piombo 

detto 
Rame 

detto 

detto 

detto 

detto 

detto 
Zinco 



cristallizzato 



solforato 

piritoso 

piritoso solforato 

magnetico 

ossidato 

oligisto (i) 

ossidato 

carburato 

ossidato 

nel Solfuro di Ferro 

argentifero (a) 

solforato 

nativo 

solforato 

ossidato 

carbonato 

piritoso (3) 



Massa Marittima 

Selyena 

Poggio di Montieri , M. di Prata 

Poggi di Sticciano ec. 

Castagno, Migneto , Pulicciano ec. 

Moscheta, Pratovecchio, Romena 

Canapiglia, Caporciano 

Monte Calamita nell'Elba 

Sassalbo , tra Mon lauto e Caprese 

Rio e Monte Capanne nell'Elba 

Monti Rognosi, Val di Stella ec. 

Monte Annata 

S. Casciano de' Bagni, Gay orra no ec. 

Moti ter chi, M. di Prata, Sticciano 

Levigliano, Selyena ec. 

Cavezzana d'Ante ma 

Canapiglia, Pictrasantino ec. 

Territorio di Massa Marittima 

A rei dosso, Lievora,Mommialla ec. 

M. Auto, Cayezzana, Impruneta 

Isola rossa avanti al M. Argenlaro 

Monti Rognosi 

Sassalbo e Tor. Fiumicello 

Rocca Tederici e Montevaso 

Territorio di Campiglia 



(i) Di questo minerale è sempre ricchissima la miniera, benché aperta fino 
dai tempi dei Romani. 

(2) Questa miniera è stata riattivata or sono pochi anni da una società par- 
ticolare, e già se ne estraggono circa a milioni di libbre di minerale all'anno. 

(3) A Montevaso una società anonima comincia adesso ad eseguire lavori 
per aprirvi una nuova miniera. 

N. B. Altre furono le miniere in attività nei tempi decorsi ; ma o per igno- 
ranza dei direttori , o per malafede degli amministratori non ritraendosene 
l'aspettato guadagno, furono abbandonate. Alcune però riaperte modernamente, 
come quelle di Montecatini e di Campiglia danno agli intraprenditori consi- 
derevol guadagno. 



QUADRO 



37 



BEI PRINCIPALI COMBUSTIBILI 



NOMB 


LOCALITÀ 


Antracite 

» nero Incido 
Carbon fossile 
Lignite 

» terrea 
Petrolco 
Piligni 

Solfo 

» nativo 
Torba 

» lacustre 
» scbistosa 


Canaparola, Galeata, Rocca S. Casciano 

Presso il torrente Feccia 

Buriano , Gello , Poggio Filica ja , Val d' Elsa ce. 

Pianura pisana, Poggio Filica ja, Casentino, Val 
d'Elsa, Val di Merse, Val d'Ombrone ec. 

Nel centro del Valdarno superiore 

Pi e trama la, Rio, Zolfonaja 

Valdarno super., Colli di S. Quirio e di Pienza, 
Radicofani, Val di Chiana ec. 

Bagni di S. Filippo , Libbiano , Monte Rotondo, 
Pereta, Isola dell' Elba ec. 

Rio di Zolfonaja 

Poggio Filica ja , tra Vigesimo e Barberino , lun- 
go l'Elsa ec. 

Carnaggio 

Val di Chiana 


INDICAZIONE BELLE SOSTANZE FOSSILI 


NOME 


LOCALITÀ 


Elefanti 

» massimi 
Mastodonti 
Ippopotami 
Uri 

» giganteschi 
RiuoceronU 
Gran Cervi 
Paleoteri 
Tigri 
Jene 
Balene 
Fiseteri 
Testacei marini 

Abete petrificato 


Cappi ano, Cerreto, Vinci, Valdarno superiore 

Val di Chiana 

Val di Chiana, Valdarno superiore 

ivi 
Cappiano, Cerreto, Vinci 
Val di Chiana 

Valdarno superiore e Val d Chiana 
Val di Chiana 
Valdarno superiore 
ivi 

» • 

IVI 

Val di Chiana 
ivi 

Seravalle, V. diBidbente, V. d'Era, V. d'Elsa, V. 
di Nievole presso V Arno , V. a? Ombrone in- 
feriore e superiore , nella pietra tufacea di 
Orci ano , nell' Elba , e nelle pietre lenti co- 
iai-i copiosamente sparse nel Casentino. 

Val di Bidente, Val di Foglia ec 



38 

DITISIONE DEL TERRENO DI TERRAFERMA (•) 

IN QUADRATI AGRARJ 



Coltivato a viti . Quadr. 644*^84 99 

Vitato e olivato « 4^584 07 

Lavorativo nudo « 997,672 4° 

Bosco « 1,661,717 24 

Prativo ,. . « 79*898 59 

Sodo a pastura « 1*870,779 17 

Di prodotto diverso « 73,725 97 

Selva e Castagneto « 36i,5o8 34 

Occupato da Fabbriche « 28,736 26 

— da Corsi d'acqua e strade. . . « 2o4>i37 97 



Totale Quadrati Àgrarj 6,385,o45 — 



(*) Mancando la rinnuovazione del Catasto nei lo Arcipelago toscano non 
poi si amo considerarne il terreno nella sopraindicata divisione. 



^9 



PARTE 11. 



QUADRO DESCRITTIVO DELLA TOSCANA 

CONSIDERATA NELLE SUE DIVISIONI POLITICHE, 

GOVERNATIVE E GIUDICIARIB 



N, 



el suolo toscano contemplato fin qui orograficamente sono 
sparse non poche città e gran numero di terre e castelli murati, 
villaggi e case di campagna che offrono alla popolazione in esso 
vivente sano ricovero in qualunque sua parte. 

Non mancano sufficienti asili agli abitatori dei monti , godono 
di più decenti abitazioni quelli che vivono nei più depressi poggi , 
hanno comode case gli abitanti della pianura, e alberghi d'ogni 
maniera trovansi nelle città e terre secondo la varia condizione 
dì ciascuno. 

Questo territorio con le sue pertinenze ed isole costituisce il 
Granducato di Toscana di cui è capitale la bella e popolata 
Firenze con 99,698 abitanti. 

Le altre città sparse nel Granducato portano i seguenti nomi 
e contengono l' appresso popolazione. 



NOMI DELLE CITTÀ 


ABITANTI 


NOMI DELLE CITTiL 


ABITANTI 


Arezzo 


II OOÒ 


Montepulciano 


3ooo 


Borgo S. Sepolcro 


4000 


Pescia 


38oo 


Chiusi 


3ooo 


Pienza 


2000 


Colle 


3ooo 


Pisa 


iqooo 


Cortona 


4ooo 


Pistoja 


IIOOO 


Resole 


1000 


Pontremoli 


9000 


Grosseto 


sSoo 


Prato 


10000 


Livorno 


78000 


Siena 


20000 


Massa 


2000 


S. Miniato 


s5oo 


Modigliana 


3ooo 


Volterra 


4ooo 


Monta lcino 


i5oo 







4 ° 

Alle Tentici uè città nominate dèbbonsi aggiungere le tre piazafe 
forti di PortoferrAjo, Orbetello e Piombino, alle quali pure suol 
darsi il nome di città per essere state capitali degli Stati dei presidii. 

Ragguardevole è pure, come dicemmo, il numero delle terre 
e castelli murati contandosene oltre 180, e non poche delle prime 
sorpassano alcune delle indicate città in grandezza e popolazione. 

TERRE PIÙ COSPICUE DEL GRANDUCATO 



SITUAZIONE 



NOME 



ABITASTI 



Valdarno inferiore 



Valdarno superiore 

Val di Chiana 

Casentino 
Mugello 
Romagna 

Valli dell' Elsa e della Pesa 

Piet rasan lino 

Bargui giano 

Lunigiana 



{ 
I 



Empoli 

Fucecchio 

Pon tederà 

S. Croce 

Cascina 

Castelfranco di Sotto 

Figline 

Montevarchi 

S. Giovanni 

Casiiglion Fiorentino 

Fojano 

A sin alunga 

Monte San Savino 

Bibbiena 

Poppi 

Borgo S. Lorenio 

Barberino 

Scarperia 

Mar radi 

Rocca S. Casciano 

San Gimignano 

Castel Fiorentino 

San Casciano 

Poggi bonsi 

Pietrasanta 

Barga 

Fivizzano 



55oo 

47°° 
4000 

2400 

2200 

1700 

4ooo 

38oo 

3ooo 

53oo 

5ooo 

3ooo 

1700 

2200 

1100 

2600 

1700 

n5o 

3ooo 

1000 

a3oo 

3ooo 

2800 

1800 

3ooo 

2000 

3ooo 



Tra i porti che incontransi nella spiaggia nostra, per la vastità 
e pel commercio il primo è Livorno, cui giungono oltre 1000 ba- 
stimenti all' anno carichi di mercanzie estere. — Porto S. Stefa- 
no, Portercole, Porto di Talamo.ve e Porto di Piombino con altri 
di minor considerazione sono oggi piccoli porti per ricovero di 
navi da pescatori. — Bello però e vasto è Portoferraio nell' Isola 
deir Elba, di qualche comodità Porto Lungone nella còsta orien- 



4« 

lalc della stessa isola , e commerciantissimo e il Porto di Marciana , 
meritevole di esser riguardato come la seconda marina commerciante 
della Toscana. 

In tutto il territorio granducale si contano in quest'anno 
1,466,752 abitanti distinti come appresso. 



STATISTICA DE( 1858. 



MASCHI 
FEMMINE 



CONIUGATI 



254680 
254854 



ADULTI 



IMPUBE»! 



ECCLESIA- 
STICI 



BEUGIOSI 



240054 
234256 



240463 
224447 



8909 



2502 
3858 



NOV CAT- 
TOLICI 



4648 
444 4 



TOTALE 



747926 
748826 



Famiglie NS 266290 — Popolazione Totale 4,466,752 



MOVIMENTO DELLA. POPOLAZIONE DEL 1837. 



MASCHI 



NATI 



FEMMINE TOTALE 



27472 26478 



53600 



MORTI 



MASCHI 



20989 



FEMMINE 



20707 



TOTALE 



44696 



NUMERO 



DEI 



MÀTUMONJ 



9538 



NATI 



DA 



GENITOII IGNOTI 



2410 



Questa popolazione va di anno in anno aumentando, e in modo 
direi quasi mirabile in riguardo alle circostanze attuali dei Toscani , 
pacifiche e tranquille sì, ma non floridissime. Di tale aumento ne 
faccia la prova evidente il confronto con l' attuale della statistica 
di soli cinque anni addietro da cui ne risulta un aumento di 
65,4 16 abitanti di più componenti 9798 famiglie divise in 35,64 1 
maschi e £9,775 femmine, malgrado della ripetuta irruzione del 
morbo asiatico conosciuto sotto il nome di colera avvenuta nella 
città di Livorno negl'anni i835 e 1837. 



4* 



STATISTICA DEL 1854. 



CONIUGATI 



MASCHI 
FEMMINE 



240989 
244576 



ADULTI 



224033 
247454 



1MPUBEBI 



234495 
248428 



ECCLESIA' 
8TICI 



8965 



1EUOIOSI 



2386 
3852 



NON CAT- 
TOLICI 



TOTALE 



4747 

4744 



742285 
689054 



Famiglie N.° 256492 — Popolazione Totale 4,404,336 



MOVIMENTO DELLA POPOLAZIONE DEL 1835. 



MASCHI 



NATI 



FEMMINE 



26645 



25640 



TOTALE 



52255 



MORTI 



MASCHI 



24846 



FEMMINE 



24293 



TOTALE 



43409 



NUMERO 

DEI 
MAT1IMONJ 



9479 



NATI 

DA 
GENI TOM IGNOTI 



2440 



I Toscani parlano V idioma gentil sonante epuro, qualificato 
da Lord Byron per la sirena delle lingue, i di cui suoni, egli dice, 
sono canti, vera poesia delle lingue. Eglino sono generalmente 
pronti d'ingegno e svegli di fantasia, ed in qualunque luogo mo- 
stransi laboriosi e gentili di costumi. 

La religione dominante tra i Toscani, è la Cattolica: ma vi 
sono tollerate ancora le altre. — ■ Il governo è monarchico eredi- 
tario ed il Sovrano che regola i destini dello stato ha il titolo di 
Granduca e di Altezza Reale. 

Al presente la Toscana venera rispettosa S. A. I. e B. L'augu- 
stissimo Granduca LEOPOLDO Et. della dinastia Lotaringio~Au- 
s triaca che è pure Principe Imp. di Austria: Principe Beale 
d* Ungheria e di Boemia, Arciduca d y Austria ec. ce. ec. spo- 
sato in seconde nozze a S. A. I. e R. MARIA ANTONIA Princi- 
pessa Beale delle due Sicilie, Arciduchessa di Austria e oggi 
nostra amatissima Granduchessa dalla quale nacque il di 1 1 
Giugno i835 il Gran~Principe ereditario Ferdinando. 

DIVISIONE TERRITORIALE. Il territorio toscano è politi- 
camente diviso in cinque Compartimenti Fiorentino cioè, Pisano, 



43 

Sanese, Aretino e Grossetano , capoluoghi dei quali sono le città 
di Firenze , Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto» 

In Firenze , capitale di tutto lo Stato risiede il Granduca con 
la Real Corte, e quivi trovansi il Supremo Ministero , i Ministri 
delle Corti estere, i Supremi Dipartimenti Governativi, Giu- 
diziari , Militari, Amministrativi , Finanzieri ec. ec. ce, 

SUPREMO MINISTERO. — Alle quattro Segreterie di Stato, 
di Finanza, di Guerra e degli Affari Esteri, presiedono altret- 
tanti Direttori, che hanno il titolo di Ministri Consiglieri di 
Stato, Finanza e Guerra, presieduti dal primo tra essi, cui è 
dato il titolo di Segretario di Stato» 

Tra le altre primarie dignità dello Stato contansi quattro Go- 
vernatori residenti in Livorno, Pisa, SienaePortoferrajo, rappre- 
sentanti l' autorità sovrana per il buon regolamento della provin- 
cia loro assegnata con attribuzioni e titoli diversi. 

Risiede a Livorno un Governatore Civile e Militare , Co- 
mandante supremo del Littorale toscano, delV I. e B. Marina 
di Guerra, e Presidente del Dipartimento di Sanità per tutto 
quanto il Littorale nominato. 

In Pisa ha sede un Governatore della Città e Compartimento 
pisano. — -A Siena un Governatore della Città e Compartimento 
col titolo di Luogo-tenente generale / e a Portoferrajo evvi un 
Governatore civile e militare, che è ancora Presidente di Sanità 
nelle isole da se dipendenti. 

DIVISIONE ECCLESIASTICA. — Una SegbeteriA del Re- 
gio Diritto costituita in Firenze sopravvede alla giurisdizione ec- 
clesiastica, conoscendo di tutto ciò che può interessare il diritto 
della corona e dei privati nelle materie ecclesiastiche e beneficiarie. 
Essa concede il Regio esequaìnr a tutti i brevi pontificii e agli 
atti di pubblica autorità provenienti da Stati esteri. — > Soprinten- 
de all' economico di tutti i Conventi e Luoghi Pii non sottoposti 
alle comunità. — -Invigila alla conservazione delle fabbriche sacre. — > 
Sopravvede a tutte l'economie dei benefizj vacanti, al regolare an- 
damento della disciplina ecclesiastica, e finalmente sorveglia all'uf- 
fizio denominato Stato Civile. 

Le Chiese Cattedrali dello Stato sono al presente 22, sebbene 
i Vescovi non sicno che 20. Le Chiese Collegiate sono 53 e le Par- 
rocchiali 2480 repartite nelle appresso Diocesi. 



AKCITMCATAM E VESCrtVAJM BEI. GUAÌ* BUCATO 





,«™»„. 


arano 




AHCIVE3COVADI 


mm 




■ 


n *«BUCCinE 




« 


""^ 




VESCOVADI 


UiPElillEìfTl 




VESCOVADI 


ammani 




PiVense Are. 






Chimi e Pi enea 


5- 




Pi,« Are. 


.3n 




Cortona 








■on 
33$ 










Amho 










Piemie 






Piada 






Pistnja e Prato 












S. Sepolcro 


|35 




Livorno 


a- 
















Volterra 






MonU-pulciano 


18 




8. Miniato 












Colle 










I conventi che MJtfl 


no in tutto 


il Granducato ascendono a 346 , dii 




in 3. iti ri 




e i lì di donne , j;J dei [imli sono destinati a Conservatorj. 


La rendita annua dei boni fondi degli Ecclesiastici secolari si calcola 








Quella dei religiosi i-ego 
detta delle monache . 










,V.fl.Nellacitlà di IH 


idi^liana verri probabilmente istituita una nno- 


! va Diocesi, da cui dlpeni 




re che altufllmeoteappartenijiino alle 


Diocesi estere ed altre, s 


condo la maggior conaoililà do rispettivi popoli. 



AMMrai»TR,«:ioHE (JOVERS vttta. _H Governo Civi- 
le e di Polizia è a mini Distrato da un Presidente del Buon-Governa 
costituito in Firenze, eoi corrispondono immediatamente i quattro 
auditori del Governo residenti in Livorno, Pi», Siena e Porto- 
ferrajo; i sette Commissari T™" stabiliti a Pùtoja, Arezzo, Gros- 
seto, Montepulciano, Rocca S. Casciano, Volterra, e Pontremoli, 
e tutti i Commissari d> Polizia, Vicarj Rrgj e Potestà die trovatisi 
nel distretto del Governo di Firenze. Gli altri dipendono diretta- 
mente dai respettivi Auditori del Governo e Commissari Regj. 

Spetta ai nomi nati Anditori e RR. Commissari la soprinten- 
denza al Civile e al buon regolamento della Provincia loro affidata, 
e sono superiori locali di Polizia e Buongoverno. Ai soli Commis- 
sari R*gj di Pontremoli e di Volterra competono le incombense dei 
Vicarj Rrgj tanto nelle cause civili che criminali. 



GOVERNI DEL GRANDUCATO 



45 





GIURISDIZIONE 








GOVERNI 


DEGLI 






w 
OD 


M 


AUDITORI DI COVERHO 


00 




E 


DEI 


09 

< 


potesterie 


so 


COMMISSARIATI 


COMMISSARI REGII 




NJ 




VICARI REGII 


O 




« 


REGII 


E 











COMMISS . DI POLIZIA 








GOVERNO 


FIRENZE 




Bagno a Ripoli 


I 




divisa in tre 




Fiesole 


I 


DI 


COMMISSARIATI 




Campi 


I 


FIRENZE 






Sesto 


I 




VICARIATI DI 




Galluzzo 
Lastra a Signa 


1 
I 




Prato 


I 


8. Casciano 
Greve 


I 
II 




5. Giovanni 


I 


Carmi gnano 

Mercatale 

Figline 


li 

HI 

1 




S. Miniato 


I 


Montevarchi 
Reggello 


I 

111 


■ 


Empoli 


li 


Terranuova 

Pece ioli 

Castel fiorentino 


III 

I 

lì 




Fucecchio 


li 


Montespertoli 


II 








Castelfranco di sotto 


I 




Pontassieve 


II 


Cerreto Guidi 
Dicomano 


III 
111 














Borgo S. Lorenzo 


I 




Scarperia 


" 


Firenzola 


I 


GOVERNO 


LIVORNO 
divisa in due 








DI 


COMMISSARIATI 




Bihbona 


III 


LIVORNO 


VICARIATO DI 










Rosi gnano 


111 






GOVERNO 


PISA 
e giurisdizione dipen- 








DI 


dente dall' Auditore 








PISA 


DEL GOVERNO 










VICARIATI DI 

Pietrasanla 


II 








Pontcdera 


II 


Bagni di S. Giuliano 


li 




Barga 


III 


Seravez/.a 


IH 




Lari 


ai 








Vico Pisano 


HI 


■ 







GIURISDIZIONE 








' GoVEa^i 










„ 


DI OOVKBKO 


H 




i^ 


COMMISSARIATI 


OUODIUM U» 


s 


POTE8TERIE 


< 


BEGII 


— ■"" — 


« 






GOVERNO 


SIENA 

t gmrisdUiaM dell' 










Auditor* 




Casletnuovo Bcrar- 




SIENA 






dcogo 
MonUcii.no 
Rosi* 

Pugili hoo sì 


III 
III 
III 
II 




Colle 


II 


.S. Oitnlgoaoo 


11 




Asciano 


III 


Radicondoli 


HI 




Casole 


III 


Buonconyento 


III 




M"iil,<(eÌDo 


(Il 








Radila 


ni 






GOVERNO 


ISOLA DELL' ELBA 








DELL'ELBA 


,ZZ 


il 


Marciana 


ffl 


REGIO 










COMMISSARIATO 


Retri* 


i 


Al tonaselo 
Monsummano 


1 
i 


DI 


Pistoja 


in 


Montale 


in 


PISTOIA 


S- Marcello 


in 




IH 


HECIO 


•namw m 




Anghiari 


1 


COMMISSARIATO 


Rorpi S. Sepolcro 


i 


Piove S. Stefano 


1 

1 




Cortona 


i 


Lippiano 


III 


AREZZO 


M od («san savi no 
Poppi 


li 
il 


e£_ 


1 
II 




imi 


IH 


Bibbiena 


1 




CustiglLon florent. 


IH 


Pratoveccbio 


II 





GIURISDIZIONE 








GOVERNI 


"TUSST 


« 




ri 






< 




< 








REGII 


e™;,™*» 








REGIO 


V1CÀKHTI DI 








COMMISSARIATO 


Arcìdonno 


IT 


Castel dui Piano 


[[ 


GROSSETO 


_M.i-.wi Marillìma 


11 


S. Fiora 
Prnta 


111 
III 






11 


Porlo S. Stefano 


II 




C„ m pi B lia 


IH 


Mandano 


1 






MI 


<.;i..l zinnie della 






I.-..L, .1,1 Giglio 


III 










III 








Rorcastrada 


111 








Scansano 


HI 






REGIO 


V1Ci.B1J.T1 DI 








COMMISSARIATO 


Abb. S. Salvadore 


111 


Celon» 


III , 


MONTEPULCIANO 


Moi.U-puIcUbo 

Hmm 

Rad-cofani 


111 

III 


SnrLcano 


111 ' 




111 


S. Qato» 


m '■ 


REGIO 


rieuu*> di 








COMMISSARIATO 


HodigKan* 


11 


Calcala 


n 


ROCCA 
8- CAS CI ANO 


Bagno 
Marnai 

Rocca S. Canciano 


HI 
HI 


Terra dvì Sole 


in 












COMMISSARIATO 


Volterra dipeli.: mu„c- 








VOLTERRA 








REGIO 


VlClA-iTI DI 








COMMISSARIATO 




II 


Calice 


MI 


PONTREMOLI 


Bagnone 


IH 


Albiano 


III 


GOVERNI 












VICARIATI 




POTE3TEB1E 




COMMISSARIATI 
REGII 


SO 




60 




7 











48 

DIVI8IOXE GIUDICIARIA. — L* amministrazione della Giu- 
stizia civile e criminale giusta il Motuproprio del 2 Agosto i838 
spetta primieramente alla Real Consulta e Corte di Cassazio- 
ne, quiiidi alla Corte Regia, ai Tribunali Collegiali di prima 
Istanza, ai Vicarj Regj, ai Gildici Direttori degli Atti Crimi- 
nali, ai Giudici Civili e finalmente ai Potestà. 

GIUSTIZIA CIVILE. — La Real Consulta e Corte suprema 
di Cassazione residente in Firenze si compone di un Presidente, di 
un Vice-Presidente e di cinque Consiglieri. 

Come Beai Consulta decide coi voti di tre, compreso quello 
del Presidente e a piacimento di questo ancora coi voti di cinque, 
considerandone sempre la pluralità. — Come Real Corte di Cas- 
sazione decide coi voti di cinque fra i quali quello del Vice-Presi- 
dente, e almeno due volte all'anno quello del Presidente , attenen- 
dosi in ogni occasione alla pluralità. 

Questo supremo tribunale conosce di tutte le cause civili e cri- 
minali cui è negato il rimedio dell' appello e concesso unicamente 
il ricorso ad esso, come Real Corte di Cassazione. 

La Corte Regia La giurisdizione civile e criminale in ogni 
parte del Granducato come la R. Consulta e Corte di Cassazione e 
si compone di un Presidente, di quattro Vice-Presidenti e di sedici 
Consiglieri, distribuiti in quattro Camere distinte, due civili e due 
criminali. 

Essa conosce dell' appello di tutte le cause eccedenti la som- 
ma di Lir. 800 e proferisce inappellabilmente su di esse 9 non rima- 
nendo alla parte soccombente che il ricorso alla Real Corte di 
Cassazione. 

TRIBUNALI COLLEGIALI E DI PRIMA ISTANZA. — Ap- 
partiene a questi Tribunali dar giudizio inappellabile (eccetto il 
ricorso alla R. Corte di Cassazione) su tutte le cause civili reali, 
personali, miste, esecutive e commerciali eccedenti la competenza dei 
Vicarj Regj sino al merito di Lir. 800. 1 loro giudicati in merito 
superiore sono appellabili alla Regia Corte. 

I Tribunali collegiali sono dieci in tutto il Granducato. Essi 
compongono degli appresso Magistrati ed estendono la loro giu- 
risdizione nei seguenti Vicariati e nelle Potesterie che vengouo 
notate in questo quadro. 



49 



TRIBUNALI COLLEGIALI DI PAIHA ISTANZA 



6 



8 



10 



LOCALITÀ 



FIRENZE 



LIVORNO 



PISA 



SIENA 



PISTOJÀ 



AREZZO 



GROSSETO 



MONTEPULCIANO 



S. MINIATO 



NUMERO 

DEI 

MAGISTRATI 



Un Presidente 

Un Vice-Presidente 

sette Auditori 

Procuratore Regio 

e due sostituti 



Uu Presidente , 
cinque Auditori , 
Procuratore Regio 

e due sostituti. 

Un Presidente , 
cinque Auditori , 
Procuratore Regio 

e due sostituti. 

Un Presidente , 

quattro Auditori , 

Procuratore Regio 

e un sostituto 

Un Presidente , 
cinque Auditori , 
Procuratore Regio 

e un sostituto. 

Un Presidente , 
cinque Auditori , 
Procuratore Regio 

e un sosti tuto. 

Un Presidente, 

tre Auditori , 

Procuratore Regio 

e un sostituto. 

Un Presidente , 

due Auditori 

e un Procuratore R. 

Un Presidente, 

due Auditori 

e un Procuratore R. 



Un Presidente, 

due Auditori 

e un Procuratore R. 



ROCCA 
SAN CASCIANO 
A ciascuno degl' indicati Tribunali e unita una Cancelleria. 



GIURISDIZIONE 



Nei tre Commissariati 
di Polizia di Firenze, 
nel Com . R . di Volterra 
enei Vie. RR. di Prato, 
Scarperia, Pontassieve, 
e S. Giovanni. 

Nel Governo di Livor- 
no, e per la sola giuri- 
sdizione criminale nol- 
T Isola dell' Elba. 

Nel circondario delGo- 
verno, e per la giurisdi- 
zione criminale, nel R. 
Com miss, di Volterra. 

Nel Circondario del 
Governo di Sieua. 



Nel Circondario del 
Commissariato di Pi- 
stoja. 



Nel Circondario del 
Commissariato di A- 
rczzo. 



Nel Circondario del 
Commiss. di Grosseto 



Nel Circondario del 
Commissariato di Mon- 
tepulciano. 

Nei Vicariati 4» Eni- 
poli , S. Miniato e Fu- 
ce echio. 



Nel Circondario del 
Commiss, della Rocca 
S. Casciano. 



T 



no 

Nella città di Pon tremoli e a Portoferraio risiedono due Au- 
ditori Giudici di Prima Istanza con sostituto, investiti della me- 
desima giurisdizione civile dei mentovati Tribunali Collegiali per i 
respettivi territorj del Commissariato di Pontremoli e del Governo 
dell'Isola dell'Elba, con più le attribuzioni dei Regj Procuratori. 

I Vicarj Regj, i Potestà ed i 7 Giudici Civili, due residenti in 
Firenze , e uno a Livorno, Pisa, Siena, Arezzo e Pistoja, hanno tutti 
una giurisdizione contenziosa sino al merito di lir. 400 ed una vo- 
lontaria. Allorché il merito delle questioni non oltrepassa le lir. 70 
le loro sentenze non hanno appello che alla Real Corte di Cassa- 
zione; dalle 70 alle 4<>o i giudicati loro sono appellabili ai respet- 
tivi Tribunali di prima Istanza. 

GIUSTIZIA CRIMINALE. — L' Amministrazione della Giu- 
stizia punitiva peri delitti, azioni qualificale e contravvenzioni alle 
leggi è attribuita alla lìcal Consulta come Corte di Cassazione, 
alla Corte Regia , ai Tribunali Collegiali di prima Istanza, ai 
Ficarj Regj , ed ai Direttori degf Atti criminali stabiliti in 
Firenze, Livorno, Pisa e Siena. 

La R. Consulta ammette o rigetta le domande di cassazione 
delle sentenze profetile senza appello da tutti gli altri Tribunali. — 
Sono di competenza della Regia Corte i giudizj inappellabili dei 
delitti e delle trasgressioni che, secondo il Diritto generale vigen- 
te, meritano una pena superiore all'esilio dal compartimento gover- 
nativo. — Appartengono ai Tribunali di prima Istanza i processi 
dei delitti e trasgressioni commesse nella estensione dei loro cir- 
condari, punibili con l'esilio dal compartimento, con altra pena 
inferiore fino a quella di competenza dei Vicarj Regj, e alle senten- 
ze loro nel melilo indicato manca il benefizio dell'appello. —I Vi- 
carj Rrgj ed i Giudici direttori degli Alti criiniuali giudicano senza 
appello dei modici furti semplici e dei danni arrecati fino alla som- 
ma di lir. io, delle leggere offese, e d'altre mancanze .che non 
importino pena maggiore di 8. giorni di carcere, ed una multa 
di lir. a5. Tutti quanti i giudicali inappellabili dei suddetti Tribu- 
nali e Giusdicenti possono però esser portali alla Real Consulta, e 
da lei riveduti nella sua qualità di Corte di Cassazione. 

MINISTERO PUBBLICO. — Un Regio Procuratore generale 
costituito in Firenze con due Avvocati generali, due Sostituti ed un 
Segretario , ed altrettanti Regj Procuratori quanti sono i Tribunali 



V 



5i 
Collegiali, alcuni dei quali con Sostituto, rappresentano il Mini- 
Mero pubblico in tutto il Granducato. 

Nelle competenze civili spetta a questi magistrati vegliare a) 
regolare andamento di tutte le cause; intervenendo alle discussioni 
e giudizi dei respettivi Tribunali, con diritto di proferire il loro 
sentimento, o esse riguardino l'ordine pubblico, o l'interesse dei 
Pii stabilimenti, o dei pupilli, o degli interdetti, o di altri corpi 
privilegiati, ed in qualunque altra causa nella quale credessero utile 
il loro intervento. 

Appartiene al Pubblico Ministero invigilare ancora alla esatta 
osservanza delle Leggi e Istruzioni vegliai) ti e fare attenzione al 
servizio dei Tribunali e degl'impiegati ad essi appartenenti. — 
Nelle Competenze Criminali il Ministero Pubblico ba pubblica 
azione nel segreto scoprimento dei fatti delittuosi e nella ripren- 
sione di essi avanti i Tribunali criminali; ba diritto di servirsi 
della forza pubblica per la più sollecita investigazione e spedizione 
delle controversie; provoca le misure disciplinane clie vede più 
espedienti, ed invigila alla pronta esecuzione delle sentenze. 

DIVISIONE MILITARE. — Il Dipartimento della Guerra for- 
ma una sezione cui presiede tino dei Consiglieri di Stato, Finanze 
e Guerra, Direttore della Segreterìa di Guerra. 

Per l'economico la milizia è amministrata da tre Commissariati 
di Guerra stabiliti a Firenze, Livorno e Pisa: in quanto poi al giu- 
dici ari o, essa è soggetta ai respettivi Consigli di Guerra, ai quali ol- 
tre un numero di militari interviene un Auditor militare, che è Giu- 
dice istruttore degli atti e Relatore delle cause con voto deliberati- 
vo. Gli Auditori Militari risiedono a Firenze, Livorno e Portoferrajo. 

La direzione delle truppe costituenti la forza armata del Gran- 
ducato dipende da un Comando Generale costituito in Firenze, e 
da 16 Comandi di Piazza residenti in altre città sotto la direzione 
e sopravvedimento di un General Comandante supremo di tutte le 
truppe, ebe ordiuariamente ha la dignità di Generale Maggiore ( ¥ ). 

Le milizie Toscane divise-in infanteria, cavalleria, e artiglie- 
ria guarniscono la Capitale e le principali città dello Stato, e pre- 
sidiano il littorale. 

(*) Le Beali Guardie del Corpo e la Guardia Palatina ( Anziani) di- 
pendono imniediatanien te dal Principe fognante, e indirqttamcn le dal Mag- 
giordomo Maggiore. 



52 



PROSPETTO DELLE MILIZIE TOSCANE 



NOME DEI CORPI 



INFANTERIA 



Cacciatori volon- 
tari di Costa 24 
Compagnie. 

ARTIGLIERIA 

con cavalleggieri 
un Battaglione. 



VETERANI 
4 Compagnie. 

Guardia Coste. 
Compagnia di Forza 

CAVALLERIA 
RR. Cacciatori. 

Addetti allaMarina. 
Totale 



BUM. 




35oo 



1178 



090 

545 
159 

3i8 
118 



9700 



LUOGHI GUARNITI 



9 Cotnp. Firenze , 16 Li- 
vorno 6 all'Isola dell' 
Elba, e una a Pisa, una a 
Volterra una ad Arezzo 
e una a Orbetello. 



OSSERVAZIONI 



q Cotnp. Scelte sono di- 
stribuite a Firenze, Li- 
vorno e Portoferrajo — 
6. Comp. nei Porti, Tor- 
ri , Forti e Dogane del 
Littorale , cbe sten desi 
dalla foce della Magra 
fino al Torrente Chia- 
rone. 

Repartiti in Pisa, Sie- 
na, Pistoja e Isola della 
Gorgona. 
Elba e Giglio. 

Elba e Pontr emoli. 

(Distaccati in pic- 
chetti a tutte le po- 
ste del Granducato, 
servono di scorta ai 
Corrieri. 
Livorno , Elba. La Toscana non ha 

in mare che 3 Spro- 
nare per i trasporti 
da Livorno all'Elba 
e viceversa. 



Non sono compresi 
i Cacciatori a piedi 
cui spetta il servizio 
di polizia. 



Questa mi li zia, ben- 
ché armata, non ri- 
ceve soldo se non 
chiamata a prestar 
servizio. 

I Cavalleggieri in 
N.°di i65 fanno il 
servizio di corri- 
spondenza e le pat- 
tuglie lungo la costa. 



BIYISIONE COMUNITATIVA. — Tanti sono i Compartimenti 
in cui è diviso politicamente il territorio toscano, quante sono le 
Camere direttrici delle Comunità nelle quali è suddiviso lo Stato. 

Ciascuna delle cinque Camere nominate stabilite in Firenze, 
Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto è diretta da un Provveditore che 
dipende immediatamente dall' I. e Real Ministero , ed è uffizio di 
esse dirigere tutti gli affari economici delle Comunità e Luoghi Pii 



53 



comuni tarivi, sopravvedere all'esazione delle tasse di famiglia e 
delle imposizioni dirette e indirette, soprintendere alla Deputazione 
dei Fiumi , e al mantenimento dei Ponti e delle Strade. 

Le Comunità del Granducato sono i\i in terra ferma e 5 
nelle Isole. Esse sono civilmente rappresentate da un Magistrato 
composto di Priori che si rinnuovano in parte anno in anno ed in 
parte ogni due anni, cui presiede un Gonfaloniere, che il Grandu- 
ca nomina o conferma di tre anni in tre anni, e serve di ammini- 
stratore e consultóre un Cancelliere comunitari vo, che è insieme 
custode dell' archivio di esse e Ministro Regio del Catasto dipen- 
dente immediatamente dal Provveditore della Camera del suo Com- 
partimento, e dalla Conservazione del Catasto per gli affari a que- 
sto relativi. — Le Cancellerie di tutto il Granducato sono 79. 



r. 



: 1 



CAMERE DIRETTRICI BELLE COMUNITÀ 



BBSIDENZA. 
DELLE CAMBRE 



HBMERO 
DELLE COM. 
SOTTOPOSTE 



NUMERO DELLE 
CANCELLERIE £ 
DIPENDESTI 



ESTENSIONE DEL TERRITORIO 
DEL COMPARTII! . IV MIGL. QUA.DR. 



Firenze 

Pisa 

Siena 

Arezzo 

Grosseto 



33 
49 

a4 



38 
i5 

9 
io 

17 



a345 
i3i4 
1260 
1423 
1711 



Totale 



; ?47 



79 



8o53 (*) 



La superficie imponibile dello Stato ascende a quadrati agrari 
6, 180,342 che danno una massa catastale imponibile di L.44>33g,8o3 
delle quali 3,247,000 ne ha la sola Firenze, e 2,993,000 la tanto 
aumentata Livorno. 

CON8ERY AZIONE BEL CATA8TO. _ I difetti dell' antico 
Catasto non concedendo una regolare e giusta imposizione sui beni 
fondi dello Stato mossero l'animo dell'ottimo Principe Ferdinando 
III a ordinare una legge fondamentale per l'esecuzione di un nuovo 
Catasto per stabilire un censimento ovunque uniforme ed esatto. Pro- 

(*) Non comprese Miglia 7 delle Isole disabitate. 



\ 



•'t ' 

J 4 

seguendo nello intrapreso riordinamento il provvido e zelante figlio 
Leopoldo II felicemente regnante , questa lodevolissima operazione 
fu condotta a termine con la spesa di 6,56a,ooo lire nostre : e nel 
i835 fu messo in attività affidandone la conservazione ad un Soprin- 
tendente e titolati del suo Uffizio, 

DIPARTIMENTO DELLE ACQUE E STRADE. — Un Ufficio 
di Direzione di Acque e Strade stabilito in Firenze, composto di uu 
Presidente e Consiglio centrale degl'Ingegneri , forma e discute 
i progetti del Principe tanto per conto Regio quanto delle Comu- 
nità, e dipendono da questo Uffizio 5 Ispettori residenti nei ca- 
po-luoghi di compartimento, 5o Ingegneri comunitativi stabiliti 
nei 5o Circondar] in cui è diviso questo Dipartimento, con: iS 
Ajuti Ingegneri costituiti nei circondar) di massima estensione. 

Da così utile ed uniforme direzione e sorveglianza ai lavori di 
ponti, corsi d'acque e strade, indipendente dall' Uffizio del Catasto 
ordinata dall'Amatissimo Regnante con legge del 3i Dicembre 
i834 e con Motuproprio del 3 Dicembre i838 ne derivano i più! 
utili risultamenti per la popolazione toscana, dappoiché gode pre* 
sentemenle di strade comode e ben tenute in ogni parte dell'interno, 
e di facili e moltiplici comunicazioni con gli stati limitrofi, mal- 
grado della catena Appenninica frapposta, a valicare la quale, non 
a guari, alle altre, aggiunse una nuova strada l'operosissimo no- 
stro Granduca Leopoldo IL 

Le strade di tutto lo Stato dividonsi in Regie Provinciali e 
Comunitative. Le prime sono 27, di cui 7 Postali, che hanno una 
lunghezza di , . Miglia 729 

Le Provinciali sono 47 e si estendono « 882 

Le Comunitative percorrono . . ...... . « 543 1 

Lunghezza totale delle Strade Miglia 7042 

AMMINISTRAZIONE GENERALE DELLE RR. RENDITE. — 

Questa ammiuistrazione costituita in Firenze sopravvede a varj 
Uffizj che hanno diversa diramazione provinciale, e tra questi alle 
RR. Dogane, 2N Azienda del Sale e dei Tabacchi , 2\YAmmini± 
s trazione dei Lotti, agli Uffizj del Marchio e Saggio dei lavori 
d* oro e cC argento stabiliti in Firenze, Siena e Pisa, e a molte 
altre Partite Riunite alla medesima generale Amministrazione. 
DOGANE. — « L' Amministrazione delle Dogane di frontiera e 



55 

dell* interno & divisa in cinque Direzioni. Ciascuna Direzione è pre- 
sieduta da un Direttore doganale avente giurisdizione unicamente 
ne! suo distretto, e a lui corrispondono tutte le Amministrazioni 
contenute in esso. Le Dogane di frontiera ascendono a 93 5 il numero 
totale, unitevi le interne, è di 102 repartite come segue. 



Dalla Direzione di Firenze dipendono • . Dogane 4* 

Dalla Direzione di Livorno « i3 

Dalla Direzione di Siena « 18 

Dalla Direzione di Pisa • « 11 

Dalla Direzione fó Pistoja « 18 

J , , 

Direzioni 5. — • Dogane N° 102 



DIREZIONE DELLE POSTE. — La soprintendenza alle To- 
ste è divisa in cinque Hegic Direzioni , quattro Regie Amministra- 
zioni e dieci Regie Distribuzioni costituite nelle seguenti città e 
terre del Granducato. 



REGIE 
DIREZIONI 



Firenze 
Pisa 
Livorno 
Siena , 

Pietrasanta 



REGIE 
AMMINISTRAZ. 



Arezzo 
Pistoja 
Pcrtoferrajo 
Pon tremoli 



REGIE DISTRIBUZIONI 



Casti glion Fior. 

Prato 

Grosseto 

S. Quirico 

Fivizzano 



Cortona 
Poscia 
Radi cofani 
Piombino 
Bagnone 



REGISTRO. — L'Amministrazione del Bcgistro cui sono riu- 
niti l y Uffizio del Bollo, la Conservazione dell'Ipoteche tT Uffì- 
zio del Demanio, dividesi in tre Compartimenti Fiorentino cioè, 
Pisano e Sanese, ai quali presiede un Direttore da cui dipendono 
tutti gli Uffizj di Esazione e tutti i Conservatori d y Ipoteche 
compresi nel suo compartimento. Le divisioni principali di questa 
Amministrazione vedansi nel seguente quadro. 



56 



DIVISIONE 

BELL' AMMINISTRAZIONE BEL REGISTRO E DELLA. 
CONSERVAZIONE D' IPOTEGHE 



COMPARTIMENTI 



FIRENZE 

Uffizii f] 



PISA 

Uffizii 16 

SIENA 
Uffizii ii 



UFFIZJ DI ESAZIONE 
E SUA LOCALITÀ 



Firenze, Pistoja, Arezzo, 
Cortona , Borgo S Sepolcro, 
Lucignano, Prato, Montevar- 
chi, d. S. Lorenzo, Pontassie- 
ve, Poppi, Empoli, Greve, S. 
Cascia no, Bagno, Modigliana, 
e S. Marcello. 

Pisa , Livorno, Volterra, 
Pescia,Fucecchio, Piombino, 
Fivizzano, Fon tremoli, Pie- 
trasanta , Pon tederà , . Castel 
fiorentino , Lari , Barga , S. 
Miniato, Poi toferra jo, Mar- 
ciana. 

Sieka. , Montepulciano , 
Grosseto, Poggibon si, Massa, 
Castel del Piano, Pitigliano , 
Sarteanq,Mont«palciaiiò, Or- 
bctelk) Radicondoli. 



conservatori 
d'ipoteche 



Firenze 

Pistoja 

Modigliana 

Pisa 

Livorno 

Volterra 

Pontremoli 

Por toferra jo 

Siena 

Montepulciano 

Grosseto 

Arezzo 

Poscia 



REVISIONI E SINDACATI. — L' Uffizio dei Sindaci stabilito 
in Firenze si compone di un Soprintendente generale, di un 
Segretario di Dipartimento, ài un Direttore della Ragioneria 
e di un numero di Ragionieri ed Ajuti, e a questo Uffizio incombe 
la revisione di tutte le Amministrazioni del Granducato, non esclusi 
i Dipartimenti militari e Luoghi Pii Laicali, e generalmente qua- 
lunque azienda regia, comunitativa o pubblica di ogni luogo, città 
o provincia ni una eccettuata. 

DIPARTIMENTO DI SANITÀ. — Presiedono alla Sanità due 
Governatoti civili e militari residenti come altrove dicemmo in 
Livorno e a Portoferrajo, i quali sono ancora Presidenti 'di Sanità. 
Questo Dipartimento dividesiin 1 6 Uffizi, e provvede a cautelare il 
territorio nostro dai malóri che potrebbero infestarlo, per l'impru- 
dente avvicinamento di stranieri provenienti da luoghi infetti. 



57 

UFFIZI DI SANITÀ 

i. Portofenrajo 9. Isola del Giglio 

a. Lungone io. Bocca d'Arno 

3. Marciana 1 1. Castiglione della Pesca ja 

4. Rio 12. Gala di Forno 

5. Campo i3. Piombino 

6. Pianosa i4* Baratti 

7. Portercolc i5. Livorno 

8. Talamone 16. Scale de' Marmi 

ISTRUZIONE PUBBLICA. — L' incivilimento dei popoli 
cui ogni savio Monarca pone mente, non è trascurato in Toscana 
benché la nazione sia per avventura delle più e ulte, e la prima ad 
essersi levata in civiltà; dappoiché oltre due Università mediche, le- 
gali e teologiche aperte in Pisa e Siena, in tutte le città e terre del 
Granducato vi sono pubbliche scuole che provvedono al progresso 
morale della gioventù, cui veglia una Soprintendenza agli Studj 
stabilita nella capitale. 

La Università di Pisa fondata nel i343 ove sono cattedre 
di Teologia, Giurisprudenza, Medicina, Chirurgia, Scienze fisiche 
e Matematiche, è corredata di una splendida libreria contenente 
circa 55ooo volumi, e annualmente circa 55o Scolari frequentano 
le sue lezioni. La Università di Siena istituita fino dal 1275 ha 
le stesse cattedre di quella di Pisa, è anch'essa proveduta di gran- 
diosa libreria contenente presso a 5o mila volumi, e annualmente 
conta nelle sue scuole ?5o scolari. 

In Firenze i Padri Scolopi in spazioso e decentissimo lo- 
cale non guari ampliato e ripulito accolgono gratuitamente la gio- 
ventù di ogni ceto, e dai primi rudimenti delle liugue italiana e 
latina e greca la guidano ed istruiscono fino al corso completo di 
Filosofia, Fisica e Matematiche superiori, vedendo le loro scuole 
popolate da circa 1 5oo giovani che intervengono a diverse lezioni. 
Nel volgere dell'anno i83g gli stessi religiosi apriranno un altro 
locale nella parte della città che resta oltre l'Arno, per le semplici 
scuole elementari. Essi presiedono ancora ad altri collegi e ad altre 
scuole aperte nel granducato; ma ad avere più adequata notizia 
intorno a questa materia vedasi il seguente prospetto. 



58 



PROSPETTO DELLE SCUOLE DI PUBBLICA ISTRUZIONE 



SCUOLE DI CALLIGRAFIA, 

DI ARITMETICA, 

BELLE LETTERE E SCIENTE 

DIRITTE D'Ai P9. 8COLOPI 



Firenze 

Siena 

Cortona 

Modigliana 

Volterra 

Castiglion fiorentino 

Pietrasanta 

Pellegrino 



RUMERÒ 

DEGLI 

ALUNNI 



8CUOLE ELEMENTARI 
PER I MASCHI 



l49» 
I70 

I20 

IOO 

137 

i3o 

120 

3o 



Totale j 2298 



Nel Compartimento 

Fiorentino 
Nel Compartimento 

Pisano 
Nel Compartimento 

Senese 
Nel Compartimento 

aretino 
Nel Compartimento 

Grossetano 

Totale delle Scuole 



RUMERÒ 
DELLE SCUOLE 



73 

54 
32 

41 

3o 



a3o(*) 



A 7 ". B. A Livorno le scuole pubbliche sono dirètte dai PP. Bernabiti. 

(*) Non comprese le: molte che sono in Firenze, Pisa , Siena , Livor- 
no , e nella Comunità dì Vico Pisano , nella quale trovansi di queste scuo- 
le ad ogni Parrocchia. 



SEMINARI 

ai 



Firenze 
Pisa 
Siena 
Arezzo 
Fiesole 
Volterra 
Pistoja 
Prato 
Pescia 
Monlalcino 
Piehza 
Colle 
Cortona 
Pon tremoli 
B.S. Scuoi * 
Massa 
S. Miniato 
Montcpul. 
Cast. Fior. 
Strada 
F irei] zola 

Seminar. N. 



convit- 
tori 

RUMERÒ 



COLLEGI 
5 



COR IT- 

tori 

RUMERÒ 



* 



5o 
So 

£ 
U 

3o 
3o 
60 
q5 
45 
80 
36 

23 

4s» 
60 

5o 
20 
3o 



io53 



Siena 
Collegio Tolomfei 
diretto dai PP. 
Scolopi 

Arezzo 
Collegio Leopoldo 



Prato 
Collegio Cicognini 

Volterra 
Collegio dei PP. 
Scolopi 



Pistoia 
Coli. Forteguerri 



Collegiali 



37 

4o 

80 
i3 



170 



ww 



CASE DI EDUCAZIONE 
PER LE DOKKE 



CONSERF\ATORI 

in lutto il Grand, 



SCUOLE NORMALI 

Firenze 

Pisa 

Siena 

Pistoja 

S. Sepolcro 

Montepulciano 

Massa 

Piombino 

Castion Fiorent. 

Montevarchi 

S. Casciauo 

Scravezza 

Scansano 

Mandano 

Sarteano 

Arcidosso 

Pitigliano 

Sorano 

ToUle 



RUM. 



44 
4 



21 



59 

Alle indicate scuole pubbliche e case di educazione debbonsi 
aggiungere le seguenti Cattedre per ciò che riguarda le scienze fisi- 
che e le arti. 

In Firenze — Cattedra di Fisica , Mineralogia , Zoologia, 

Anatomia coittparata éc. nel Museo di 
Storia Naturale. 
Accademia di Belle Ahti con maestri di Pit- 
tura , Scultura , Architettura , Incisione 
e Musica» 
— Arti Meccaniche* 
— Lezioni di Ostetricia , Botanica , Medicina , 
Chirurgia 9 Chimica ec. nell'Arcispedale di 
S. Maria Muova. 
In Pi sa — Accademia di Belle Arti. 
In Siena "-— ' Accademia di Belle Arti e Scuola di Sor~ 

do Muti, 
. In Livorno — Lezioni di Nautica. 
In Pisloja e Arezzo — Cattedra di Chirurgia. 
Né qui sarebbe finita la enumerazione dei luoghi d' istruzione 
se si volesse far parola dei privati Istituti Scientifici e Letterari, e 
delle private Scuole elementari, di cui anche soverchio ne è il nu- 
mero ; ma ciò non è delle nostre parti, perciò tralasciamo di parlarne. 
ISTITUTI DI BENEFICENZA. — Una Nazióne eulta non 
può mancare del sentimento iratissimo al cuore del bennato di 
ajutare il misero, di preservar dal vizio quello che mancante di 
guida vi precipiterebbe, e di educare alla virtù quelli cui, mancan- 
do i mezzi per accostumarvisi, resterebbe sconosciuta. Che tra i To- 
scani sia stata sempre e si mantenga questa fraterna carità lo at- 
testano palesemente 5a Spedali aperti a soccorso dei pòveri ma- 
lati e ad ospizio di quelli che nàti figli della colpa furono orfani tra 
-le braccia dei tristi genitori — • 5 Orfanotrofi stabiliti in Firen~ 
ze, Pisa, Siena, Livorno è Pistoja ove si rifugiano quei figli 
che sventura fece orfani — 3 Pie Case di Lavoto aperte in 
Firenze , Pisa e Arezzo, per asilo di quelli che il limosinare ren- 
derebbe oziosi e di danno alla società — 12 Monti di Pietà che 
imprestano al bisognoso circa 4 milioni di lire all'anno — io Cas- 
se di Risparmio nelle quali ognuno può utilmente conservare i 
suoi avanzi giornalieri — 1^ Asili infantili e mille altri luoghi 



6o 

ove il misero ricorrendo può in ogni sua sventura rinvenir conforto. 

INDUSTRIA. — V Agricoltura, le Manifatture ed il Com- 
mercio, fonti di ricchezza per ogni stato, si esercitano in Toscana 
per quanto è possibile. 

Il Grano > il Fino, V Olio, la Lattati* Seta sono gli unici 
prodotti ai quali si volta con preferenza il giudizioso agronomo 
toscano ; e tutti quelli che, dando il meritato valore a quei d' oltra- 
monte allorché suggeriscono l' introduzione di nuove pianta z ioni e 
semente, cercano da per se il miglioramento di quelle adattate ai 
nostri terreni e al nostro clima, non trovano la terra ingrata e le 
loro cure sono largamente ricompensate. 

Da ciò ne avviene che molti tra i possidenti, voltatisi alla uti- 
lissima e divertente agricoltura abbiano già ridotte le campagne 
della Toscana benissimo coltivate e feraci di prodotti, che per la 
bontà o primeggiano o sono del pari coi migliori di altri territori]'. 

Aggiungasi inoltre che mentre la Toscana vantava il suo Colu- 
mella nella persona del Proposto Ignazio Malenotti, mercè il sacri- 
fizio della libertà, dell'ingegno e delle sostanze di un solo filantropo, 
ebbe ancora il suo Fellemberg nella persona del Marchese Cosimo 
Bidolfi e un Istituto Agrario all'uso della Svizzera nella di lui Vil- 
la di Meleto per allevare tra i Toscani periti agenti di campagna, e 
capaci coltivatori. 

Ivini che raccolgonsi in Toscana, eccetto quelli delle più 
basse pianure resistono alle più lunghe navigazioni, e di tale perfe- 
zione sono le uve delle colline, che si estraggono da esse vini fatti 
ad imitazione di quelli di Sciampagna, di Bordeaux, di Madera e di 
altri luoghi d' oltramonte di eccellente boutà. 

Oggetto d'industrioso guadagno è pure il bestiame il quale ren- 
derà in seguito anche maggiori vantaggi estendendo la introduzio- 
ne delle pecore meri ne. Non è però facile impresa dare un 9 esatto 
ragguaglio del numero dei capi di bestiame che trovansi in Tosca- 
na, ma approssimativamente può dirsi che vi esistano 36o,ooo capi di 
Vaccino, 3ooo di Buf alino, 120,000 di Cavallino con 36 razze 
di cavalli in luoghi diversi, 194,000 di Porcino, 878,000 di Pe- 
corino, e 190,000 di Caprino* 

Le Manifatture rendettero un tempo tributarie alla Toscana 
le stranière nazioni : propagatesi quindi le arti e appresa da noi la 
marnerà di lavorare quei generi che ci rendevano ricchi, ben presto 



6i 
esse, divennero brave imitatrici, e cercando il raffinamento delle foro 
manifatture nel tempo che improvvide leggi legavano le braccia 
agl'industriosi Toscani, li sorpassarono» e posero la Toscana hi 
quella co udizione nella quale esse furono in addietro. 

Manifatture straniere d' ogni genere invadono oggidì il nostro 
paese e a prezzo così vile ji vendono, che anche il campagnolo si 
veste di quelle, e quelle adopra per le altre sue occorrenze. E ben 
vero per altro chei Toscani sempre laboriosi ed industriosi uon si 
ristettero dall' introdurre qualche macchina per lavorare ad imita- 
zione di Francia e d'Inghilterra, e sebbene le fabbriche munite di 
tali mezzi non sieno molte, pure giornalmente aumentano e già 
dei tanti la nifi e j che esistono in Toscana, due a Stia nel Ca- 
sentino e uno a Prato lavorano a macchina, e tessono panni che per 
la morbidezza, finezza e colorito gareggiano con quelli Inglesi e li 
sorpassano nella stabilità. 

In più luoghi la trattura della seta si fa a vapore ed in molti 
altri secondo l' uso antico, e la seta che annualmente si fila in To- 
scana è calcolata Libbre 200,000, che portano una raccolta di boz- 
zoli di circa Libbre a, 100,000. — • Nella capitale si tessouo stoffe, 
velluti, rasi e drappi di particolare bellezza e di questi se ne tessono 
anche a Siena e a Prato. I drappi di color nero che si fabbricano in 
Firenze son di tal pregio pel morato del colore, che se uè fauno con- 
siderevoli spedizioni in ogni parte incivilita del globo. Ma delle 17 
fabbriche di Seterie che troyansi in Firenze, quella di Francesco 
Frullini e l'altra di Riva, sì emulano nella manifattura dei drappi 
operati, velluti e rasi di tutte le qualità, e alla prima è toccata la 
gloria di far rinascere in Italia l'arte dimenticata di tessere broc- 
cati, stoffe e telette d'oro e di argento lisce e operate, e di porre in 
commercio lavori splendidi di tal genere. Nella sola Firenze agi- 
scono Suo telai, in Siena 6 fabbricanti ne mantengono 334, e in 
Prato un solo fabbricante lavora con 18. 

Non sono pochi i paesi nei quali si tessono tele dommascate 
e ovunque s' impannano lini e canape per gli usi domestici e di ve- 
stiario. In Siena si tessono tele da stare a fronte delle straniere. In 
Toscana fabbricansi pure berretti alla levantina da spedirne 22 
casse alla settimana di 100 dozzine ciascuna. In 47 luoghi si fab- 
bricano Cappelli di feltro di ottime qualità, e Ai paglia ipiù fini 
-in molti più, sebbene questo ramo d'industria che diede un tempo 



6a 

un lavoro di 5 ai 6 milioni di lire all'anno, oggi sia decaduto. — 
Le ha mi ere, le Ferriere e Filiere sono attivissime, in Var) luoghi 
vi sono Cartiere che mettono in commercio il genere di tutte le 
qualità, e ad i fabbricanti Cini e Magnani è riuscito di raggiungere 
la finezza e la bellezza delle carte inglesi. Una fabbrica ài porcellane 
presso la capitale eseguisce qualsiasi lavoro, e la sua manifattura non 
è inferiore a quelle della Francia e dell'Inghilterra. Perle terraglie 
ordinarie sono numerosissime le fornaci, i vetri si fabbricano in 
i4 luoghi e 5 sono le fornaci di cristalli. 

In tutto lo Stato esistono circa 200 Tintorie, 90 Gualchiere , 
60 Concie di Pelli, 11 Cererie, alquante fabbriche di Tappeti , 
Coltellerie ordinarie e Tipografìe, delie quali 3 5 sono nella sola Fi- 
renze, con molte altre officine ove si lavorano tutti gli oggetti che 
potrebbero servire agli usi della vita, se il fanatismo per le mode e 
pei generi stranieri non ci rendesse indifferenti per la patria. 

All'enumerate manifatture debbonsi aggiungere quelle di lus- 
so, tra le quali primeggiano i lavori Ai alabastro e ài Scagliola, 
e quelli splendidissimi di Pietre dure* 

I Toscani hanno commercio con gli esteri, e ricambiano con 
questi non pochi articoli di mercanzia. Essi ricevono per via di 
mare in quantità numerosa stoffe, drappi, panni fini , telerie, 
chincaglie d'ogni genere, cristalli , terraglie fini, ferro lavo- 
rato , generi coloniali, liquori, vini, droghe ed altro, e per 
terra vengono a loro canape , lino , e bestiame. Dalla Toscana 
vien mandato fuori molta paglia da cappelli, seta tratta, 
drappi neri, marmi, alabastri, zolfo, allume, borace, po- 
tassa , ferro , dogherelle , scorza di sughere, giaggiolo, tarta- 
ro delle botti, carbone, carta, vini scelti, carni salate, pelli, 
ed altro di minor cosiderazione. 

II commercio interno è attivato col mezzo di 4oo e più Fiere 
all' anno e di 108 Mercati settimanali che hanno luogo nelle di- 
verse città e terre dello Stato le più adattate a tale oggetto. 

FINANZA BELLO STATO 

V Entrata dello Stato di Toscana si fa ascendere a circa 26 mi- 
lioni di Lire, non compresa quella che proviene dalle miniere, dai be- 
ni della Corona e da quelli Demaniali, valutata oltre un milione e 



63 

mezzo; e là Uscita annua giunge dai 22 ai 23 milioni dei quali 
circa 4 milioni occorrono per la Lista civile, per la Segreteria e per 
il Consiglio; 4 milioni e mezzo per le spese di Guerra e Marina; 
3 milioni per le spese di Giustizia e Polizia; 5 milioni per spese di 
Amministrazione, ed ogni rimanente per gratificare e sussidiare im- 
piegati , per bubblica salute ed istruzione, per spese di ponti, di 
strade, di fabbriche pubbliche, e di altro che dipenda dal Reale 
Governo. 

DIVISIONE DELLA TOSCANA 



ty*Q<t 



COMPARTIMENTO FIORENTINO 



Capoluogo Firenze a $8° 55 r di longitudine e 43° 74' di latitudine. 

\Juesto Compartimento racchiude il Valdarno fiorentino quasi 
nel centro, parte del Valdarno superiore a levante di Firenze, la 
Val di Sieve Mugello a greco e a settentrione, e nella stessa di- 
rezione la Romagna ; le valli del piccolo Ombrone e del Risenzio a 
maestro, la Val di Nievole a ponente, e la maggior parte della Val 
cT Elsa a mezzogiorno. 

Esso confina col Compartimento Aretino a levante, col Pisano 
a ponente, con lo Stato pontificio a tramontana , e col Compartimen- 
to Senese a mezzodì. 

La superficie del territorio è circa 2336 miglia quadre ovvero 
quadrati agrarj 1,876,645 ed in esso trovansi oltre un gran numero 
di borghi e paesetti le appresso città e terre comunitative , con una 
popolazione di 683,781 abitanti repartiti in 346,692 maschi e 
337,089 femmine, componenti 127066 famiglie, la qual popolazio- 
ne ragguaglia 288 anime per ogni miglio quadrato. 



H 



CITTA 



TERRE COMUNITATIVE 



POPOLàZIOHE 

DILLE 

COMUNITÀ* 



CITTA 



TERRE COMUK1TATIVE 



POPOLAZIONE 
DELLE 

cohv«it£ 



Bagno 

Bagno a Ripoli 

Barberino di Mugello 

Barberino di Val d'Elba 

Borgo a Baggiano 

Borgo S. Lorenzo 

Brozzi 

Calenzano 

Campi 

Canta gallo 

Capra ja 

Carmignano 

S. Casciano 

Castellina 

Castel Fiorentino 

Castel Franco di sotto 

Cerretoguidi 

Certa ldo 

S. Croce 

Giugliano 

Dicomano 

Dovadola 

Empoli 

Fiesole 

Figline 

FIRENZE 

Firenzuola 

Fucecchio 

Galeata 

Galluzzo 

S. Godenzio 

Greve 

Lamporecchio 

Lastra a Signa 

Legna ja 

Londa 

8. Marcello 

8. Maria a Monte 

Marliana 

Marfadi 

Massa e Cozzile 

8. Miniato 

Modigliani. 

Mon8uinmano 

Monta Jone 



u84 
3349 

9666 
10825 
33aT 
5456 
0214 
3i 1 1 
o55q 
8i38 
10843 

8723 
600/1 

4316 
ooai 
53i2 
5467 
2406 
3 7 36 

2l3d 

i38q5 

8789 

11 ^o3 

99°93 
86o3 

10434 
2887 




Montale 

Montecalyoli 

Monte Carlo 

Montecatini di Cecina 

Montecatini di Nievole 

Montelupo 

Montemurlo 

Monte Spertoli 

Montopoli 

Palazzuolo 

Pelago 

Pellegrino 

Pescia 

8. Piero a Sieve 

Pistoia 

Porta al Borgo 

Porta Carratica 

Porta Lucchese 

Porta S. Marco 

Piteglio 

Pontassieye 

Portico 

PfiATO 

Premilcuore 

Reggello 

Rignano 

Rocca S. Casciano 

RoTezzano 

Sambuca 

Scarperia 

Seravallc 

Sesto 

Signa 

S. Sofia 

Sorbano 

Terra del Sole 

1 izzana 

Tredozzio 

Uzzano 

Vaglia 

Vellano 

Vernio 

Vicchio 

Vinci 

VoLTEftBi. 





N. B. L'indicazione della popolazione è secondo la statistica del i838« 



«5 

ILLUSTRAZIONI 

DELLE CITTÀ E TEEEE PRINCIPALI 

DEL COMPARTIMENTO FIORENTINO 



CITTÀ 



FIRENZE situata tulle rive dell'Arno, e una delle più ridenti 
ed amene città d' Italia* Essa nacque probabilmente sul cadere dalla 
romana repubblica per opera dei mercatanti ficsolaui e limitrofi, cbe 
attirati dalla comodità, radunavano le loro fiere ed i loro mercati 
nella pianura ove essa grandeggia al presente; e quindi ricevendo 
ingrandimento dalle colonie romane e dalla madre Fiesole che dalla 
nascente figlia venne spogliata ed in parte distrutta , crebbe di tanto 
da esser cinta di mura per sicurezza, e da avere un ponte sull'arno 
per transitare dalla destra riva alla sinistra, ove non vedevansi 
case; ma corrispondevano diverse strade. La floridezza della nuova 
città, cui per avventura trasse il nome, rapidamente progredendo, 
e moltipllicandosi , direi, in modo mirabile gli abitanti, bea pre- 
sto angusti divennero i primi confini, e ben tre volte, al jdire di 
molti, ampliò il giro delle sue mura , giungendo alla grandezza 
che mostra oggi nel 1327. 

Non mancarono barbare vicissitudini , incendj, guerre civili e 
inondazioni per deturparne ancora le bellezze materiali , ma sempre 
fiorente per il commercio, per breve tempo abbattuta, in poco d'ora 
ritornò a fiorire , aumentando bellezze e splendore. 

Mentre Firenze fu colonia romana ebbe all'uso dei Romani i 
Duumviri, un Edile ed un Questore. — Quando Adriano divise 
l'Italia, essa fu assoggettata ad un Consolare. — Sotto i Longobar- 
di un Duca ne dirigeva il supremo governo, un Marchese difendeva 
la sua marca, ed un Conte presiedeva alla giudicatura. — Subentra- 
ti nel dominio d'Italia i Franchi, essa fu dipendente da un Con- 
te, e, scosso quindi il giogo del feudalismo sull'esempio delle 
città della Lombardia, si costituì un Governo consolare. Nel 1093 
per l'oppressione dei Consoli, nominò uu Potestà, che nel 1207 

5 



66 

volle fosse straniero > cui. nei jaga sostituii un Gonfaloniere di 
giustizia con 8 Priori estratti dalle 7 arti maggiori. — Dopo a3g 
anni, nei tjuali avevano governato \&']% Gonfalonieri, \^ famiglia 
Medici sali al Principato, e rimasta Firenze sotto il dominio Me- 
diceo fino al 1737, le toccò finalmente in sorte il governo della 
Dinastia Lotaringio- Austriaca onde godette felicemente fin 
qui, tranne lo spazio di 14 anni, nei quali, vedova del suo legit- 
timo sovrano , dovette obbedire alle leggi della Repubblica e del- 
l' Impero francese. 

Il Commercio e le manifatture anticamente in mano di quelli 
che godevano delle prime cariche ed amministravano la Repubblica 
prosperavano tanto, che XArlediCalimala che occupa vasi di cima- 
re e tingere i panni forestieri, lucrava ogni anno oltre 3oo,ooo.fio- 
rini di oro, e i fondachi ascendevano a più di 20. — Nel 1 3oo , epoca 
in cui XArte della Lana era nel massimo fiore, contava più di3oo, 
botteghe e fabbricava circa 100,000 pezze di panno annualmente. 
r— UArlc della seta pure dava grandi vantaggi alla popolazione 
mantenendo gran numero di persoue in 84 fabbriche che teneva 
aperte nel i3j4* 

Tenendo ora a parlare di ciò che Firenze è attualmente, noi la 
percorreremo osservandone la grandezza e quanto vi ha che meriti 
particolar ricordanza coerentemente ai limiti della prefissaci 
brevità. 

Le mura una volta torri te da cui è recinta esfendonsi circa 6 mi- 
glia in figura pentagonale, e trascurando una postierla, 8 sono le 
porte in esse rimaste, distinte coi nomi di Porta S* Niccolò, 
Porta alla Croce, Porta a Pinti, Porta 5. Gallo, Porta al 
Prato, Porta S. Frediano, Porta Romana e Porta S. Minia* 
io. A queste, eccettuata l'ultima, corrispondono altrettante strade 
regie che pongono in comunicazione la capitale con gli Stati ro- 
mano , modanese , lucchese e sardo confinanti con' la Toscana. 

Due fortezze guarnite, solide e grandiose per costruzione le 
sono a difesa. Quattro grandi ponti di materiale variamente archi- 
tettati ed in epoche differenti fabbricati sul fiume Arno, chela tra- 
versa, uniscono Firenze oltrarno con la parte più estesa di essa a 
destra del detto fiume; e due altri ponti sospesi, gettati in questo 
nel 1837 fuori delle mura, prolungano le passeggiate all'intor- 
no di es$e. Dei suddetti 4 ponti di materiale quello chiamato Ponte 



67 
alle Grazie fa edificato nel ia36 per opera del Potestà di Fi- 
renze Rubaconte da Mandella con disegno di Lapo padre di 
Arnolfo, di mirabile solidità. — L' altro detto Ponte Vecchio, 
perchè ivi fu il primo ponte che avesse Firenze, soggiacque a ripe- 
tuta rovina e come vedesi oggi fu riedificato dall'architetto Gaddi 
nel i345. — Il terzo nominato Ponte S. Trinità dopo esser stato 
trascinato dalle piene per tre volte, Cosimo I ne ordinò nel 1 507 
la ricostruzione con disegno del celcbratissimo ^mman/iafo, che lo 
immaginò della più vaga forma e di una sveltezza singolare. Esso 
è condotto mirabilmente a soli tre archi di sagoma a segmento di 
cerchio, e mediante ornamenti marmorei collocati nell'incontro 
dei due segmenti che costituiscono ciascun arco, l'occhio resta in- 
gannato e sembra che le centine degli archi sieno mezze ellissi pro- 
lunga ti ssi me. Le quattro statue in marmo collocate alle quattro 
estremità di questo ponte rappresentano le stagioni. Il Laudi ni 
scolpì r Inverno, il Cacciai l'Estate e l'Autunno, ed il Franca- 
tila eseguì la Primavera. — Il Ponte alla Carraja , cui era toc- 
cata la sortedegli altri, fu dallo stesso Ammanitalo ricostruito tutto 
a pietre alla foggia dei già nominati per commissione del mento- 
vato Granduca. 

Non sono in questa città vastissime le piazze; ma, non con- 
tando le altre che sono molte, possono riguardarsi come altrettante 
gallerie, per gli oggetti di arte che le adornano, e per i magnifici 
edifizj che vi corrispondono, la Piazza del Granduca, quella del 
Duomo e quelle dei Pitti, di S. Maria Novella, di *V. Croce 
e della >SS. Annunziata. 

La prima di figura quadrilatera irregolare è fiancheggiala da 
decent issimi fabbricati, e decorata di vasta fontana, di loggiati 
è di sculture di sorprendente bellezza. 

Sorge in essa maestoso l' antico Palazzo del Popolo , oggi 
Palazzo Vecchio con sveltissima torre a orologio alta braccia i5o 
condotto da Arnolfo nelF anno 1 298 , ed ingrandito poscia col di- 
segno di Giorgio Vasari aretino, da cui fu pure abbellito nell'in- 
terno trattando maestrevolmente il pennello. 

11 cortile di questo augusto edifizio è dei più grandiosi. Magni- 
fici sono gli appartamenti che un dì contennero i capi della Repub- 
blica, e indi i primi dominanti della Toscana; e forse non ha 
T eguale in tutto il mondo il Salone lungo 90 braccia e largo 3y 



68 

ove P architettura , la pittura e la scultura si emularono per farlo 
splendidissimo* Giorgio vi dipinse a buon fresco le pareti, il Li- 
gnozzi , il Cigoli f il Passionano ed altri valentissimi tra i pittori 
lavorarono a olio nella soffitta , spartita in 39 quadri con fregi ric- 
camente dorati; e celebratissimi scalpelli animarono le moltiplici 
statue ed i gruppi in marmo , che fanno imponente corona a questa 
stanza principesca. Sono poi di magnifico ornamento esteriore a que- 
sta fabbrica la statua colossale del David scolpita da Michela- 
gnoio ed il gruppo di Ercole che uccide Cacco condotto dal Bandi- 
nellif don le altre sculture da lui collocate presso la porta prin- 
cipale sulla scalinata che vi corrisponde. In questo palazzo trovanti 
presentemente le quattro Segreterie di Slato, di Finanza , di 
Guerra e degli affari Esteri / la R. Corte di Cassazione ; la IL 
Deposti eria; la Guardaroba generale della real Corte , e YJmp. 
e B. Dogana. 

Alla sinistra del nominato palazzo si apre la grandiosa Log- 
gia dei Lanzi architettata dall' Orcagna nel i355, che servì 
di rostri per parlamentare col popolo convocato nella piazza dal 
suono della campana, alla quale accrescono bellezza il Perseo 
gettato in bronzo dal Cellini alzato sopra base condotta a bassi 
rilievi in bronzo stupendi; il gruppo portentoso della Sabina 
involata la caduto padre del rapitor romano di Gio. Bologna , e 
quello della Giuditta effigiata in bronzo da Donatello , con sei 
statue muliebri ed altre sculture di valenti artisti collocate simetri- 
camente sotto gli arebi e nell'interno del loggiato medesimo. Il famo- 
so gruppo del Centauro scolpito in marmo da Gio. Bologna, levato 
recentemente dal quadrivio che incontrasi appena valicato il Ponte 
Vecchio, credesi che sarà collocato sotto le indicate logge nel luo- 
go ove al presente vedesi la Giuditta di Donatello da trasferirsi 
nella pubblica Galleria. 

Alla destra del detto palazzo mostrasi bella e spaziosa una 
fontana di acqua limpidissima , ornata da Gio. Bologna di dodici 
pregevolissime statue in bronzo esprimenti Divinità marine e Satiri 
variamente seduti sul margine del gran bacino, e di una statua 
colossale in marmo bianco esprimente Nettuno attorniato da Tri'* 
toni, che V Ammarinato non troppo felicemente inaugurò sopra 
marmorea conca marina , tirata da quattro cavalli maestrevolmente 
scolpiti. — Finalmente non molto distante da questa fontana, a 



«9 

compimento di ornato della piazza , lo stesso Gio. Bologna pose la 

statua equestre in bronzo di Cosimo I granduca di Toscana sopra 
imbasamento condòtto a bassorilievi parimente in bronzo; la qual 
opera tanto è bella e perfetta da non averne altra che la pareggi. 

In questa piazza bellissima per gli oggetti d' arte corrispondo- 
no, oltre la ricordata B. Dogana, i Regj Uffizj del Bollo, del Ec~ 
gistro e della Posta , e gli stabilimenti dei Banchieri Fensi e comp. 
Morelli e Giuntini, Mondolfi e Fermi, Causa e Viessieux, e Bellini 
e comp. Non lungi trovansi ancora tutti i Tribunali civili e criminali, 
ed i fondachi dei primarj negozianti , per lo che riunendo al bello le 
utili comodità, essa riguardasi come il sito più apprezzabile di 
Firenze. 

In mezzo alla Piazza dctpa del Duomo ammirasi con sorpresa 
da tutti la meravigliosa fabbrica della METROPOLITANA che la 
Repubblica e quindi l' arte della Lana vi facevano costruire ad Ai- 
nolfo di Lapo nel 1 298. 

Egli architettò questo augusto tempio in croce latina a tre 
navate condotte a volta sopra un arca di braccia quadre 22,1 18, e 
l'ardimentoso Brunell escalo decorò di svelta e grandiosa cupola ot- 
tagona larga 78 braccia da un angolo all'altro, con la quale diede- 
g:i 202 braccia di altezza. La lungezza è braccia fiorentine 260 
e soldi diciotto ? la larghezza 67 e 2 soldi. — La fabbricazione di 
questo sacro edilìzio, comprese diverse interruzioni, durò 176 anni, 
e vi furono impiegati successivamente gli architetti Arnolfo, Giotto, 
Taddeo Gaddi , Andrea Or ragna, Lojchzo Filippi, e Filippo 
Brunelleschu — I pregi di cui esso fa mostra, per la ricchezza 
dei marmi dei quali e incrostato al difuori, e per la solidità e va-* 
ghezza mirabile dell'architettura, che allontanandosi dallo stile go- 
tico si avvicina a quello romano, sono tanti e tali da far sì, che esso 
ne abbia pochi che lo sorpassino e molti a se inferiori. La maestosità 
dell' interno, l'armonia delle parti , la santa venerazione che ispira- 
no le sacrate pareti ed i splendidi ornamenti, elevano all'alto Fan imo 
di chiunque vi entra, e ben pago vi rimane l' osservatore, all'occhio 
del quale si offrono capi d'opera di valentissimi artisti. Qui con- 
servaci sculture stupende del Bandi //e Ili ', di* Donai elio , del San- 
sonino, di Michelange'o, di Giov* delVOpcrd, di Vincenzo Rossi, 
del Ghibcrii, e di molti altri tra i migliori scultori antichi. — Sono 
di pregio sommo gli affreschi coi quali Giorgio Vasari espresse i 



7 * 

Profeti nella sommità della cupola; ne inferiori nel merito sono 
quelli coi quali lo Zuccheri fregiò ogni rimanente di essa, tirando 
gran partito dalla Divina Commedia di Dante nel concepirne il di* 
segno. Le tavole che il nominato Zuccheri > Taddeo Gaddi, 
Santi di Tito, il Passionano, il Balducci, il Poccctti ed altri 
valentissimi pittori collocarono sugli altari delle cappelle, sono sti- 
mabilissimi; ed hanno gran pregio i basso rilievi e gli ornati che 
Donatello e Luca della Robbia eseguirono nelle sagrestite e negli 
ovati sopra le porte di esse. 

Le dipinture e le sculture, che vedonsi nelle pareti delle navate 
laterali, tengono sempre viva la memoria come degli artisti che le 
eseguirono, così dei sommi che per virtù, scienza e coraggio di ogni 
maggiore onore si resero degni. Nella parete dalla parte di mezzo* 
giorno gli scultori Buggiano, Benedetto da Majano, Jacopo 
Orcagna r \\ Carradori ed il Ferruzzi eseguirono i monumenti di 
Bruncllesco, di Giotto, di Piero Farnese, di Gius. Bencivenni Pelli, 
e del Ficiho restauratore della filosofia platonica; e Lorenzo Bi- 
ci dipinse gli altri di Fra Paolo Mai sili e del Card. Corsini. Dalla 
parte opposta i pittori Orcagna, Paolo Uccello e Andrea del 
Castagno condussero a colori dei quadri per tributare onoranza 
a Dante, a Niccola da Tolentino e a Pietro di Toledo viceré di Na- 
poli; quindi ne seguono il mausoleo dell'Ottobuoni , o come altri 
vogliono di Currado figlio dell'I mp. Enrico HI ; e finalmente il de- 
posito dello Scuarcialupi rinomato fabbricante di Organi, esegui- 
to da Benedetto da Maja no* 

L'impiantito di tutto quanto il santo edifizio è condotto a 
marmi di varj colori spartiti con ben inteso disegno da Michela n^ 
gioloy da Francesco da S. Gangallo e da Giuliano di Baccio 
d'Agnolo. 

In questa Cattedrale, il Pontefice Vittorio II adunò un con- 
cilio nel io55, Pasquale II ne tenne un altro nel i iof, ed Euge- 
nio IV nel i4^9 ne convocò un terzo di Greci e Latini. 

Serve di campanile alla detta chiesa una sveltissima torre 
quadra architettata da Giotto con gusto sorprendente, che forma il 
più bell'ornamento della bellissima piazza. Si alza questa i4o brac- 
cia da terra, è tutta incrostata di marmi di vario colore spartiti 
secondo la maniera tedesca, ed è ornata di bassorilievi e di statue di 
sommo pregio; essendo quelli e queste lavori di Donatello, efi Gioì- 



71 

tino, Ai Niccolo, Aretino, Ai Andrea Pisano, Ai Andrea- di 
Stefano , e di Luca della liobbia. Questo stupenda monumento 
di architettura sorprende chiunque l'osserva, e agli stessi cittadini 
sembra ogni dì più hello* x 

In uno dei fabbricati che fiancheggiano la piazza dalla parte di 
mezzogiorno, incavatevi appositamente due nicchie, il valentissimo 
Luigi Pampaloni vi colloca sedute sopra eterna base le statue di 
Arnolfo e di Brunellesco autori del magnifico edifizio che da il no- 
me alla piazza, e fu rimeritato di grandissime lodi. 

In faccia al nominato tempio vedesi il Battistero di figura otta- 
gonale fabbricato fin dai tempi dei Longobardi , cui poco o nulla ri- 
mane oggi dei suoi primitivi ornamenti. Gli artisti Iacopo da Toi* 
rita, il Gaddi, il Tqfi ed il Baldovinetti lo abbellirono con mo- 
saici nell'interno; Arnolfo lo incrosto di marmi bianchi e neri aldi- 
fuori; Donatello , Michelozzo e Sansovino lo arricchirono di pre-» 
gievolissime statue in brónzo; e Andrea Ugolini pisano, ed il Ghì- 
berti fiorentino ne scolpirono le tre porte storiate parimente in bron- 
zo, la principale delle quali condotta dalGhiberti fu daMichelagnolo 
tanto stimata, che sebbene parco in lodare altrui , non dubitò di giu- 
dicarla degna del Paradiso. — Le due Colonne di porfido poste lateral- 
mente alla detta porta attestano la lealtà e modestia con cui i Fio- 
rentini custodirono la città ai Pisani assenti per la conquista delle 
Baleari, e le catene ad esse appese posteriormente segnano uri trionfo 
marittimo riportato dai primi sopra di questi. 

Là' Piazza di S.Crùcp decorata di elegante fontana disegnata 
da Pietro Baldi nel 1816 è spaziosa, vagamente adorna all'intorno 
di sedili di pietra tramezzati da colonnini, e fiancheggiata da de-* 
centi fabbricati. Tra questi ammirasi la casa dell' Antella avente 
nella facciata pregevoli affreschi a colori, e a chiaro-scuro di Giv~ 
vanni da S. Giovanni e di 12 altri pittori contemporanei di lui, 
eseguita in meno di un mese sul disegno dell' architetto Giulio 
Parigi. 

In fondo a questa piazza vedesi la vastissima chiesa detta di S. 
Croce unita al grandioso convento dei Conventuali', fabbricata in 
croce latina a tre navate nel 1294 da Arnolfo. E questo un tempio 
degno di esser veduto per i moltiplici monumenti delle arti belle che 
in ogni tempo valentissimi artisti vi collocarono. Cimabue, Giotto, 
il Caddi, lo Stamina, il Lippi, il F asari, V Allori, il Passi* 



? 2 

guano , il Cigoli e modernamente i Sahatelli Francesco « Giù*- 
seppe ed il Martellila lo adornarono di affreschi e di tavole di somm- 
ino pregio. — Destinato ad essere il Panteon degl' Italiaui y eeleber* 
rimi scultori gareggiarono nel guarnirne le .pareti di splendidi mau- 
solei, alzati colà per eternare il nome dei sommi che illustrarono la 
patria, o che per virtù furono allogati tra gli uomini illustri Ivi 
pertanto ammiranti le tombe, di Michelagnolo , di Dante, del Ga- 
lileo, del Machiavello, di Leonardo Bruni, del Micheli, del Fan- 
toni , dell' Alfieri e di molti altri saliti in fama, dei quali quei muti 
sassi parlano alla posterità per opera dei Donatelli, dei Benedetti 
da M afono, dei Foggila, dei Francovilla , dei Canora, dei Micci 
e di tanti altri celcbratissimi scultori. 

Nei chiostri contigui , ove Brunellesco architettò la maestosa 
Cappella dei Pazzi, oltre un infinito numero d'iscrizioni sepolcrali 
che ne ricoprono quasi tutto il pavimento e le pareti , veggonsi pure 
altri modesti, ma eleganti sepolcri condotti in marmo che richia- 
mano P attenzione di coloro che visitano quel sacrato cimitero. 

La Chiesa di S. Spirito esistente di là dall' arno in fondo ad 
una decentissima piazza, che da essa prende il nome, merita di esser 
annoverata tra le primarie d'Italia. 

Brunellesco architettò questo tempio in croce latina a tre na- 
vate sorrette da svelte colonne con tanta maestria, che accoppiando 
alla grandiosità l'eleganza, lo condusse magnifico ed oltre ogni 
credere bello. 

Nel mezzo della crociata sorgono splendidi pei finissimi marmi 
l'Altare ed il Coro disegnati dal Coccini ; e sono di ornamento alle 
cappelle, dalle quali è contornata la chiesa, stupende tavole ed al- 
tre dipinture del Poccetti, dello Stradano e di altri famosi tra i 
pittori. La Sagrestia col suo vestibulo è architettura del Cronaca e 
le pitture appartengono al Bronzino ed al Lippi. — Baccio d? Àn- 
giolo alzò il campanile ed ebbe parte col Buont aleuti nella fabbri- 
cazione dei Chiostri e del vasto Convento unito alla nominata, chiesa. 

S. Maria Novella con l'annesso vastissimo Convento è un edi- 
lìzio che in riguardo non ai tempi felicissimi per le belle arti ; ma 
alle persone che lo idearono e condussero a fine , desta sorpresa , e 
appaga la curiosità di qualunque valente artista che voglia conside- 
rarlo per ammaestrarsi. Quattro Religiosi Domenicani, non sacerdoti 
ma laici, immaginarono questo sacro tempio, e nel 1278 ne incornili- 



* 3 

crarouo la fabbrica lione.—C/ma/^e, TIP. Uccello, il Dello, V Gr- 
eagna, il Ghirlandaio, il Bronzino , Santi di Tito, il Vasari il 
Li g no t zi, il Fingati, il Passionano, il £i/t/h e più modernamente 
il S abate II i f stare, tutti pittori d'alta riputazione, decorarono questa 
chiesa di tavole e di affreschi pregevolissimi. Silvio, e Andrea da 
Fiesole, Benedetto Ar Ma jano,Brunellèsco,ììGhihertì,r Empoli 
ed *"/ Cacci ni scultori la ornarono con molte opere loro nell'interno, 
e L.B. Alberti vi disegnò la facciata, nella quale il cosmografo Do- 
nati domenicano collocò due stimabili monumenti astronomici. 

La piazza che si apre avanti questa chiesa è alquanto vasta, i 
fabbricati che la recingono sono decentissimi, il loggiato di S. Paolo 
che vi corrisponde è lavoro stimabile di Bruncllcsco, e le due guglie 
di marmo alzatevi nel mezzo torrette ciascuna da quattro tartarughe 
gettate in bronzo dal bravissimo Gian Bologna sono belle a vedersi. 
Essa vien ridotta annualmente un. Anfiteatro nel quale si eseguisce 
il palio dei cocci) i nel giorno che precede la solennità di S. Gio- 
vanni protettore della città. 

S. Lorenzo R. Basilica riedificata da Giovanni di Bicci e da 
Cosimo il Vecchio, dei quali vi rimane decoroso mausoleo, fu ar- 
chitettata da Bruncllcsco a tre navate sorrette da belle colmnc di 
macigno, e abbellita con tavole e dipinture dal Rosselli <\à\ Sogli ani 
dsilVEmpoh', dal Bronzino e da molti altri che decorarono coti esse 
le 20 cappelle che ammiransi in questa chiesa. Anche Donatello coi 
suoi scolari, il V arrocchio, Desiderio da Setti guano e altri vi col- 
locarono sculture degne di loro, ed i moderni artisti chiamativi dagli 
angustissimi Principi, oltre avervi alzato un bell'altare tutto itici o* 
6 tato di pietre dure con vago diseguo spartite, pensano al n. odo di 
aumentarle pregi e bellezze. 

In fondo di questa vedesi splendidissima la gran Cappella dei 
Principi ideata da Cosimo I e disegnata dal Principe D. Giovanni per 
racchiudere le tombe dei Sovrani della Casa Medici. Essa è tutta 
incrostata di marmi finissimi e di pietre dure. Le grandiose arche 
di granito e di porfido inalzatevi non possono essere più maestose; 
e benché essa sia tuttora in fabbricazione e non vanti elegante ne ben 
inteso disegno, tuttavia è tale e tanta la magnificenza degli orna- 
menti, e delle rarità raccoltevi e preparate per decorarla, che io 
credo possa asserirsi non esservene altra che la superi in grandiosità 
e .ricchezza. — Apresi sopra essa imponente una cupola spartita in 



V 



74 

otto grandi spicchi, quanti tòno flati del sacrò edificio , recente» 
mente dipinti a fresco dal Benvenuti e contornati di dorature con** 
dotte nella maniera la più ricca. 

Unita alla medesima Basilica trovasi altra cappella che Cle- 
mente VII fece costruire a Buonarroti per dare onorevole sepoltura 
a Giuliano e Lorenzo dei Medici suoi nipoti, nella quale il divino Mi- 
chelagnolo facendola da architetto e da scultore, lasciò i più bei 
monumenti per dichiararlo impareggiabile nella architettura, e sopra 
tutti valente nella scultura. Qui aspettano decoroso collocamento le 
ceneri di Ferdinando HI e quelle della umanissima Granduchessa 
M. Anna Carolina con le angeliche spoglie di una figlia rimasta per 
poco a lei superstite. 

La Chiesa della SS. Annunziata fu edificata fino dal 1262. Di 
questa se non è pregievole V architettura delle pareti laterali , è cer- 
tamente bellissima quella della tribuna cui diede opera X Alberti*, e 
di raro pregio sono le pitture con le quali Andrea del Sarto, V Em- 
poli y il Perugino, lo Stradano, il frignali ,il Bosselli, il VoU 
terra no ed il Francaòigio, contrastandosi tra loro la prevalenza, 
decorarono le cappelle e il grandioso vestibulo della chiesa, ed i ma- 
gnifici chiostri dell'annesso Convento dei Servi di Maria. L'altare 
a padiglione della B. Vergine è opera del Michelozzi eseguita nel 
i448 ; e le sculture in marmo ed in argento die riccamente Io ador- 
nano sono del Bandinelli e di Giulio da S. Gallo. — Il loggiato 
esterno di questa chiesa è disegnato dal Caccini. 

La non grandissima ma vaga piazza che apresi avanti a questa 
chiesa è lateralmente fiancheggiata da loggiati sorretti da Svelte co- 
lonne di pietra e sormontati da fabbricato. Bruncllesco architettò 
quello a sinistra a spese dell' arte della seta nel secolo XV , e po- 
steriormente Antonio da S. Gallo edificò l'altro a destra. Una statua 
equestre in bronzo gettata da un allievo di Gio. Bologna coi metalli 
marziali tolti ai Turchi dai Cav. di S. Stefano, collocata nel mezzo 
di essa, le aumenta maestosità; e due fontane condotte a bronzo 
e marmo sotto la direzione del Tacca le sono a decoroso or- 
namento. 

La chiesa di S. Ma reo racchiude pitture dei più celebri ar- 
tisti. L'Architettura di essa è quasi tutta di Gio. Bologna di cui vi 
si conservano egregie sculture. Tra i pittori che concorsero a fregiar- 
ne le pareti, le cappelle e le cupole, si distinsero il Ferri, Santi di 



Tito, il Boschi, il Frate 9 Giovanni An p elico, il Passionano, 
V Empoli, il Bronzino, il Cigoli ed altri molti loro contempora- 
nei. — In questa chiesa esistono i mausolei di Pico della Mirandola 
e del Poliziano. 

Il convento vastissimo Unito alia chiesa fu incominciato nel 
1437 e condotto a termine nel i45i col disegno di Michclozzo Mi- 
che lo zzi. Qui ebbe quartiere per qualche tempo S, Antonino; Cosimo 
padre della patria vi abitò ih diverse epoche; e come repubblicano 
qui manifestossi il Savonarola dopo la morte di Lorenzo il Magni» 
fico, che ve lo aveva richiamato per la fama che risquoteva dì 
alto sapere. 

Orsanmichcle, oggi chiesa parrocchia le, fu in principio un 
loggiato, destinato ai mercati del grano r d<lle biade, edificato dalla 
repubblica nel 1 284 con disegno di Arnolfo. Danneggiato questo edi- 
fizio dall'incendio che suscitassi in Firenze nel i3o4> fu con nuovo 
disegno di Giotto ricostruito nel 1 309 con fabbricato sovrapposto 
tutto incrostato di pietra : e finalmente a causa di miracoli operati 
da una imagine di Nòstra Donna esistente in uno dei pilastri del 
loggiato mentre Firenze era spopolata dalla peste del i447> ^ a R°~ 
pubblica convelli questo locale io un tempio chiudendone le arcate, 
e vi collocò la detta immagine in splendido tabernacolo che V Or- 
cagna con altri del suo tempo maestrevolmente scolpirono. 

Nell'interno vi sono buone pitture ;e oltre l'altare della Ver- 
gine scolpito in marmo da Gio. Bologna, vedesi nell'altare mag- 
giore, un bellissimo gruppo in marmo condotto da Francisco da 
S. Gallo esprimente S. Anna, la Vergine ed il Divino Pargolo, che 
il comune di Firenze volle inalzare nel i34g per eternare la memò- 
ria della cacciata del Duca di Atene. 

Le statue in marmo ed in bronzo, che riempiono le nicchie al- 
l'esterno di questo maestoso edifizio, sono di Donatello, di An- 
tonio di Banco , del Ghiherti , di Mino da Fiesole, di Gio. Bo- 
logna e di altri impareggiabili artisti. — Questo fabbricato è alto 
80 braccia e nella parte superióre racchiude V Archivio generale 
di tutti i pubblici contratti.. 

Moltissime sono lealtre^chiesc aperte nella città, tutte merite- 
voli di singoiar menzione; ma la prefissami brevità non conceden- 
domi di parlare di tutte; sarà bastante ch'io ricordigli oggetti d'ar- 
te più pregievoli che nella maggior parte di esse si conservano. 



76 

% La chiesa del Carmine contiene i dipinti di Masaccio e di 
Masolino nella cappella della Tergine, rispettati dalle fiamme nel* 
l'incendio cui soccombette la detta chiesa nel 1 771, e quelli di Luca 
Giordano , del Vasarj e del Poccelti eseguiti dopo la rifabbri- 
cazione dì e$s*. — - S. Trinità edificata nel IX. secolo, restaurata 
nel XIII da JXicco'a Pisano, e decorata di facciata e di presbitero 
dal Buoni alenti, olire prcg j di architettura molto stimabili. — La 
chiesa dei SS. Apostoli è ragguardevole per la sua antichità, essen- 
do anteriore all'ottavo secolo , e per le sculture e pitture eie racchiu- 
de del Cacciai e del Poccelti. Br mieli esco trasse da questa la ma- 
niera di condurre in bella forma le chiese di S. Spirito, e di S Lo- 
renza.- — Nella chiosa di S. AL Maddalena conservansi i più belli 
affreschi del Rigetti. — In Badia esistono due depositi scolpiti da 
Mino da Fiesole, affreschi di Giotto e quadri stupendi di Giorgio 
Vasari e del Lippi * e fra i valenti pittori che colorirono a fresco 
nei chiostri del Convento annesso, contasi ancora il Bronzino* 
-— Nella chiesa di Ognissanti lavorarono maestrevolmente il Gam- 
bcrucci, il Ghirlandaio , il Botticelli, il L'gnozzi e Giovanni 
da S. Giovarmi. — In S. Felicita architettata dal Vigmda vi 
dipinsero egregiamente il Pochetti e Giovami* da S. Giovanna 
— - A S. Ambrogio, Mino da Fiesole ornò la cappella del Miracolo 
di sculture, ed il fì osseli i vi dipinse la Processione. — In S. Maria 
Maggiore vi sono sculture del Caccini, affreschi del Volterrano, 
e dipinti del Poccetti e del Pas ugnano. Qui ebbero onorevole 
tomba Brunetto Latini maestro di Dante, e Salvi uo degli Armati in- 
ventore degli occhiali nel secolo XIII. — In*?. Lucia Luca della 
Bobbia pose i suoi primi lavori, e coi suoi capi d'opera decorò il 
Presepio che esiste nella chiesa delle Poverine. —-La chiesa di S. 
Gaetano rimodernata nel XVII secolo sotto la direzione del Ri- 
getti y del Silvani e di Pier Francesco suo figlio, fu decorata di 
buone statue e dipinti bellissimi del Bosselli, del Vannin*, del 
Lippi e di altri valentissimi artisti. — Santi di Tito effigiò la Ver- 
gine in S. Stefano. — • Il Corradi colori il S. Francesco Saverio 
in S. Giovannino* — Giovanm da S.. Giovanni ornò di affreschi 
S. Felice. — Il Gabbiata dipinse la cupola a Cestello. — Nella 
chiesa della Madonna dei Ricci vi sono tavole di Giotto e del 
Gamberucci, ed il loggiato che vi è al difuori fu disegnato dal Sil- 
vani. — A Bonifazio lavorò il Perugino; a 5. Giuseppe, Santi 



77 
dì Tito, a S. Egidio, il Volterrano, a 5, Lucia sul prato il GfaTw 
landnjo, ed in molte e molte altre chiese celeberrimi artisti l'opera 
loro egregiamente impiegarono* 

Rivolgendosi dai sacri edifizi ai profani pubblici e privati che 
fiancheggiano le altre piazze e le numerose vie della città, perlo pia 
ampie e tutte ben selciate, molti di essi fanno mostra di grandio- 
sità e splendidezza , e ogni rimanente presenta buon gusto e decenza. 

Vasto ed oltre ogni credere magnifico è oggi iPpalazzo che 
Luca Pitti fabbricava nel i44° con disegno di Bruncllcsco, di- 
venuto poscia residenza dei Granduchi nel i5^g. Tutti quanti i 
Regnanti che vi ebbero la reggia pensarono ad abbellirlo, e tali e 
tanti ornamenti ed amplificazioni vi eseguirono, che anche presen- 
temente la gran fabbrica non è interamente compita : con tutto ciò 
vedendolo tutto condotto a bozze di pietra forte incrociate alla 
rustica, decorato di grandiosi rondò sul davanti, e di uno splendido 
cortile con fontana e grotta sottocosta architettato mirabilmente 
dall' ammarinato ai tempi di Cosimo I, desta sorpresa in chiunque 
lo ammiri per la vastità, vaghezza, solidità e magnificenza. Alle 
bellezze esterne corrispondono le interne comodità e gli addobbi 
splendidissimi dei reali appartamenti. La Galleria di quadri che 
occupa la metà delle sale del primo piano , non ha forse la pari tra 
le altre dei Regnanti di Europa. In essa, oltre un infinito numero 
di originali in pittura a olio di pregio iufinito, e di affreschi dei più 
rinomati pittori con altri preziosi oggetti di belle arti , ammiratisi 
una Venere scolpita in marmo da Canova, ed una Carità condotta da 
Bari oliai ,che sono riputate i capolavori di questi due classici artisti. 
La libreria che ha il Principe in questa sua reggia è delle pia pre- 
ziose per la moltiplicità dei volumi, per la rarità delle edizioni, per 
il lusso delle legature, e per la diligentissima manutenzione* 

Da questo palazzo che resta oltrarno, mediante un corridore 
che si estende per circa un mezzo miglio , Cosimo I si fece aprire 
una comunicazione col Palazzo Vecchio di qua d'Arno, affidandone 
la edificazione a Giorgio Vasari nel 1 564» 

Contiguo al grandioso Palazzo Pitti apresi vasto giardino det- 
to B oboli che occupa i46 stiora di terreno. Qui formano delizioso 
contrastola collina ed il prato, il bosco ed il coltivato. Un numero 
immenso di statue fa ricco ornamento agli ombrati viali , ai scoperti 
passeggi e alle ricche vasche e fontane che qua e là s'incontrano* Bel- 



78 

lissima tra queste ammirasene una in mezzo a spaziosa vasca condotta 
da Gian Bologna, il quale sopra un bacino di granito della circonfe- 
ronza di 4° braccia , alzò felicemente una statua colossale di marmo 
rappresentante l'Oceano, con tre statue" sedute esprimenti il Gange 
il JVilo e T Eufrate cbe versano acqua. — Riunito a questo ameno 
giardino trovasi l'Orbo Botanico ricchissimo di piante rare, da cui 
si ha T accesso al Museo di Fisica e di Storia Naturale, ove è 
riunito ciò che appartiene ai tre regni della natura': opera che i 
Medici incominciarono, e Pietro Leopoldo e suoi augusti discendenti 
perfezionarono. Trovansi in questo Museo una quantità di macchi- 
ne e di strumenti fisici, parte dei quali appartennero alla soppressa 
Accademia del Cimento, e parte furono provveduti dalla munificenza 
sovrana, che volle seguire il progredimento della scienza con 
r acquisto delle macchine che giornalmeute vengono di nuovo ri- 
trovate. In un magnifico salone costruito alla memoria dell' immor- 
tai Galileo conservasi il telescopio da lui stesso inventato, col quale 
scoprì le macchie nel sole , i monti nella Luna , i Satelliti di Giove 
ed un sistema uuovo nel movimento dei corpi celesti. .Quindici sale 
di questo Museo sono ingombrate da preparazioni anatomiche in cera 
nella massima parte lavorate portentosamente dal celebre Clemente 
Susini. Buon numero di stanze racchiudono uccelli, pesci, rettili., 
polipi, e conchiglie in numerosissima collezione, con quant' altro 
comprende la Zoologia. Imitato benissimo in cera vi si ammira 
spartito in varie sale quanto ha rapporto con la Botanica ; e otto 
stanze sono abbondantemente ripiene di minerali pregievolissimi 
per la quantità, per il volume, e per la scelta dei pezzi. 

Nella parte superiore di questo edifizio alzasi un Osservatorio 
astronomico e meteorologico diviso in più stanze, e provveduto di 
tutti gli strumenti necessarj della massima perfezione. Considerando 
adesso come riunito al real palazzo tutto ciò di cui io feci men- 
zione, quanto mai è grandiosa la reggia dei Granduchi di Toscana! 

Il palazzo detto anticameute dei Tredici Magistrati oggi 
Ujjtzjy è un edifizio stimabilissimo sovrapposto a grandioso e solido 
loggiato, che recinge una non larga ma prolungata piazza conti- 
gua a quella detta del Granduca , architettato dal classico Giorgio 
frasari nel i5(5i regnando Cosimo L 

Le statue che ingombreranno le 28 nicchie che Y architetto in- 
cavò nei pilastri interposti siile colonne che sorreggono la gran 



7a 

fabbrica esternamente, forma adessQ la occupazione dei migliori 
artisti che illustrano la Toscana a. spese di particolari, che spon- 
taneamente contribuiscono per V esecuzione di siffatta opera. 

I saloni che si aprono a terreno di questo fabbricato sono occupati 
dai Tribunali Civili e Criminali, dall'Uffizio generale dei Presti 
e dalla Zecca. Al primo piano trovansi la Segreteria del Regio 
diritto » 1' Uffizio dello Stato civile, lo Scritto jo delle Regie 
fabbriche ed altri pubblici archivi 5 e al terzo piano , ove una vol- 
ta fu spaziosa terrazza con delizioso giardino pensile sopra la Loggia 
dei Lanzi congiunta al detto fabbricato, trovasi oggi la pubbli- 
ca Galleria. 

Essa occupa 2 corridori paralleli lunghi 24° braccia ciascu- 
no, riuniti da un terzo molto più corto, e 20 sale cui essi danno 
T accesso* 

La moltiplicità e rarità delle sculture in marmo, e dei getti 
in bronzo antichi e moderili, il pregio dei dipinti di ogni scuola da 
Cimabuc e Giotto fino a noi , il numero dei disegni, la ricchezza del 
Medagliere e la rarità di tanti altri oggetti d'arte, che dall'incomin- 
ciametito del Principato fino a noi, il genio e la munificenza dei So- 
vrani seppe raccogliere in questo pubblico Museo, gli danno il pri- 
mato su tutti gli altri di Europa. 

Le volte dei corridori sono fregiate di eccellenti affreschi rap- 
presentanti i ritratti degli uomini illustri in armi, ed in lettere, di- 
stribuiti per ordine di tempo, con quelli di personaggi di alto merito 
appartenenti alla storia toscana. Le pareti oltre avere stupen- 
di quadri antichi e moderni da cui vengono ricoperte , sono decorate 
di un numero di sarcofagi antichi, presso i quali vedonsi i busti degli 
Imperatori romani e delle loro famiglie, con altre 70 rarissime statue 
antiche e buon numero di moderne, condotte dal Bandinelli , dal 
Buonarroti y dal Sansoyino, da Donatello e da altri che valevano 
a porre le opere loro accanto a quelle dei Greci, senza cader di 
fama.— 'Due sale contengono getti in bronzo antichi, non esclusi al- 
cuni etruschi, e stupende copie di statue vetuste eseguite parimente 
in bronzo dal S old ani y dal Cellini, da Gio. Bologna, da. Donatello 
e da altri valènti scultori, con una copiosissima raccolta di vasi etru- 
schi di terra cotta, di urne sepolcrali, di lampade e di altri utensili 
di simil genere. — In un salone appositamente costruito da Pietro 
Leopoldo ammirasi la portentosa statua della Niobe con quelle 



della sna sventurata famiglia, che sono veri modelli dello stile 
Mime fiorente avanti Prassitelc. — In altra «ala di figura ottagoua 
architettata dal Buon* alenti, con cupola ornata di madreperle dal 
Poecetti, detta la Tribuna, conservanti i capi d'opera di scultura 
e di pittura i più pregievoli. Qui ammirasi la Venere di Guido, 
detta dei Medici, cui fanno magnifica corona un apollo di marmo 
pano; un arrotino in cui gli eruditi ravvisano lo Scita che scorticò 
il satiro Mania; due Lottatori ed un Fauno, statue tutte del mi- 
glior secolo della scultura antica. Alle pareti riccamente addobbate 
pendono sei quadri di Raffaello, due del Guercino, uno di Mi- 
ch cianciolo , due di Tiziano ed altri del Panni giano, di Andrea 
del Sarto, di Guido, del Ricciarelli, di Carlo Veronese, del 
Caracci, del Lanfranco, del Perugino, di Fra Bartolommeo, 
del Correggio, di Leonardo da Vinci, di Giulio Romano e di 
Rubens, i quali dipiuti sono di tanta sublimità e perfezione, che 
uniti ai capo lavori di scultura antica accennati, costituiscono essi 
soli un cospicuo museo. — Molte altre però sono le sale occupate da 
quadri di ogni scuola e di ogni genere, decorate di statue, di vasi rari 
e di bellissime tavole di scagliola e di alabastro orientale. — Tra i 
moltiplica dipinti di vago e ben inteso colorito della Scuola Vene- 
ziana sono mirabili le brillanti composizioni del Tiziano, di Paolo 
Veronese , di Giorgione e di Bellino fondatori di questa celebra- 
tissima scuola. — Nella sala della Scuola Francese primeggiano le 
opere del Passino, di Fabre di Montpelier , e di Vcrnet.— Tra le 
opere della Scuola Olandese» somiglianti nella maniera ai dipinti 
dei Fiamminghi, ve ne sono delle premiabilissime, e la sala che le 
contiene racchiude ancora belle tavole di alabastro orientale e 
sculture antiche, tra le quali un Morfeo del più bel secolo della scul- 
tura greca. Dei Fiamminghi sono oltre 70 gli originali degni dei loro 
autori; Rubens e Van~Dyck però vi hanno le più belle opere di 
qnel genere caratteristico. — Diverse furono le scuole della pittura 
in Italia, e tutte vantarono classici fondatori e maestri; e di queste 
pure si vede adorno un salone , nel quale sono bellissimi a vedersi i 
quadri dei Pittori romani, i quali se poco curaronsi del colorito , 
ebbero gran lode per la sublimità e per la grandezza dimostrata nei 
loro dipinti corretti nel disegno, eleganti nella composizione e ve- 
rissimi nella esperessione e nelle attitudini. Della scuola fiorentina 
foudata da Leonardo da Vinci e dal Buonarroti vi si osservano 



8f 
quadri dei suoi fondatori e degli allievi loro, di una maniera franca 
e rigorosa, e di una sublimità straordinaria unita a vaghezza di co- 
lorito. I Lombardi che seppero riunire tutte le qualità che rendono 
la pittura perfetta, imitando gli antichi per la finezza del diseguo, e 
la natura per la verità, espressione e leggiadrìa di colorito, vi col- 
locarono oltre 90 meravigliosi dipinti; le opere del Correggio e dei 
suoi allievi Parmigiano, Scindane, Carocci, Guido Reni, il 
Guerrino , Domcnichino , Paolo Veronese e Salvador BosaoU 

r 

tengono però il primato su gli altri di questa accreditatissima scuola. 

La Scuola Toscana vanta pure artisti di vaglia , e delle opere 
loro riempie due grandi sale , nelle quali meritano speciale osserva** 
zione i quadri di Giorgio frasari, dei tre allori, di Fra B. della 
Porta, di Leonardo da Vinci, ài Andrea del Sarto, di Carlo 
Dolci, del Cigoli, del Pont ormo, del Ghirlandaio , del Bronzino 
e di altri tra i nostri che vi lasciarono splendidi monumenti della 
sublime loro maestrìa. 

Molti altri sono i quadri e le sculture che in altre sale osser- 
vanti , di cui troppo lungo sarebbe ridirne il numero ed i pregi. Ol- 
tre queste opere peraltro, trovasi in due di esse la collezione dei ri- 
tratti dei pittori eseguiti da loro stessi, la quale puòdirsi runica, e già 
conta circa 4<>o originali. In una di queste sale conservasi ezian- 
dio una tavola di pietre dure, della quale si occuparono 2 a valentis- 
simi artisti per anni 26 senza interruzione, che virn riputata il più 
ricco lavoro di questo genere. In altra sala adorna di quadri a olio e 
di tavole in pietra dura, conservasi una numerosissima collezione di 
disegni da Cimabue fino agli ultimi maestri, e dei forestieri fino a 
Mongcs, che racchiudesi in 162 volumi, unitamente ad una bella 
raccolta di stampe di singolarissimo pregio, e a tante carte rappre- 
sentatiti l'interno della Galleria nello stato in che vedevasi circa l 'a li- 
no 1^50, toccate in penna dal P. Benedetto de Grcys stato al ser- 
vizio di Francesco II. 

In un gabinetto ornato di 4 eolonne di alabastro orientale, e 
di altrettante di verde antico, conservansi le pietre preziose incise, 
che sono oltre 4ooo pezzi, di pregio inestimabile per la rarità, per 
il valore e per la prespicuità dei lavori che in molte di esse, esegui- 
rono E pili n cario , S olone e Bestiaio* — In altre sale destinate a 
contenere il ricco Medagliere antico e moderno del Principe 
vedonsi circa i5 mila tra medaglie greche e romane, e monete di 

9 



84 

tati soltanto tra i moderni il Palazzo Borghesi in Via del Palagio,, 
e quello OrJandini presso S. Maria Maggiore, die sono i più cospicui 
tra questi , apparirà nondimeno quanto a buon diritto Firenze sia 
qualificata la sede delle arti belle, in riguardo a cosi splendidi mo- 
numenti. 

Di vaga forma nell'interno e decenti all'esterno sono , gli otto 
teatri che stanno aperti in questa città a ricrearne la popolazione* 
Il maggiore di questi, spettante all'Accademia degl' Immobili (Per* 
gola) con 1 16 palchi repartiti in 5 ordini è capace di a5oo spetta- 
tovi. — Il secondo dell'Accademia degl'Intrepidi (Teatro Nuovo) è 
parimente a 5 ordini, ha 106 palchi, e puè contenere circa 2400 
persone. — Ne segue il Teatro alfieri appartenente all'Accademia 
dei Ji isoluti con cinque ordini di palchi, nel quale capiscono 1700 
spettatori. — Il Teatro degl' Infuocati (Cocomero) cui sono riunite 
le Stanze Civiche ha 81 palchi spartiti in 4 ordini, e può contenere 
oltre mille persone. — L'Accademia dei Solleciti ne tiene aperto 
un altro in Borgo-Ognissanti capace di i4oo persone. — Gli accade- 
mici sotto il titolo Ai Arrischiati hanno teatro nella Piazza Vecchia 
di S. Maria Novella con 4° palchi divisi in tre ordini, in cui pos- 
sono entrare 800 persone. — Il teatro del Giglio con i5 palchi e 
due terrazze può contenere 900 persone. — Oltrearno vi è il teatro 
Goldoni con Arena diurna e stanze, saloni e giardini annessi. Il 
teatro ha 80 palchi distribuiti in 4 ordini, ed è capace di 1600 
spettatori 5 l'arena ne può contenere i5oo. 

11 Casino dei JSobili avente un giro di buon numero di stan- 
ze, è situato in un bel punto della città, ed è mantenuto con la pos- 
sibile decenza. 

Se non pochi sembrano in Firenze i luoghi per ricreare quelli 
che possono approfittarsi dei divertimenti, moltissimi sono però 
gl'istituti di beneficenza aperti a soccorrere alle bisogne del po- 
vero, cui può dirsi non mancare asilo in qualunque sventurato 
periodo della vita. 

A soccorso della umanità inferma e miserabile non mancano 
vasti Spedali provveduti di tutti i comodi per sollevarla. \S Arci- 
spedale di S. Maria Nuova fondato nel 1287 da Folco de' Por- 
tinaia può con tenere 1 1 00 malati. — Lo Spedale di Bonifazio fon- 
dato da B. Lupi di Parma nel 1377, e ingrandito latamente dalla F. 
M. di Pietro Leopoldo dà ospizio ai dementi, ricovera gì' invali* 



85 
di, riceve a curarsi i malati alla cute, od è spedale pei militari; - — 
Un altro Spedale aperto nelle case del Yespucci fino dal 1587 dai 
* Padri ospitalieri di S. Giovanni di Dio riceve malati di ogni con- 
dizione, ed ha 33 letti. — Lo Spedale degli Innocenti eretto 
nel 1421 riceve ad allevare ed educare i figli di quelli che non sen- 
tendo amore di genitori, o per colpa divenuti tali, possono senza 
ribrezzo abbandonarli nei primi istanti del viver loro. In questo 
medesimo pio stabilimento evvi V Ospizio di Matcrnità^cht ba per 
oggetto di accogliere le povere ed oneste madri a sgravarsi dei loro 
feti, onde istruire ed esercitare quelle che devono matricolarsi 
"in ostetricia.— Lo Spedale del Biga Ilo riceve i fanciulli abban- 
donati dà quei genitori cui li strappa di braccio una dura miseria , 
che li obbligherebbe a vederli perire di fame. 

Iti Orbct elio fondato da V. Alberti nel 1372 nascondono per 
un tempo determinato l'usurpato carattere di madre le vittime della 
seduzione. — La Casa Pia di S. Filippo Neri eretta da Filippo 
Frìraci nel 1669 raccoglie i fanciulli che vagando oziosi per le vie 
diverrebbero tristi. — La Casa Pia di Fuligno aperta nel 1800 
provvede alla correzione delle fanciulle miserabili inclinate al vi- 
zio: ~ Tre luoghi di ritiro di privata filantropica istituzione danno 
ricetto a quelle fanciulle o donne che lasciata la vita viziosa , bra- 
mano vivere lontane dalle occasioni e dalla colpa. — L'Opera di S. 
Mattino istituita da S. Antonino assiste con opportuni soccorsi i 
jtòrveri più vergognosi. — La Congregazione di S. Gio. Batista 
somministra pane, vesti e letti alle famiglie più povere, prevenen- 
done 1 la mendicità. — U Ospizio di S. Onofrio in Via Vangelista 
dà albergo ai poveri che ne mancassero per le ore della notte. — La 
Pia Casa di Lavoro aperta dal padre dei poveri Ferdinando HI 
nel 181 5, dà fraterno ospizio ai questuanti ed oziosi accattoni di 
qualunque età, e oltre un sano ricovero , un decente vestiario ed 
un vitto giornaliero conveniente, eglino hanno in essa istruzione 
morale , e scuola ed esercizio di non pochi utilissimi mestieri. 

Tre Monti di Pietà ed un Uffizio aggiunto (Arruoto) som- 
ministrano ai bisognosi quello che mancando loro il denaro , non 
potrebbero comprarsi se non facendo conto di quello che posseg- 
gono, salvandoli dalla indiscreta usura dei tristi, cui tutto ce- 
der à danno del misero. 

A compire il novero dei stabilimenti animati da fraterna cari- 



M 

ti, per non parlare di tanti altri, basterà ricordare la Compagnia 
della Misericordia. Il suo titolo la rende abbastanza commende- 
vole , ed i servigj caritatevoli cLe essa presta ai malati , ai miseri 
che per loro disgrazia fortuitamente incontrarono sventura, e a 
quelli che improvvisa morte coglie fuori della casa loro, o per tri- 
sto caso mancano ai vivi in qualunque luogo, la rendono così nobi- 
le e santa, da oscurarne i pregi cimentandosi a farne la dovuta 
lode. 

Alla educazione morale ed istruzione elementare del basso po- 
polo provvedono due Scuole di mutuo insegnamento e 3 Sale di 
asilo infantili mantenute dai particolari della città e favorite dal 
Governo. — / Padri delle Scuole Pie in ampio e ben ridotto lo- 
cale accolgono la gioventù studiosa d'ogni età e d'ogni classe, e dai 
primi rudimenti fino al corso completo delle matematiche superiori, 
le danno gratuitamente apprezzabile istruzione. 

Questi zelantissimi Padri preparano già altro locale oltrarno 
per giovare maggiormente alla gioventù che abbisogna d' istru- 
zione elementare. 

Neil' Arcispedale di S. M. Nuova sono aperte le cattedre di 
Medicina, di Chirurgia, di Chimica e di Botanica alle quali con- 
corre numeroso stuolo di gioventù, che alla professione di queste 
scienze brama di dedicarsi. 

La Scuola di Belle Ari floridissima e forse la prima d'Italia, 
offre ad ogni amante di esse istruzione e mezzi di apprendere quel- 
l'arte a cui sentesi particolarmente inclinato. 

. Le Femmine pure sono accolte in quattro Scuole normali ove 
ricevono gratuitamente istruzione morale e fisica ; e per le figlie dei 
facoltosi sono molti i Conservatori di educazione diretti da mona- 
che. A questi si aggiunge l'I. e R. Istituto della SS. Annunziata, 
fondato dalla fu Granduchessa M. Anna Carolina di Sassonia , e so- 
pravveduto ora dalle superstiti reali Principesse, per accogliervi ed 
educarvi le donzelle delle famiglie distinte. 

Agli amatori del sapere sono aperte in firenze quattro pub- 
bliche librerie. La Magi inocchi ana cioè nel palazzodegl Uffizi, ricca 
di grandissimo numero di volumi, di codici e di pergamene; la Rie* 
cardiana nel Palazzo Riccardi , ove risiedono le Accademie della 
Crusca, e dei Georgofili, contenente 18206 libri, 3590 codici; e 
oltre 4000 volumi di Miscellanee; la Mediceo Laurenziana piena 



«7 
di oltre 6000 codici manoscritti, e la Marucclliana contenente 
molti* volumi e codici utili singolarmente alla gioventù studiosa. 

, Tralasciando di parlare delle manifatture e del commercio di 
Firenze per averne fatto parola nel quadro descrittivo della Toscana 
al principio di questa seconda parte, chiuderò la presente compen- 
diosa illustrazione di essa rammentando i nomi dei sommi che la 
ebbero a patria. Ma tanti e tanto distinti furono essi in ogni ma- 
niera di sapere, che il solo nomiuarli occuperebbe non poche pagi- 
ne, laonde tra cotanto senno basterà ricordare soltanto, 6 Pontefici 
e 96 Cardinali ',trai personaggi distinti nella gerarchia ecclesiasti- 
ca; — L' liberti , Giano della Bella, YOttobuoni e Piero Caj:~ 
poni tra i sostenitori della patria;— -Brutiello Latini, Dante ali- 
ghieri , Guidò Cavalcanti ed il Petrarca tra i letterati ; — Dino 
del Garbo, Giulio Ficino e il Rusccllai coltivatori della Filoso- 
fia-;—! Villani, \\ Guicciardini e Machiavelli tra gli storici ed i 
politici; — il Vespucci i 9 il Falcucci, Santi degli Armati, Leon 
B+ Alberti, il Torricelli e Galileo tra i cosmografi ; — Y Or cagna, 
Michelozzo , Baccio d'Angelo , Mie bel angiolo , il Dosio, VAm- 
ni&nnato ed il Buontalenti tra gli architetti ;— Luca della Bob" 
hia , Donatello, il Ghi berti, il Celli ni, il Buonarronti e il Ban- 
d incili tra gli scultori; .— Cimatile, il Gaddi , il Pei rocchio, il 
Ghirlandaio, il Buonarroti, il Frate, Andrea del Sarto, il 
Bronzina, i tre Allori, il Poccetti , il Dolci e molti altri tra 
i pittori , i quali soli sembrano bastanti per legittimare a Firenze il 
titolo dignitoso di Atene d'Italia col quale viene distili ta. 



. PI8TOJA è città di antichissima origine, situata- alle falde 
delle diramazioni appenniniche nella valle del piccolo Ombronc, 
a 20 miglia a maestro da Firenze, sotto i gradi 28. 34' di long, e 
43. 56' di latit. Essa giace per la maggior parte in pianura, e nel 
rimanente sopra un rialto di agevole pendio. Le mura che attual- 
mente la cingono, ne segnano il terzo ampliamento, accaduto 
per avventura nel secolo XIII. Esse sono guarnite di bastioni negli 
angoli del quadrilatero che formano a lati disuguali, hanno un 
giro di miglia 3 '/»> c quattro sono le porte che. vi sono aperte. . 



88 

Latriate da una baiala le cose antiche, e passate tolto siletmo 
le luttuose catastrofi avvenute iu questa città nei testa calamitosi 
delle italiche divisioni , avendo essa pure, divisa in Bianchi e Neri 
latto correr le sue vie del sangue dei suoi cittadini , diremo che oggi 
per le ampie vie che la traversano, per gli ameni passeggi pubblici 
che apeonsi dentro e fuori delle mura, e pei ragguardevoli fabbri- 
cati che contornano le piazze e fiancheggiano le strade, essa è al- 
quanto vaga e gradevole a vedersi. 

Oltre 4° sono gli edifizi destinati al culto. Il Duomo esistente 
fino dal secolo V, eretto in Cattedrale vescovile nei VII, fa re- 
staurato con ottimo gusto da Nicco f ò pisano nel XHL Esso è con- 
dotto a tre navate con confessione sotto la tribuna e racchiude buoni 
affreschi nel coro, e pregevoli tavole sugli altari. Sono poi stima- 
bilissime le sculture che vi posero il Verrocclio alandovi un 
mausoleo al Cardinal Forteguerri 9 ed il Ferrucci collocandovi 
un fonte; come pure hanno pregio singolare l'altare di argento di SL 
Iacopo lavorato nel XIV secolo, l'antico pulpito di marmo, ed il ce- 
li ota fio del cclebratissimo Ci no. Da tre auni questo sacro edilizio é 
chiuso per eseguirvi degli abbellimenti onde renderlo maggiormente 
splendido. 

Avanti alla Cattedrale vedesi la chiesa di S. Gioi>anni 9 ove 
è il fonte battesimale, architettata in forma ottagona da Andrea 
Pisano , nella quale mancano ornamenti di pittura; ma conservanti 
un bellissimo pulpito di marmo ed una statua del santo Precursore. 

La magnifica chiesa della Umiltà è opera ài valenti artisti che 
vi lavorarono coutemporaueamente, e in particolare del Pitoni che 
ne fece il diseguo. La splendidezza degli ornamenti, il pregio dei 
dipinti e la bellezza delle sculture onde è fregiata desiano meravi- 
glia anche nelP intelligente artista. — Nella chiesa di S. Francesco 
vi sono buoni affreschi del Capanna; ed in quella di S. Domenico 
dipinse Fra Bartolommco. Le chiese di S. Pier Martire, di 5. 
Paolo , di S. Andrea e di S. Bartolommeo appellano al Vili se- 
colo; le altre sono tutte decenti e decorosamente ornate. 

Dei numerosi conventi che nei tempi andati erano aperti in 
Pistoja, non rimangono oggi che quello dei Francescani, l'altro 
dei Cappuccini , un conveuto di Benedettine ed uno di Domeni- 
cane con Conservatorio, ed un terzo delle Oblatc della Madonna 
del Letto, che assistono alle povere malate nello Spedale maggiore» 



«9 

■>■ • Molli sono i Eletti idi buona istruzione ed educazione che que* 
Ha città offre alta pioventi di ambo i sesti e di tatti i ceti. Un va- 
sto Seminario per gli Ecclesiastici , cui è riunito un Collegio pei 
secolari , provvede al benessere morale degl' uni e degl' altri. Il 
Liceo Fortegucrri accoglie i giovani cittadini ed lia scuole sepa- 
rate per il basso popolo. Scuole Normali assistono le fanciulle po- 
vere, e buoni Conscrvatorj si occupano della educazione delle 
fanciulle di nascita civile. 

La generosità e affetto verso la patria dei Cardinali Fortc~ 
guerra e Fabrotd e del Sozzomeno fecero sì, clic ai Pistojesi ama- 
tori dello studio rimanessero aperte anco due pubbliche librerie* A. 
questi mezzi si aggiungono poi 16 posti di Università] la cattedra 
di Chirurgia in Pisto)a;e le Scuole particolari dei C lucrici desti- 
nati al servizio della Cattedrale. 

Volgendo ora lo sguardo agli orfani , ài malati ed ai poveri di 
questa città 9 vediamo che la filantropìa dei caritatevoli cittadini 
provvide ad essi, fondando tre Orfanotrofi per raccogliervi in uno 
gli orfanelli masrihi, nell'altro le orfane povere, e nel terzo, detto 
delle Abbandonate, quelle di ci vii condizione) istituendo un vasto 
spedale distinto col nome Ai Spedai maggiore per soccorrere alla 
umanità, languente per malattia; aprendo uu secondo Spedale detto 
dei Pernottanti per dar ricovero a chi mancasse di Ietto; preparan- 
do caritatevole ospitalità alle montauine in un terzo Spedale no- 
minato di S* Antonio^ e finalmente aprendo ai poveri un mezzo 
di provvedere alle urgenze loro, mediante un ricchissimo Moni e 
di Pietà, colle rendite del quale il Comune mantiene eziandio un 
Medico di sanità , un. Ostetrico e due Levatrici ; soccorre le po- 
vere famiglie con generose limosine, e provvede al collocamento di 
non poche fanciulle miserabili, dispensando loro buon numero di 
doti annualmente. 

Oltre un piacevole Parterre riunito .alla piazza di S. France- 
sco, ed un lungo è delizióso Fiale delC Ai cadi a che offrono ai 
cittadini il mezzo di ricrearsi nel giorno, sono aperti in Pistoja un 
Teatro ed un Casino di società per divertirsi nella sera, tenuti 
con tutta la proprietà e decenza. 

La principale industria manifatturiera della popolazione pisto- 
iese è quella della lavorazione del ferro nelle numerose officine che 
rimangono fuori delle porte, e della conciatura delle canapi gregge 



9° 

che vengono da Bologna. Dentro la città è aperto un lanificio e vi 
sono buon numero di tintorie. Vi si tessono telerìe lisce ed a.ope* 
ra $ vi sono concie di pelli, fabbriche di cappelli di pelo, di can- 
ne da fucile, di strumenti chirurgici, di organi e di strumenti 
musicali accredita rissime; v'é aperta una chioderia , ove sono im- 
piegate le braccia di oltre i5o persone; vi sono due vetrerie e 5 
fornaci di terraglie ordinarie; quattro sono i valichi che lavorano 
la seta, due dei quali a 4 ghirlande, e nelle abbandonate si con- 
serva la tessitura delle seterie, sebbene in poca quantità. 

Il commercio interno dei Pistoiesi è esercitato con due mer- 
cati settimanali uei giorni di Mercoledì e Sabato. 

In Pistoja risiedono un Vescovo , un Commissario Bugio, 
un Presidente e Auditori del Tribunale di prima Istanza, un 
Vicario Regio, un Giudice civile, due Cancellieri commuta- 
tivi , un Ingegnere di circondario, un Ministro Esattore, un 
Conservatore iY Ipoteche e un Direttore della Dogana con i ti- 
tola ti chi suo Uffizio. 

Pistoia fu patria a molti che divennero illustri per poten- 
za per valore e per dottrina. Le tanto potenti famiglie Tedici 
Cancellieri e Panciatichi furono pistojesi. Clcmemcnte VII della 
famiglia Rospigliosi, ed i Cardinali /^orta£?ierr< e Fa broni nacquero 
in Pistoja. Il legista Ranieri, il Gualfrcducci , Fra Leonardo 
matemàtico ed il dottissimo giureconsulto, letterato e poeta Gino 
Sinibaldi con molti altri, che occuparono onorevolmente le cat- 
tedre delle università di Bologna e di Pisa, ebbero la cuna in. questa 
città. Nacquero pufe iu essa i poeti Meo Abbracciavacca , il Brac* 
eiolini, il Forte guerri, eie poetesse Selvaggia amica di Cino, e Ci- 
rilla Olimpica, con i letterati Scipione Fortegucrri, Carteroma- 
co grecista e Niccolò F Ulani sommo latinista < — Nelle arti belle 
sono distinti i nomi dei Scultori Adeodato , Buonanno , Cellino e 
Ridolfo ; e quelli dei pittori Cerino, Vite, Fra Paolo, Urbano, 
Leonardo e Giovanni, ai quali succedettero nel secolo XVII quelli 
del Piastrini, del Gimignani e del Saldi *-* Il Vitoni fu sommo 
architetto. 



9*4* 



9* 

PRATO anticamente fu terra rispettabile. Nel i653 ottenne 
definitivamente il titolo di città dai Medici allora regnanti in To- 
scana, e l'antica propositura fu iu quel tempo dichiarata Conca tt<v 
drale di Pistoja. 

Questa città siede tutta iu pia mira alla distanza di io miglia 
da Firenze nella direzione di maestro , tra i gradi 28 46' di long, 
e i 43 55' di lat. 

Le attuali sue mura formano un esagono irregolare che ha 2 
miglia e mezzo di giro. Esse sono munite di uu bastione in ogni an- 
golo, e 5 sono le porte che al presente vi rimangono aperte per 
entrare nella città > che tuttora conserva un forte detto Castello 
dclV Imperatore , fabbricato dal famóso Ghibellino Dagomari de- 
votissimo ali 9 imperatore Federigo. 

Le strade di Prato sono sufficientemente larghe e ben lastrica- 
te; le piazze sono molte e quasi tutte ornate di fontane e contor- 
nate da decenti fabbricati. Tra queste è vastissima la Piazza di mei- 
cotale avente una periferia di uu mezzo miglio circa. 

Gli edifizj sacri al culto sono oltre venti e per la maggior parte 
belli, manca udo a pochi pregio voli oggetti di belle arti. Sopra tutti 
perù primeggia in bellezza la Cattedrale condotta da Giov Pisa- 
no > nella quale Donatello scolpì il pergamo che vedesi in uu 
angolo della facciata, il Lippi dipinse gli affreschi del coro ar- 
chitettato dal Buontalcuti, il Caddi eseguì quelli della ricca 
cappella della Madonna della Cintola , Mino da Fiesole lavorò 
il bellissimo pulpito di marmo, il Tacca scolpì il Crocifisso del- 
l' aitar maggiore, e il Dolci ed il Ghirlandajo posero stupende 
tavole sugli altari. — L'altra chiesa distinta in Prato è quella della 
Madonna delle Carceri , edìfizio svelto ed elegante che diresse 
Giuliano da S. Gallo , e che il di lui fratello Antonio ornò nel- 
l'interno con gusto particolare. 

E aperto in Prato un vasto e grandioso Collegio, che conosce 
la sua istituzione dalla famiglia Cicognini, provveduto di zelanti 
direttori. Le Scuole comuni tati ve danno gratuita istruzione, alla gio- 
ventù; — Due Conservatori tengono in educazione le fanciulle di 
civil condizione, ed un altro con Scuole pubbliche annesse accoglie 
le fanciulle pericolanti, e provvede alla istruzione fisica é mo- 
rale delle ragazze povere. 

Non manca in Prato una pubblica libreria per comodo degli 
studiosi. 



9* 

Gl'istituti di beneficenza aperti al misero sono moltissimi, pò* 
tendo il Comune elargire ogni anno 38a5o scudi in dotar ragazze, in 
mantener giovani a studio ed in altre caritatevoli sovvenzioni. Due 
sono i Monti di pietà cui può aver ricorso il bisognoso. Un ampio 
Spedale riceve i poveri malati, e dallo stesso Comune sono mante- 
nuti a Medici a Chirurghi e a Medico-chirurghi per soccorrere 
alla umanità languente. 

All'angusto teatro chevi esisteva nei decorsi anni, ne fu so- 
stituito uno nuovo assai grande, molto ornato e di disegno non 
comune. 

I Pratesi sono industriosissimi, e si occupano alle manifatture 
quanto loro concede la decadenza attuale del commercio. Le princi- 
pali manifatture sono la lavorazione del rame e della lana. Ili 'più 
luoghi a destra e a sinistra del fiume Bisenzio vi sono fabbriche ove 
ri du cesi il rame in lastre, e nella città oltre io officine lo converto- 
no in utensili. Circa ao lanifici tessono panni di lana, e già v'è stata 
i nel rod otta una cardatura ed una Jilat lira di essa a macchina. A 
queste fabbriche sono di corredo buon numero di gualchiere e di 
cimatone, 3 mangani da pressare e 16 tintorie. Vi sono inoltre 
fabbriche di berretti alla levantina che impiegano le braccia ài 
molte persone con sommo vantaggio dei conduttori. Non è trascu- 
rala la trattura della seta, e qualche poca se ne tesse nel Conser- 
vatorio delle Pencolanti. Le telerie liscie, variegate, e operate di 
canapa sono l'occupazione della maggiorparte delle donne del basso 
popolo. Una vetreria, una concia di pelli, 3 fabbriche di cappelli 
di pelo, ed altrettante di quelli di paglia danno campo di occuparsi 
vantaggiosamente a non pochi industriosi. 

In ogni lunedì della settimana si raduna in Prato un mercato 
di grandissimo concorso; nel giorno 1 di maggio di ciascun anno 
v'è fiera di bestiami e di mercerie; e nel dì 9, io e 11 di settem- 
bre cade un altra fiera di bestiami, panni, mercerie ed altro di 
grandissimo concorso. 

Prato fa circa 10000 abitanti e vi risiedono un Sicario Re- 
gio, un Cancelliere cornunitativo, un Ingegnere di Circonda- 
rio e un Ministro Esattore. 

Tra gli uomini celebri che illustrano questa città, ebbe gran 
fama il Cardinal da Prato, e come dottissimo fu riputato Afc 
Ionio Martini Arcivescovo di Firenze. Pietro da Prato fu prode 



93 

militare, ed inventò macchine da guerra , Paolo Dagomari geo- 
metra, Fra Felice teologo, il Ristori matematico ed il Cambio ìli 
legale con molti altri furono valentissimi nelle loro sfere. Il Con- 
venevole che fu maestro al Petrarca , e il Seminetti furono let- 
terati di celebrità. Francesco di Girolamo scultore e Fra Dia* 
mante pittore furono artisti di alta riputazione. 



9*4 



VOLTERRA. È questa una città che per antichità di origine 
fórse supera quelle riconosciute come etrusche. Essa siede sopra uu 
alto monte a scirocco da Firenze alla distanza da questa di miglia 
38 ai gradi 28 3a r dilong. e 43° 2^ di lat. Gli avanzi dei suoi an- 
tichi edifici sono magnifici. Sussiste ancora una porta che appella 
ai tempi degli Etruschi, ed i ruderi dell'antico anfiteatro, non po- 
chi frammenti delle mura e le vestigie delle vetuste terme attestano 
la sua remotissma antichità. 

La città moderna ha un giro di mura di circa 2 miglia, nelle 
quali sono aperte sei porte. Essa è munita di un forte, ove è la 
casa di forza e il maschio, torre rotonda che un tempo fu tremendo 
carcere di stato. 

. Fra gli edifizj sacri è commendevole il Duomo ingrandito da 
Niccolò Pisano , e ornato posteriormente di sculture e dipinti di 
sommo pregio. 

La Chiesa di S. Giovanni, quella dei Francescani soppressi, e 
T altra di S.Dalmazio contengono bei dipinti del Pomara nei o e 
del Rossetti ; nell'ultima vi sono stimabili sculture di Silvio da 
Fiesole e del Montorsoli. 

I poveri hanno in Volterra uno Spedate ove curare le loro in- 
fermità; un Monte Pio ove ricorrere nei loro bisogui; e un Istituto 
di Buonomini che soccorre alla loro indigenza. 

Per la istruzione della gioventù vi sono aperte pubbliche scuo- 
le dirette dai PP. Scolopi; gli Ecclesiastici vi hanno un seminario-, 
le femmine sono accolte in uu Conservatorio, e per chi ama le 
arti, la comunità vi mantiene maestri di musica e di disegno. 11 
Palazzo del Pubblico costruito nel 1217 contiene il Museo e la 
Libreria dei celebri patrizzi Guarnacci. 

Un teatro elegante e vasto con stanze annesse per i cittadini 



9[ 

edificato di reconte, e un Casino per la nobiltà offrono modo di 
ricrearsi a chi lo brama. 

Il clima di questa città è rigido nell'inverno, ma piacevolissi- 
mo nella State; e quella popolazione animata da ciò che le dà sicu- 
ra stazione, non trascura le manifatture. Ivi trovansi un lanificio 
nella casa di forza, una concia di pelli, più di un torcitojo dì cor» 
de di crino, e vi sono oltre 60 officine nelle quali lavorasi ele- 
gantemente l'alabastro. Non lungi dalla città esistono le rinomate 
Saline Volterrane, le quali provvedono ai bisogni di tutto lo 
stato, e da cui esso ne ritrae considerevole guadagno. 

Tutti i sabati dell'anno v'è mercato, e il 16 di agosto, e il 
primo lunedi dopo la terza domenica di settembre, vi si fanno due 
grosse fiere. 

Questa città contiene una popolazione di cicra 4000 abitan- 
ti e in essa risiedono un Vescovo, un Commissario Regio avente 
le attribuzioni dei Vicari Regi nel civile e criminale, un Cancel- 
liere comunitativo, un Ingegnere di Circondario , un Ministro 
Esattore, a Medici e 3 Chirurghi. 

— Volterra fu patria di molti che salirono in gran fama per 
consiglio e dottrina. Qui ebbero la cuna Aulo Persio Fiacco 
poeta satirico latino che visse ai tempi di Nerone, e S. Lino 
primo successore di S. Pietro. Oltre i celeberrimi Scr guidi, Fai" 
concini, Finta, Inghirami, Minucci e Guidi stati parte segreta rj 
dei principi Medici, e parte capitani di marina, molti delle men- 
tovate famiglie e di quelle dei Guarnacci, Villi franchi , Da- 
miani, Fai conci ni 9 Maffci e Galluzzi furono di Volterra , e si di- 
stinsero in ogni sorta di scienza e di letteratura. Raffaello Volter- 
rano, il Ricciarelli e il Franceschini furono artisti di gran nome. 
L'attuale Arcivescovo di Firenze è pure della nobilissima fami- 
glia Minucci di sopra rammentata. 



PESCIA. — dichiarata città nel 1699 da Cosimo III è fab- 
bricata sulle rive di un fiume da cui prende il nome alla di- 
stanza di 34 miglia a maestro da Firenze, ai gradi 28 ai* di Long, 
e 43° 54' di lat. Questa bella città manca quasi affatto di mura, 
perche mai furono ricostruite quelle che nel 1281 abbatterono 



95 

t Lucchesi. I fabbricati, le piazze e le strade di essa occupano uu 
area di circa due miglia di perimetro e noti mancano ai primi 
grandiosità e buona architettura , né alle altre comodità e am- 
piezza. Per mezzo di due ponti una parte della città comunica 
con l'altra al di là del fiume Pescia da cui è traversata. 

Le Chiese di Pescia sono tutte benissimo ornate. La Catte-' 
drale rifabbricata col disegno del Ferri nel i6g3 ad una sola 
navata è assai grandiosa; la cappella del SS. Sacramento è opera 
prcgievoledi Giulio di Baccio d'Angiolo, e tutti gli altari incro- 
stati di bellissimi marmi sono anche decorati di buone dipinture. 

In Pescia vi è un Seminario Vescovile, un Conservatorio 
presieduto da monache, ed un grandioso Spedale. 

Non manca in questa città teatro, ed è anzi vasto avendo 5 
ordini di palchi. 

I Pesciatini si occupano molto della lavorazione della seta. 

Moltissime sono le calda je per farne la trattura; tre i valichi che 

vi esistono, e più di i5oo donne s'impiegano per incannarla. — Vi 

sono in Pescia a conce di pelli ; non poche fabbriche di cappelli di 

pelo; a cartiere, e molte più sulle due rive del fiume fuori della 
città. Di queste peraltro le più accreditate seno quelle dei Si»g. Cini 

a S. Marcello i quali tanto perfezionarono la manifattura della carta 

da stare in confronto delle più belle carte inglesi. Due vetrerie, e 

altrettante cererie somministrano d'onde vivere a molte centinaja 

di braccianti. — Il commercio è attivato con i mercati settimanali 

che vi hanno luogo in tutti i sabati dell'anno. 

Pescia conta circa 4<>oo abitanti, ed hanno residenza in essa un 
Vescovo, un Vicario Regio, un Cancelliere comuni tatii'o , un 
Ingegnere , un Ministro Esattore , un Medico, un Chirurgo, 
un Medico-Chirurgo e 2 Maestri di scuola. 

Questa città ebbe qualche Cardinale e più di un Prelato. Essa 
educò il Piccinelli famoso teologo; il Turini medico rinomato, 
Taddeo da Pescia sommo grammatico sebbene vivente nel XV se- 
colo, ed il Filopono valentissimo latinista e grecista. Diede la 
cuna anco a distinti artisti, tra i quali contansi Santarelli ed il 
Pagni. 



96 

MOWG LIANA dichiarata città nobile dall' augnato regnante 
Leopoldo II era Motuproprio del 29 giugno del corrente anno 1 838 
fu terra ragguardevolissima drlla Romagna toscana eziandio nei 
pi più remoti Trascorata la questione se ella corrisponda aL _ 
tico Mutilo, basterà per noi dire che fa la capitale dei Tasti do- 
si io j dei Conti Guidi per ciò che rìgaarda i tempi del feudalismo, 
e ebe cadati i Fenda tari ed i Comuni , passò sotto il dominio dei 
Principi come tutte le altre città e terre del Granducato. 

Questa città nuova pel titolo, siede sul dorso dirupato di un 
monte, e distinguasi in Modigliana nuova e vecchia. II torrente Tra- 
mazzo da cui è traversata divide una parte dall'altra, e mediante un 
ponte di materiale, sostituito al altro antico a levatojo, gli abitanti 
della nirova città comunicano con quelli della vecchia. 

Nell'alto del monte ove risiede vedesi l'antica rocca in ro- 
vina; più in basso apresi una piazzetta decorata di pubblica fon- 
te che prende il nome dal Pretorio, gii palazzo dei Conti Guidi; non 
molto distante trovasi la Chiesa dei PP. delle Scuole Pie, e in altro 
sito un decente Spedale ed un Monte di Pietà* La porta di egresso 
dalla vecchia Modigliana, prossima al ponte di comunicazione con 
la nuova, & ornata di tre torri. Nella media di queste ammirasi una 
statua in marmo bianco rappresentante Nostra Donna; in una delle 
laterali e collocato un orologio , e nelT altra la campana del 
pubblico. 

Entrando in Modigliana nuova da questa parte, incontrasi altra 
Piazza detta dei Mercati cui corrispondono il Teatro e la Casa della 
Dogana; e di qui apresi la bella Via detta delle Case Nove, alla quale 
dà principio un delizioso Parterre. Le case che fiancheggiano questa 
hanno decenza e bell'aspetto; la chiesa Collegiata che vi si incontra 
dedicata a S. Bernardo non manca di pulizia e di ornamenti. 

In una via traversa che serve di confine alla sopra descritta, 
vi è la chiesa di S. Stefano decorata di belle cappelle, tra le quali è 
quanto mai elegante quella sotto il coro, consacrata alla F ergine 
del Cantone ,* poco distante incontrasi un Convento di Agosti- 
niane, e. quindi trovasi la Cancelleria aperta iu un soppresso Conven- 
to di Domenicani. 

I PP. Scolopi provvedono alla pubblica istruzione della gioven- 
tù, e alle Agostiniane incombe quella delle femmine. 

Attualmente questa città conta circa 3ooo abitanti, i quali, 



97 

eccettuata la classe dei facoltosi, si dedicano attivissimamente all' in- 
dustria ed al commercio. A due gualchiere e a due tintorìe non 
manca mai lavoro; vi è una fornace di terraglie ordinarie; e una 
trattura di seta a vapore benissimo ordinata impiega annualmente 
1 00,000 libbre di bozzoli. — Ogni giovedì evvi un grosso mer- 
cato, e cinque sono le fiere annue che vi si fanno, tutte di gran 
concorso. 

Modigliana vantasi di aver data la culla ai Ronconi, e ai Ra- 
dagli e ai Brocchi illustri per le cariche sostenute; ai Traversi ed 
ai Savelli distinti giureconsulti e ai due Ronconi stati Archiatri 
alla Real Corte di Toscana. 

Essa è sede di un Vicario Regio, di un Cancelliere comuni* 
tativo, di un Ingegnere, di un Ministro Esattore e di un Con* 
serbatore <V Ipoteche. Si crede che non tarderà molto a divenire 
sede anco di un Vescovo* 



8. MINIATO è piccola città situata in un colle tra i fiumi 
Elsa ed Evola , alla distanza di 24 miglia a ponente da Firenze, ai 
gradi 28 3 1' di long, e 43 e 2 1' di lat. 

Essa fu probabilmente fabbricata feci 962 dall'imperatore Ot~ 
tone e perciò detta S. Miniato al Tedesco, e fu dichiarata città 
nel 1624 dalla Granduchessa Maddalena di Austria, che da Urbano 
Vili le ottenne la sede vescovile. Dei suoi antichi edifizi non le 
rimangono che pochi ruderi della fortezza costruitavi da Federigo 
II, e qualche avanzo di un tempio consacrato al Dio Pane. Il palaz- 
zo della Repubblica fu convertito in Episcopio. 

Le chiese in questa città sono 11, delle quali 3 Parrocchiali 
e 4 appartenenti a famiglie di Religiosi. La Cattedrale rimodernata 
nel 1775, è bella e riccamente ornata di buone pitture e sculture. 
Nella Chiesa dei Conventuali si conservano tavole di Giotto, del 
Ghirlandajo e del Curradi; in quella dei Domenicani dipinsero 
il Lippi ed altri della scuola antica; il Cigoli ed il Bronzino co- 
lorirono buoni quadri in S. Chiara , e artisti di vaglia lavorarono 
nella Chiesa del Crocifisso fabbricata nel 1718. 

In S. Miniato vi sono un Seminario per l'istruzione degli Ec- 

7 



98 

clesiastici ; un pubblico Istituto con cinque scuole per la gioventù; 
un Conservatorio per educare le povere fanciulle, ed una pubblica 

Libreria. 

Un decente spedale accoglie i malati poveri. Non vi manca il 
Teatro. 

L' industria languisce in questa città , pochi essendo gli abitan- 
ti, e punti i mezzi per occupare delle persone ; con tutto ciò il paese 
risente dei vantaggi da un mercato settimanale che vi si fa ogni 
Martedì, e da due fiere annue, una nel secondo Lunedì di giugno e 
l'altra nel secondo Mercoledì di novembre. 

S. Miniato ha circa a5oo abitanti, e vi risiedono un Vescovo, 
un Tribunale di prima Istanza, un Vicario Regio , un Cancel- 
liere comunitalivo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, e due 
Chirurghi e 4 Medici mantenuti dalla Comunità. 

Questa città sebbene piccola , vanta non pochi uomini celebri 
per renderla cospicua. In essa ebbe i natali Francesco Sforza che 
divenne Duca di Milano, e la sua origine le tanto celebri famiglie 
Borromeo e Bonapartc. II Bonincontri e il Mangiadore prodi 
nel mestiero delle armi, ed il Recupero famoso politico nacquero 
a S. Miniato. Ad essa pure appartengono il Comestore sommo 
teologo , T Anfaldi esimio giureconsulto , il Tellucci distinto 
scienziato, Gio. di Duccio e A. Agostini letterati, Coverò pit- 
tore, il Partigiani scultore e molti altri che alla patria loro ren- 
dettero sommo onore. 



FIESOLE tra le antiche città dell' Etruria la più vetusta , fd 
grande un tempo, popolosa e potente; oggi per la sua piccolezza è 
l'ultima tra le città toscane. Come essa ebbe dato vita alla bella 
sua figlia Firenze, fu dagl'abitanti di questa affatto distrutta net 
1 125. Della sua antica grandezza non le rimangono di presente òhe 
poche rovine di un teatro, e pochi avanzi delle sue antiche mura 
fabbricate senza cemento , con scarsi ruderi di altri edifizj. Essa è 
posta su di tm colle tricipite amenissimo per le spesse ville di cui è\ 
ornato , alla distanza di quasi 3 miglia a greco da Firenze ai gradi 
a8 5/ di long, e 43 49' di lat. 



99 

La Cattedrale clie tuttora vi rimane, fu fabbricata nel 1208 dal 
Vescovo Bavaro; e contiene. dipinti pregic voli e belle sculture della 
Robbia. L'Oratorio di S. Maria Prinierana a capo della piazza conta 
un epoca pia remota. Fuori della nuova città vi sono altre chiese 
molto stimabili per gli oggetti d'arte d^i /quali sano decorate. 

In Fiesole esiste un accreditato Seminàrio, e V* è un decente 
Episcopio. Il Vescovo però risiede in Firenze per maggior comodità 
dei molti suoi dipendenti, cui resterebbe troppo incomodo V accesso 
al superiore , portandosi alla sua sede. 

Gli abitanti di questa città sono poche centinaja oltre il mille, 
e quasi tutti occupati a lavorar la pietra che scavasi nei monti fie- 
solani per costruir fabbriche e lastricare strade. A 

Questa città diede alla figlia che crescendo la spogliava le fa- 
miglie Salvimi, Pazzi e Del Palagio^ebbe il Manfani cogno- 
minato Pippo da Fiesole geometra sommo, che destò l'ammira- 
zione del celeberrimo matematico Newton , e tra gli artisti educò 
i tanto commendati Ferrucci pittore, Andrea, Mino t Ferrucci 
scultori, il Cecilia e il Badda ornatisti di merito particolare, e 
molti altri che per le loro opere salirono in fama. 



— m 



TERRE 

EMPOLI. — Questa terra rispettabilissima è situata in deliziosa 
pianura in vicinanza dell'Arno Ira la Pesa e l'Elsa, alla distanza di 
10 miglia a ponente da Firenze. 

Non vi restano che pochi avanzi delle antiche sue mura, poi- 
ché coi materiali di queste disfatte sono stati aumentati i fabbricati , 
oud'essa si è notabilmente ingrandita, abbellita e popolata. Le sue 
vie sono ben lastricate e fiancheggiate da decenti fabbriche; e la 
piazza che apresi avanti alla Propositura ornata di bella fontana 
e contornata da- buone, case, presenta un pulitissimo aspetto. La 
detta chiesa conteneva pregievoK affreschi di Cimafnic: perduti 
questi vi si osservano Ora bellisiime tavole del Cigoli, dell' Hm/toli, 
del Lignozzi e del frasari unitamente ad eccellenti sculture di itfi- 
1 no da Fiesole, del Rosselli e del Betti. In alcune delle altre chiese, 



100 

conservatisi stimabili opere del mentovato Cigoli, del Passi- 
gnano, del Volterrano , e degli Empoli giovane e vecchio. 

Nel 1767 fu aperto in Empoli un vasto Spedale pei poveri, è 
quindi un Monte Pio per soccorrere agl'indigenti. Un pubblico Liceo 
provvede alla istruzione della gioventù , ed un Conservatorio all'e- 
ducazione delle fanciulle* 7 — La comunità si occupa per aumentare 
una pubblica Libreria che già vi apri. —Il Teatro rifabbricato nel 
18 18 con stanze di società annesse, è di buona architettura. 

In questa terra industriosissima contansi un lanificio con una 
gualchiera, 4 conce di pelli, 7 fabbriche di cappelli di pelo, una 
vetreria, e 2 fornaci di terraglie. — Nel giovedì di ciascuna setti- 
mana vi si fa un grosso mercato, e. nel settembre vi ha luogo una 
fiera di grandissimo concorso. 

Empoli contiene 55oo abitanti, e vi risiedono un Vicario Re- 
gio, un Cancelliere comunitativo, un Ingegnere, un Esattore 
del Registro; 2 Medici ed un Chirurgo. 

' Questa terra diede la cuna ai Cardinali Laborato e Manzoli; 
ai scienziati Guido e Del Papa ; al Cigoli, al Passignano, e al 
Pqntormo pittori di nota celebrità. 



Fucecchjo. — Questa nobile e popolosa terra giace nella 
sommità e pendici di alta collina non lungi dall'Arno a 26 miglia 
a ponente di Firenze, cVi si giunge per la traversa lucchese detta an- 
ticamente ViaFrancesca.EsssL fu in principio una semplice rocca mu- 
nitissima ; ma di tanto si estesero le fabbricazioni che vi alzarono 
i nuovi popolatori che accorsero per stabilirvisi, da esser divenuta- 
oggi la seconda tra le terre del Valdarno inferiore, racchiudendo in 
questo anno fino a 47^9 abitanti. 

La sua posizione fa sì che le strade sieno. per la maggior 
parte incomode, sebbene benissimo tenute; i fabbricati non manca- 
no di comodità e decenza; e le chiese sono eleganti di forma e bene 
ornate. Fra queste la Collegiata è uffiziata de 12 canonici e da uua 
dignità arcipretale. Essa fu restaurala nel 1780, e conserva prege-, 
voli dipinti nella sagrestia che le è annessa. In questa terra vi sono 
aperti due conventi uno di Francescani riformali, l'altro di religio-, 
se agostiniane. — La comunità vi mantiene due Maestri di saio- 



IOI 

la un Medicata un Chirurgo; per conto del Governo vi risiedono 
iin Sicario Regio, un Cancelliere Commutativo , un Ministro 
Esattore ed un Ingegnere di Circondario istituitovi sul cadere 
di questo anno. 

La popolazione è particolarmente rivolta alla pettinatura dei 
lini e delle canapi. Alcune tintorie che vi si trovano non mancano 
di panni lani da tingersi per uso dei contadini; due fabbriche di 
cappelli di pelo, e due fornaci di terraglie hanno grandissimo smercio 
delleloro manifatture. 

In tutti i mercoledì dell'anno non impediti da feste, vi è grosso 
mercato; e vi si fanno annualmente due fiere nel novembre, e nel ve- 
nerdì dopo l'Ascensione. 

Fuceccliio diede a Milano un Senatore nella persona del chia- 
rissimo Moneta; alla corte di Toscana un Archiatro nel valentis- 
simo Papcrini 5 e alla società eulta / M. A. L ava j ani pregicvolc 
poeta. 



9*4 



Figline. — L'antico castello chiamato Fcgghine risiedeva so- 
pra il colle che vedesi presso la moderna Figline. Nel delizioso piano 
ove esiste questa, si refusarono gli abitanti del vetusto castello, al- 
lorché perduta la causa dei Ghibellini , la Repubblica Fiorentina 
terminò col demolire tutte le case loro. Fabbricate da essi nuove 
abitazioni nella pianura sul cadere dell' XIII secolo, la stessa re- 
pubblica fiorentina circondò queste di mura , e munì la nuova terra 
di rocca. Questa terra presenta oggi un bel colpo d'occhio a chi la 
traversa pei buoni e decenti fabbricati che fiancheggiano le sue stra- 
de. La spaziosa piazza per cui passa la Via regia postale, avente da 
una parte la grandiosa Chiesa Collegiata, dall'altra un decentissimo 
Spedale con loggiato, e a destra e a sinistra fabbricati non maestosi ; 
ma condotti e mantenuti con proprietà, fa giudicare Figline più 
grande di quello che essa è, sebbene non sia piccola. 

Gli abitanti di questa terra sono presso a 4°°° e deditissimi 
all' industria e al commercio. Hanno sommo credito le vetrerie che 
fabbricansi in una fornace in essa aperta, e molto lavorano le di- 
verse, fabbriche di cappelli di pelo e di lana che vi si trovano. I col- 
telli di Figline ed altri ferri taglienti per usi rustici -che vi fab- 



IO* 

bracano sono alquanto ricercati. Buon numero dei Figline» trova 
notabile guadagno anco nella fattura di cordami e di cigne da ca- 
vallo. 

Tutti i martedì fassi in questa terra mercato di gran concorso; 
nel gennajo e luglio di ciascun anno vi si radunano due fiere, l'ul- 
tima delle quali è grossissima. 

Risiedono in Figline un Potestà, un Cancelliere comunità*' 
tivo, un Ingegnere, due Medici ed un Chirurgo. 

Ancora questa terra vanta i suoi uomini illustri, come Marsi- 
lio Ficino filosofo, il Fabbrini valente grammatico che ebbe cat- 
tedra in Padova, ed il Pignotti fisico, storico, e poeta celebra- 
tasi mo. 



Castel Fiorentino. — Questa vaga e florida terra risiede 
su di un colle alla destra del fiume Elsa. Nella parte più alta del 
paese esiste una chiesa consacrata a S. Ippolito recentemente re- 
staurata, ove trovasi il Fonte Battesimale. Circa la metà del declive del 
colle incontrasi vasta piazza, nella quale cor rispondono la chiesa mag- 
giore eretta in Collegiata ed il Palazzo Pretorio. Da questa piazza 
mediante via di non placido pendio giungesi ad un borgo aperto 
ove il suolo pianeggia , che stendesi fino al fiume tutto contornato 
di fabbricati cui non mancano decenza e comodità. 

Le altre chiese che trovansi a Castelfiorentino sono quelle della 
Misericordia e di S. Perdiana. La prima è adornata di buoni af- 
freschi, la seconda presenta una ben intesa architettura, ed «'deco- 
rata di splendide cappelle. Sotto il coro di questa , alla profondità 
di braccia 5 */ 4 , vedesi una piccola, ma elegante cappella, nella quale 
menò vita ritirata per più anni la santa cui è intitolata la chiesa; 
monumento che attesta quanto abbia variato il livello del terreno 
dal IV secolo a noi , a causa delle colmate prodotte dall' Elsa.' 
Valicato questo fiume , mediati te un ponte che trovasi alla fine del 
rammentato borgo, si perviene al Conservatorio di S. Chiara, ove 
le fanciulle hanno gratuita istruzione fisica e morale. Alla istruzione 
della gioventù provvedono due Maestri di Scuola pubblica man- 
tenutivi dalla Comunità, la quale vi mantiene pure un Medico 
e un Chirurgo a soccorso dei poveri malati. 



io3 

Risiedono in Castelfiorentino un Potestà, un Cancelliere Co- 
munitativoy un Ingegnere di Circondario ed un Ministro Esat- 
tore. 

La popolazione di questa terra i alquanto laboriosa ed attiva , 
le manifatture del paese sono la fabbricazione di panni lani ordina- 
ri; la tintura di essi; la conciatura delle pelli; la fabbricazione dei 
cappelli di pelo e la fattura del sapone. — - In ogni sabato vi si fa 
grosso mercato, e nei mesi di agosto e di ottobre vi sono due fiere 
di gran concorso. 

Il Tilli distintissimo nelle scienze fu di Castelfiorentino. . 



Marradi è la terra primaria della Romagna in riguardo alla 
sua popolazione ed alla sua floridezza. Essa giace sulle rive del La- 
mone che la traversa, e a causa dei due rivi della Badia e di Col- 
lecchio che vi mettono foce dentro il paese , s' incon trano im essa 6 
ponti di comunicazione, e tutte le strade pianeggianti. Marradi fu an- 
ticamente dei Conti Guidi, e nel 1257 cadde sotto il dominio dei Fio- 
rentini. Ai fabbricati che fiancheggiano le strade di questa terra non 
possono negarsi decenza e pulizzia ; i migliori ed i fi zi peraltro si ve- 
dono riuniti nella Piazza Maggiore, e sono il Pretorio, 
la Casa del Comune, la Chiesa del Suffragio e il vastissimo Pa- 
lazzo già Fabroni, ove ebbero alloggio Margherita di Austria e Giu- 
lio II. 

A poca distanza della ricordata piazza, trovasi un Convento di 
Domenicane, ed in luogo affatto segregato vi è un teatro a tre ordini 
di palchi , apertovi nel 1 800 da un' accademia detta degli animosi. 
Nella parte sinistra di Marradi al dì là del Lamone, vi rimane un 
borgo con buoni fabbricati, ove è aperto un Deposito dei Getta- 
telli] la Casa della Dogana; e iu fondo a piccola piazzetta la 
Chiesa principale , uffiziata da un Arciprete e dei suoi sottopo sti. 

Questa terra come le altre della Romagna Toscana è poco de- 
dita ai lavori industriali, essendole fin qui mancate facili comuni- 
cazioni con gli altri paesi ; ma la munificenza di Leopoldo II felice- 
mente regnante, che ha decretata or sono pochi giorni una via ro- 
tabile dal Borgo S. Lorenzo a Marradi, e quindi fino ai confini dello 
Stato Pontificio, le fa sperare sorte migliore. 



io4 

Attualmente si fabbricano in Mai radi cappelli di feltro, vi ti 
gualcano e tingono panni lani ordinai j, e vi si fa annualmente la trat- 
tura della seta. 

' Nei giorni di Lunedì , Mercoledì e Venerdì vi è mercato di 
bestiami e grasce ; e nei mesi di luglio, agosto e novembre vi si 
fanno tre fiere di gran concorso. 

Risiedono a Marradi nn Sicario Regio, un Cancelliere Co~ 
munitativo , due Medici, un Chirurgo e due Maestri di scuola* 

Tra gli uomini illustri clic vanta questa terra si ricordano 
Matteo da Marradi stato potestà di Firenze, ed il P. Ascùnio 
Tamburini coltivatore di scienze sacre. 



S. Casciàno. — È terra popolata ed ogni dì crescente , posta 
sul dorso di alta collina tra la Grève: e la Pesa a io miglia da Firen- 
ze. Le v re interne di essa, principale delle quali è la regia postale 
da Firenze a Siena, sono ben selciate, i fabbricati decenti. 

La primaria tra le chiese è la Propositura , cui furono fetti 
buoni restauri nel 1797. Alle altre non mancano convenienti orna- 
menti. I11 quella della Misericordia è pregevole assai un pulpito 
cliè vi si ammira condotto a basso-rilievi in marmo dal Balducci 
pisano. 

Presso alla Propositura vedonsi il Pretorio e le pubbliche Scuo- 
le aperte nel soppresso Convento delle Benedettine, con vasta 
chiesa ove conservasi la tomba di Giovansaiki Lucardesi slato se- 
gretario di tre Sovrani della casa Medici. 

In vicinanza delle mura apresi una vasta piazza destinata a 
radunarvi le fiere annuali, nella quale corrispondono la Chiesa e Gon- 
vento degli Osservanti , edificato nel 1 492 a spese di G. Castrucci 
plebeo di condizione; ma generoso e pio di cuore. 

Questa terrà contiene circa 2800 abitanti , parte dei quali si 
occupano alla campagna, parte al trasporto di forestieri, ed alcuni 
alle manifatture. Queste però risii ingonsi alla fabbricazione di po- 
chi panni di lana ordinar); alla tintura di essi e alla manifattura di 
cappelli di pelo di ordinaria qualità. I cappelli di paglia vi si fab- 
bricano finissimi; ina piccolo al presente ne è lo smercio. 

Il mercato settimanale che vi si tiene in tutti i lunedì, arreca 



io5 

grandi vantaggi a questa terra, ne minori sono quelli che risente 
a causa della strada regia postale da cui è traversata. — Le fiere di 
bestiami, di cereali e di mercerie sono due, la prima nel 29 otto- 
bre è di numerosissimo concorso, Fai tra nel lunedì dopo la SS. Tri- 
nità fassi con discreta concorrenza. 

A S. Gasciano risiedono un Potestà, un Cancelliere comu- 
nitativo, un Ajuto Ingegnere, un Medico, un Chirurgo e due 
Maestri di Scuola per la gioventù. 



Borgo S. Lore.vzo. — Quasi nel centro della Valle di Sieve 
sulla destra del fiume a i5 miglia dalla capitale, vedesi questa po- 
polosa e commerciantissima terra giacente in pianura. Conducono a 
questa diverse strade, e di sommo vantaggio le sarà, tra le al- 
tre, quella rotabile decretata nell'ottobre di questo anno , che da 
Firenze valicando l'Appennino di Gasale porta a Marradi e a Faen- 
za, traversando il Borgo. 

. Essa è recinta da mura eli e i Fiorentini vi costruirono nel 1 35 1 
a difesa dei loro nemici , che scorrevano per quelle contrade. Il 
numero delle case , e degli abitanti sendo oggi cotanto aumentato 
da quello che era in antico, fa siche debbasi riguardare il Borgo 
come la più grossa terra del Mugello. 

La Pieve da cui prende il nome, i un vasto tempio a 
tre navate con sette archi per parte sorretti da sei pilastri di pie- 
trame squadrato, che ripete la sua fabbricazione circa la metà del 
secolo XIII. Sul segmento di cerchio e sull' arco della tribuna fu 
posata nel secolo XIV un altissima torre che serve di campanile, la 
quale per la figura particolare che ha di un mezzo dodecagono chiuso 
da un diametro, fa grandioso ornamento al sottoposto sacro edi- 
lìzio. 

Nel Borgo la Comunità tiene aperta una pubblica scuola > e 
mantiene un Medico ed un Chirurgo a sollievo della umanità: vi 
risiedono inoltre un Potestà , un Cancelliere commutativo , un 
Ministro Esattore ed un Ingegnere di Circondario. 

Gli abitanti di questa terra che ascendono oltre a 2600, inci- 
tati dalla comodità delle comunicazioni, sono più occupati al com- 
mercio che alle manifatture; con tutto % ciò vi è al Borgo nna cere- 



106 

ria accrcditatissima; vi sono tre conce di pelli, e non vi manca una 
fornace di terraglie ordinarie. Le prosperiti peraltro che aspetta 
questa terra dal miglioramento delle strade che facilitano le nego- 
ziazioni tra la Toscana e lo Stato pontificio, fa sì che essa tripudi 
festeggiando il nome del s uo manificentissimo Principe che non a 
guari la beneficò, vedendo megliorate infinitamente le sue condizio- 
ni • In conferma di ciò nelT incominciare del 1839 da straniero in- 
trapendentc è stata aperta al Borgo una fabbrica di cristalli di gran- 
di e piccole lastre. — Ogni martedì vi è grosso mercato, e nei mesi 
di agosto e di ottobre vi si fanno due grosse fiere. 



S. Croce.— -Alla distanza di circa a3 miglia a ponente di Firenze 
presso all'Arno giace questa bella terra , che la riunione di 4 cure 
poco distanti tra loro formò circa gli anni 1200. Il recinto di essa 
quadrangolare fu guarnito di mura nel secolo posteriore; ma al pre- 
sente non rimangono di esse che pòchi diruti avanzi. Buoni e decen- 
tissimi sono i fabbricati onde i fiaucheggiata la via rettilinea che 
traversa questa terra per tutta la lunghezza, né mancano di proprietà 
e comodità le case che contornano dieci strade secondarie che in 
quella corrispondono, dividendo il paese in tanti paralellogrammi 
regolarissimi. 

La Collegiata è adorna di marmi e di stucchi, e racchiude libri 
corali pregievolissimi per le belle miniature delle quali suono deco- 
rati. Nella Chiesa alquanto bella delle Agostiniane il Pollaiolo col- 
locò nna bellissima tavola, e nell'Oratorio di S. Rocco sono vaghis- 
simi gli ornamenti. 

Gli abitanti di S. Croce in numero oggi di *4 oa sono laborio- 
sissimi ed industriosi : la maggior parte si appiglia al traffico com- 
merciale; e molti si occupano in paese in due tintorie che vi sono, 
in tre concie di pelli, in una cartiera e nel costruire navicelli. 

Nel settembre vi è grossa fiera di bestiami d' ogni genere e di 
mercerie. 

La Comunità vi mantiene un Medico, uh Chirurgo ed un 
Maestro di Scuola. 

S. Croce vanta pure i suoi personaggi distinti, gloriandosi 



107 
della famigliatami , ohe tra i molli letterati dati alla società , ebbe 
anco il Doti* Agostino, ed il Prof. Giovanni filosofo insigne del 
secolo decorso. 



Castelfranco di sotto. — Non prima del secolo XIII sem- 
bra essere sorta questa terra in prossimità dell'Arno, sul con- 
fine meridionale della Valle di Nicvole; epoca in cui gli abitanti 
sparsi di quella contrada dovettero probabilmente raccogliersi, per 
esser più forti, e difendersi dentro le mura dalle scorrerie delle fa- 
zioni Guelfa e Ghibellina, che tenendo in guerra le Repubbliche pi- 
sana e fiorentina, esponevano a continui disastri le campagne tra 
e$$c frapposte. 

A causa pertanto di tali partiti Castelfranco, perduta la prima 
dipendenza dai Cadolingi di Fucecchio, ebbe varia la sorte. Fu in 
principio dei Lucchesi, nel 1262 cedette alle armi ghibelline del 
conte Guido Novello , quindi diedesi spontaneamente ai Pisani , poco 
dopo fu riconquistata dai Lucchesi cui era appartenuta, e finalmen- 
te nel i355 passò in potere dei fiorentini dai quali mai più fu ri- 
tolta. 

Alla distanza di 3o miglia a ponente da Firenze e 18 a levante 
da Pisa, vedesi oggi questa terra recinta da mura , ripristinate nel 
[4^4 > l e quali S1 alzano sopra un area quadrangolare perfettamente 
piana. 

Alle quattro porte terminanti a foggia di torre per le quali si 
ha ad essa l'accesso, fanno capo due strade che si tagliano ad 
angoli retti e spartiscono il paese in quattro dadi tagliati para Iella- 
mente da vie secondarie e da vicoli di comodità. Una delle indica- 
te torri serve di campanile alla Collegiata e di pubblico orologio. Se 
i fabbricati di questa terra non presentano grandiosità, hanno però 
comune la decenza, eccctti pochi cui rimane umile aspetto. Nella 
piazza che apresi nel centro, da cui vedousi le quattro porte, cor- 
rispondono la Collegiata, la Casa del Comune con decente loggiato, 
ed il Pretorio. 

La chiesa principale conosce la sua foudazione dal ia8{. Essa 
fu eretta in Propositura nel i443> ed iu seguito fu dichiarata Col- 
legiata con 11 canonici e tre diguità, Proposto, Priore e Decano. 



io8 

Nel 1 71 9 fu rifabbricata e condotta co» miglior forma, e abbel- 
lita con buoni ornamenti a stucco» Le tavole degli aitati sono di 
qualche merito; e forse più pregevoli sono i dipinti che vedonsi 
nella sagrestia, benissimo corredata di argenterie e supeilettili. 

La gioventù è istruita da due maestri pubblici; e le fanciulle 
sono accolte gratuitamente da alcune oblate che risiedono nel sop- 
presso Convento di S. Marta. — Gli abitanti di questa terra ascen- 
dono oggi a i745> e «Quo P er l a maggior parte occupati all'agri- 
coltura. Le donne sono rivolte particolarmente alla tessitura di tele 
di lino, e di canape, che si raccolgono nell* adiacente ubertosa pia- 
nura. — Fino al 1 835 mancarono a questa terrai mezzi d'indu- 
stria, che somministra una strada di passo che transita per un pae- 
se-, ma costruito nel detto anno un ponte sull' Arno a bocca d'Elsa 
da una società di azionisti, col proponimento di gettarne un altro 
sotto l'imboccatura del Canale Usciana per rientrare nella strada 
regia sopra a Poti tederà, molti preferendo la strada piana a quella 
incomodissima di S. Romano, aneleranno da F irenze a Pisa ed a Lucca, 
e ritorneranno passando per Castelfranco, e doneranno prosperità a 
questo paese che sembrava mancarne. 

Risiedono in Castelfranco un Potestà, un Cancelliere comu- 
ìiitativOy un Medico ed un Chirurgo. 

Ogni lunedì vi è un piccolo mercato, e nel terzo lunedì di set-* 
tembre vi si fa grossa fiera di bestiami e mercerie. 

Questa terra diede i natali al Ferretti celebre giureconsulto 
del secolo XVI e za Antonio Novelli valente modellatore e scultore. 



Scàrperià. — Sorse questa terra nobile nel i3o6 a spese 
dei Fiorentini col nome di S. Barnaba, edificata per raffrenare gli 
ostinati ribelli Ubaldini potentissimi Ghibellini, che possedendo oltre 
120 castelli, chiamavano il Mugello il lóro giardino. Essa giace 
a 18 miglia da Firenze a settentrione , alle falde di un monte, 
onde q)cr avventura prese il nome di Scarperia, ricevendo da «questa 
sua posizione più vago e più ridente aspetto. 

Le sue strade sono ben repartite, e le abitazioni che le guar- 
niscono sono decenti e comode. Alle chiese non manca bellezza , 



log 

e tra gli cdifizj di qualche riguardo primeggia il palazzo ove ri- 
siede il Vicario , che è alquanto grandioso. 

La popolazione di Scarperia non oltrepassa oggi i iaoo abi- 
tantu Un Monte Pio dà sollievo a quelli che spinti dal bisogno vi 
hanno ricorso. Un Vicario Regio vi amministra la giustizia , un 
Cancelliere cornunitativo ed un Ingegnere presiedono agli affari 
comunitativi, un Medico e un Chirurgo assistono ai malati, e due 
Maestri si occupano della istruzione della gioventù. 

Il ramo principale d'industria della popolazione di Scarperia 
è la lavorazione dall'acciaro; difatti la maggior parte degP abitanti 
lavorano coltelli, forbici ed altri strumenti per gli usi domestici di 
eccellente qualità. Tutti i venerdì vi ha luogo un mercato .di nume- 
roso concorso ; e nel giugno e nell'ottobre vi si fanno due fiere, 
che danno al paese notabili vantaggi. 

Molti e molti furono gli nomini celebri che produsse il Mugel- 
lo* Gli stetsi^Mèdici che dallo stato di privati seppero condursi al 
trono, mentre i popoli erano educati alla libertà, sono originar} del 
Mugello; Scarperia però diede la culla a Domenico da Corolla 9 
e ad agostino da Scarperia egregi teologi nella scuola fiorentina, 
e a Luigi Fiacchi (Clasio) primo tra i poeti pastorali. 



&&&<m 



Rocca S. Càsciàno. — Questa terra giacente sulla sinistra 
del fiume Montone nel centro della Romagna, sebbene piccola, non 
contando che poco più di mille abitanti , merita oggi di esser, anno- 
verata tra le distinte, perchè costituita capoluogo delle Valli Tra- 
spennine, la passata sua sorte cambiò affatto. Essa fu dei Conti Gui- 
di al tempo dei Feudatari, e passò quindi ai Fiorentini alP ingrana 
dirsi della loro Repubblica. 

Vedesi oggi nel centro di essa una piazza di figura triangolare 
recinta da umili fabbricati con piccoli portici, nella quale corti-» 
spondono l'unico grandioso palazzo che evvi in tutto il paese, il Prc* 
torio, la Chiesa detta del Suffragio che racchiude buoni dipinti 
àeVBosselli, e la Casa del Comune. 

Dipartonsi dalla indicata piazza due. borghi: uno detto di S. 
Antonio fiancheggiato da buone case; giunge fino al fiume Montone; 
r altro dividendosi in due> conduce' al vecchio Camposanto e al*. 



no 

l'antica rocca, di cui non restano che i solidissimi bastioni e 
due torri. Trova n si nel primo borgo tre sacri edifizi, la Pieve 
cioè 1 , riccamente adorna, ma con gusto non buono, ove con- 
servasi una bellissima deposizione dello Stradano: un soppresso 
Convento di Domenicane , ed uno di frati con famiglia di Rifor- 
mati. A poca distanza da questo valicato il Montone mediante un 
ponte, entrasi in un subborgo ove trovasi altra piazza detta Mer~ 
catello. 

La Bocca divenuta capoluogo della Romagna, nel cadere di 
questo anno i838, ha migliorata infinitamente la sua fortuna , e 
presto la vedremo ingrandita e più popolata. Trovasi in essa un 
Tribunale Collegiale e vi risiedono un Commissario Regio, un 
Vicario Regio y\m Cancelliere comunitativo 9 un Ingegnere di 
Circondario , un Medico , un Cìdrurgo ed un Maestro di 
Scuola. 

Tra gli uomini illusrri per merito, la Rocca vanta il chiarissimo 
Assessore Guido angelo Poggi. 



SANTUARI 

VallombrosA. — Nel centro di angusta valle ombrata dal 
frondosi abeti che vegetano nelle pendici delle diramazioni me- 
ridionali dell'Appennino, onde e quasi rinchiusa , risiede una gran- 
diosa Abbazia di tal nome recinta da belle praterie, che al Ferrarese 
Cantore sembrò « Bieca e bella, ne men religiosa — E cortese 
a chiunque vi venia » L'ordine dei Monaci Benedettini che vi 
ìisiede, conosce la fondazione di questo santuario da S. Gio. Gual- 
berto, che lo fabbricò allorquando la fama di sua santità attirò a 
seguirlo tanti da rimanere piccolo il romitorio delle Celle (oggi 
Paradisino) da esso fondato nel io4o, dopo aver passati alquanti 
anni iu questa solitudine, denominata Acqua bella fino al 1060. 
La magnificenza che presenta il gran fabbricato dell'Abbazia, è do- 
vuta al disinteresse ed alle cure del P. Ab. Niccoli ni , che nel 1637 
la ricostruì quasi dai fondamenti, e vi raccolse pregevoli oggetti 
di belle arti. Passati i tempi nefasti cui tutto cedeva alla forza, 
questo santuario celebratissimo fu riaperto non più adorno e ricco 



Iti 

di belle opere; ma spogliato dei suoi migliori corredi, delle pitture 
cioè, della splendida libreria, e di un Museo ehe possedeva. I 
reduci Monaci però tutti intenti a restituire V antico splendore 
a questo suo pacifico ritiro, molto hanno operato fin qui per 
raggiungere il loro scopo. 

La Chiesa è ornata di stucchi dorati spartiti con buon disegno; 
le pitture della cupola sono del Fabbrim; nel coro vedesi un'As- 
suuzione del Franceschi, e nella sagrestia conservasi un bel qua. 
dro di Luigi Sabatelli. 

. La visita di questo Santuario e dei religiosi annessi 2 pia- 
cevole a tutti quelli che amano il romantico della natura. 

A brevissima distanza dal monastero, per un sentiero scabroso 
e difficile montasi sulla cima di uno scoglio isolato, cui rumoroso 
e spumante urta la base il torrente Vicano. Lassù trovasi il Pa- 
radisi/io chiamato una volta Romitorio delle Celle , e da tanta 
altezza offresi allo sguardo il più bel quadro pittoresco che im- 
maginar si possa. All' orrido bello che presentano i monti colos- 
sali coperti di verde scuro che a questo scoglio altissimo fanno 
corona , succede la veduta dilettevole di amene colline , quindi 
apronsi ridenti campagne, in mezzo alle quali sorge vaghissima 
Firenze, e percorrendo dopo essa vastissime pianure, l'occhio giun- 
ge fino al mare, nel quale la sua forza smarrisce. 

Valle-ombrosa non è distante da Firenze che circa 18 mi- 
glia , e ottima è la strada che vi conduce. A quattro miglia dal 
Convento trovasi la fattorìa di Paterno spettante ai Monaci, e 
quindi per ampia via, che traversa una romantica foresta di an- 
nosi abeti, giungesi al maestoso Santuario. 

Guido aretino, per avventura inventore delle note musicali, 
fu Monaco valombrosano 



Monte Senàrio. — Sette facoltosi mercatanti della città di 
Firenze nojati dai romori della città, e animati dall'evangelico 
suggerimento di renunziare agli agi per condur vita pia santa, nel 
ia34 abbandonarono le loro comode case e ritiraronsi al Monte 
Senario, menando vita eremitica in grotte sparse pel monte, e 
riunendosi tal volta nella cima di esso in un Eremo che vi avevano 



/ 
112 

fondato, ottenutone il sito dal Vescovo fiorentino, cui era stato 
ceduto dagli Ubaldini nel i \^u 

Data essi in tal guisa l'origine all' Ordine dei Servi di Ma- 
ria, e accorsi altri ad arrolarsi sotto il vessillo trionfante di sì 
eccelsa proteggitrice, l'Eremo ingrandì, bellissima vi si fabbricò 
una chiesa , e divenne uno dei più ragguardevoli santuari della To- 
scana. 

Esso risiede come dicemmo nella cima di un monte presso il 
confine meridionale della Val di Sieve a 8 miglia circa a greco-tram* 
di Firenze. La grandiosità attuale del convento, la splendidezza 
della chiesa e le pittoresche vedute che offre questo religioso sog- 
giorno, richiamano non pochi a visitarlo, ed a molti non è sgradito 
tornare a vederlo più volte. 



COMPARTIMENTO PISANO 



s=p 



Capoluogo Pisa a 28' 4' di latitudine, e 43" 43' di longitudine. 



innesto Compartimento abbraccia l'intero Faldarno infe- 
riore con le valli adiacenti e la Falle di Cecina ; estendesi quindi 
nelle frazioni territoriali Lunigiana,Pietr asanti no e Bar gingia- 
no, e nelle isole Elba e Pianosa situate a ostro di Pisa. 

I confini del Compartimento sono a lev. il Compartimento Se- 
nese; a settentrione quello Fiorentino, e il Ducato di Lucca con gli 
altri stati che recingouo laLunigiana; a ponente il Mare Toscano; 
e a mezzo-giorno lo stesso mare ed il Compartimento Grossetano. 
Esso ha i3i4 miglia quadrate di superficie. Quattro sono le città 
che racchiude contando la piazza di Portoferrajo nell' Elba e 47 
le terre comunitative. — Gli abitanti di tutto il Compartimento 
diviso in 5i Comunità ascendono oggi a 336,a33 , repartiti in 
172,874 maschi e 164,359 femmine, costituenti 59,771 famiglia, 
i quali ragguagliano circa 257 anime per ogni miglio quadrato. 



io3 



CITTA 



TERRE C0MUN1TATIVE 



rOPOLÀZlOHB 

BB&LB 

COMUlflTjt 



Albiano 

Bagni di S. Giuliano 

Bagnoue 

Barca 

Bibbona 

Bientina 

Calcinaja 

Calice 

Capannoli 

Caprio 

Casale 

Cascina 

Casole 

Castellina marita 

Castel nuovo di Car. 

Chianni 

Colle salretti 

Fanglia 

Fìlattiera 

Fi vi zzano 

Gherardesca 

Grappoli' 
Gaaraistallo . 

Lajatico 

Lari 

LIVORNO 



CITTA 



TERRE COMXJNITATIY E 





Lorenzano 

S. Luce 

Lungone 

Marciana 

Montescudajo 

Orciano 

Palaia 

Peccioli 

Pietrasanta 

PISA 

Pomarance 

Ponsacco 

Pou tederà 

PoHTREMOLI 
PoRTOFERRAJO 

Rio 

Ripar bella 

Rosi gn ano 

Seravezza 

Stazzcma 

Terrarosta 

Terricciola 

Veccliiar? 

Vico P:sa~o 

Zeri 



POPOLAZIONE 

DBLLE 

OOMUtUTA.* 



«3g9 

I98» 

ao68 
6?o5 
1009 

jo4 

858o 
53 12 
8031 

399^ 

2833 
8654 

97»4 

4i?3 

^58 
i8i3 

4»4« 
tì3a-2 
5,54 
1684 
3a:*5 
5169 

4Ì79 



ILLUSTRAZIONI 



DELLE CITTA E TERRE PRIMARIE 



DEL COMPARTIMENTO PISANO 



CITTA 



PISA celebratissima città di greca origine esistente da ol- 
tre 3o secoli , dal suo primitivo incorni neiamento giunse rapida- 
mente a divenire la primaria tra le città antiche d'Italia. 

Prima che sorgesse Roma le navi pisane spiegavano libere le 
vele su tutti i mari conosciuti, e fintantoché l' Impero romano si 

8 



io4 

sostenne, ella serbo di se alta riputazione di potente e ricca, quale 
la rendeva il suo comodissimo porto. 

Caduto il romano Impero, questa fiorente città cedette alla fu- 
ria dei barbari, e le devastazioui e gì' incen dj cui soggiacque le va- 
riarono aspetto, e la ridussero squallida e triste. 

Dopo la miseranda barbarie che oppresse e spogliò l'Italia dei 
vetusti ornamenti suoi più belli, Pisa recuperò la primiera libertà; 
ed i cittadini saliti in potenza, e segnalatisi pei trionfi riportati 
su i Saraceni, con le spoglie di questi posero mente a risarcire la 
devastata loro città, e ad abbellirla di fabbricati che compensassero 
la perdita di quelli antichi. Da ciò provenne in principio la fabbri- 
cazione del Duomo e quindi del S. Giovanni, del Campanile} e 
del Camposanto , edifizj di pregio inestimabile per la ricchezza e 
magnificenza onde sono condotti. Proseguendo i Pisani ad arric- 
chirsi su i nominati barbari, non che giovando a chi domandava 
loro soccorso , in poco d'ora Pisa tornò ad esser fiorente, bella 
e di considercvol possanza. ' « 

Ma come la Repubblica fiorentina cominciò a far ventilare la 
sua bandiera trionfante oltre il primitivo suo territorio , e di ami- 
ca divenne aspra nemica dei PisanLper diversità di partito, alle 
glorie antiche subentrarono le più crudeli vicissitudini, e se.pcr Pi- 
sa, <c più tardava a comparir sull'orizzonte l'astro mediceo, le sue 
« rovine sarebbero adesso d' impaccio al solitario bifolco. » 

Cessati questi tempi calamitosi, col favore dei principi Medici 
essa vide nascere sullcrrovine del suo Senato f Ordine equestre di 
S. Stefano, prosperare gli studj e tornare la floridezza; e quindi 
muniGceutemente soccorsa dai Granduclii Lotaringio-austriaci, rieb- 
be quello splendore che le era dovuto per tornare nel novero delle 
belle città italiane. 

Le mura da cui è recinta la moderna Pisa non si estendono 
oltre 4 miglia in figura quasi quadrangolare; e 5 sono le porte in 
esse aperte, trascurando due accessi che vi hanno le navi del- 
l'Arno. 

Le strade di questa città sono tutte pianissime e ben lastrica- 
te, le piazze sono contornate da pregevoli fabbricati, ed i primarj 
ed i fi zi sacri sono di una grandiosità e splendidezza sorprendente. 

L'Arno traversa Pisa descrivendo una cuTva, e la divide in 
due parti disuguali, comunicanti tra loro mediante tre ponti, dei 



io5 

quali, e famoso quello di mezzo, per il Giuoco del Ponte, che in 
tempi meno inciviliti, vi si eseguiva festeggiando. Il passeggio 
amplissimo detto Lungarni che apresi da ambe le parti del fiume, 
è delizioso , e grandiosi sono i fabbricati che lo fiancheggiano par- 
ticolarmente a destra. Ogni tre anni nella sera di S. Ranieri ha luogo 
in questi Lungarni , e nel rimanente della città una illuminazione 
che chiamasi Luminara , così bene intesa e così splendida, da ri- 
chiamare spettatori da ogni parte, vincendo con l'effetto gli sforzi 
della più fervida immaginazione. 

Tra le piazze meritano di esser considerate quella dei Cava- 
lieri e T altra di S* Caterina. La prima decorata di bella fontatia 
•e di una statua colossale di Cosimo I condotta in marmo dal Fran- 
cavilla, è recinta dalla bellissima Chiesa dei Cavalieri, da tutti t 
fabbricati appartenenti a questi, dalla Chiesa di S« Rocco, dal Col- 
legio Pu tra no e dal palazzo ove ha residenza il Tribunale Civile e 
Criminale. In que&ta piazza corrispondeva la famosa Torre della 
fame, oggi sulle fondamenta di essa sorge un palazzo con orologio 
pùbblico e avanzi di buone pitture nelle facciate laterali. 

La seconda piazza chiamata di S. Caterina da una grandiosa 
chiesa che *i corrisponde, fu. ampliata nel i8i5, e contornandola in 
giro ovale di piatami e di acacie., fu ridotta un delizioso passeggio. 
-*- Nel centrò di questa la Comunità di Pisa riconoscente alle be- 
neficenze ricevute, inaugurò su grandiosa base una statua in marmo 
« al Granduca Leopoldo I auaran? armi dopo la sita morte y » 
della quale ne affidò la scolpitura al chiarissfiao Luigi Pampaloni 
fiorentino. 

Rivolgendosi adesso ai sacri tempi, in una aperta piazza vedesi 
sorger maestosa la Primaziale (Duomo) architettata in croce lat- 
tina da Bruschetto, e condotta a termine da Rinaldo valentissimi 
architetti pisani del secolo XI, lasciandoci con essa un modello di 
architettura rinascente. La prima pietra di questo tempio fu get- 
tata nel à5 marzo 1064, giorno primo del nuovo anno per i Pisani, 
e fu condotto a termine sul cadere del secolo XI (i). Conservossi 
Cattedrale vescovile fino al pontificato di Urbano II, e da questi di- 
fi) 1 Pisani seguitarono a contare il principio dell'anno nuovo al l5 
Marzo di ciascun anno fino al i^So, epoca in cui Francesco li Granduca di 
Toscana ordinò che in tutto it suo stato il computo dell'anno fosse unifor- 
me e fisso «1 primo giorno di Geunajo. 



io6 

chiarata arcivescovile, Daiberto ebbe il primo l'onore dell'Arci- 
vescovato. 

Il Duomo di Pisa non vedesi oggi nell'interno come fu ornato 
nei suoi primitivi tempi; ma come lo ridussero la munificenza di 
Ferdinando I e la generosità dei Pisani, dopo un furioso incendio 
cui soggiacque nel 1596. Esso è lungo esternamente braccia. 1 7 1 */«> 
largo nel corpo 60 */ 5? nella crociata 124, alto nella facciata 
58 "/s é fina alla cupola 88. — Il s«o esterna e tutto incrostato 
di marmi con buona architettura spartiti, e nella facciata decorata 
di 5 statue dell'estremità dei frontespizj, vedonsi 58 colónne di- 
sposte in cinque ordini, che presentano 4 loggiati uno sopra all'ai-* 
tro; Corrispondono in questa tre porte di brónzo sostituite a quelle 
distrutte dall'incendio, cui diedero opera il Franca villa, il T'ar- 
ca, il Susini eà altri scolari di Giù. Bologna, modellandole su i 
disegni del loro maestro, che v'immaginò la intera vita deHa>Ma~ 
dónna, ed i principali' misteri delia Redenzione. •» ♦« 

Entrati nel sacro recinto per queste, e mirandolo condotto a 
cinque navate nel corpo pnncipale> e a tre nei lati trasversali della 
crociata, con di vota luce proveniente da 100 finestre colorite, e 
ricchissimo di ornati, sculture, e pitture d'ogni genere, l'animo 
resta compreso in un tempo da meraviglia e da compiacenza. 

! Ventiquattro colonne di granito dell'Elba e del Giglio sor- 
reggono le (arcate della navata maggiore, larga braccia. a3 ed alta 
5y. Altre colonne di minore altezza; ma di maggior pregio per gl'in- 
tagli e- per l' antichità , sembrando avanzi degli, antichi *difizi irò- 
vinati dai barbari, sostengono le navate inferiori. Un soffitto io^ 
tagliato a rosoni e riccamente dorato, sostituito all'antico condotto 
a pitture, chiude la navata di mezzo ) le navate minori seno co- 
perte da volte. — Una ringhiera praticabile nelle navate laterali;, 
che recinge tutta la chiesa, concede di vederla tutta quanta anco 
dall'alto, mediante arcate aperte nella parete della navata 'princi- 
pale, aumentando a questa grandiosità e bellezza. Piiocodirare pie- 
tre e il pavimento condotto a musaico che rimane nel quadrato che 
formano i quattro pilastri su di cui posano gli archi sostenenti la 
cupola dipinta dal Riminaldi , e bello pei marmi bianchi e scuri è 
il rimanente dell'impiantito di tutta la chiesa. Portando lo sguardo 
alla gran tribuna di mezzo ove è il coro chiuso da marmoreo para- 
petto* intarsiato vagamente di diaspri, e decorato di due statue in 



107 
bronzo di Gio. Bologna ali 1 ingresso, si offre primieramente allo 
sguardo l'altare maggiore ri fulgente pei lapislazzuli, pei broccatelli 
di Spagna, pei persichini, e pei gialli di Siena dei quali è incrostato: 
quindi' vedousi un bellissimo Crocifisso di Gio. Bologna; colonne 
di porfido con sopra candelabri in bronzo-, mosaici di Gaddo Gad- 
di e di Mino da Torrita ; affreschi di Orazio Riminaldi e del 
Ghirlandajo restaurati dal Marini e pitture superbe di Andrea 
del Sarto, del Bcccafumi , del Sogliani, del Rosselli, del Bili- 
veri, del Gamberucci e di altri pittori valentissimi. 

Corrispondono in questa gran cappella due Organi di pregio 
singolarissimo per la molti plicità dei registri , e per la squisita imi- 
tazione degli strumenti musicali di ogni genere. 

La navata trasversale costituisce due cappelle, che una è con- 
sacrata a S. Ranieri protettore della città, e l'altra destinata a con- 
servare il Santissimo Sacramento, ambi due ricche per le sculture, 
adorne di pitture e decorate di bei monumenti d'arte. La urna che 
racchiude le céneri di S. Ranieri nella prima , è opera bellissima 
del Foggi ni eseguita, in marmo verde di Polsevera, posata sopra 
grandioso piedistallo di granito egizio rosato, ornato di giallo an- 
tico e di broccatello di Spagna. — Il Ciborio di argento sodo che 
vedesi nella seconda, ed i gradi dell'altare condotti a lastre storiate 
del medesimo metallo dal Tamburini pisano su i disegni del Fog~ 
gini, con la spesa di ventiquatromila scudi piamente elargiti da 
Cosimo III, oltre essere apprezzabili per la ricchezza intrinseca, am- 
miransi ancora come monumenti portentosi di scultura di quel 
tempo. « 

Ma come adesso far parola dei magnifici quadri, dei grandiosi 
cenotafi e dei cospicui altari che adornano tutto quanto il sacro 
edilìzio? qui l'abbondanza della materia scoraggisce chi è legato da 
doveri di brevità, sicché non potendo in ciò trattenermi, aggiungerò 
che girando attorno le pareti laterali di questo tempio, non escluse 
quelle delle cappelle della crociata, incontransi dodici altari, che 
spartiscono le dette pareti ad ogni terzo intercolonio , disegnati 
dal Buonarroti, ed eseguiti in marmi varj dallo Stagi di Pietra- 
santa, su i quali, cominciando a destra della porta principale, veg* 
gonsi belle tavole dell' Allori, del Vanni senese, d ) Andrea del 
Sarto, del Vaga fiorentino; del Curradi, del Salitnbeni e del 
Pastigliano. Che ogni rimanente delle dette pareti non ingombrate 



io8 

da altari né da pilastri, sono ricoperte da a3 grandi tele dipinte, 
ornate di Mie cornici dorate, nelle quali lavorarono, a prendere 
l'ordine indicato, il Cavallucci , il Corvi viterbese, il Ferretti, 
il Tempesti, il Conca di Gaeta, il Mancini, il Muratori bolo- 
gnese, il Luti ed il Melani fiorentini, il Curradi 9 G. Curra- 
do napoletano, il Lomi pisano, il Costami, il Cignaroli vero- 
nese, il Pecchcux liouese, G. Co'lignon, il Gandolfi bolognese 
e Pietro Benvenuti aretino, con altri artisti di sommo credito. 

Uscendo da questa basilica , in poca distanza di contro alle 
porte, richiama tutta l'attenzione del passeggero l'altro tempio 
consacrato a S. Giovanni ne] quale conservasi il fonte battesima- 
le, detto perciò II Battistero, Trentaduemila famiglie concor- 
rendo alla spesa della fabbricazione di questo, i capi di siffatta im- 
presa ne affidarono il disegno e la direzione a Diotisalvi celebra- 
tissimo architetto pisano, e nel 1 153, in stile pisano, ne incomin- 
ciarono la fabbricazione. 

Questo artista lo immaginò di figura rotonda alto braccia p{, 
e avente una circonferenza di braccia i83 % tutto incrostato di 
marmi bianchi tramezzati da liste cerulee dentro e fuori. 

L'esterno è diviso in tre ordini, nel primo dei quali vedonsi 
venti belle colonne, sopra i capitelli delle quali voltano archi or- 
natissimi a centro pieno, che sostengono una cornice costituente il 
termine dell'ordine indicato. Sopra a questa comparisce un peristi- 
lio sorretto da sessanta colonne più piccole e più fini delle prime 
con capitelli ed archi semicircolari, e terminato da una corona di 
bizzarri ornamenti triangolari, aventi nel vertice statue tramezzate 
da tempietti, che sorgono tra un triangolo e l'altro, riccamente 
adorni di fiorami e di rabeschi. Il terzo ordine ricorre intorno alla 
fabbrica scompartito da 18 pilastri e 20 finestre, ed è terminato 
da triangoli sopra le finestre, e da tabernacoli sopra i pilastri. Di 
sopra a quest'ordine come da suo tamburo sorge la cupola circolare 
condotta a guisa di pera, e terminante in un cupolino serrato, 
nel comignolo del quale vedesi la statua in bronzo del Santo Precur- 
sore. A si magnifici ornati esterni corrispondono i due peristili in- 
terni sorretti da colonne e pilastri di bellissimo marmo, ed il gran- 
dioso fonte, cui si ascende per tre scalini, ricco d'intagli e di or- 
nati a musaico, e decorato del simulacro di S. Giovanni in bronzo. 

Tralasciando le pitture che vedonsi in questa chiesa, per is- 



I(K) 

ser poche e non pregiatoli, meritano «involar attenzione gli al- 
tari di bellissimo marmo, e un pergamo scolpito dal sommo Micco- 
la pisano, opera classica per ricordare a qual punto di perfezione 
questo artista avesse portata la scultura nel suo tempo. 

Le quattro porte di questa chiesa sono commendevoli per 
gì* intagli e per la ricchezza degli ornamenti. 

Nella parte opposta al S. Giovanni sorge da terra fino al-* 
Taltezza di braccia 93 '/ s una torre di figura cilindrica di braccia 
26 3 /s di diametro, che serve di campanile alla Cattedrale, veramente 
portentosa per la figura, e splendida per la ricchezza dei marmi. 

Bonanno pisano e Guglielmo d'Inspruck architetti idearono 
qnesta torre pendente sette braccia e */ 3 al difuori e 5 5 / 6 al diden- 
tro, tutta condotta a marmi, e ne cominciarono la costruzione 
nell'agosto del 1174» M suo esterno presenta sette logge arcate, 
vagamente spartite e sorrette da 207 colonne apprezzabilissime per 
l'antica loro variata scultura. La prima di queste logge impratica- 
bile serve di sostegno alle altre sei tutte praticabili, cui si ascende 
per marmorea scala comodissima di 293 scalini, e con altra a chioc- 
ciola di 37 scalini giungesi all'ottavo ripiano più stretto degli al- 
tri, da cui pendono sette buonissime campane. Gli ornati in marmo 
che decorano la porta e le pareti di questa particolarissima torre 
le accrescono magnificenza, e la sua considerevole inclinazione la ren- 
de meravigliosa. Dai due suoi ultimi ripiani guarniti di ringhiera of- 
fronsi alla vista la città sottoposta e le adiacenti pianure, con 
tutti i bei quadri pittorici che presentano le verdeggianti colline 
dei dintorni di Pisa. 

Da questa sommità 1' immortale Galileo esegui non poche 
esperienze, che alla fisica arrecarono notabile avanzamento. 

Il quarto grandioso odi fi zio che distingue nei Pisani la pjetà 
pei trapassati, è il Camposanto da essi fabbricato nel 1 278 con di- 
segno di Giovanni pisano a brevissima distanza dal sopradescritto 
Duomo. La facciata diedi esso godesi dalla parte di mezzogiorno ove 
apresi la porta principale d'ingresso., è tutta incrostata di marmi 
benissimo commessi ed è scompartita in 44 pilastri equidistanti e 
43 arcate semicircolari di bellissima forma. La figura del fabbri- 
cato è internamente un paralellogrammo avente loggiati all'intorno 
ed un area di terra nel mezzo divisa in tre parti, la qual terra fu 
ivi portata dall' arci vescovo Ubaldo dei Lanfranchi , che tornando 



I IO 

da Sorla, l'aveva fatta scavare noi Monte Calvario e seco portata 
nelle navi a uteri or mente alla fabbricazione del Cimitero. Quest'area 
servì un tempo di sepoltura comune, ed i loggiati furono destinati 
a contenere le sepolture delle famiglie distinte. 

La lunghezza di questo sacro recinto, occupante una superficie 
di braccia quadrate 16879, è di braccia 217; la lunghezza di brac- 
cia 72 ; i loggiati sono larghi braccia 18 e hanno un giro di braccia 
578. Essi tutti condotti a marmo bianco con liste cerulee , ricevono 
luce da 62. arcate rotonde che voltano su i capitelli intagliati di 66 pi* 
lastri posanti sopra solido imbasamento, sul quale alzandosi altri pi- 
lastri e colonne sottili tramezzo ai grandi pilastri, ogni arcata ro- 
tonda viene spartita in altri archi a sesto acuto adorni d'intagli bellis- 
simi a vedersi. Le pareti in terne so no fregia te delle migliori opere dei 
primi maestri di pietura Gioito, Buffalmacco, gli Orca gna, il Mcm~ 
mi, il Laureiti, il Veneziano, Spinello, Piero da Orvieto e più 
tardi il Gozzoli,i quali olire il pregio di questi loro dipinti, ci la- 
sciarono con essi la storia del progredimento dell 1 arte alla loro età. 

Sparsi con beli' ordine per gì' indicati loggiati posano sui 
marmorei piantiti oltre 600 monumenti sepolcrali di scultura an- 
tica e moderna, qui vi raccolti dalle cure del cav. Carlo Lasinio già 
Conservatore del Camposanto, ora Direttore della pisana Accade- 
mia di belle arti, i quali seguano mirabilmente l'età, l'indole e le 
vicende della scultura, potendo ravvisarsi in essi forme etnische 
rozze, ed emulanti la natura; sculture greche della maggior perfe- 
zione, ed italiane cadenti; e finalmentegli sforzi dei scalpelli pisani 
per ridonar vita all'arte e le opere dei moderni onoratamente colà 
collocate. 

Riunite pertanto in questo Cimitero tante bellezze di arti, 
grandiosità di loggiati, vaghezza di archi, sveltissime colonne, di- 
pinture inestimabili, sarcofagi numerosi, e mille e mille memorie 
di uomini valorosi, sorprendono certamente l'osservatore, istrui- 
scono maggiormente l'artista e qualificano questo luogo per V unico 
sacro edifizio di tal genere in tutto il Cristianesimo. 

Delle altre chiese che trovansi in Pisa troppo lungo sarebbe 
il parlarne, sorpassando il numero di 70; e$se però sono tutte de- 
editissime e ben adornate, e singolarmente ammirabili sono S. Ste- 
fano dei Cavalieri e S. Francesco per i monumenti di arte; 5. 
Paqlo a Ripa, d'arno e S. Maria della Spina per la loro 
antichità. 



ut 

La prima condotta da Giorgio Vasari nel i565 ad una soia 
grandiosa navata con pilastri e colonne staccate , cui termina 
la facciata Don Giovanni de 9 Medici nel 1596, è vaghissima nel 
suo insieme, sebbene non tutte le parti architettoniche concordino 
tra loro, e fa mostra di splendidezza pei lucentissimi marmi di 
Luni di cui è internamente incrostata. Cosimo I la fabbricò dai fon* 
da menti, Ferdinando I figlio Tabbellì e condusse a termine. Nel 
soffitto di essa spartito in sei quadri adorni d' intagli do* 
rati dal Peroni fiorentino, vedonsi dipinte le glorie maggiori del- 
l'Ordine dal Cigoli, dal Lignozzi, dall' Allori e dall' Empoli. 
Da questi uniti al Vasari furon pure dipinte a chiaro-scuro le 
tele che coprono gli sparti menti delle pareti inferiori, lasciando di- 
sadorne quelle superiori, occupate oggi da .trofei evbandiere anti- 
che appartenenti ai Cavalieri. L'altare maggiore ove conservanti le 
ceneri di S. Stefano in ricca urna porfirea, è un'opera portentosa 
di scultura in porfido diretta dal Foggiai con adornamenti di pie- 
tre dure e di statue di grandissimo pregio. In uno dei quattro altari 
laterali è affisso un Crocifisso di argento scolpito in Roma sul di- 
segno del Tcncraniy per la pietà di Ferdinando III che volle ripa- 
rare al rapimento avvenuto di altro consimile; dagli altri altari pen- 
dono tavole classiche del Vasari 9 del Buti e del Bronzino. 

Dei due Organi che vedonsi lateralmente all'aitar maggiore , 
uno è così numeroso di registri ed eccellente di bontà, che pouesi 
tra i migliori di tutta l' Italia. 

Chiesa di S.Franccsco.Questo maestoso edifizio con l'annes- 
so convento riconoscono probabilmente la loro fondazione dal B. 
Agnello Agnelli e dal B. Alberto seguaci di S. Francesco. Nel 
cadere del secolo XIII credesi che per opera di artisti pisani ella 
fosse ingrandita, fabbricandola come vedesi di presente a croce la- 
tina e decorandola di facciata di stile gotico, che lasciarono imper- 
fetta. La facciata che vi si vede ora fu edificata nell'anno i6o3 per 
la munificenza del Granduca Ferdinando I. 

L'interno di questo tempio condotto ad una sola navata, lun- 
ga braccia 1 36 e larga 3o '/,, presenta maestosità e ricchezza. Gran- 
diosi archi a sesto acuto aprono l'ingresso alla crociata, ed altri 
archi del medesimo sesto staccansi dai muri, delle sei cappelle che 
contornano la tribuna maggiore. 

Le pareti e la volta di questa tribuna furono tutte colorite 



iti 

da Taddeo Gaddl, ma ora non restano che le pittare «Iella volta. 
Sugli altari delle sei cappelle indicate trovansi quadri del Passi- 
gnano, del Sa Umberti, di Ottavio Vanni, del C urrà di e del Kos- 
selli. Nella navata grande corrispondono io altari che sono deco- 
rati di buone dipinture dell'Empoli, del Paggi genovese, del no- 
minato Passionano, di Santi di Tito, del Casolani, del Vanni 
rammentato, di Niccolao A Hot, del Salimi cui, Ai Francesco da 
Castello e del Cigoli» In uua cappella modernamente restaurata 
e dedicata a S. Filomena colori maestrevolmente una tela Giuseppe 
Sabatclli, degno allievo del suo celebra tissimo padre. 

Non mancano in questa chiesa tombe di uomini illustri con- 
dotte da buoni scalpelli, ed in buon numero sono le lapidi sepolcrali, 
che dissotterrate dal vicino chiostro, nel 1817 furono collocate nel 
pavimento di questa chiesa, allorché ripristinati i Frati in Toscana, 
convenne restaurarla , perche in mille modi deturpata dagli usi 
profani cui era stata destinata nel tempo della soppressione. 

La chiesa di S. Paolo a ripa d'Arno fu fondata neir8o5 
sotto il pontificato di Leone IH. Mancano le notizie per asserire 
a chi appartenesse nei primi due secoli, e sappiamo unicamente che 
per il volgere di molti anni fu Abbazia dei Vallombrosani e quiniìi 
soppressa circa Tanno i565. 

Questo antichissimo tempio decorato di facciata di marmo 
scompartita in quattro ordini di architettura, con pilastri addossati 
nel primo e colonne isolate negli altri, è condotto a tre navate in 
croce latina sostenute da due file di colonne di granito orientale 
con basi e capitelli di marmo bianco. Le pareti ora barbaramente 
ridotte bianche, furono in prima fregiate di opere stupende dei pit- 
tori Cimabue, Buffalmacco , Memmi , Bruno e Giov.da Ponte. 
L'altare maggiore assai moderno è tutto di legno disegnato dal 
Silvani e ornato di tre statue benissimo condotte. Tra le tavole 
che ornano gli altari minori ve ne sono delle pregevoli ; ma di pen- 
nello ignoto. 

Questa chiesa avente somma analogia col Duomo, fa compren- 
dere che essa somministrasse il pensiero di edificare questo ad imi- 
tazione sua, ampliandone la grandiosità e la splendidezza. 

La chiesa di S. Maria della Spina fu ingrandita dopo il 
i3oo sullo rovine di un oratorio che preesisteva fino dal i23o. 
Essa fu edificata come vedesi oggi tutta incrostata di marmi al 



n3 

difuori disposti sul gusto gotico moderno, ricchissima di taberna- 
coli sovrapposti uno all'altro, di corniciami e modanature sottil- 
mente intagliate, di rosoni, di statue e di altri lavori di bellissimo 
marmo capricciosamente spartiti, non scuza lodevoli sculture di 
Giovanni Pisano. Neil' interno primeggiano tre statue che Nina 
pisano collocò sull'altare maggiore in tre nicchie, ai quali marmi 
sembra che il valente artista togliesse la durezza e donasse la mor- 
bidezza delle carni e la flessibilità del panno. Lateralmente a que- 
sto altare posano sopra marmoreo imbasamento due altre statue 
attribuite a Mos chino di considerevole estimazione. Fra le tavole 
che adornano le pareti di questa chiesa, appartenenti precipua- 
mente alla scuola fiorentina, è oltre ogni credere stimabile quella 
colorita da G. Antonio Razzi detto il Sodoma, che rappresenta 
la Vergine còl figliuolo in collo attornita da santi genuflessi ed in 
piedi. Questa chiesa è uffiziata da una Confraternita sotto il titolo 
di S. Antonio. 

Tra i palazzi che mostrano grandiosità d'architettura e pregi 
di antichità i più cospicui corrispondono lungo l'Arno, ove pure ap- 
pariscono le due ricordate chiese antiche e l'altra di S. Matteo, 
che conserva ancora parte della sua primitiva architettura. Magni- 
fico è il fabbricato ove trovasi V Uffizio della Dogana appartenuto 
ai Gambacorti Signori di Pisa. — -Splendido grandeggia il Palazzo 
Pretorio oggi del Governo con torre a orologio che mostra Tore da 
tre parti , condotta dal Samminiatclli* — Bellissima architettura 
presentano il palazzo Toscanelli attribuito al Buonarroti e l'altro 
Upezzinghi. — A Baccio Bandinelli è dovuta l'architettura del Pa- 
lazzo Granducale, alzato sulle rovine dell' antica curia del Potestà, 
presso cui vedesi una bella scultura del Francavil/a 9 consacrata 
dai Pisani alla beneficenza di Ferdinando I. Il Palazzo Scotto per la 
magnificenza degli ornamenti ed amenità dei giardini annessi e dei 
passeggi è oggi uno dei più eleganti e deliziosi della città. 

Vedute così di volo le precipue cose degne di osservazione per 
il materiale di questa città, ne chiuderemo la illustrazione ricordando 
gli stabilimenti di beneficenza in essa aperti all'infelice ed al pove- 
ro, e quelli d'istruzione ad ogni ceto di persone. 

Il grande Spedale di S. Chiara corredato di Teatro anato- 
mico , di Gabinetto fisico-patologico e di Chiesa intitolata a S. 
Chiara, accoglie i poveri malati. — « Lo Spedale dei Trovatelli 



i,4 

alleva i figli di quelli che furori padri senza averne i sentimenti , o 
che per reità divennero tali. — Un Orfanotrofio dà ospizio ai gio- 
vanetti rimasti senza genitori. — Una Casa di rifugio è aperta ai 
poveri di ambo i sessi. — Un Istituto di Sordomuti, soccorre agli 
iufelici cui natura negò l'udito e la favella. — Un Monte Pio sov- 
viene ai bisogni del povero , ed una Pia Casa di Misericor* 
dia porge pietoso ajuto nei tristi casi di malattia o di morte nei 
quali sgraziatamente incorre la umanità, 

Una cole brat issi ma Università , cui appartengono non pochi 
Collegi, richiama da ogni parte la studiosa gioventù, e una pubblica 
Libreria y un Gabinetto di fisica sperimentale, un Museo di stò- 
ria naturale bellissimo tenuto, un Orto botanico con laboratorio 
della cattedra di chimica, fanno decoroso corredo al magnifico stabili- 
mento. Ad estendere maggiormente la istruzione il basso popolo vi ha 
aperte le Scuole normali e di mutuo insegnamento ; le povere 
bambine sono ricevute in una Sala di a silo \ gli Ecclesiàstici v'han- 
no un Collegio e Semiario Arcivescovile, e gli amatori delle 
arti belle un Accademia benissimo diretta. 

Trovatisi in questa città un bel Teatro con 81 palco repartiti 
in quattro ordini ; una Arena ; un Casino per la nobiltà e Stanze per 
i cittadini. 

I Pisani tanto ricchi una volta per il commercio che tenevano con 
l'estero, ora sono di questo affatto privi, il traffico dei generi di pri- 
ma necessitalo eseguiscono con due mercati settimanali nei giorni di 
mercoledì e sabato,e con due fiere annuali nei mesi di giugno e di agosto. 
Non pochi sono i fabbricanti di seggiole e di altri mobili di moda, 
e molti i quelli che si occupano a condurre vetture. — In Pisa non 
vi sono che una fabbrica di terraglie fini, una di sapone, una di carta 
di paglia ed una vetreria; grandi vantaggi però ritrae dalla mol- 
titudine dei giovani, che nei mesi di studio colà dimora, per atten- 
dere alle lezioni della Università. 

Risiedono in Pisa un Governatore ed un Arcivescovo che ha 
il titolo di Primate di Corsica e dì Sardegna ed un Auditore del 
governo; quindi oltre un Tribunal Collegiale vi si trovano un 
Jlcgio Procuratore , un Giudice civile , un Direttore desili atti 
criminali, un* Càmera di Soprintendenza Comunitativa, mix Animi- 
lustrazione idraulica, una Dogana, un Uffizio del Registro, un 
Conservatore d'Ipoteche e molti altri uffizi regj. 



n5 



Pisa oltre il pontefice Niccolò F, diede alla Chiesa dottissimi 
Cardinali e molti slimabili Prelati. Pietro da Pisa fa il primo a 
spargere i semi della letteratura a Parigi, dopo essere stato maestro 
a Carlo Magno. Gallo scrisse in poesia prima di Dante, Bitonalità 
Caporali scrisse ditirambi molto, prima del Redi aretino. Nel secolo 
XIII vi fiorì Leonardo Fibonacci matematico, che introdusse in 
Europa l'uso dei numeri arabi e vi gettò i primi semi dell'Algebra 
sconosciuta in avanti. Àgli artisti pisani toccò il vanto di essere i 
primi, ad occuparsi di far risorgere le arti in Italia, è siccome prima 
fu la scultuY&^Niccolò circa la metà del secolo indicato fu il primo 
a distinguersi; Andrea seguendolo, fondò in Firenze la scuola ove 
si educarono il Donatello ed il Ghiberd, e fra Guliclmo domenicano 
fu cèlebratissimfo. nel XIY; secolo; Nella pittura il Giunta fiori pri- 
ma di CiMahiic, sebbene artista animato > ma non corretto. Nello 
Gera e Ticino lavorarono beiiuJsimo ij mùsaicj. I VannU 'Andrea 
di Lippoe Giovanni diVNìceolò furono'' buoni frescanti; Terminate 
le guerre tra Pisa- e Firenze,: noi 'tempo dèlie quali le arti languirono, 
molti tornarono a fà^lè ri vi vere' icòn. sómma lode, e tra tanti pri- 
meggiò Ora zzo Riminaidk 'Anca nel decorso secolo non manca- 
rono a Pisa i suoi artisti di ^ran nome. 







.-:■■;» • ?,: t ;!')' \ i , '/{.* \\- .ì 



LIVORNO città oggi ragguardevolissima pel suo comodissi- 
mo Porto ed estèso: commercio, avanti il XV secolo fu piccolo ca- 
stello chiamato Labro, quindi per munificenza dei Granduchi Medi- 
cei, e considerevoli spinse dei Lotavirig io-austriaci divenne una decente 
città ed il Portò fu ingrandito^ abbellito e reso più sicuro. Ai nostri* 
tempi però la città ha ricevuto notabilissimo ingrandimento per 
opera dell'augusto regnante Leopoldo II chele ha esteso il girò de}* 
le mura da gareggiate con quello della capitale, ponendovi dentro 
tutti i subborghi, divenuti Ormai popolosi e molto estesi* 

Essa siede in riva al mare tutta in piano, alla distanza di mi- 
glia sessanta da Firenze e diciassette da • Pisa a mezzo giorno di 
questa, e a ponenteJib. di quella ai gradi 27 58' di long, e 43 33' 
di lat. a . •.■ 

Ciocchi presenterà di' bello 1 la nuova città mal si potrebbe de- 



liti 

scrivere adesso che ri si lavora. Le fabbriche che continuamente 
si erigono sono di bella forma e di vago aspetto. 

La Piazza Grande che aprì Ferdinando I è spaziosa, rego- 
lare e fiancheggiata da bei fabbricati e loggiati a cui farà grandioso 
ornamento la statua colossale di LEOPOLDO II felicemente regnan- 
te da inauguriarvisi, opera affidata da quel Comune al Professor De- 
mi pisano, avente studio in Firenze. 

Nella piazzetta della Darsena é ammirabile una statua alzata 
alla memoria di Ferdinando I condotta da Giovanni dell'Opera, 
e stupendi sonoi quattro schiavi avvinti con catene agli angoli della 
base, gettati in bronzo dal valentissimo Tacca. 

La via detta Grande che da Pòrta a Mare cond dee a Porta Fio- 
rentina, traversando la Piazza Grande, è assai vasta e ornata di buo- 
ni fabbricati di considerevole altezza; e benissimo tagliate sono 
le altre strade aperte nella parte della città nuova* 

Tra gli edifizj sacri il pia vasto è il Duomo in cui se non 
vi sono pregj architettonici vi si conservano però stimabili dipinti 
del Ligfiozzi, del Curradi , dell' Empoli > àt\ Passi guano del 
Cigoli e di altri accreditati artisti. Bene ornate sono anco le Chie- 
se di S. Caterina» della Madonna e di S. Ferdinando, e non ne» 
no lo saranno quelle che si erigeranno nella parte detta atti che 
si fabbrica di nuovo, occupandosene i miglimi artisti dei nostri 
tempi. Oltre le chiese dei Cattolici, risono in Livorno le Chiese 
dei Greci uniti, dei Scismatici , degli Armeni e la Scuola de- 
gli Isd raditi. ■" •; 

I fabbricati singolarmente osservabili sono i Lazzeretti ; il 
Molo , V Arsenale e la Darsena. 

Evvi in Livorno un vasto Spedale, un ricco Monte Pio, una 
Casa di Rcfngio ed una zelante Confraternita della Misericor- 
dia per soccorrere a quelli per i quali cosi santi istituti furono 
aperti. » 

Provvedono alla istruzione della gioventù pubbliche scuole 
che sono aperte in più punti della citta; un Istituto detto dei 
Padri di Jamiglia, perchè da questi sopravveduto, si occupa sin- 
golarmente dei giovani che bramano iniziarsi per il commercio, e 
per quelli che le bramano vi sono pubbliche lezioni di Nautica. 

II vasto e comodo Porto cui giungono oltre 1000 bastimenti al- 
l'anno, fa che Livorno sia città di gran commercio, essendo come il ma- 



ii 7 

gazzino generale delle merci die vengono dall'estero e di quelle che 
ad esso vanno , e conseguentemente luogo di concorrenza di moltis- 
simi mercatanti esteri e nazionali. La maggior parte della popola- 
zione è occupata al traffico, molti del basso popolo si addanno alla 
pesca, altri lavorano in una fabbrica di cristalli che vi esiste, e mol- 
tissimi sono impiegati nell'arrotatura dei coralli, di cui gli stessi Li- 
vornesi fanno la pesca lungo le doste di Bar ber ìa e della Sardegna, 

La popolazione di Livorno, compresi i forestieri, ascende a 
77,94 f abitanti. 

Risiedono a Livorno un Governatore civile e militare, un Ve- 
scovo , ed mi Auditore del Governo. Vi sono inoltre un Uffizio 
di Marina mercantile, un Tribunale di prima Istanza, un Giu- 
dice Civile, vai Direttore degli alti criminali, un Commissaria- 
to di guerra, un Dipartimento di Sanità, una Dogana, un Uf- 
fizio del Registro, un Conservatore d' J potè die , una Cancelle- 
ria Commutativa ed altri regj uffizj. 

Questa città fu patria a non pochi dotti che onorarono le cat- 
tedre di Pisa, come il Dcguiges, il Padroni, il Pasquali, il Ros- 
setti ed il Foggi, e si vanta del giurisperito J Scanio Saldasse- 
roni, del naturalista Cestoni e degli artisti Rosignoli, Terreni e 
Nardi ni. 



PONTREMOLI. — Fu questa una 1 grossa terra munita di rocca 
fino al 1777* A questa epoca per appagare le ira me della popola- 
zione il Granduca P. Leopoldo I la dichiarò città e dopo qualche 
anno le ottenne sede vescovile. Giace Pont remoli nella Lunigfana 
alle falde dell'Appennino alla confluenza della Magra col Verde, 49 
miglia a maestro da Pisa, e 100 da Firenze, ai gradi 27 33' di long, 
e 43 a3' di lat.Essa è divisa dalla Magra e circondata dal Verde 
dalla parte occidentale; Due ponti sul primo fiume e altrettanti sul 
secondo pongono in comunicazione una parte della città con l'al- 
tra, e con l'adiacente campagna. 

L'antica Pontremoli conserva sempre -l'aspetto di un munitis- 
sinio fortilizio: la moderna è abbellita di comode vie e di pregevoli 
edifizj. Nella parte antica vedesi tuttora la rocca a capo della pen- 
dice del colle, sul quale risiede la città, e a pie di esso trovasi altro 



Il* 

forte consistente io tre torri riunite mediante solida muraglia, nella 
quale è* aperto un gran portone per cai dalla vecchia si entra nella 
nuora Pootremoli. Una di queste torri serre di campanile alla ri* 
cina Cattedrale, nell'altra v*é il pubblico orologio. 

Grandioso e benissimo ornato di stucchi i il Duomo edificato 
m croce latina ad una sola navata. I suoi altari sono di finissimo 
marmo, e le pitture delle ovali è fregiato sono stimabili. Belle e 
decentemente ornate sono le chiese di S. Pietro, di Nòstra donna ; 
dei SS. Giacomo e Cristina, di S. Colombano, di & Gimisdano 
(Battistero) di S. Niccolò e della Misericordia, 

In nn antico Convento di Carmelitani presso la città vi è oggi 
no vasto Spedale a soccorso dei malati della classe indigente, aper- 
tovi nel principio del corrente secolo. Dentro la città nn nel Semi- 
nario e Collegio Vescovile accoglie la gioventù studiosa e nn Con- 
servatorio di Oblate dà istruzione gratuita alle ragazze. 

Le manifatture non vi sarebbero trascurate, ma non vi fiori- 
scono. Entro Pootremoli vi sono due conce di pelli, una tintoria, 
una trattura di seta, due cartiere, ed una rinomala polveriera. Vi 
si tessono- mezzolani, e molle tele canapine; e vi si lavorano moltis- 
simi calzerotti di lana, che comprano quei dell'Appennino ed i Lom- 
bardi ricini. 

In tutti i morcoledì e sabati dell'anno vi si fa mercato e 7. 
sono le fiere annue che v'hanno luogo, tutte di grati concorso e di 
somma alititi pel paese. 

Stanno a Pontremoli un Vescovo , uh Regio Commissario e un 
Auditore Giudice di prima Istanza con Sostituto, e vi risiedono an- 
co un Cancelliere commutativo > un Ingegnere di Circondario ed 
un Ministro Esattore. La popolazione ascende a circa 9000 abitanti. 

Non pochi oriundi di questa città salirono al Cardinalato e 
molti altri si distinsero nel mestiero delle armi, nelle lettere, nelle 
scienze e nelle arti. Furono prodi guerrieri i Cap. Serratto ed il 
Mara fi :; grande scienziato fu il Trincadini, ottimo professore a 
Pisa il Cabali*, celebrato umanista del XIV secolo il Cieco da 
Pontremoli; e valenti artisti furono Pietro Pedroni stato maestro 
della Scuola fiorentina sul cadere del XVIII secolo, e il Contesta- 
bili egregio paesista. 



"9 

TERRE 

Pontedera— È questa grossa terra del Valdarno iuferiore a i4 
miglia dal capoluogo del Compartimento e 35 da Firenze, per cai passa 
la strada regia che da questa a quello conduce. Il fiume Era da cui 
prende in parte il nome la traversa in senso opposto alla via regia, 
e il ponte che vi è gettato grandiosa pei marmi di cui è costruito» 
dà principio al nome , e bellezza al paese. 

Le vie principali sono la M. Ferdinanda, che dal ponte giunge 
fin dove rimangono le memorie dell' antica fortezza demolita nel 
1822, e la via regia, la quale verso la metà dilatandosi* forma colite 
una piazzetta sulla quale è la Propositura, cui è internamente unita 
una Confraternita ricca di marmi e fregiata di affreschi. * 

Disceso il ponte, apresi un vasto piazzale ove hanno luogo le 
fiere ed i mercati che danno vita al paese, richiamandovi in queste 
occasioni non pochi commercianti ed industriosi dai paesi circon- 
vicini. 

Tn questa terra superiore alle altre del Compartiménto nelP in- 
dustria, molti si addanno a condur vetture, altri si occupino nelle 
manifatture. La maggior parte della popolazione lavora canapi 
e lini tessendone roscendok, vergatini, fustagni ed altre tele; per 
le quali manifatture agiscono a4° te ' a * * macchina e 220 a petto, 
impiegando l'opera di 1270 donne. Alcuni fabbricalo cappelli di 
paglia, e molti si occupano nelle officine e fabbriche che vi sono 
aperte, cioè tre tintorie, tre conce di pelli, 5 fabbriche di cap- 
pelli di pelo e 3 fabbriche di paste che provvedono ai bisogni 
del territorio limitrofo. 

La popolazione di questa terra non oltrepassa i 4<>oo abitanti, 
ed ih essa risiedono un Sicario Regio, un Cancelliere comunità-* 
tivo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, due Medici, un Chi- 
rurgo e due Maestri. 



Pi etr asanta è la più bella terra che abbia la Toscana. Essa 
giace alla distanza di circa 25 miglia da Pisa a maestro in amena e 
fertile pianura del Vicariato pictrasantino, recinta dà mura e mu- 
nita di fortezza, che Cosimo I restaurò con isolidi ripari. Da tre 

9 



120 



porte si entra in questa terra e ri s incontrano strade pianissime, 
rettilinee benissimo tagliate e fiancheggiate da fabbricati di bello 
aspetto. La piazza spaziosissima, perche formata delle piazze riu- 
nite del Mercato, della Collegiata e di S. Agostino» offre una sor- 
prendente prospettiva. La Collegiata, detta Duomo, costruita a cro- 
ce latina a tee navate nel i35o, è decorata di bella facciata incro- 
stata di marmi con ornati di buone sculture, e racchiude nell'interno 
altre pregevoli opere di scalpello € stupende tavole del Rosselli, 
del Passionano e del Curradi, 

Vasta è la Chiesa degli Agostiniani, ora dei Scolepi, corritpott- 
dente essa pure nella mentovata piazza, e di sommo pregio sono le 
due tele che vi si conservano, una dipinta dallo Zaccaria l'altra dal 
Curradi. 

Oltre i sacri edifizj rammentati, da una parte della medesima 
piazza vedesi il Pretorio e dall'altra la Casa del Comune, e nel 
rimanente compariscono deccntissime abitazioni. 

Questa terra ha circa 3ooo abitanti. La gioventù è istruita gra- 
tuitamente dai Padri delle Scuole Pie, e le fanciulle ricevono istru- 
zione nel Conservatorio di S. Chiara. 

Ifon manca a Pietrasanta il teatro. 

La maggior parte degl'abitanti, occupati alla cultura dei ter- 
reni che possiedono fertilissimi, non hanno campo di addarsi alle 
manifatture o ad altri rami d'industria. Nel territorio pero di 
cui Pietrasanta è capo luogo ,S era vez za A la terra più commerciante 
e le moltipliei cave di misti, di broccatelli e di ottimi marmi 
statuari, non che molte altre officine dove questi si lavorano ed 
altre di altro genere, arrecano considerevoli vantaggi a quésto non 
grande, ma fortunato paese. 

A Pietrasanta hanno sede un Sicario Regio, mCaacclliere 
comumtatwQ, uu Ivgegncre, un Ministro Esattore , due Medi" 
ci ed un Chirurgo. 

Il celebrato pittore Bongi fu di Pietrasanta. 



Bargì. — È questa la bella e grossa terra che costituisce il 
capoluogo del Vicariato di Barga, situata sulla cima di un colle 
contornato di ameni vigneti a due miglia a sinistra del Sere li io. 



lai 

Nella parte delle sue antiche mura die tuttora rimane, in 
piedi, conservatisi tre porte che danno accesso al paese, e dentro di 
esso incori transi vie poco regolari e alquanto incomode; ma fian- 
cheggiate da buoni fabbricati, a molti dei quali non malica vastità. 
La Collegiata di questa terra chiamata Duomo dai Barghigiani , 
riconosce probabilmente la sua fondazione nel X secolo, ed è rag- 
guardevole per le antiche sculture che racchiude. Essa è fabbricala 
a bozze di travertino, spartita a tre navate nell'interno con 
archi semicircolari e ornata al disopra di gallerie sr conilo Fuso 
delle antiche basiliche. Una tela di non molto pregio cuopre una 
statua gigantesca in legno rappresentante S. Cristofano, collocata 
sul! 9 altare maggiore 

Molta proprietà e vaghezza; trovansi nelle chiese della Mise- 
ricordia, della SS, Annunziata, delle Clarisse e dei P % Rifar* 
mati soppressi, nelle due ultime delle quali conservaci preziose 
sculture della Robbia. 

Nell'antico Preterio vi sono aperte le Pubbliche Scuole; nel 
soppresso Convento degli Agostiniani risiede la Gasa del Comune ; 
un Accademia dei Differenti vi possiede da pochi anni un Tea- 
tro, e favorisce ai progrèssi del sapere. 

La gioventù è qui istruita da due maestri e le femmine hanno 
gratuita istruzione delle monache del Conservatorio delle Clarisse 
che vi è aperto. Il Comune vi mantiene due Medici ed un Chirurgo 
pei poveri malati, ai quali elargisce ancora soccorsi al proprio 
domicilio. 

In questa terra vi sono diverse tratture di seta: tre fabbriche 
di cappelli di pelo, tre tintorie, un mangano per i mezzolani ed 
una concia di pelli. Nel venerdì di ogni settimana vi è mercato, ma 
mancano i concorrenti. Discreto è pure il concorso alle due fiere 
annuali che vi si tengono nel 16 e 3o di agosto. 

Risiedono a Barga un F icario Regio, un Cancelliere conni- 
nitativo , un Ajufo Ingegnere ed un Ministro Esattore. 

Il tanto celebre Pietro Angioli nacque a Barga. 



Fi vizza no in Lunigiana è terra ragguardevole posta su di un 
colle pianeggiante & scirocco di Pontremoli. La Repubblica fiorenti- 



•>•-?• 



123 

im nel i5oo la cinte di mura, e Cosimo I nel i54o riedifico queste 
con maggior solidità, munì la terra di armi, munizioni e artiglierìa, 
e la rendette luogo di difesa rispettabile. Tre sono le porte per 1? 
Oliali si entra in Fi vi zza no, ampie sono le vie che vi t incontrano, 
decenti i fabbricati e belle le piazze. Nella Piazza Maggior decorata 
di elegante fontana da Cosimo III , vedesi il Palazzo del Comnue da 
una banda e la Propositura dall'altra. Questo tempio fu riedificato 
nel 1 576 a tre navate con altari riccamente ornati di marmi , sulle 
rovine dell'antico, caduto cinque anni avanti. Nell'altra spa- 
ziosa piazza detta il Campo corrisponde lo Spedale capace di tren- 
ta letti, e nella terza detta Piazza delle Carceri ewi il Preto- 
rio ed un piccolo Oratorio che le fanno decorso ornamento. 

La gioventù di questa terra può approfittarsi delle pubbliche 
scuole di elementi, di umanità, rettorica e filosofia* Le fanciulle 
sono istruite nel Convento delle Benedettine. 

Presso le mura i Fivizzanesi hanno un grazioso teatro con 
palchi repartiti in tre ordini. 

In questa terra l' industria manifatturiera è forse più anima- 
ta che nel rimanente della Lunigiana. Qui i particolari fanno tesse- 
re mezzolani per proprio uso, e i mercanti impannano di questi e 
pannetti che vendono con lucro ai Genovesi. Vi sono due gualchie- 
re, tre tintorie, tre concie di pelli , una fabbrica di cappelli di pelo, 
una ferriera ed una stamperìa. 

Il mercoledì ed il sabato vi si fa mercato di cereali, olio,- vet- 
tovaglie, e di non poche mercerìe con la concorrenza di molti Luo- 
chesi e Carrarini. Nei mesi di maggio, luglio, settembre, e dicem- 
bre v' hanno luogo 4 grosse fiere, che richiamano moltissima gente 
dai paesi e stati confinanti. 

Risiedono a Fivizzano un Vicario Regio, un Cancelliere co- 
munilatwo, un Ayuto Ingegnere ed un Ministro Esattore. 

Anco Fivizzano vanta non pochi uomini di celebrità per render- 
la illustre. Ella ebbe il suo prode nelle armi nel Fallazzani, dalla 
«di famiglia discese un rinomato teologo; 'diede cuna al valentis- 
simo Manzini e ad altri giureconsulti ; allevò i sommi scienziati 
Talentoni , Fasoli, Grandetti e Bottini; buoni letterati furono 
Pietro Venturina, Scipione e Carlo Fasoli e molti altri; ma ve- 
ramente classico fra questi fu Gio. F anioni (Labi ndo) nome sem- 
pre caro agli amatori della buona musa e di gran lustro per que- 
sta terra che lo vide nascere. 



i*3 

SANTUARI 

Certosa. Nelle ubertose e ridenti campagne pisane in prossi- 
mità della terra di Calci giace maestoso e splendido questo sacro ri- 
tiro, fondato, come è opinione commi e, nel l'i^y da Mirante mer- 
catante armeno, che venuto a morte iu Pisa, dispose dei suoi averi 
per erigere un Monastero ed una contigua Chiesa ad uso dei Certo- 
sini mancanti a quel tempo nel distretto pisano. 

Eseguita la volontà di questo pio fondatore da Nino Pucci 
sacerdote da esso amato e stimato, vennero da Lucca alquanti Mo- 
naci Certosini, ed in questo nuovo chiostro professarono il loro 
istituto. 

Col volgere degli anni concorsero altri ad arricchire la nuo- 
va Certosa, lasciandole ogni loro ricchezza, e il lustro del mona- 
stero accrebbe e viepiù si aumentò il numero dei cenobiti. 

Chiunque si conduca a visitare questo grandioso fabbricato 
non può non rimanere sorpreso, offrendogli allo sguardo un vasto e 
bellissimo Convento tutto condotto a marmi simetrica mente spar- 
tito da colonne di marmo venato, lavorate secondo l'ordine tosca- 
no , e la splendida facciata della chiesa che si eleva maestosamente 
sopra elegante scalinata. 

La grandiosità e la magnificenza delle quali fa mostra questo 
sacro edilìzio sono tali, da farlo riguardare per il primo di tal ge- 
nere in tutta Italia, dopo la gran Certosa di Pavia. 

Trascurando le bellezze interne del Monastero per amore di 
brevità, non rammentando i pregievoli dipinti dai quali sono deco- 
rali il refettorio e la foresteria , ne facendo parola della grandiosa 
scala che mette in tre piani del gran Convento, accennerò i ragguar- 
devoli oggetti d'arte che nobilitano l'interno del tempio, diviso in 
tre recinti. — Ammiransi nel primo tre quadri rappresentanti storie 
del Popolo Ebreo dipinti con maestrìa da intorno Rotte da Fran?* 
cesco Cazioli bolognesi. — Nel secondo recinto vedonsi qnattro 
quadri esprimenti fatti dclP Antico Testamento, nei quali il ricor- 
dato Cazioli eseguì con grandissima intelligenza gruppi di figure 
in bellissimo atteggiamento, e il rammentato Jìoli fece mostra di 
quanto egli valesse nel condurne gli adornamenti e l'architettura. — 
Nel terzo recinto sono lodevoli due quadri a fresco coloriti dal 



■*4 

P. Stefano Cassia ni certosino, dal cui pennello provenne porr 
T Incoronazione della Verdine in ciclo, che osservasi nella cupola. 

I marmi dai quali è adorno I* altare sono preziosissimi , e la 
tavola che in esso collocò Baldassarre Franceschi n* pittore vol- 
terrano, è di pregio inestimabile per la grazia che spirano tutte le 
figure in esso colorite. Bellissimo è pure il ciborio ornato di quattro 
stupendi getti in bronzo rappresentanti storie sacre eseguiti da Gioì 
Battista Carrara creduto scolare di Gio. Bologna. 

Attualmente questa Certosa conserva le indicate bellezze ma- 
teriali, ma nou le ricchezze di cui godeva avanti la soppressione. 
Il territorio che oggi possiede attorno di sé, dono del piissimo 
e munificente Leopoldo II felicemente regnante. 

COMPARTIMENTO SANESE 



Capo luogo Siena ai 29° 0' di longitudine e 43 ' e 19' di latitudine. 

Sono comprese in questo Compartimento la parte superiore 
della Val a" Ombrone , la Val d'Arbia che ne forma la parte 
centrale, porzione della Val a" Elsa a maestro di Siena, piccola 
parte della Val di Cecina a ponente, e un tratto della Val a* Or- 
eia a scirocco, con quanto contiene la pendice orientale del Monte 
Andata. 

Questo Compartimento confina con quello aretino a levante , 
col pisano a ponente, col fiorentino a tramontano e col grossetano 
a mezzodì. 

Il territorio sul quale si estende, è circa 1260 miglia quadrate. 
Quattro sono le città che racchiude e 29 i luoghi di Comunità co- 
stituenti collettivamente 33 Comuni, che secondo la statistica del 
corrente anno i838, contano 1 38,588 abitanti, distinti in 72,110 
maschi, e 66,478 femmine, componenti 24*189 famiglie. 

Ogni miglio quadrato ragguaglia circa 192 anime. 



125 



CITTA 

E 

TERRE COMUJfITÀTIVE 


POPOLAZIONE 

DELLE 

COMPIUTA* 


CITTA 

E 

TERRE COMUNITÀTIYE 


POPOLAZIONE 

DELLE 

COMUHITA* 


Ab. S. Salvadore 

Asciano 

Buonconvento 

S. Casciano de' Bagni 

evasole 

Castellina 

i lastelnuovo Berardenga 

Casfciglion d'Orcia 

Cavriglia 

Chiusdino 

<k)LLB 

Elei 

Gajole 

S. Gimiguano 

S. Gio. d'Asso 

MOWTALCIUO 

Montereggioni 


43i5 

6674 

3600 
3of>8 
3934 
3177 
7131 
1811 
3770 
3o5i 

59'9 
1237 

4778 

6*j<)3 

■4*io 
6809 

3384 


1 

Monteroni 

Monticiano 

Murlo 

Pian Castagna jo 

Pi ENZA 

t Poggi bonsi 
S. Quirico 
Radda 
Radicofani 
Radicondoli 
R a poi ano 
SIENA 
Masse di Città 
Masse di S. Martino 
Sovicille 
Trequanda 


«991 

aao3 
aSgi 
28Ò3 
0980 
5856 
1643 
a5'io 
a549 

*°99 
34o3 

19,606 

3870 

458o 

64 .4 

3o68 



ILLUSTRAZIONI 

DELLE CITTÌ E TERRE PRECIPUE 



DEL COMPARTIMENTO SANESE 



♦•< 



CITTA 



SIENA — Tra le tante opinioni degli scrittori sulla origine di 
questa città, rendesi impossibile determinare in qual epoca ella sor- 
gesse, meno che non dispiacesse accomodarsi a quelli che senza fa* 
voice molta probabilità congetturarono essere stata fondata ai tem- 
pi della famiglia Giulia di Roma, onde per avventura trasse il 
nome di Siena Julia che ebbe nei suoi primitivi tempi. 

Essa fu certamente Colonia romana, e ben ristretto fu il giro 
delle sue primitive mura, opinandosi che l'antica città risiedesse tutta 
in uria delle tre colline che oggi comprendoni dentro le mura, e pre- 
cisamente in quella che conserva il nome di Siena vecchia, ove ri- 



ia6 

mane una torre detta di S. Ansano, pretto la quale furouo la tede 

e la chiesa dei primi Vescovi. 

Col volger degli anni divenuti popolosi i subborghi di Cumul- 
ila e di S. Martino, circa il 1 170 il giro delle mura fu ampliato, 
e racchiudendo esso i mentovati subborghi, venne a stendersi quat- 
tro miglia ed ebbe 38 porte. 

Passati i tempi calamitosi delle barbare invasioni e delle schia- 
vitù feudali , Siena pure costituita in repubblica si acquistò un esteso 
dominio con le armi, e divenne ricca e potente per il commercio, 
cui di buon ora si addiede. Ella possedeva II Porto di Telamone e 
ricambiava le sue manifatture in lana con gli esteri e piti partico- 
larmente coi Francesi, ri traendo ne sommo guadagno. 

Essa fu pertanto ricca e potente; ma quanto mai nessuna agi- 
tata dalle interne discordie a causa di governo variato le mille 
volte, senza mai ottenere universale tranquillità. 

Ad esempio di Firenze ebbe i Consoli, scelse quindi un Potestà 
straniero; fu un tempo aristocratica, ebbe il governo degli Ottimati 
diviso col popolo, fu democratica, istituì Magistrati in diverse for- 
me, in una parola tanti furono i tumulti popolari per siffatta causa, 
che molti dei nobili abbandonarono la città e ritiraronsi nelle loro 
campagne, ove mentre aspettavano il giorno di umiliare la plebe 
loro contraria, non volendo, favorirono air industria campestre e 
maggiormente occuparonsi del commercio. 

Alle indicate vicissitudini unironsi i tempi torbidi delle fazio- 
ni Guelfa e Ghibellina, che aumentando i disastri alla città, la ren- 
devano ogni giorno più desolata e oppressa. Stanca finalmente di 
sostenere più a lungo le sciagure onde trovavasi afflitta, le fu forza 
implorare la protezione dell'Imperatore, fidandosi di migliorare la 
sua sorte , e 1' ottcu ne. 

Ricomparve allora la calma nella città; ma per breve ora, che 
anco il Duca di Amalfi mandatovi da Carlo V mal comportavasi con 
quella cui avrebbe dovuto favorire. 

Lusingati i Senesi di migliorar la loro sorte sotto il patroci- 
nio dei Francesi, scacciarono il presido spagnolo e si dettero ad 
essi, comprandosi sventuratamente una guerra sanguinosissima e 
la perdita della libertà. Difatti Cosimo I, allora Duca del domìnio 
di Firenze, unito agli Spagnoli andò a oste contro Siena, la obbligò 
colla fame ad mia umiliante resa > e quindi avutala dalla Spagna 



i»7 
in compenso dei crediti che con èssa teneva , egli ne divenne Fasi 

soluto Signore e la unì all'altro suo dominio. 

Terminate cosi le geste antiche della città di Siena, essa ben 
presto tornò dall' abbattimento allo splendore, educandosi contem- 
poraneamente alla soggezione di un Principe e a dimenticare V in- 
dipendente sua potenza. 

Oggi questa nobile e bella città vedesi torreggiare sn tre col- 
line e vallette interposte, alla distanza di 60 miglia a ostro da 
Firenze , cui fauno corona le Montagnole meno elevate del Chianti, 
quelle di M. Maggio e di Casole, rimanendole due larghi varchi 
aperti per le Valli dell' Arbia e della Merse. 

Sette sono le porte per le quali entrasi attualmente nella cit- 
tà, le quali per la maggior parte fanno mostra di grandiosità e di 
pregi architettonici. — La Porta Romana probabilmente costruita 
circa il (3? 7 da Angelo e Agostino architetti senesi, é maestosa 
e decorata di nobile e ricco antiporto con affreschi di Ansano di 
Pietro da Siena. — Nella Porta detta dei Pispini vi sono bel- 
lissime pitture di G. Ant. Razzi detto il Sodoma. — Porta a 
Camullia presenta un magnifico prospetto, ed é ornata di amplis- 
simo antiporto cui corrisponde un giocondo passeggio, — - Porta 
a Tufi, Porta aW Ovile, Porta S. Marco e Porta a Font ebran- 
da hanno una certa maestosità e nulla di particolare. 

Le strade di questa ainenissima città modernamente selciate 
nella maggior parte, sebbene poco pianeggianti, non sono incomo- 
de, eccetto alcune rimaste tuttora lastricate a mattoni per ritto 
poco gradevoli a praticarsi. 

I fabbricati che fiancheggiano le vie e recingono le piazze mo- 
strano per la maggior parte solidità e magnificenza di antica costru- 
zione o galanteria di architettura moderna. 

La piazza principale è veramente meravigliosa e singolare. 
Essa è non piana né regolare; ma fatta a conca marina rovesciata 
di spaziosa dimensione, contornata dai più bei palazzi che possano 
rammentare la cospicuità passata ed il lustro présente, tra i quali 
è splendidissimo per V architettura e pei dipinti preziosi che rac- 
chiude, quello dell'antica Signoria. Nel basso di essa sorge svel- 
tissima una torre detta del Mangia alta 1 5o braccia con grossa 
campana e pubblico orologio, che le fa pomposo ornamento, né 
le manca una fontana ricci rissima d'acqua per maggiormente abbeU 



i*8 

Urla. Nelle altre piazze minori ed in buon numero di strade trovanti 
fontane di acqua limpidissima, e tra queste una nominata Gufa 
alimenta la fonti e 38o cisterne. Tanta dovizia di acqua in una 
città che non ha all' intorno monti più elevati di quello sul quale 
essa posa, costò ai Senesi ricchi tesori, avendo per così dire vuotato 
il monte che regge sul dorso la città, per costruirvi recipienti sotter- 
ranei nei quali si deposita l' acqua che per diverse scaturigini fil- 
trando nel terreno, tutta si raccoglie in essi, vi si purga, e provvede 
quindi per diverse diramazioni ai varj pozzi e alle molte cisterne 
della città. Questi grandiosi acquedotti che estendonsi per un circuito 
di cinque miglia tutti praticabili , meritano di esser conosciuti sì 
perla vastità e lunghezza, che per comprendere come ardua ne fosse 
l'impresa. La fonte però che sorprende per la ricchezza delle acque 
v Fontchranda Situata nel più basso di Siena in quello dei Brandi, 
che si diffonde in moltiplica lavatoj e fa agire non pochi mulini, su- 
gli effetti della cui acqua tanto scherzarono per far risultare nei 
Senesi quel brillante di cui sono particolarmente dotati. 

Vantando Siena celcbratissimi artisti e perfino una scuola 
avanti Cimabue rianimatore delle arti belle, tanti che vi fiorirono 
e più che altrove lavorarono, ridussero altrettante gallerie i tempi 
sacri e le case di quelli che favorendo efficacemente alle arti, offri- 
vano agli artisti eziandìo i mezzi di far veduta la loro maestrìa. 

Oltre cinquanta sono le chiese esistenti in questa città, tutte 
decenti e benissimo ornate: splendide però pei dipinti e per la va- 
stità sono il Duomo, S. Gjovanni, S. Domenico, S. Francesco, 
Provenzano, S. Spirito, S. Martino, il Carmine e la Chiesa dei Servi 
di Maria. 

Il Duomo racchiude tanti monumenti delle arti sorelle di va- 
rio tempo, da riguardarsi come un prezioso museo di rari oggetti 
di belle arti. La fabbricazione di esso fu più volte interrotta a causa 
del cambiamento delle vicende, e da varj architetti guidata, perchè 
giungesse al suo termine. 

La facciata è tutta condotta a marmi bianchi e di altri colorì 
sul disegno di Giovanni Pisano, che la eseguiva al cadere del XIII 
secolo, epoca in cui il sacro edifizio fu prolungato. 

Ammiransi in questa facciata gran numero di statue, busti, 
ed ornamenti in marmo ed in bronzo meritevoli d'ammirazione , 
almeno iti riguardo ai tempi nei quali furono eseguiti, essendo 



»*9 

l'arte sempre nèll'infazia, i quali tanto la rendono ornata, da to- 
glierle forse il vero bello maestoso di cui dovrebbe far mostra. 
Ogni rimanente delle pareti esterne è incrostato di marmi bianchi 
e neri a listre orizzontali. 

Entrando nel sacro tempio , spartito a tre navate sorrette da 
pilastri incrostati di marmi, con ricco cornicione sopra le arcate, 
e con pareti tutte quante coperte di marmi bianchi e neri a strisce 
orizzontali, l'osservatore non sa dove posar lo sguardo al primo 
incontro, tanti sono gli ornamenti che a lui si offrono iti un mede- 
simo tempo. Volte azzurre con brillanti stelle dorate ne sollevano 
l'occhio in alto; bellissime storie segnate a musaici in colori nel 
pavimento, lo ritraggono in basso; tavole di egregi pennelli e scul- 
ture mirabili lo divagano attorno alle pareti, ed in un subito ne 
comprende V animo un piacevolissimo incanto. Ovunque muovesi 
il piede incontransi sul pavimento lavori di pietre commesse rap- 
presentanti storie del vecchio e nuovo Testamento eseguite con 
emulazione da Baccio inventore di questo genere di ornato circa 
il i35o, da Urbano da Cortona, da Antonio Federighi* da 
Matteo di Giovanni, e posteriormente dal Becca fumi che raffi- 
nando Parte,nel 1 5oo ne condusse alcuni pezzi che il Vasari giudicò 
i più magnifici che mai fossero stati fatti. — Giunti al còro contor- 
nato di sedili maestrevolmente intagliati, vedonsi nelle pareti dipin- 
ture pregevoli di Ventura Salimbeni e del Becca fumi, e nell al- 
tare maggiore bellissimo si mostra un tabernacolo di bronzo lavo- 
rato da Lorenzo Vecchietti ,cui fanno decorso ornamento due an- 
gioli scolpiti parimente in bronzo da Francesco di Giorgio* 

Agli altari che incontransi nelle navate inferiori sono affisse 
tavole distinte dei pittori Bernardino Mei, Raffaello Vanni, P. 
Dandini, Carlo Maratta, G. Maria Morandi, Mattia Preti, 
Francesco Vanni e Salvatore Fontana. 

In vari punti del sacro edifizio sorgono eziandio opere commen- 
de voli di scultura ad aumentarne le bellezze. Veramente spleudide 
primeggiano tra queste il Pergamo scolpito in marmo bianco da Aic- 
colò Pisano e il fonte condotto da Giacomo della Querce con 
statua di S» Giovanni eseguita da Donatello, le statue dei SS. An- 
sano e Caterina del Neroccio, il Mausoleo alzato a monsignor Te- 
sta Piccolo mini, il Crocifisso di Buonarroti , la statua di Pio II 
del Mazzuoli, l'altra di Pi o III di Pietro Balestra e molte altre 



j3o 

aratore dei -Maggi, del Ferrila, del Maini, del Enarri e di al* 
tri artisti die wmnmn a render s et pie ade afe la magnifica cappella, 
che Alessandro VII commetteva alfarchitrtto Giorammclli. 

Preziosi affreschi però e splendidi m oiìi rati di s c ul t ur a am- 
mirassi nella Zi6rrrigcou&ie^ alla clursa, ove co ns * r i ausi stupendi 
codici superbamente ornati di vaghissime miniatore. Nelle pareti di 
aletta stanza ri sono colorite le gesta del ponteice Pio II dal Pin- 
tmricchio sa i disegni del gran Raffaello, ed in Bezzo ammiransi 
la statna in bronzo del Salvatore risorto, gettata da Falcio Si* ito 
rimi ed il grappo delle tre Grazie di greco antico lavoro, merite» 
▼ole di tntta l'ammirazione di coloro che amano il ver© bello. 

Mediante Tasta scalinata marmorea dalla piazza del Daomo 
scendesi ad altra chiesa consacrata a S. Gioviali, che corrisponde 
precisamente sotto lo spazio che occupano il coro ed il maggior 
altare del sovrapposto Duomo. Dalla forma della facciata essa com- 
parisce condotta da Agostino ed Angelo architetti senesi dopo il 
i388. Il suo ornato esterno tatto a marmi è affatto gotico e non 
manca di magnificenza. Neil' interno rimangono affreschi nella 
Tolta che appellano alla metà del secolo XV, i quali dal colorito ex 
dalla maniera sembrano eseguiti nella decadenza della Scuola sene- 
se. Kon cosi peraltro souo i dipinti degli altari, ammirandovi» 
buoni lavori di Andrea del Bresciano, dei due fratelli Faentini, 
del Mecherino ovvero Becca fumi, del Martelli detto il Mutolo 
e di Niccolò Franchini che lavorarono al tempo del risorgimeuto 
dell' arte. Alle pareti ancora pendono buon numero di quadri di 
minor grandezza, tutti della Scuola senese e meritevoli di osserva- 
zione. Un capo d'opera però di bella scultura a basso ed alto rilievo 
e il Fonte Battesimale disegnato da Giacomo della Qncrce, e 
decorato di varie storie rappresentanti diverse gesta del santo Pre- 
cursore, gettate in bronzo con tutta la maestria da Donatello, dal 
Gliiberiiy dal Pollajolo, dal Vecchietti e da Lorenzo B art oli. 
Questo i un monumento degno dei sommi artisti che emulandosi 
unironsi a condurlo. 

Per l'ampiezza e pei buoni dipinti che racchiude e commende- 
vole la Chiesa di S* Domenico ove tra le altre cose degne di es- 
sere vedute , conservansi i cartoni su i quali il Beccafumi disegnava 
le storie, che poi eseguì a pietre commesse nel presbiterio della 
Cattedrale. La Chiesa di $. Francesco se non raggiunge la nominata 



i3i 
nella grandezza la sorpassa negli ornamenti, e tutte le altre clic 
rammentammo tra le primarie, meritano di esser visitate per co- 
noscerne quelle bellezze delle quali ciascuna è particolarmente ador- 
nata. 

I due teatri clic vi sono aperti presentano buona architet- 
tura e commendevoli ornamenti. Il maggiore (Teatro grande) è 
condotto dal Bibbiena, V altro dei fio zzi è più piccolo del primo, 
ma di elegantissima forma. 

Accresce bellezza alla città un ameno e vagamente adornò 
passeggio detto la Lizza, che apresi in bel punto entro il recinto 
delle mura» cui per commissione di P. Leopolbo I£ riunito il con- 
tiguo piazzale della fortezza, che a danno dei Senesi vi costruì il 
tristo Don Diego di Mendozza Ministro di Carlo V, nei tempi cala- 
mitosi di quella afflitta Repubblica. 

A maggiormente promuovere la pubblica istruzione fino dal 
12^5 i Senesi riaprirono una Univcrsilà, cui accrebbero fama i 
Principi Medici e Lotaringio austriaci destinando valenti professori 
a coprirne le cattedre 5 per lo che vedesi oggi frequentata da molli 
giovani studiosi. 

Accreditato e pure il Collegio fondatovi dalla nobil famiglia 
Zo/ornc*, e diretto dai Padri delle Scuole Pie, nel quale sono accet- 
tati unicamente i nobili, e benissimo guidata è V Accademia di 
Belle Arti, alquanto fiorente oggidì per le cure del chiarissimo suo 
Direttore. 

- Allò zelo religioso del 'dottissimo Padre Pendola delle Scuole 
Pie, ed alla filantropia del Principe e dei Senesi che gli *o» mini- 
strano i mezzi, è dovuta la esistenza di un Istituto di Sordo- 
muti, nel quale facendola egli da direttore con amor di vero pa- 
dre, vedousi quei miseri cui fu ingrata natura, amorevoli verso lui 
ammaestrarsi premurosamente iu cièche loro dà a considerare , 
alleviando grandemente a se il danno della loro imperfezione, e 
rimeritando coi progressi portentosi le sollecitudini del loro impa- 
reggia bile maestro. 

Pubbliche scuole dirette dagli stessi Scoi opi , ed altre di Re- 
ciproco Insegnamento provvedono alla istruzione del basso po- 
polo. Una Sala d'Asilo accoglie i bambini poveri e dà loro istru- 
zione morale e fisica. 1 : . , ! 

Tra le Accademie letterarie che fioriscono in Siena ha chia- 



l'ÒTL 

ra fama quella dei Fisiocritici, nel cui locale cresce ira bel Museo 
di Storia Naturale. 

A soccorso dei poveri inalati v'é in questa città il Tasto Sp&* 
dalc della Scala istituito probabilmente dai Canonici della Catte*, 
drale intorno al mille dell'era nostra, cui in tempi piò prossimi 
fu aggiunto auTcatro anatomico e Orto botanico per istruzione dei 
studenti. Il materiale di così vasto edilizio , condotto a termine dopo 
molte interruzioni, mostrasi grandioso ed ornato. All'esterno è 
incrostato di marmi bianchi e neri disposti con regolar simetrìa e 
nel!' interno racchiude molte pitture con mende voli di Domenico di 
Bartolo eseguite nel XV secolo, con altre bellissime del Beccafu- 
ini. — Riunita allo Spedale evvi una vasta chiesa nella quale meri- 
tano di esser veduti gli affreschi che il Conca colori nella tribuna, 
sebbene non troppo felici pel disegno; una statua in bronzo del 
Redentore che posa sul maggiore altare gettata lodevolmente dal 
Vecchietti , due Angioli ed una Pietà condotta in marmo dal 
Mazzuoli, e la Tergine dipinta a fresco dal mentovato IK di Bar- 
tolo. 

Un altro Spedale più piccolo accoglie i malati alla cute; cu- 
stodisce in adattato locale le incinte occulte; e veglia alla custodia 
dei dementi che vi sono portati. Per, gli esposti i aperta una casa 
apposta; per. gli orfani i cittadini mantengono un Ospizio di 
Mendicità. 

Il Monte dei Pasc/ii e un Monte Pio somministrano denaro 
per un tempo a quelli cui è forza far conto delle pròprie resti o 
suppellettili per provvedersene nei loro bisogni. 

Risiedono a Siena un Governatore e Luogotenente generale , 
ed un Arcivescovo. Vi sono un Tribunale di prima istanza con 
un Presidente quattro Auditori , Procurator regio e Sostiiuto, 
un Giudice Civile, ed un Direttore degli Atti Criminali, e quindi 
vi si trovano una Camera di Soprintendenza Comunitaliva, una 
Direzione di Acque e Strade > una Dogana, %\\ Uffizj del Regi- 
slroy di Garanzìa e del Sale e Tabacco, una Magona egli 
Archivi delle Riforma gioni e dei Contraili. 

I senesi sono zelantissimi per promuovere le manifatture e le 
moltiplici fabbriche da essi dirette rie fanno evidente la prova. Si 
contano in Siena circa 4° lanifici di lavoro ordinario, e uno di 
panni fini benissimo provveduto, sebbene sfortunato per la man- 



idi 

canza delle commissioni. — Tre sono le manifatture di seterie in 
una delle quali si tessono drappi a opera bellissimi, e 100 le fab- 
briche di nastri di seta. — Di ogni qualità vi si tessono le tele di 
lino e di canape, non escluse quelle all' uso di ol tramonte- ed al 
in tra pendente fabbricante Bandini è riuscito di porne in commercio 
delle bellissime. — Dal mentovato Bandini si estrac pure lo suc- 
cherò dalle barbebietole; ma con miglior fortuna egli si addiede 
alla distillazione degli spiriti di varie qualità, avendo ottenuto in 
questo anno i838 un prodotto di libbre 200,000, — In 10 fabbri- 
che si lavorano cappelli di pelo molto stimati per la finezza e pel 
morato; in due quelli di paglia. — ■ Sono accreditatissime otto 
conce di pelli; sette sono le tintorie, tre le cererie e numerose le 
botteghe di tarsie e intagli in legno, e di altri oggetti più comuni. 
Due sono i mercati settimanali che si tengono in Siena > e 
quattro le fiere annue nei; mesi di giugno, agosto, ottobre e di- 
cembre. 

Le nobili famiglie senesi , che possono vantarsi di celebratisi 
simi antenati onde illustrare la loro patria, sono moltissime. Atte- 
nendoci a nominare unicamente i prima ij tra i grandi ingegni, oltre 
la gran Santa Caterina da Siena e S. Bernardino, rammenteremo 
6 Pontefici, 5ò Cardinali e moltissimi Prelati distintisi nella gerar- 
chia ecclesiastica; l'Accarigi, l' Agostini, il Bargagli, il Belcari, 
il Benvoglienti , il Sermoneta, Catarina, Ochino, i Socini, Moce- 
to, il Malewlii, tt,Petrucci,il Piccolomini, il Sansedoni ed il To ru- 
masi con molti altri Commendati letterati; i valenti storici Rarto* 
lommei, Dati e Dei; i poeti Folcacchiero fe Lodovico; i giurecon- 
sulti Donati e Dotti; ed i fisici Biringucci, Ferroui, Gabbriellì e 
Mattioli. 

Tra gli artisti vantando Siena una scuola avanti Cimabue , 
direi quasi infinito essere il numero di quelli che nelle diverse epo- 
che di essa, salirono ih lama pei lero talenti bene educati nelle 
arti. — » Gli architetti celrbrati di Siena furono Angelo, Agostino, 
Neruccio , Landò, il Peruzzi, il PomerelK, Maestro Riccio, il Gon- 
nella, lo Schifardini re.— Scultori di chiara fama furono Romano 
da Paga nello , Iacopo della Querce-, Ducevo di Buoninsegna, il 
Vecchietta, il Signorini; il Redi, il Mazzuoli ec. Ansano, France- 
sco di Giorgio, il Cazzerelli, il Martiui ed altri all'architettura riu- 
nirono lodevolmente la sctftaira. -^Bei éatvti pittori soiiò sempre 



/ 



i?4 

rispettabili i nomi di Guido, Mino e Ugolino dir fiorirono liei secolo 

XIII; i Meni mi, il Loreuzettt, il Laurati ed il Berna con altri la- 
Torarono con lode nel XIV; e quindi si distinsero Bartolo, Ansa- 
no, il Vecchietta , e molto più tardi il Paochiarotti, il Sodoma, Ru- 
sticano, Scalabrino, Mecherino ed il Pcruzzi che fecero progredire 
l'arte fino alla metà del secolo XVI. Caduta la Repubblica Senese, le 
arti pure languirono in quella città e solo quando gli animi dei citta- 
dini furono calmati e l'ordine delle cose fu affatto cambiato, i Sa- 
limbelli tornarono a rianimare l'antica scuola, allevando i Gasolani 
ed i Vanni dai quali furono ammaestrati altri; ma non riesci loro 
di sorpassare la mediocrità* Nel XVIII secolo fece qualche sforzo 
ili Nasini, ed il Franchini tentò di éostenere l'arte che vede- 
va» inclinare alla rovina; ma iuvaho che essa peri affatto. Oggi 
però la Scuola di Belle Arti in Siena. è floridissima per la beneficenza 
di Ferdinando HI e pel genio 1 eie varissimo, del maestro e direttore 
Francesco Nenci oriundo di Anghiaii. 



,-f . 



• 



- < COLLE già forte castello d'ignota origine, fu dichiarata città 
i onorata di Vescovado da Ferdinando I che le ottenne questa di- 
stinzione da Clemente Vili nel 1 593. 

; Essa risiede parte nel ripiano del monte ove £ sltaata e parte 
nell'adiacente pianura, rimanendo la prima affatto separata dalla se- 
conda e distinguendosi tra loro coi nomi di Colle alto e Colle basso* 
Due sono le comunicazioni tra esse^ una interna breve e scoscesa 
assai antica ed incomoda , l'altra di agevole pendio modernamente 
condotta e ben tenuta fuori delle mura. 

La città alta si compone di una lunga borgata termiapfta da 
due. porte, nella quale corrispondono solidi e maestosi fabbricati, 
il Duomo cioè, l'Episcopio, il Seminario ed il Pretorio. Più in 
basso apresi altro borgo fiancheggiato da decenti fabbricati, nel 
quale trovansi alcune officine, tra le quali una Tipografìa per 
ricordarci che Colle fu forse la prima in tutta Italia a far prova 
delia nuova arte di stampare felicemente inventata. 

. . Il Duomo è di vaga forma in cróce latina e benissimo ornato , 
merci il diaintej* sae dello jeakatittiafc vescovo Gentili, che per 



i35 
togliergli lo squallore cagionatogli dal tempo, quasi dalle fonda- 
menta ricostruì Ho, ridonandogli semplice e maestoso aspetto. 

In questa parte di città esitono eziandio la Cura di S. Cateri- 
na , un Consarvatorio ed uno Spedale alquanto vasto e ben mante- 
nuto. 

Scendendo a Colle basso recinta essa pure di mura nelle quali 
sono aperte due porte, vi s'incontrano buon numero di case che 
fiancheggiano alcune piccole vie ed una chiesa dedicata a S. Iacopo 
con altare di pregevoli marmi. In questa parte di città trovansi 
molte fabbriche di carta, ramo speciale d'industria dei Colligiani, 
sei gualchiere, un lanificio, una fabbrica di vetri e cristalli con edi- 
fiziodì arrotatura annesso e due fornaci di terraglie ordinarie. 

La pubblica istruzione della gioventù è affidata a tre maestri, 
ed alle Oblate del Conservatorio mentovato incombe quella delle 
povere ragazze. Per la filantropia di non pochi cittadini che eoo 
le loro lascite ne concessero i mezzi, annualmente si dispensano 
in Colle buon numero di doti alle fanciulle povere, e con le ren- 
dite della eredità Usi m bardi sono mantenuti a Pisa cinque giovani, 
per abilitarsi in quella scienza che loro sembra maggiormente con- 
venire, 

Questa città è distante 3o miglia a ostro-libeccio da Firenze 
e 14 a maestro di Siena, ed è situata ai 28° 4>* di long, e 43 ' 28' 
di lat. — Essa non conta più di 3ooo abitanti e vi risiedono un Ve- 
scovo, un Vicario Regio, un Cancelliere comunitativo, milnge~ 
nere, due Medici e due Chirurghi. 

Vi si fanno due grosse fiere annuali nei mesi di agosto e set- 
tembre, ed un mercato in ogni venerdì non impedito delia setti- 
mana. 

Ebbero i natali a Colle il Beltramini valente nelle scienze 
sacre, B. Scala letterato commendevole, Cenni no ed il Lippi 
artisti di gran reputazione, Vincenzo Spada celebre calligrafo e 
disegnatore in penna, il Campana, e Arnolfo di Lapo architetti 
celebra tissimi. 



JHONTALCINO. — Questa città memorabile tra le toscane per 
essere stata l'ultima a cadere, allorché il potere assolato dei Prin- 

10 

/ 



i36 

cipi abbatteva la libertà dei popoli, risiede nella cima di alpestre 
moote a ?4 miglia a scirocco da Siena e 60 a ostro-scirocco di Fi- 
renze sotto i gradi 29 90' di long, e 43° 4' di I**» 

Avanti il pontificato di Pio II fu terra forticata di proprietà 
dell'Abate del vicino Monastero di S. Antonio. Dichiarata città e 
concessale la onorificenza del Vescovado da quel Pontefice, non tar- 
dò molto a cadere nelle mani dei Senesi che l'assalirono con la for- 
za. La potenza di questi venne però infiacchita dai disastri di una 
lunga ed aspra guerra cui trovaronsi avviluppati per amore di 
libertà, e finalmente la loro Repubblica cadde, e l'indipendenza per 
essi rimase un sogno. I Magistrati senesi mal soffrendo la loro umi- 
liazione, speranzaronsi di sostenersi in libertà a Montalcino, e 
colà rifugiatisi, non attendevano che alla loro difesa; ma invano, 
poiché la moribonda loro speranza in breve ora svanì affatto, eia 
città fu aggiunta al nnovo dominio che Cosimo I acquistava con le 
armi e coi denari nella provincia senese. 

Il recinto delle mura di questa non oltrepassa un miglio e 
mezzo; cinque sono le porte in essa aperte e 3ooo gli abitanti. 

Delle sue vie poche sono quelle pianeggianti, incomode tutte 
le altre. Le piazze sono due, ed avendo una figura triangolare, offrono 
un aspetto né grandioso né elegante. L' edilizio più cospicuo é il 
Pretorio situato nel centro della città , cui fa grandioso ornamento 
una sveltissima torre che gli é sovrapposta. 

Il Duomo é vasto e decentissimo pei restauri che l'attuai Ve- 
scovo ebbe cura di farvi eseguire. Le chiese però di S Egidio, di 
S. Antonio, della Madonna del Soccorso , di 5. Francesco e di 
«S. Piero con Y Oratorio del Corpus Domini sono le più ornate, 
e le meglio decorate di pregevoli dipinture. Vedonsi in esse quadri 
di V. da S. Gimignano, di HI cenerino , del Vanni, di Bartolo 
da Siena, del Salimbeni, del Beccafumi , del Sodoma, e di al- 
tri celebrati artisti. 

Ai malati poveri é aperto in Montalcino un decentissimo Spe- 
dale. — La gioventù studiosa tanto ecclesiastica che secolare trova 
buona istruzione nel Seminario. — Le Monache di S. Caterina ac- 
colgono gratuitamente le ragazze e danno loro educazione fisica e 
morale. — Per gli sventurati orfani v'è aperta una casa che da 
loro ospizio ed istruzione. 

Il Teatro non é grande, ma di vaga forma e adattato alla pò- 



«3 7 

polazione clic può accorrei vi, allorché l'occasione porta che sia 
aperto. 

Sebbene nel territorio senese le manifatture sieno trascurate , 
prevalendo l'agricoltura; a Monta lei no questo ramo utilissimo di 
industria è alquanto coltivato* In essa contansi difatti 6 conce di 
pelli , a tintorìe, a cererie, 5 fabbriche di cappelli, 3 tratture 
di seta , 3 fornaci di terraglie ordinarie e considei evol numero di 
telai di panni canapini lisci e operati , con una tintoria corredata 
di una gualchiera. 

Tutti i mercoledì ed ogni primo del mese vi è mercato. Nei 
mesi di giugno, luglio e agosto vi si adunano tre fiere. 

Risiedono a Montalcino un Vescovo, un Vicario Regio, un 
Cancelliere commutativo , un Ingegnere, un Ministro Esattore, 
un Medico e due Chirurghi. 

Questa città si vanta di aver dato all'Università di Padova i 
lettori Menchini e Dorinoli, e di essere stata la patria dell' archia- 
tro Mancini, dell'anatomico Pinelli,del teologo e poeta Cervioni, 
del canouista Brunacci, dei due scultori Berti e di molti altri che 
per sapere e maestrìa salirono in fama. 



PIENZA. Avanti il pontificato di Enea Silvio della nobile fa- 
miglia Piccolomini di Siena, essa era terra rispettabile chiamata 
Cor ugna no. Questo Pontefice, nato in essa nella occasione che i 
suoi genitori vi dimoravano, per sottrarsi alle vicissitudini cui era 
esposta la patria loro nei torbidi tempi del incominciare del XV 
secolo, memore della terra ove aveva sortito i natali, volle onorarla 
di Vescovado, dichiararla città, abbellirla e cambiarle l'antico 
nome in quello di Pienzà , derivandolo da quello di Pio II , che 
egli aveva assunto, salendo sulla cattedra di Pietro. 

Pienza giace sul ripiano di amena collina a tre miglia a sci- 
rocco da Siena ai gradi 19 21' di long, e 43* 5o r di lat. Le mura 
che le sono a difesa non si estendono oltre il mezzo miglio, e per 
tre porte entrasi in tre delle principali strade che la traversano. 

La strada più ampia è Via di Mezzo ed essa è pure la più 
bella, perchè contornata dai migliori fabbricati dopo quelli splen- 
didi che vedousi nella piazza aperta avanti alla Cattedrale. 



i38 

In un lato di questa piazza sorge grandioso il Duomo archi- 
tettato da Bernardo senese a spese del ricordato Pontefice sul no«* 
dello di quello di Siena. Gli ornamenti della facciata sono benissimo 
intesi, e nell'interno se non é buonissimo il gusto architettonico, 
sono meritevoli d' essere osservate non poche dipinture e sculture 
della Scuola senese fiorente a quel tempo. Di faccia al Duomo ele- 
vasi il Pretorio con bella torre, e compiscono l'ornamento della 
nominata piazza l'Episcopio, la Canonica ed il magnifico Palazzo 
Piccolomini edificati dal ridetto Pio II con altri edifizi di splen- 
dido aspetto. 

Oltre un Seminario per gli ecclesiastici, sono in Pie n za pubbli- 
che Scuole elementari ed un Conservatorio ben diretto che accoglie 
le ragazze in educazione e dà gratuita istruzione alle fanciulle po- 
vere della città. 

Il Vescovo di Chiusi è ancora Vescovo di Pienza, sicché non 
risiede in questa che in alcune occasioni dell'anno: vi stanno però 
stabilmente un Vicario Regio, un Cancelliere comunitativo, un Me- 
dico ed un Chirurgo. 

Nacquero in questa città Pio II e Pio III di lui nipote, ed il 
professor Gio. Santi fisico celebratissimo. 



TERRE 

S. Gimignàno. — È questa una delle terre più illustri della To- 
scana, cui dettero tanta celebrità le sue numerose solidissime torri, 
onde fu detta S. Gimignàno delle belle torri. Essa giace sul ripia- 
no di considerevole altura alla distanza di 3o. miglia da Firenze , 
tutta recinta da mura guernite di baluardi e di antiporti, mercè dei 
quali fu sempre difficile ad espugnarsi. Più piccola che al presente 
essa fu certamente nei suoi primitivi oscurissimi tempi, e del suo 
ampliamento, avvenuto probabilmente sul cadere del secolo XII, 
ne fanno evidente prova i portoni delle antiche mura esistenti 
tuttora dentro la terra. 

Fino dal i2i4> dopo aver aumentata la sua popolazione con 
molti di quelli che distrutto Semifonte dai Fiorentini, in essa 
elessero domicilio, e con molti del suo contado, che per sicurezza 



i3g 
entro le mura' trasferirono la loro abitazione, S. Gimignano regge- 
vasi a Comune sotto il governo di 5 Consoli, 8 Priori ed un Po- 
testà j ina nel 1255 volendo il popolo una parte maggiore nell'am- 
ministrazione della sua Repubblica, i nominati Magistrati furono 
convertiti in* 12 Capitani del Popolo, che nel 1287 per nuova 
riforma cambiarono nome e numero* e furono ridotti a 9 Gover- 
natori e Conservatori, 

Vissuti così liberamente quei di S. Gimignano fino al 1 3 53, ora 
a forma aristocratica ora democratica, susci taronsi tra loro guerre 
civili sanguinosissime per causa delle famiglie Ardinghelli e Sal- 
vucci che per private discordie conturbavano la quiete comune. 

Nel volgere di questo anno stanco il popolo dalle intestine 
tremende discordie, domandò ed ottenne la protezione e l'ajuto 
della fiorentina Repubblica , e spontaneamente ad essa affidandosi, 
vide compiste le cose del suo comune e salvi i diritti delle sue 
Magistrature. 

Questa Repubblica estese il suo dominio in molti castelli, e 
con alcuni le fu forza sovente venire alle mani ; ma la guerra ve- 
ramente aspra e sanguinosa che fece, fu quella che per più anni 
sostenne contro i Volterrani, a sedar la quale riusciti vani gli sfor- 
zi delle Repubbliche lucchese e senese, si occupò efficacemente la 
Repubblica fiorentina, cui stava a cuore la pace diquel Comune, dal 
quale per esperienza comprendeva quali valevoli soccorsi poteva 
aspettarsi nei suoi bisogni. 

Cinque sono oggi le porte che danno accesso a questa co- 
spicua terra, ove piacevole vi si trova il soggiorno, grandiosi appari- 
scono non pochi dei fabbricati, e se non pianeggianti offro nsi le 
vie principali, ampie prese ntansi e benissimo lastricate. Delle nomi- 
nate torri, vetusti e nobili monumenti designanti forse le m ol ti- 
pi ici famiglie di ottimati che in essa trovaronsi, mentre fioriva la 
sua repubblica non ne rimangono oggi che 12. Bella e sveltissima tra 
queste alzasi sopra le altre quella annessa al palazzo Pretorio già 
Mantellini, tutta condotta a tra ventino regolarmente squadrato, 
dalla quale pendono grosse campane che accordandosi con quelle 
del campanile della vicina Collegiata, nei dì solenni formano un 
concerto di dodici campane il più armonioso ed il più imponente. 

A metà della via principale per la quale incontransi molti 
edifizj che conservano le forme di gotica architettura accordata 



Ifr, 

€0» b maniera dei rosasi, apresi vasta Piazzm detta «VI Pozzo 
contornata aaefcVssa da drenti fabbrirati. e i» prassiaùtà diqaesta, 
ari prato di mgsiore elevatezza della detta strada, m altra 
zrtta eorrispoadoao 3 Pretorio, b Casi Art Cornarne eoa Sab 
tralr e b grandiosa Coli' zitta chiamata comunemente Durano, 
vna delle poche onerate del titola £ insigne in fatta Toscana. 

Qoesto bellissimo tempio, cai si ascende per spaziosa scalina- 
ta , r condotto a tre navate con areni che voltano sa colonne di 
tra ventino, e racchiude si asolarmi me opere di celeberrimi artistL 
I jt pareti bterali sono tatte quante fresiate di affreschi rappresen- 
tanti storie dell'Antico e Jtuovo Testamento colorite dal Fredi e 
dal Berna senesi e da Giov. J* Asciano. Le cappelle di S» Fina e 
d# Ila Immacobta Concezione contengono belle dipinture del Ghir- 
landajo, del Ma inardi e del Lapi. Nel coro vedonsi preziose 
tavole del Perugino, del Poiiajolo, del Poccetti, del Pas- 
sionanti e del Rosselli. Tra le tele che adornano gli altari è 
di buon effetto quella recentemente affissa ad uno di essi dipinta 
con amor patrio dal Cannicci, giovane artista sangimignanese tut- 
tora studente nell'Accademia fiorentina. Il deposito di S. Fina co- 
stituente F altare della cappella consacrata a detta Santa, è un opera 
rla*»ica di buona scultura. 

L'altra chiesa degua di singoi .re osservazione è quella di S. 
Agostino, tempio assai vasto ad una sola navata, decorato di stu- 
pendi affreschi di Filippo Mommi nel coro, e adonto di buone ta- 
vole e di eccellenti sculture negli altari che in esso ritrovansi. 

Non mancano di decenza e di buoni ornati tutte le altre, tra 
le quali distingue*! quella delle Monache di S. Girolamo, ove con- 
srrvarifi un bel quadro del Mainarti i e un modesto ma elegante 
mausoleo marmoreo con busto di bianchissimo marmo, scolpito 
in Roma sotto la direzione del Teneraui, alzatovi a spese del 
chiarissimo proposto Ignazio Malenotti alla memoria della sua di- 
letta sorella Fid amante, stata modello di virtuosa rassegnazione 
di di vota ricordanza per le suore di quel convento, cui apparten- 
ne, e per tutti i suoi concittadini. 

Un comodo e ben tenuto Spedale accoglie i poveri malati a 
curarsi le loro infermità, al quale è* unito un gabinetto contenente 
i modelli delle belle preparazioni anatomiche eseguite dal celeberri- 
mo professore Mascagni, con le tavole parimente anatomiche della 



•4« 

grandiosa opera di AUhert—Xin Monte Pio soccorre ai bisogni del 
povero. — Pubbliche scuole dirette ora da tre maestri ricevono la 
gioventù studiosa. — Un Conservatorio di oblate tiene in educa- 
zione le fanciulle, e dà gratuita istruzione alle ragazze del paese, 
e finalmente con le rendite di un Collegio istituito in S.Gimignano 
nel XVII secolo dal benemerito Domenico Maina rdi due giovaui 
sono mantenuti agli studi nel Collegio Ferdinando di Pisa, soc- 
corsi per le spese occorrenti nel ricevimento della Laurea, e as- 
sistiti nel tempo delle pratiche da farsi in Firenze con 55 scudi 
all' anno , ed altrettanti mantengonsi ai studi di Belle Arti. 

La popolazione di S. Gimignano non oltrepassa i a3oo abi- 
tanti, dei quali la classe indigente è occupata all'agricoltura, ri traen- 
done sommo profitto. In tutti i mercoledì vi è mercato ma talvolta 
mancano i concorrenti. Le fiere però, che vi si adunano tre volte 
all' anno, riescono assai grosse e di sommo vantaggio per il paese. 

Risiedono in S. Gimignano un Potestà ed un Cancelliere comu- 
nitativo. 

Vanta questa terra famiglie cospicue per potenza e nobiltà e 
non pochi che si distinsero per dottrina. Conservansi tuttora la 
discendenza della famiglia nobilissima dei feudatarj Ridoìjt stati 
Conti di Montefalcone , e un ultimo rampollo femminile della no 
bil casata Lupi rimane nella casa Malenotti. Salirono in fama tra i 
tanti, i giureconsulti Morelli e Mainardi, i letterati Cortesie Lu- 
pi, e gli artisti Poccetti e Mainardi pittori di nota celebrità. 



■■- i l i »QO ! ■ ■■' 

Asciano bella e grossa terra della Val d' Ombrane risiede a 
scirocco lev. di Siena, ed è traversata in linea quasi retta dalla 
Strada Regia, dalla quale è pure divisa in due parti ineguali. Due 
porte danno accesso alla più grande e per altrettante s' entra nella 
parte meno estesa. 

Essa fu già Signoria dei Scialenghi, quindi passò nei Sal- 
varti, e nel 1 168 fu a forza occupata dai Senesi, sotto dei quali fu 
smantellata l'antica rocca e lasciata senza alcuna fortificazione. In 
seguito ebbe pari la sorte con le altre terre del dominio senese. 

L'antica Pieve situata in un rialto entro la Porta Massini, fu 
dichiarata Collegiata nel 1 54a > essa e ben adorna e decorata di ele- 
gante facciata. 



M't 

I migliori fabbricati corrispondono nella Via Regia e in altra 
detta di meizo. In questa incontransi pure il Pretorio, la Casa del 
Comune, la torre del pubblico orologio, l'Oratorio di S. Bernardi- 
no ed il vasto tempio di S. Agostino. 

Presso la Porta del Comune, nell'interno del paese apresi una 
spaziosa Piazza detta del Mercato con fonti pubbliche, nella quale 
iu tutti i venerdì adunasi grosso mercato e cinque volte all'anno vi 
si tengono popolose fiere. 

Le manifatture non vi sono affatto trascurate, trovandovisi 
due fornaci di majoliche ordinarie, due fabbriche di cappelli di 
pelo e due tintorie. ^ 

Hanno sede in Asciano un Vicario Regio, un Cancelliere co- 
mmutativo, un Ingegnere, un Maestro di scuola pubblica, due Me- 
dici ed un Chirurgo. 

Giovanni pittore fu detto d* asciano dalla sua terra na- 
tale. 

8ANTUARJ 

Moxtk-olivbto Maggiore. — Tra le sterili balze di margone 
argilloso che incontransi all'Oriente delle pendici di Siena, sorge 
un monte nominato anticamente il Deserto di decotta ed oggi 
Monte OlivetOy che divenne celebre fino dal secolo XIV pel Ro- 
mitorio ehe vi eresse il R. Rekxaroo Tolombi senese, quasi il primo 
a richiamare alla primiera osservanza le regole stabilite da S. Be- 
nedetto, quando la generale rilassatezza traeva iMouaci lungi dalla 
pratica di esse. 

In questo luogo apprendevi quanto l'arte possa per far variare 
aspetto alla natura* Qui essa mostratasi una volta orrida e deforme, 
oggi apparisce rìdente, amena e deliziosa. 

Giovanni Tolomei lettore di leggi in Siena seguito da. nn 
Piccolomiui e da aa Patrizzi ritirossi colà a menar vita eremitica, 
variando il nome in quello di Bernardo e visse per poco con i com- 
parai ia gioite sparse pel monte. In poco d'ora aumentati gli ere- 
miti per Paccorreaza dì nuovi seguaci,, nel i3 19 fu da Giovanni 
XXII approvata r istituzione di un nuovo Ordine monastico sotto 
ti nome di Qutv*TAJW> in memoria del rassegnato addio che la gran 
madre Maria dette al suo divino figliuolo nei Monte Olivete. In 



i43 

progresso di tempo lasciate dai Monaei le umili grotte e gl'isolati 
tugurj, trasferirono la loro dimora in un grandioso monastero cui 
posteriormente furono fatti annessi e comodità da sorprendere il 
curioso viaggiatore , che osserva tanta magnificenza in mezzo a de- 
serti squallidi e di un orrido singolare. 

Avanti di arrivare al gran Monastero trovasi una vasta fab- 
brica detta il Palazzo , munita di maestosa torre e ponte a leva- 
to jo, condotta appositamente per uso di foresteria. Entrati da que- 
sta nel recinto claustrale, per ampio viale giungesi al Convento si- 
tuato sulla più alta sommità del monte, avente all'intorno colline 
verdeggianti di olivi, che l'industria dei Monaci vi allevò, e nissun 
altro fabbricato. 

La Chiesa probabilmente architettata da Angelo ed Agostino 
senesi, cui posteriormente furon fatti abbellimenti e aggiunte con- 
sidero voli , presenta la figura di una croce e offre diramatore delle 
arti belle commendevoli oggetti di pittura, di scultura e di ragionata 
architettura. In essa accordano benissimo la cupola e la tribuna , 
costruite modernamente, con l'architettura semplice e maestosa dei 
tempi antichi, e gli ornati aggiuntivi sembrano richiesti dalla fog- 
gia architettonica con cui é condotta. Le pitture con le quali la 
fregiarono il Lignozzi, il Bossi, il Neroni, il Vanni ti. il Nasini 
l'abbellano infinitamente e la rendono meritevole di esser veduta. 
Tra le altre opere belle che racchiude questo sacro tempio, sono 
mirabili per la finezza delle tarsie e per la intelligenza e pel gusto 
delle sculture, j\i stalli rimasti nel coro, maestrevolmente inta- 
gliati da Fra Giovanni Veronese. 

L' annesso Monastero vasto da racchiudere tre spaziosi chio- 
stri, spartito in 800 stanze abitabili , corredato di una scuderia ca- 
pace di 35o cavalli, è quanto nissun altro grandioso e sorprenden- 
te. In esso pure conservansi affreschi pregieyolissimi del Razzi di 
Vergelle detto il Sodoma e di Luca Signorclli di Cortona, che 
dipinsero la vita di S. Benedetto nelle 36 lunette del primo chio- 
stro, e stupende dipinture che Francesco Solimene, il Riccio il Ca- 
solari ed altri eseguirono nel rimanente del claustrale edilizio. Ri- 
mangono tuttora da vedersi gli umili abituri dei primi fondatori , 
che oggi vagamente abbelliti, formano conveniente ornamento al 
descritto Santuario, soggiorno adattatissimo per gli amatori della 
solitudine e del quieto religioso riposo. 



•44 



COMPARTIMENTO ARETINO 



Capo luogo Akezso ai *9° 33' di longitudine e 43* e 28' di latitudine. 

Questo Compartimento abbraccia tutta la Falle Tiberina a 
lev., il Casentino a tram., gran parte del Valdarno saperiore a 
pon. e la Val di Chiana a mei. Esso confina con lo stato Pontifi- 
cio a lev., col Compartimento fiorentino a tram, e a pon. e col 
Compartimento senese a mei. 

La superfice del territorio estendesi i4?3 miglia quadre, rac- 
chiude cinque città e 45 terre comuni tati ve che formano 49 Comu- 
ni, ed è popolato da a3*,aa8 abitanti, distinti in 1 17,603 maschi 
e 1 14> 6a5. femmine, componenti 40*73 famiglie, della qual popo- 
lazione trova usi i63 anime per ogni miglio quadrato. 



CITTA 



TERRE COMUNITATIVE 



Angbiari 

AREZZO 

Asina lunga 

Badia Tedalda 

Bibbiena 

Bokgo $. Skpolcjlo 

Bucine 

Capolona 

Caprese 

Castel focognano 

Castelfranco di sopra 

Castel S. Niccolò 

Castiglion Fiboccbi 

Cartiglio» Fiorentino 

Castiglion U ber tini 

Ce tona 

Cbianciano 

Cbitignaso 

Curasi 

Chiusi in Guattii»» 

CivittrUa 

Corto» a 

Fojano 

S. Giovanni 

letterina 



POVOLASIOn 

DXLLB 

COMCMTÌ 



63o 7 
3i^7a 

3873 

aooo 
46oi 
7137 
oan 
aioi 




CITTA 



TERRE COMUNTTÀTITE 



Loro 

L nei g nano 

Marciano 

M. S. Savino 

Montemignajo 

NomrauaAio 

Mont èrebi 

M. S. Maria 

Montevarchi 

Ortignano 

Perone 

Pian di Seti 

Pieve S. Stefano 

Poppi 

Fratovecchio 

Raggiolo 



Sestino 

Stia 

Subbiano 

TaUà 

Terranno*» 

Torrita 

Vergherei» 



ropoLAziora 

DELLE 

cokuyitj? 





i45 
ILLUSTRAZIONI 



DELLE CITTÀ E TERRE PRINCIPALI 



DEL COMPARTIMENTO ARETINO 



CITTÀ 



AREZZO (Arre tium) è città illustre di antichissima origine si- 
tuata parte in deliziosa pianura, parte in agevole ed ameno colle 
a £5 miglia a scirocco-lev. da Firenze , con una popolazione non 
maggiore di i o,5oo abitanti. 

Essa fa delle più forti tra le città di Etrusca origine e superò 
tutte le altre nei lavori di figulina e nei getti di bronzo. Ebbe 
chiara fama sotto i Romani che la onorarono di libero Municipio , 
e mentre questi reggendosi in repubblica erano molestati da Anni- 
bale, Arezzo con denari, armi e vettovaglie giovò a Scipione che 
movevasi a oste contro Cartagine. 

Accolse una Colonia sillana in pena della parte che aveva presa 
nella guerra sociale e quindi, dato ricetto ad altra colonia Cesariaua, 
le avvenne di distinguere isuoi abitanti coi nomi di Aretini vec- 
chi y Fidenti e Giuli esi. 

Saliti sul trono di Roma gl'Imperatori nemici del nome cri- 
stiano, come essa fu delle più sollecite ad abbracciare il Vangelo, 
così fu delle più tiranneggiate per sostenerlo sotto i crudelissimi 
Prefetti cui dovette obbedire in quei tempi di crudeltà: ma in 
compenso di tanta sventura, essa videsi coronata di una gloria che 
mai vien meno dalle molte migliaja dei suoi martiri, che col sangue 
sostennero la fede di Cristo. 

Successe a questi tempi dolorosi l'inondazione dei Barbari in 
Italia , e Arezzo sperimentò quanto nissun'altra la ferocia dei Goti, 
e il dispotismo dei primi Longobardi, né le fu dato di respirare che 
ai tempi di Teodosio. 

Ogni sollecitudine fulle tolta però nel secolo di Alessandro 
Magno, subentrando alle passate violenze la protezione, all' umi- 



i4<> 

liazioni T esaltamento. Ella fu talmente protetta e privilegiata dai 
Franchi, che il giógo del feudalismo mai gravitò su di essa, e libera 
si tenne sotto la direzione del suo Vescovo, malgrado d'avere un 
Potestà e Priori, coniando eziandìo monete di qualunque metallo. 

Vuoisi che fino dal VII secolo ella avesse aperto uno Studio, 
le cui cattedre furon poi coperte dei migliori professovi che aves- 
sero onorate quelle della Università bolognese, pretesa la prima 
fondata in Italia, e fino al 1469 e bbe estesa facoltà di far Dottori 
in diverse scienze ed arti. 

Mentre reggevasi in repubblica assistita sempre dal sua Ve- 
scovo, cui dagli Imperatori e dai Pontefici erano stati concessi pri- 
vilegi singolarissimi, a maggiore decoro del suo Magistrato che 
adunava di 4<>o Senatori, prima di Firenze e di Siena edificò per 
esso un regal palazzo , e posseditrice di esteso dominio tenevasi 
con splendore e grandezza. 

Sostenne più volte onorati conflitti con i popoli confinanti; 
ma diffusi ancora in essa i malaugurati partiti Guelfo e Ghibellino, 
agli allori colti sugli altri successero le stragi civili, e più fieri gli 
attacchi dei nemici. — -Venuta alle prese coi fiorentini alla Pieve 
al Toppo nel 1287 tanto macello fece di essi che 

El fiorentino allor più che a galoppo 
Dal Campo si fuggì con gran Iristitia; 

ma ritornata a giornata con questi a Campaldino nell'anno succes- 
sivo, con forze sproporzionate, onde l'Alighieri che trovossi a 
quella zuffa proverbiò gli aretini Botoli 

Ringhiosi pia , che non chiede lor possa, 

col fior dei combattenti perdette ancora il Condottiero, l'ardito 
Vescovo Guglielmino, e le sue forze militari furono indebolite. Ciò 
non abbattè il coraggio dei vinti, poiché perduto il campo , ma non 
la città, come si furono riavuti alquanto, mossero guerra contro 
S. Sepolcro, e fecero sua la terra cacciandone i Malatesta; vennero 
alle mani coi Perugini e ne trionfarono , rifabbricarono nuovamente 
le mura della città, e dettero valevoli ajuti agli alleati, meritan- 
dosi da essi cospicui donativi. 

. Malgrado di ciò le funeste fazioni laceravano questa città net» 



i47 
Fin terno, affrettandone la caduta, e nemici esterni insidiavano au- 
siosamente alla sua potenza. Cosse uffìziale di Lodovico d'Angiò 
riusci finalmente a opprimerla, e non contento di avaria spogliata 
delle sue ricchezze, arbitrariamente la vendette serva ai Fiorentini 
per 24 mila ducati. 

Questa umiliazione non abbatte affatto l'afflittissima città; ma la 
incitò a tentare ogni via per tornare in libertà; fatta pertanto una 
ribellione, raggiunse il suo intento, ma suo danno, poiché riguar- 
data dai Fiorentini come ribelle, non lasciandole che una esisten- 
za sollecita e piena di amarezze, sembrò ad essa un fausto av- 
venimento la comparsa delle forze di Carlo V in Toscana, e non 
appena giunto il Duca di Oranges alle sue porte, essa volentero- 
sa diedesi a lui, e ne domandò ed ottenne particolare assistenza. 

Di questo consiglio avesse pure usato allorquando i Repub- 
blicani francesi occupondo l'Italia nel 1799» a< * essa accosta ~ 
vansi! Non ricorderebbe adesso quei giorni funesti di pianto nei 
quali bersagliate le mura e fatta saltare in aria la fortezza, l'orgo- 
glioso vincitore minacciava di seppellire sotto le di lei rovine gli 
abitanti che avevangli opposta sconsigliata resistenza e non risenti- 
rebbe tuttora i danni di uu saccheggio cui per più giorni fu espo- 
sta, onde al cittadino non rimase che la miseria ed un vergognoso 
rimorso. 

Cambiate le vicende di tempo così tempestoso, la città tornò 
a rianimarsi, e riavuto quindi il suo legittimo Sovrano nel trono 
della Toscana, ella tornò a nuova vita, e con mille favori da esso 
con preferenza soccorsa, ottenne finalmente una floridezza, che 
forse non aspettava, dopo lo squallore nel quale aveanla posta i 
passati disastri. 

Il recinto attuale delle sue mura, variato per cinque volte nel 
volgere di sette secoli, non oltrepassale tre miglia, e cinque sono 
le porte per le quali vi si entra, venendo dalle regie strade fiorenti- 
na, cascntinese, romana, e da quella che pone in comunicazione 
r Adriatico col Mediterraneo, traversando la Valle Tiberina. 

Ampie e benissimo selciate sono le strade che in vari sensi 
apronsi in essa, e tra i fabbricati onde sono fiancheggiate, alcuni 
mostrano grandiosità, altri decenza ed eleganza, e ogni rimanente 
sufficiente comodità. 

Poche e non grandi sono le riazze; la principale nero se none 



t48 

vastissima , è di bella figura quadrilatera condotta a spiaggia , ed 
è decorata di una statua colossale in marmo bianco, scolpita dal 
JRicci fiorentino, che gli Aretini riconoscenti inaugurarono a Ferdi- 
nando III, cui devono una nuova vita per l'incanalamento delle 
acque della Chiana da lui prosperamente compito- Ricca di freschis- 
sime acque sgorga in questa una fontana con bacino marmoreo , il 
cui riufiuto alimenta altre fonti che in vari luoghi della città in- 
contransi, e mette in movimento i mulini e le gualchiere che tro- 
vami dentro di essa. Corrisponde pure in questa piazza un magni- 
fico loggiato lungo braccia 208 '/* con fabbricato sovrapposto, che 
si alza braccia 3a *fa, architettato da Giogio Vasari nel x$ r ]'ò e 
la gotica fabbrica della Fraternità, ornata di bella facciata di pie- 
tra e decorata di orologio pubblico con macchina dimostrante le 
fasi lunari, eseguita da Felice da Fossato nel i55a. 

La Cattedrale eretta nel luogo più elevato della città fu im- 
maginata e cominciata da Iacopo Tedesco maestro di Arnolfo nel 
12 18, proseguita da Margheritonc dopo il 1275 e condotta a fine 
da altri peritissimi artisti, sul primo disegno di Maestro Lapo. (1) 

Giungesi alle quattro porte del maestoso edifizio mediante 
nna grandiosa scalinata di finissimo tra ventino, interrotta a mezzo 
da comodo ripiano e terminante con altro più spazioso, la quale 
contorna il tempio dalle due parti di ponente e mezzogiorno. 

Nell'angolo che forma questa scalinata védesi una bellissima 
statua di marmo candidissimo rappresentante Ferdinando II pro- 
motore del miglioramento della Val di Chiana, opera pregevole 
del Francatila eseguita sul modello di Gio. Bologna. 

Entrati nel sacro tempio, presentasi la vasta mole alta braccia 
47 larga 38 e lunga 1 ia tutta condotta a pietra concia come lo 
è esternamente, spartita in un grande ambulatorio terminato da 
vasta tribuna e due portici aventi a capo una cappella; Sei pilastri 
isolati di bellissima pietra rappresentanti ciascuno un fascio di 
quattro colonne rotonde e altrettante ottagone, sorreggono i grandi 
archi che occupano la lunghezza della navata principale e gli ar- 
chi a quinto-acuto e i costoloni che incrociandosi intersecano le 

( «) Anteriormente esisleva in questo sito una chiesa con annesso convento 
appartenente ai Monaci Cassinensi, cui l'aveva donato Ugone Borboni nel 1088. 
Nel 1204 vi fu trasferita la Cattedrale , sendo per lo avanti al Duomo vecchio 
fuori delle attuali mura 400 passi circa. 



r 



i4q 
volte dei portici, mentre porzione dei ridetti pilastri alzandosi 
più in alto, vanno a sostenerne le volte del grande ambulatorio. 

L'architettura di questo tempio non può essere più grandiosa 
nella sua semplicità, per dire al cuorel del fedele che quella è casa 
di Dio. 

Le finestre che danno a questo tempio una luce veramente adat- 
tata al raccoglimento, sono tutte quante condotte a vetri coloriti. 
Nelle cinque laterali il prete Guglielmo di Pietro da Marc/Ila 
francese nel i5j$ rappresentò storie diverse con tanta maestrìa , 
che forse a nissun altro tempio d'Italia toccò di aver opera di tal 
genere così perfetta. 

Nelle prime tre volte del grande ambulatorio il ridetto Gu- 
glielmo da Marcillanel i53o dipinse le prime tre storie dell'An- 
tico Testamento , ed i principj del Nuovo nella volta della navata 
destra , ma essendo venuto a morte questo valentuomo, l'opera ri- 
mase intertotta, e solo nel i65o ne fu ordinato il compimento a 
Salvio Castcllucci aretino, il quale condusse a termine le volte 
della navata maggiore meritandosi somma lode. 

Sono disgraziatamente perite non poche pitture antiche di 
Gi otto, di Lippo, òl Iacopo da Casentino, del Tossica ni e di 
Buffalmacco , non restando di qeeste che un Crocifisso del Berna 
senese , una Maddalena di Piero della Francesca e buoni qnadri 
di Giorgio frasari, Ai Santi di Tito, del Maratta e di Fra Bar* 
tolommeo della Gatta nella sagrestia. 

I migliori quadri che sono affissi agli altari che i neon tran si gi- 
rando attorno al tempio, sono del Poccetti e del Santini; la bel- 
lissima tela però nella quale Benvenuti colori il martìrio di S. Do- 
nato protettore della città, sorpassa ogni altro dipinto per il mira- 
bile effetto, per la esattezza del disegno, e per l'armonìa delle tinte. 

Bellissime a vedersi sono pure le sculture antiche onde è fre- 
giato questo augusto recinto. Il dossale che costituisce l'aitar mag- 
giore, scolpito nel 1286 da Giovanni pisano, tutto pieno d'intagli, 
di figure, di fogliami e di altri ornamenti, scompartito dà sottili 
musaici e da smalti, è cosa quanto può esser preziosa e rara di 
quel tempo, che costò agli Aretini 3o,ooo fiorini d' oro. 

II cenotafio del vescovo Tarlati eseguito in marmo finissimo 
dai senesi scultori Agostino e Angiolo nel 1 33o , è la più bella 
opera di tal genere che sia stata fatta in quel tempo. 



i5o 

Murgheritofto lasciò il suo capo d'opera in questa chiesa, 
alzando un mausoleo di marmo al Pontefice Gregorio X, registrato 
quindi tra i Beati, morto in Arezzo nel 1296 tornando dal Concilio 
di Lione. # 

Pregevole è il Fonte battesimale pei basso-rilievi eseguitivi da 
Simone fratello di Donatello nel i33g; degni di ammirazione 
sono i due pulpiti che il Bcncivcnnc disegnò nel *563, pei rari 
graniti delle colonne e per la forma adattata alla dignità evan- 
gelica , c veramente grandiosa è la foggia onde il Vasari fece con- 
durre i macigni che sostengono il grande organo. 

A tante bellezze antiche unendosi non pochi ornamenti mo- 
derni fatti eseguire dal piissimo Vescovo Albergotti , questo tempio 
è oggi splendido ed elegante in ogni sua parte. 

Congiunto a questo apresi una vasta cappella consacrata alla 
t'ergine sotto il titolo del Conforto, prodigiosamente manifestatasi 
la sera del i5 Febbrajio 1796, mentre violenti e spaventosi terre- 
moti minacciavano esterminio, 

Essa è condotta a tre navate con architettura perfettamente 
eguale a quella della Cattedrale da Giuseppe del Bosso, ed è or- 
' nata di bella cupola e di splendidi addobbi. 

Il Catani fiorentino colori maestrevolmente quattro quadri 
nella cupola, uniformandosi ai bei cartoni che ne aveva lasciati il 
bravissimo Luigi dell' Era mancato immaturamente ai vivi, ese- 
guendo la propria fantasia dipinse la incoronazione della Vergine 
e vari Profeti nella Tribuna. 

Le volte laterali sono tutte dipinte dal franco pennello di Lui- 
gi ^demolii milanese , che con effetto vi rappresentò storie del 
Vecchio e Nuovo Testamento in colori e a chiaro-scuro. Nelle pareti 
laterali sono affissi due grandi quadri larghi braccia 14 e alti 7 
coloriti dai chiarissimi professori Luigi Sabatelli e Pietro Bcn- 
vcnuti.W primo di questi con vivezza d'immaginazione e gran sen- 
timento effigiò supplichevole l'Abigaille ai piedi del generoso Da- 
vid, e l'altro con bella grazia e vaghe tinte rappresentò la co- 
raggiosa Giuditta che reca pace al suo popolo mostrandogli la testa 
dell'estinto Oloferne. Ogni rimanente delle pareti che recingono la 
Cappella è decorato di opere non comuni della Bobbia, e di scul- 
ture commendevoli. Tra queste il Mausoleo nobilissimo di Monsi- 
gnor Marcacci con statua al naturale genuflessa, è l'opera miglio- 
re che abbia trattato lo scalpellodcl Bicci fiorentino. 



i5i 

L'altare di marmo ove si venera la gran Vergine, molti dei 
rammentati ornamenti e le ricche suppellettili che formano il cor- 
redo di questa magnifica cappella , ricordano l'amor singolare col 
quale il religiosissimo Monsignore Àlbergotti amò ed onorò sem- 
pre Maria. 

Delle altre trenta chiese che trovatisi in Arezzo, tra le quali 
dodici Parrocchiali , tiene il primo posto la Concattedrale chia- 
mata comunemente Pieve. 

Fino dal 84^ leggesi ehe esisteva questa chiesa fuori del cer- 
chio primitivo delle mura della città e che ne era Arciprete un co- 
tal Gunfrido. Le gotiche forme architettoniche che presenta oggi 
nelle tre navate fanno credere essere stata rifabbricata o rimoder- 
nata nel i3oo da ignoto architetto, e a questo tempo appartenere 
eziandio la facciata condotta a terrazze sostenute da un infinito 
numero di colonne varie antichissime, malgrado di trovare il nome 
dell'architetto e scultore Marchionnc sulla porta che appella al 
1216. 

Non è molto piacevole l'impressione che £a l'interno di que- 
sto tempio al primo entrarvi ; ma le belle pitture che vi lasciarono 
Giotto , il Laurati , il Vasari , il Del Bosso , il Figliali ed il 
Dandini trattengono il curioso osservatore ed offro ngli un vero 
bello da considerare nella pittura. 

La Badia architettata a tre navate dal mentovato Giorgio 
Vasarj nel i55o contiene non poche tavole di Giotto >, del Ma'- 
tei, del Lappoli e dello stesso Vasari, ed una singolarissima cu- 
pola finta, che vi dipinse il P. Pozzo famoso nella prospettiva. 

Nella libreria dell'annesso Convento, ora soppresso, rimane 
benissimo conservata una spaziosa tavola di Giorgio rappresentan- 
te la cena di Assuero. 

La Chiesa della SS. Annunziata, ove fiuo dal 1601 si 
venera una immagine di Nostra Donna sotto il titolo di Madonna 
delle Lacrime, fu disegnata da Bartolommco della Gatta, e da 
Antonio da S. Gallo le furono aggiunte le due navate minori. 
Essa è ricca di belle colonne nell' atrio, ha un grandioso altare di 
marmi varj architettato dal Cav. Sirigatti senese, e racchiude sti- 
mabili dipinti di Pietro da Cortona, del Rosselli , del Soggi e 
del Torri. 

In S. Maria in Gradi condotta da Barlolommeo Amman- 
ii 



102 

nati nel i5<)0 pei Monaci Camaldolensi, oggi Parrocchia, dipin- 
sero maestrevolmente il Santini, il Castcllucci ed il Dandini, 
e Andrea della Robbia vi collocò una delle sue bellissime opere. 

S.Francesco appartenente ai Francescani Conventuali è una 
vastissima e grandiosa chiesa edificata nel XIV secolo, nella quale 
conservansi affreschi di Piero della Francesca, sebbene barbara- 
mente guastati dalle ingiurie degli uomini , e buoni quadri del 
Brandi, del Santini, deVLappoli, di Spinello e del Passi~ 
gnano, 

S. Agostino edificata dai Signori di Pictramala nel i36p, 
fu rimpiccolita e adornata di stucchi nascondendo barbaramente 
le pietre nel 1776 dai PP. Agostiniani cui apparteneva. Essa è 
oggi Parrocchia e conserva un eccellente quadro proveniente dalla 
bravura dei pittori Pecori e Soggi. 

S. Domenico fabbricato dai ridetti Signori per Religiosi Do- 
menicani nel 1 260 col disegno di Niccola Pisano, è attualmente 
Parrocchia, e racchiude egregie dipinture di Angiolo di Lorentino, 
di Spinello, di Patri suo figlio, di Luca di Tome e Ulisse Cioc- 
ci senesi e del Casiellucci, con finestre colorite dal Marcilla, 

Le Chiese di S.Pier Piccolo dei Camaldolensi in origine, 
quindi dei Cassinensi e fino dal Seoolo XV appartenente ai Servi 
di Maria, di S. Ignazio, dello Spirito Santo, di S. Margherita, 
delle Derelitte è di S. Michele già appartenuta ai Camaldolensi , 
possiedono tutte qualche opera pittorica singolare di Salvio Castel- 
lucci, del P. Pozzo, di Santi di Tito, del Signorelli, di Spinel- 
lo e df Lorenzo di Bicci. 

Provvedono alla istruzione ed educazione della Gioventù il 
Seminario fondato fino dal i63o, il Collegio Piano cui apparten- 
gono i Cherici addetti al servizio giornaliero della Cattedrale isti- 
tuito da Monsig. Albergotti sotto il Pontificato di Pio VII ed il Col- 
legio Leopoldo aperto nel 1826 ove prima risiedevano gli Sco- 
lopi , le Pubbliche Scuole elementari, aperte nella soppressa 
Badia. 

Le fanciulle civili sono aecolte in un Conservatorio diretto 
da monache , quelle del basso popolo concorrono mattina e sera 
alle pubbliche scuole presiedute dalle stesse religiose, ricevendone 
utilissima istruzione. 

Evvi in Arezzo una Pub'lica Libreria, cui è riunito un 



i53 
apprezzabile Museo di antichità; molto commendevoli sono i 
musei privati delle nobili case Bacei e Rossi ; l'Archivio diplo- 
matico della Cattedrale è il più illustre monumento letterario 
che vi sì conservi 5 f 'Accademia di Scienze Lettere ed Arti che 
tuttora esiste, fu di somma celebrità. 

La Fraternità, stabilimento eretto sotto la invocazione di 
S. Maria della Misericordia dalla pietà di alcuni divoti nel 1262 , 
e quindi arricchito dai patri monj di moltissimi religiosi benefattori 
che lasciarongli ogni loro avere, soccorre ai poveri, difende le ve- 
dove, assiste i pupilli, mantiene gli orfani e protegge gli studiosi. 

L'ampio e ben regolato Spedale di S. Maria de' Ponti 
fondato nel XIII secolo, cui furono posteriormente riuniti altri spe- 
dali minori, riceve a curarsi i poveri malati, alleva i gettatelli, e 
sorveglia ai dementi. — A questo pio stabilimento è annessa una 
Cattedra di chirurgia con teatro anatomico. 

All'antico Teatro incomodissimo, fu di recente sostituito al- 
tro di bella forma in luogo centrale della città con palchi repartiti 
in cinque ordini capace di i5oo spettatori. In faccia a questo si 
trovano le Stanze civiche decorosamente mantenute, e presso il 
Duomo nel Palazzo pubblico vi è il Casino dei Nobili che rara- 
mente si apre. 

In questa parte la più elevata della città è situato pure un 
gradevol passeggio chiamato il Prato , ombrato da frondose Aca- 
cie e abbellito dà colonne granitiche, ove i cittadini recansi a go- 
dere del fresco dopo le ore cocenti dei giorni estivi. 

Molli attirati dal desiderio di vedere monumenti-antichi, giun- 
gendo in Arezzo, chiedono di osservare un Aitfileatro grandioso 
che vi esistè sotto i Romani; ma l'indiscreta avarizia di quelli che 
possedettero questo locale , ha tolto loro come appagare la curio- 
sità, non restando di esso, che pochi ruderi in mezzo a un campo, 
appena bastevoli ad indicare ove esso fu: 

Renelle Arezzo sia traversala da regie strade e risieda quasi 
nel centro di una valle in cui trova n si popolose terre, noti ha il 
vanto di città manifatturiera. Vi esiste presentemente un solo lani- 
ficio corredato di gualchiere e tintorie, cui conservarono la vita 
i ripetuti so v veni men ti della sovrana munificenza, nei moltiplici dis- 
sesti commerciali ai quali è stato sottoposto. Avendo questo per an- 
tico privilegio la fornitura del vestiarodelle milizie toscane, può oc- 



«54 

cupare molte braccia di quelli che abbisognano di lavoro per sussi- 
stere. Sono riputati di buona qualità le pelli che si conciano in quat- 
tro officine di tal genere e i cappelli di pelo che si lavorano in sette 
fabbriche, e grande smercio hanno i pettini da donna, che s'inta- 
gliano in una fabbrica apertavi non sono molti anni. Vi è pure una 
cereria , ma il genere non è molto perfetto. 

Si fanno in Arezzo tre mercati settimanali, e quattro buone 
fiere annue, delle quali riesce grossissima quella che cade nell'otto- 
bre la quale dura 3 giorni. 

Il Vescovo che risiede in questa città è principe del S. Roma- 
no Impero per antichissimo privilegio, Conte di Cesa per i lasciti 
alla mensa della Contessa Matilde, e gode delle onorificenze arcive- 
scovili nel vestiario, sebbene non abbia il titolo, per concessione 
speciale dei Pontefici. 

Risiedono in Arezzo un Commissiario Regio , un Tribunale 
Collegiale, un Vicario Regi o, un Maggior Comandante di Piazza, una 
Camera di Soprintendenza Comunitativa, un Ispettore di Comparti- 
mento , un Cancellier Com uni tati vo , un Ingegnere di Circondario, 
un Ministro Esattore , un Conservatore d' Ipoteche, una Dogana , 
un Uffizio del sale e tabacco, un Amministrazione Idraulica della 
Val di Chiana, uno Scrittojo delle rendite di essa e una Direzione 
di Posta. 

Gli Aretini manifestarono in ogni tempo gusto squisito e som- 
ma propensione per le scienze e per le arti , forse favoriti con pre- 
ferenza dalla salubrità del purissimo clima di cui godono, onde lo 
stesso Michelangiolo confessava provenire quanto aveva di buono 
nell'ingegno, sendo nato accidentalmente a Chiusi nel territorio 
aretino. 

Essi son per natura d'un ingegno 

Tanto sotti), che a ciò che a far si danno, 

Passan degl' altri le più volte il segno. 

liberti Dittam. 
, E per vero dire i suoi tempi passati furono brillantissimi per 
un immenso numero di grandi uomini che arrecarono splendore alla 
sua patria. 

Cilnio Mecenate caro ai sommi del secol d'oro, fu aretino, e 
suoi concittadini in tempi meno remoti furono gli libertini, i Tar- 
lati, i Del Borro e i Gualtieri potenti repubblicani. Nel secolo XV 



X 



1 55 

1' Accolti , il Cisalpino, ed il Redi furono scienziati profondissimi; 
Guittone, R. Accolti, Leon. Bruni ed il saloso e mordace Pietro 
Bacci ebbero particolarmente amiche le muse, ed il Perei li fu astro- 
nomo insigne. 

Tra gli artisti un Margheritonc ed un Marchionne, tentarono 
i primi di ridonare all' architettura quella splendidezza che aveva 
perduta nella barbarie. In tempi più felici il Vasari, il Vanui, il 
Forzore, il Tossicani, Spinello, il Pezzi, il Lappoli, Parri Spinel- 
li, Andrea, il Fortori, il Toschi, il Fiori, i Santini, i Torri e mille 
altri si distinsero nell'esercizio delle arti sorelle e con le lojro opere 
lasciarono alla patria eloquentissimi monumenti per gloriarsi di 
aver loro data la cuna. 



CORTONA è città ragguardevolissima della Val di Chiana, si- 
tuata a 19 miglia a scirocco da Arezzo ai gradi 29° 4°' di l° n g* e 
43° 1 7' di Lat. 

Che essa appartenga alle città di etrusca origine , chiaro lo mo- 
strano gli avanzi delle vetuste sue mura condotte senza cemento, 
e le memorie che rimangono di essere stata Lucumonia ed alcuna 
volta capitale dei popoli che le si trovavano attorno. 

Si distinse nelle guerre che V Etruria sostenne coi Romani , e 
caduta quella sotto il potere di questi , Cortona pure soccombette e 
divenne Colonia romana appartenente alla Tribù Stellatina. 

Benché avesse cosi in peggio variata la sorte, si conservò splen- 
dida e ricca finché a tutta l'Italia convenne cedere alla furia dei 
Barbari sccsi dal Nord, nella qual epoca devastata e tribolata an- 
co essa dall'avarizia di loro, perdette ciò che aveva di meglio e fu 
fatta miserabile. 

Mancatole in siffatto tempo con lo splendore eziandio il titolo 
di città, non ebbe di che confortarsi al partire dei barbari , poiché 
incominciate le Repubbliche , Arezzo e Perugia attaccarono ripe- 
tutamente e la impegnarono a sostenere aspre guerre per difendersi. 

La sua vantaggiosa posizione sull'alto di scosceso monte ser- 
bolla dalla umiliazione, e sebbene dipendesse dal Vescovo aretino 
nello spirituale, per qualche tempo. si governò pacificamente con 
tre Consoli suoi cittadini. 



\ 



x j6 

Sconvolte nuovamente le cose d'Italia dai terribili partiti 
guelfo e ghibellino, ecco Cortona lacerata da interne discordie, ec- 
cole addosso nemici più fieri al difuori. Nell'anno 1209 sostenuto 
aspro conflitto con gli Aretini, videsi alla estrema sciagura, perdet- 
te la libertà e fu serva di essi. 

Come si fu alquanto ristorata dai passati travagli, Uguccione 
Casali concepì l'ambizioso disegno di farsi Signore della sua patria 
e vi riuscì, cattivandosi i cittadini con lasciar loro l'antica forma 
di repubblica; ma i discendenti di lui fattisi con più ardire 7 assoluti 
Signori, conservaronsi in siffatto grado di dispotico potere dal 1 3s5 
al i4°9> e poca in cui i cittadini stanchi dall' oppressione^ ibellaronsi 
per darsi a Ladislao Re di Napoli venuto in Toscana per far 
guerra ai Fiorentini. 

La Repubblica di cruesti facendo allora profitto dellecircostanze 
non prospere di Ladislao, domandogli la vendita di Cortona a la ot- 
tenne per 70 mila scudi nel i/Jn. 

Mantenendosi questa cospicua cittì sempre fedele ai Fiorentini, 
potè in seguito godere di tranquillità e presto sollevarsi dalle sof- 
ferte sciagure. 

Sembra che l' inalzamento della famiglia Casali corrisponda 
all'epoca nella quale Giovanni XXI ridonò a Cortona il titolo di 
città e la onorò di sede vescovile, togliendola al Vescovado di 
Arezzo cui aveva appartenuto come terra fino al i3a5. 

La prima Cattedrale di Cortona fu la Chiesa di S. Vincen- 
zio. Nel i5oj Giulio II dichiarata questa Collegiata insigne, stabilì 
la Cattedrale nella nuova chiesa intitolata alla Vergine Assunta. 

Iu grazia della posizione montuosa il clima è purissimo; ma 
le vie sono incomode, tranne la principale che per un tratto consi- 
derevole^ pianeggiante. I fabbricati che incontransi girando per la 
città se mancano di magnificenza mostrano aspetto nobile pei mo- 
derni restauri. Tra questi il più splendido in tutta Cortona è il Pa- 
lazzo Passerini che vi fece fabbricare il Cardinal da Cortona di 
quella famiglia, non tanto pei pregi di architettura, quanto pei di- 
pinti preziosi di Guglielmo da Marsilia. 

La Cattedrale è condotta a tre navate sul gusto del XVI se- 
colo e racchiude commendevoli opere del Signor clli , del Berret- 
tini , del Cigoli e del F arrocchio. 

Dei primi due, pittori coitonesi, rimangono buoni quadri anco 



io 7 



nelle chiese di 5. Filippo , di S. Francesco , di »V. 4gbsfino,e di 
S. Margherita, primarie tra le altre. 

In questa è un ricco lavoro in argento il davanti della urna 
che racchiude le spoglie di S. Margherita, e splendida è la corona 
di oro con pietre preziose che Pietro Berrettini inviò ai Cortonesi 
per cingere le adorate tempie della Santa penitente, in riconoscenza 
della nobiltà ricevuta da essi, quando il Pontefice Alessandro VII 
lo ascrisse tra i Cavalieri. 

Uno Spedale capace di 100 Ietti soccorre alla umanità lan- 
guente per malattia. Un Seminario provvede alla istruzione degli 
Ecclesiastici. Le Scuole Pie accolgono la gioventù di qualunque 
condizione e al Co iservatorio delle Salesiane trovano gratuita 
istruzione le povere fanciulle. 

Alla magnifica Libreria pubblica l'Accademia Etnisca corto- 
nese riunì un ragguardevolissimo Museo di cose antiche e di storia 
naturale, ricchissimo di Iscrizioni etnische, greche e romane; di 
Vasi di terra e di bronzo, di Medaglie, di Gemme, di Statue di 
metallo e figuline, di plastiche e di altri lavori antichi; con una 
doviziosa collezione di erbe, ài metalli, di pietre, di terre e di pro- 
dotti marini alquanto apprezzabile. 

Non manca il Teatro per offrire un mezzo di ricrearsi alla po- 
polazione in qualche stagione dell'anno che viene aperto. 

Risiedono in Cortona un Vescovo, un Vicario Regio, un Can- 
celliere Comunitativo, un Ingegnere, un Ministro Esattore, due 
Medici e tre Chirurghi. 

Trovansi in questa città un sufficiente lanificio, due buone 
tintorie, sette fabbriche di cappelli di pelo, due fornaci di vasella- 
mi ordinar j, ed a Catrosse , luogo poco distante dalla città, è una 
fàbbrica accreditatissima di majoliche. 

Tutti i sabati v' è mercato, e tre volte all'anno vi si adunano 
fiere di numeroso concorso. 

Trai molti personaggi che meritaronsi onorata ricordanza con- 
tansi lo Zucchini profondo nelle scienze naturali; il Boni ed il Ve- 
nuti, celebri nelle lettere; il Bernabei, lo Zaccagni ed il Berrettini 
egregi pittori. 



i58 

BORGO S. SE PO LC no nobile è bella città della Valle Ti- 
berina giace poco lungi dal confine dello stato Pontificio a a 5 
miglia a greco di Arezzo, sotto i 29 48' di long, e 43 "* 35' di lat. 

Essa fu terra ragguardevole fino al pontificato di Leone X , 
che nel i5ao la nominò città e vi costituì un Vescovo suffraganeo 
all'Arcivescovo di Firenze. 

Tralasciate le molte favole intorno alla sua origine, sembra 
molto verosimile che ella avesse il suo incomincia mento dopo il 
mille da Arcano ed Egidio, i quali ritornando dal pellegrinaggio 
di Palestina ricchi di relique, ivi fabbricarono un Oratorio che 
nominarono del S. Sepolcro, presso del quale non pochi attirati 
dalle ingenue maniere di quei pellegrini, allora venera tissimi, fis- 
sarono la loro abitazione e vennero a formare un borgo, che col 
volgere degli anni convertissi in una popolosa terra. 

Primi a dominare nel nuovo castello furono i Monaci Carnai- 
dolcnsi cui venne confermato il possedimento eziandio dall'Impera- 
tore nel 1 163, quando i Signori di Colle Vecchio tentavano di di- 
sturbarli. 

Nel 1229 non piacque ai Borghigiani di rimanere soggetti ai 
Magistrati costituiti loro dai Monaci ; fatta pertanto una rivolta , 
si sottrassero alla dipendenza, e nominando a suo talento i Con- 
soli, costituironsi in repubblica. Vedendosi allora troppo deboli per 
difendersi da chi movea lamenti contro di loro, strinsero lega con 
gli Aretini. 

Volgendo l'anno i3i3 l'imperator Lodovico il Bavaro con- 
cesse il Borgo in feudo a Uguccione della Faggiola ed i Borghi- 
giani si videro schiavi di lui finché Buherto Tarlati Vescovo di 
Arezzo occupò il castello a viva forza e lo sottopose alla sua domi- 
nazione. 

Come questo fu nelle mani degli Aretini , fu cinto di mura 
e guernito di rocca da Guido da Pici ramala successore di Rober- 
to; ma nel i359 1 ue ' ^ Castello invidiando agli Aretini un tal 
possesso, fatto profittto della spaventevole occasione in cui i terre- 
moti rendevano desolato il Borgo, lo sorpresero e assoggettarono a 
se gli abitatori. 

Dopo cinque anni di penosa servitù sotto i Castellani, dipen- 
dette per qualche tempo da Guglielmo Signore di Grisaco per 
disposizione di Carlo IV, e quindi passò sotto la dipendenza di 



i5q 
Galeotto Maletesta che ne fece la compra per 18 mila fiorini e 
lo fortificò erigendovi quattro forti e restaurando la vecchia 
rocca. 

Ultimi a dominarlo furono i Pontefici, che vi tenevano Niccolò 
Fortebraccio, sotto cui ricomparve la pace in quell'afflitto popolo 5 
ma il Pontefice Eugenio IV cedette finalmente il Borgo ai Fiorenti- 
ni , dai quali mai essendosi alienato, fu in ogni tempo protetto 
e difeso. 

Ampie e ben repartite sono le strade che oggi incontransi a 
S. Sepolcro e decentissimi i fabbricati che le fiancheggiano. 

Il Duomo è un bel tempio condotto a tre navate con maestosa 
architettura, cui però fanno qualche dissonanza i molti altari al- 
zativi senza simetria e senza gusto. 

Esso contiene stupende tavole colorite da Raffaellìno del 
Colle, dall' Alberti , dal Perugino ye dal Tifi. 

Le altre chiese non mancano di commendevoli monumenti di 
buona pittura e particolarmente nelle chiese di S. Rocco, di S. 
Francesco, di S. Niccolò, della Madonna delle grazie e di S, 
Piero conservansi dipinti dei mentovati artisti e di Piero della 
Ffancesca, del Gherardi, del Cungi, del Mercati e del Vecchi. 

Non mancano in questa città uno Spedale pei poveri malati, 
un Monte Pio per i bisognosi , un Seminario per gli Ecclesiastici, 
Pubbliche Scuole per la gioventù secolare, un Conservatorio 
per le fanciulle ed un gratuito Istituto per le ragazze povere. 

L'arte della lana fu un tempo ricca sorgente di guadagno per 
i Borghesi; ma abbandonata da quelli che per essa erano divenuti 
ricchi, per potere essere ascritti nel ruolo della nobiltà , decadde 
e cessò per il rimanente della popolazione il mezzo d'industriarsi e 
di arricchirsi. 

Di presente non esistono al Borgo che alcune fabbriche di le- 
gname, una cartiera, una forhace di terraglie ordinarie, una fab- 
brica di cappelli di pelo e varie officine di chiodi. 

Questo stato d'inerzia e di abbandono mosse l'animo grande 
di Pietro Leopoldo a ordinare che si tracciasse una strada, che po- 
nendo in comunicazione i due mari che circondano l'Italia, felici- 
tasse quella città traversandola. Per munificenza degli augustissimi 
successori di tanto Principe, l'impresa fu compita; e tosto che lo 
stato pontificio conduca a termine quel tratto che ad esso spetta , si 



t muiiijwwa le fiuiwe tra Lrrorao e Aaema per via ffaaato 
cik aftrettaato o w» Ji T e b ritti ae «Urna am picrnE 

la tatti i saitati fi e discreto mercato e ma 
settembre e ottobre risi laaao tre bava* acre. 

Bisiedono ia &. Sepolcro aa Tcacoro, aa Tìcario Regio, aa 
CaaeeflirTe coauraitathro, aa I agcg n cie , aa Ifiaistro Esattore y aa 
Medico, aa Qb ir ai go ed aa MedicoXairargo per la canapagna. 

Oltre aa aamero di prodi gaerrieri r <{aesta citta Tanta saoi 
poeai letterati sommi e aameroso staolo di ottimi artistL Essa 
di Dionisio dei Bohcrti stato familiare del Petrarca, e det- 
l r Agguati, Cariati? CantagalHaa, Sartie Gaerardi che pia siago- 
lanaeate Borirono aefle scienze. — ^cIT amena letteratara Aat. 
IL Graziaci sapere i stolti saoi contemporanei. — Pietro della Fraa- 
ersca tra eli artisti, Cristofaao Gaerardi, tre Cangi, dar Del jXcro, 
lo Scamozzi, Paolo del Borgo, Giovanni YcccJri, eli Alberti, Saa- 
ti Titi, fl Lancisi, lo Zei, fl Mercati e lo Scaiaatejcai ottennero 
fama aoa piccola per la loro 



CMITSIgià poteateL acaa i aai aetraica esede del celebrato Potr- 
srnna , assai ri mpiccolita e seiizal antico splendore giace ne& 
alita anfridionale della Tal di Chiana a 55 miglia a ostro-scirocco 
di Arezzo ai gradi 39 3/ di long, e 43 l' di lat. 

Dopo il trionfo dei Romani salla aostra Etraria, l'antica Chia- 
si fa illustre Municìpio appartenente alla tribù Armeasr* 

La protezione dei Romani salroDa dalla rorinosa tem pe sta 
ond* era Minacciata dai Galli cisalpini; ma non ralendo a difen- 
der se fl romano Impero in tempi pia sfortanati , fa anco essa 
preda della barbarie ebe spiegarono ia Italia le affamate orde dei 
Goti. 

Cacciati i Barbari e dipendente lltalia dagli Imperatori, roglio- 
no alcani che risorta la devastata citta, rice re sse leggi dagli Orrie- 
tani e che mal soffrendo F aspro gorerno di essi, nel io3a si ribel- 
lasse e fabbricata ana rocca, si ponesse in stato di difesa. 

Bipetate farono allora le occasioai ora di liberarsi dalle ag- 
gressioni degli Orrietaiii, ora di respingere le forze dei Coati della 



i6i 
Maremma, ora di difendersi da quelli che per diversità di partito 
faceva n contro alla stessa patria. 

Credette Carlo IV di ristorare le cose afflitte di essa, ponendo- 
vi un suo vicario; ma variate ben presto le circostanze dell' Impe- 
ro, Chiusi divenne feudo del Visconte di Lorena nipote di Gre- 
gorio XI , da cui fu tiraneggiata anzi che no, 

Sembrò a quei di Chiusi non esservi per loro altro mezzo per 
avere indipendenza, che comprarla a prezzo d'oro, di cui tanta sete 
aveva l'avaro Visconte: e pagati difatto venti mila fiorini d'oro, 
ottennero la sospirata libertà. Essa rimaneva però esposta agli as- 
salti del più forte, senza l'appoggio di una Repubblica che potesse 
sostenerla, e le fu di mestieri darsi ai Senesi, i quali di buon grado 
accettatala sotto la loro protezione nel 1418, non trascurarono di 
apprestarle soccorso in ogni tempo. 

Cadde Siena nel volger del secolo XVI e Chiusi segui la sorte 
della sua protettrice, dopo aver prima di essa sperimentata la forza 
delle armate vincitrici ed essere stata spogliata d'ogni sna ricchez- 
za. Gli edifizj antichi, i tempi che vi esistevano consacrati a Dia- 
na, ad Esculapio e ad Spello, i fori e quanto altro rendeva gran- 
diose e splendide le città etnische, non sono adesso che ammassi di 
sassi, frantumi di rovine e ruderi confusi coi frutici. Restano soltanto 
preziosi oggetti d'arte scavati ove esisteva l'antica città, che con- 
servaci nei tre Musei particolari dei Sigg. Paolozzi, Sozzi eCa$uc~ 
curi, i quali mercè lo scoprimento, non raro in quei luoghi, di antichi 
monumenti, ogni giorno più adornano i loro gabinetti e rendono 
più cospicue le loro collezioni. 

La Cattedrale della moderna città e un grandioso tempio a 
tre navate fabbricato con giuste proporzioni, nel quale sono meri- 
tevoli di singolare osservazione dodici colonne di marmo di varia 
specie, e differentemente condotte, appartenenti probabilmente ad 
antichi edifizj rovinati. Delle altre chiese la più bella e più ornata, 
è quella intitolata a S. Francesco. 

Pubbliche scuole provvedono alla istruzione della gioventù ed 
un Conservatorio diretto da monache si occupa della educazione ed 
istruzione delle ragazze. 

Hanno sede in Chiusi un Vescovo che è contemporaneamente 
vescovo di Pienza, un Vicario Regio, un Medico ed/ un ìC/ti- 



rurgo. 



MONTEPULCIANO risiede sopra elevato colle a mezzo giorno 
di Arezzo da cui signoreggia il Trasimeno, il lungo corso della 
Chiana ed i monti di Cortona sotto i gradi 29 43' di long, e 4 2 
3o'dilat. 

Essa fu forte castello e fino dal secolo XII diede prova di sua 
potenza, in tre distinti combattimenti, respingendo valorosamente 
i Senesi, che tentavano di occuparla. 

Alleata coi Fiorentini e coi Perugini , e protetta dallo stesso 
Imperatore, mantenne sempre la sua indipendenza , e malgrado di 
nuove guerre sostenute nel 1 176 con gli stessi Senesi, valse a stan- 
care i suoi avversari e a conservarsi la sua libertà. 

Sopravvennero le malaugurate fazioni c!>e nel XIII secolo de- 
solarono l'Italia, e per diversità di partito l'antica protezione dei 
Fiorentini cambiatasi iu odio, ebbero luogo aspri conflitti, e il 
castello cadde finalmente in potere di questi. 

Correndo Tanno 1260 la Repubblica fiorentina venne a guer- 
ra con la Senese ed avendo avuta una rotta terribile a Monteaperti 
quei di Siena inorgogliati pel trionfo, obbligarono Montepulciano a 
giurar loro obbedienza e ricevere un Potestà e quattro Cittadini 
mandati da essi. 

Questa soggezione fu per cessare nel 1 293 5 ma ordinate meglio 
le cose dai Senesi, il castello depose l'idea concepita di una rivolta 
e conservandosi dipendente godette di perfetta tranquillità. 

Nel i35a Iacopo del Pecora desideroso di farsi Signore del 
castello e Niccolò suo fratello acerrimo sostenitore della libertà , 
eccitarono tumulti popolari e cacciato finalmente il primo dal ca- 
stello , era imminente una guerra tra i Senesi che avevano accolto 
Iacopo ed i Terrazzani, che per esser più forti avevano fatta lega coi. 
Fiorentini e coi Perugini. 

Fortunatamente Carlo IV costituì suoi Vicarj in Montepul- 
ciano i due antagonisti, e tolto così ad essi lo spirito di emulazio- 
ne, la guerra non ebbe luogo e nel castello tornò la pace. 

Come favorevole ai Fiorentini, esso aveva pace se ne godeva 
Firenze, era tormentato se questa era in tumulto; passate però le vi- 
cende che accompagnarono al trono la famiglia Medici e divenuto 
Cosimo I Signore del Dominio senese , Montepulciano prestò ob- 
bedienza al nuovo Principe e fu rimeritato di onorificenze e pri- 
vilegi. 



i63 

Fino dall'anno i/foo il Pontefice Bonifazio FX dichiarò la 
chiesa Poliziana Arcipretura insigne immediatamente soggetta alla 
sede Apostolica, rendendola esente dalla giurisdizione del Vescovo 
di Arezzo cui dipendeva per lo avanti. 

Nell'anno i56i il Granduca Cosimo I la dichiarò città e ot- 
tenne da Pio IV che vi costituisce una sede Vescovile. 

Le strade di Montepulciano sono erte ed incomode,! fabbricati 
decenti e alcuni grandiosi. Nella parte più alta della città apresi 
vasta piazza contornata dai migliori edifizj cui corrisponde il 
Duomo. 

Esso è condotto a tre navate con semplice, ma buona archi- 
tettura e ben intesi ornamenti. 

In tutte le altre chiese della città non sono rari gli oggetti 
d'arte per renderle maggiormente ornate. Le primarie e le più 
belle sono la Chiesa del Gesù fabbricata a foggia di Rotonda, 
l'altra dei Servi di Maria con facciata di travertino, e quella 
di S. Lucia, di S. Agnese e di S. Francesco. Un monu- 
mento perfettissimo di Architettura moderna degno di esser veduto 
è la chiesa di S. Biagio fuori delle mura, architettata da Antonio 
da S. Gallo a croce greca con volte ed archi semicircolari, le di 
cui pareti esterne ed interne sono tutte di finissimo travertino. 
Essa costò ai Montepulcianesi centomila ducati. 

Peri poveri malati vi è aperto un ampio Spedale ; vi esiste 
un ricco Monte Pio\ le fanciulle civili vi hanno un Educatorio, 
le povere Scuole Normali ; gli Ecclesiastici e il rimanente della 
gioventù sono accolti in un Seminario, cui è annesso un Liceo. 

Il teatro è alquanto vago ed elegante. 

In questa città poco si coltivano le manifatture non esisten- 
dovi che due tintorie, tre fabbriche di cappelli di pelo, una fabbri- 
ca di majoliche e tre fornaci di stoviglie. 

In tutti i giovedì vi è mercato di discreto concorso e nei mesi 
di settembre e di ottobre vi si fanno due fiere. 

Nelle adiacenti colline di questa città prosperano mirabil- 
mente le viti e producono un vino che al dire del Redi 



d 9 ogni vino è il re 



Risiedono a Montepulciano un Vescovo, un Regio Commissa- 
rio, un Vicario Regio, un Tribunale di prima Istanza, un Cancri- 



i64 

licre Commutativo, un Ingegnere di Circondario; due Medici e 

due Chirurghi. 

Il Pontefice Marcello II fu di Montepulciano e il letterato 
dottissimo Antonio Cini (Poliziano) ebbe ivi i natali. 

Tra gli artisti si distinsero il Selli, il Lioni, Gio. da M. P. ed 
il Morosiui. 



TERRE 

Castiglion Fiorentino. — • Questa nobile terra della Val di 
Chiana siede in un ripiano a metà di un colle alla distanza di io 
miglia da Arezzo nella direzione di ostro scirocco. Poche delle sue 
vie sono pianeggianti, tutte le altre scoscese ed incomode eccet- 
tuate quelle modernamente ridotte a pubblico passeggio. Essa man- 
ca di belle piazze; ma contiene non pochi edifizj di bello aspetto. 
Le chiese più grandiose sono la Collegiata, quella dei Conventuali 
e r altra dei Padri Scolopi a poca distanza dalla terra. 

Nel medio evo appartenente alla vasta diocesi di Arezzo chia- 
mossi per un tempo Castiglione Aretino, ma come la città di Cor- 
tona cadde in potere dei Fiorentini, i Castiglionesi spontaneamen- 
te si dettero a questi e cambiarono il nome del paese in quello di 
Castiglion Fiorentino. v 

Evvi un Collegio dipendente dal Vescovo di Arezzo che può 
contenere 90 giovani. — I Padri delle Scuole Pie danno gra- 
tuita istruzione alla gioventù del popolo basso. — Un Educatorio 
riceve le fanciulle dei facoltosi, e alle Scuole Normali hanno ri- 
corso le figlie dei poveri. 

Questa terra conta circa 5ooo abitanti e vi hanno sede un 
Vicario Regio , un Cancelliere comunità ti vo, 2 Medici e 3 Chi- 
rurghi. 

Poche essendo le manifatture cui si da opera nella capitale del 
Compartimento, quasi nissuna di esse è coltivata in Castiglione, se 
si eccettuano i lavori che possono farsi in un lanificio di patini or- 
dinarj che vi esiste, in una tintoria, in 5 conce di pelli, in una fab- 
brica di cappelli di pelo, in tre fornaci di Calcina e in altrettante 
di vasellami ordinar). " 



i65 
Tutti i venerdì vi concorrono molti al mercato e le fiere an- 
nue che vi si fanno nel maggio, giugno, e dicembre sono di gran- 
dissimo concorso , e concedono ai paesani occasione di guadagno 
industriandosi , non avendo quasi come farlo negli altri iempi del- 
l' anno. 

Questa terra non ha mancato di dare alla luce uomini che le 
facessero onore, il Porcacci è nome castiglionese, il Grillandi ed 
il Salvemini tutti famosi scienziati sortirono qui i natali e alla 
patria loro accrebbero nobiltà e decoro. 



Fojano è terra illustre situata in deliziosa posizione quasi nel 
centro della Val di Chiana a 18 miglia a ostro libeccio da Arezzo. 
Non molto regolare ma benissimo tenute sono le sue vie ed i fab- 
bricati che fiancheggiano queste e recingono le piccole piazze pre- 
sentano in parte magnificenza e nel rimanente decenza e comodità. 
La Piazza Maggiore che apresi nel luogo più alto della terra, è spa- 
ziosa , regolare e adorna di buoni edifizj; in essa corrispondo- 
no il Pretorio, e il Monte Pio apertovi a soccorrere ai bisogni del 
povero. 

La Collegiata racchiude ragguardevoli opere di Andrea della 
Robbia e belle dipinture di accreditati artisti. La chiesa detta Fra- 
temila e l'altra di S. Michele sono pure benissimo adornate, e 
in quella di S. Stefano sì conserva una preziosa tavola del Pe- 



rugino. 



Gratuite scuole elementari , di umanità e di rettorica danno 
islrnzione ai giovani, e le Camaldolesi oltre un Educatorio per le 
fanciulle benestanti, tengono aperte pubbliche scuole per le ragaz- 
ze povere. 

Pochi passi fuori della terra un sufficiente Spedale riceve i po- 
veri malati. 

Circa 4^oo sono gli abitanti di questa terra e vi risiede un 
Potestà, un Cancelliere, un Ajuto Ingegnere un Medico ed un Chi- 
rurgo. 

Tutti i lunedì vi è un grosso mercato, tre volte all'anno vi 
si fanno fiere di numerosissimo concorso. 



i66 

Nacque in Fojano il celebratissimo botanico Tartagliai. 



Monte S. Sitino. — è terra nobilissima della Val di Chiana 
posta sull'alto di ridente collina a 20 miglia da Arezzo dalla parte 
di libeccio. Un giro di mura guarnite di torri recinge questa bella 
ttrra, e passate le porte che ad essa danno accesso s'incontrano vie 
ben tenute e comode. Alla piazza principale aumenta bellezza un 
obelisco alzatovi in memoria del P. Mattias d& Medici. Tra gli 
edifizj che meritano di essere osservati per la buona architettura, 
contansi il Pretorio ed il Loggiato che gli sta di fronte condotti 
da Ant. da S. Gallo. 

Le chiese aperte in questa terra sono otto, la nuova Arcipre* 
tura, chiesa primaria, è ornata di buone pitture del Vasari e del 
Porta, né mancano dipinti e sculture di pregio in quella antica. In 
S. Chiara vi sono due belle opere della Robbia e una tavola del 
Sansoni/10 ,• la Confraternita del Suffragio è fregiata di buo- 
ni affreschi da Luigi A demolli, e le altre non mancano di de- 
centi ornamenti. 

I poveri vi hanno uno Spedale capace di $4 l ftt * e un Monte 
Pio ; gì' Isdracliti, che prima vi abitavano in gran numero , vi con-, 
servano ancora la loro Scuola. 

La popolazione entro le mura non sorpassa le 1 744 anime. 
La gioventù trova istruzione nelle Scuole Pubbliche, le ragazze 
souo istruite amorevolmente dalle Oblate T eresiane che vi han- 

1 

no il Convento. Alcun* giovani di questa terra hanno posti gratui- 
ti per istruirsi in Arezzo ed in Siena, e a tutti gli studiosi la Casa 
Bacci Mattei tiene aperta una pubblica Libreria con Museo annesso. 

Non vi manca il Teatro sebbene sia piccolo e non bello. 

Risiedono al Monte S. Savino un Vicario Regio un Cancellie- 
re co munita ti vo, un Medico ed un Chirurgo. 

Sono accreditate due tintorie che trovansi in questa terra, il 
mercato settimanale che vi si fa in tutti i mercoledì è di gran con- 
corso, e alquanto grosse sono le due fiere che vi hanno luogo nel- 
l'agosto e nel novembre. 

Accresce splendore al Montesansavino il nome del Pontefice 
Giulio III che vi ebbe i natali e quello di molti Cardinali e Prelati che 



167 
vi nacquero e non poco la illustrarono it Cungi n*t. , il Cantucci 
(Sanso vino), il Tatti, il Veltroni, il Porta, il Giocchi, il Soggi ed 
altri valentissimi ardati che la ebbero a patria. 



Poppi situata nel pianeggiante dorso di un monte a tram, di 
Arezzo è la terra primaria del Casentino. Essa derivò probabilmen- 
te il suo nome dalla romana famiglia Pupia allorché con le molte 
altre emigrate da Roma dopo il dominio dei Barbari , viveva pos- 
seditrice di lati fondi in questo luogo. 

Nel medio evo fu sede dei potentissimi Guidi, fórse. originar) 
Longobardi, che dominando in Toscana fino dai tempi di Carlo 
Magno, si erano fatti padroni di oltre 200 castelli. Capo dei Conti 
di Poppi alla diramazione della indicata famiglia fu Guido primo- 
genito del Conte Guido Guerra e della bellissima Gualdrada. 

La Signoria di questi cessò nel XV secolo, epoca in cui tutto 
il Casentino addivenne dominio della fiorentina Repubblica. 

Esiste tuttora il palazzo di residenza dei Conti che è condot- 
to sul disegno di quello del Potestà di Firenze, oggi Bargello* 

La chiesa principale è la Propositura, la più bella però è quel- 
la della celebre Badia di S. Fedele, decorata di buone pitture e benis- 
simo ornata. 

Un decente Spedale accoglie i poveri malati; pubbliche Scuole 
di elementi grammaticali e di belle lettere provvedono alla istruzio- 
ne dei giovani e il Conservatorio delle Agostiniane soccorre a quel- 
la delle fanciulle. 

Per disposizione testamentaria del Cav. Rilli v'è aperta al 
pubblico una buona libreria. 

Ha sede a Poppi un Vicario Regio e un Cancelliere comu- 
nitativo. 

Non mancano a questa terra uomini di celebriti per vie mag- 
giormente illustrarla. Santi di Calcese fu Signóre di Bologna , i 
Conti Guidi furono potentissimi in Toscana, 2 Rilli tra gli altri 
furono grandi scienziati e Placido da Poppi con molti altri si di- 
stinse nelle lettere. v 



12 



/ 



i68 

Bibbiena è la più ricca e popolata terra del Casentino. Siede 
sul ripiano di un poggio alla distanza di 20 miglia a Tram, da 
Arezzo, e conta 2 200 abitanti: Io essa ebbero rifugio i Medici ban- 
diti da Firenze, e la Repub. nel 1609 ordinò che ne fossero smantel- 
late le mura per aver dato loro ricetto. La chiesa Propositura, vanta 
la sua fabbricazione avanti il mille; l'Oratorio della Confraternita 
di S. Francesco è la chiesa più ornata , contenendo buoni lavori a 
stacco. 

Lo Spedale che vi è aperto ai poveri malati» è antichissimo e 
sufficientemente comodo. 

Non manca alla gioventù una scuola di elementi Grammati- 
cali ed una di Bèlle Lèttere. Le ragazze sono istruite dalle Mona- 
che Camaldolesi che vi hanno Conservatorio. 

Risiedono in Bibbiena «n Potestà» un Medico ed un Chirurgo. 

Arreca sommo onore a questa terra l'aver dato la cuna al 
dottissimo Card. Dovizzi che tanto figurò nel pontificato di Leone X. 
* In quanto alla industria devesi avvertire, che in quasi tutti i 
paesi del Casentino si coltivano varj rami di manifatture. Vi sono 
lanificj, gualchiere, tintorie, cartiere, fabbriche di cappelli di fel- 
tro, e officine ove lavora n si diversi utensili di faggio. e di abeto. 
Dalle abetine appartenenti ai Monaci di Camaldoli si leva annual- 
mente considerabile quantità di legname da costruzione e per l'edi- 
ficatoria, che col mezzo dell'Arno di lassù conducasi a Firenze e a 
Livorno, ed anco in Roma per mezzo del Tevere-, come avvenne 
nella riedificazione della- Basilica di S* Paolo incenerita da casuale 
incendio nel principio del corrente secolo. 

Fra i Lanificj merita singoiar menzione la fabbrica aperta 
a Stia, ove lavorami i'parini all'uso di Francia è d'Inghilterra, 
da stare a confronto di questi per il colóre e per la morbidezza e su- 
perarli nella bontà. 

Tanto a Poppi quanto a Bibbiena vi è mercato settimanale e 
vi si fanno tre fiere annuali in ambedue i posti assai grosse e di lu- 
cro per le popolazioni delle due terre. Anco alle alte terre del Ca- 
sentino non mancano vantaggi per il lato delle manifatture e del 
commercio, attivato in esse pure con mercati e fiere, 5 essendo i 
mercati settimanali e 27 le fiere annue che si fanno ora in un paese 
ora nell'altro di questa prima valle dell'Arno. 



169 
Montevarchi. Questa nobile terra del Valdarno superiore, si- 
tuata in deliziosa pianura a ponente di Arezzo, ebbe origine nel 
sècolo XIII dalla distruzione dell'antico castello dei medesimo 
nome esistènte in prima sul prossimo colle. Appartenne ai Conti 
Guidi e fu capoluogo del loro Viscontado fino al ia54* epoca in 
cui il C. Guido Guerra da Romena la vendette ai Fiorentini. 
Quanto mai nessuna fu tribolata da rapine, da guerre e da- vio- 
lenze, mentre la diversità di partito teneva in guerra Arezzo con 
Firenze: ne risorse dal suo abbattimento per siffatti disastri, che 
al ritorno della pace in Italia, spente ormai le fazioni e calmati gli 
animi inferociti dei popoli. Essa è oggi bella ben popolata e di va- 
go aspetto. Le sue vie sono ampie, benissimo selciate e regolari. 
Passa per questa la via regia ebe da Firenze conduce ad Arezzo , e 
ciò la rende assai commerciante e di piacevole soggiorno. 

I fabbricati che fiancheggiano le due vie principali e la piazza 
presentano solidità ed eleganza, agl'altri non manca la decenza 
conveniente alle famìglie che vi abitano. La Collegiata che corri- 
sponde nella detta piazza è di bellissimo aspetto. Nella facciata co- 
stituisce il parapetto di un lungo terrazzino un bassorilievo pre- 
gevole della Robbia, esprimente la consegna della preziosa reliquia 
del Sacro Latte dì Maria che Guido Guerra da Romena ne faceva 
a quella Chiesa, nella quale tuttora conservasi e si venera con pai- 
ticolar devozione. 

Le altre Chiese che vi rimangono aperte sono decenti e ben or- 
nate, ed assai bella é quella di S.Francesco ove trovasi un bel qua- 
dro del Filippi. 

II povero ha in questa terra un ricco Monte Pio ; pubbliche 
Scuole Elementari accolgono la gioventù studiosa* eie ragazze 
possono istruirsi nelle Scuole Normali, aperte con ottima direzio- 
ne nel soppresso Couvento delle Agostiniane. — - Esiste tuttora 
in Montevarchi V Accademia Valdarnesc, che fondò il dottissimo 
Poggio Bracciolini da Terranuova^r util, per diletto e per onore 
nel XV Secolo/mercè le cure dei presenti animatori di essa, che dal 
suo decadimento nel 1804 la riportarono a vita e la ampliarono. 
Risiede in Montevarchi un Potestà , dal cui palazzo si ha accesso 
al pubblico Teatro, un Cancelliere Comunitativo, un Ingegnere, un 
Esattore del Registro 2 Medici ed un Chirurgo. 

L'industria dei Montevai chini è alquanto ingegnosa ; ma di 



manifatture non ti tono che fabbriche di cappelli , tortone, gual- 
chiere , e buone tessitore di tele di lino dommascate, operate e li- 
scie; con tnttociò la ria regia che la traversa e le rie provinciali 
che la mettono in comanicazione coi luoghi circonvicini , sono can- 
se di prospera attiviti commerciale nel mercato settimanale che vi 
si fa in ogni giovedì e nelle due fiere dell 9 agosto e settembre. 

Questa cospicua terra fu patria di non pochi prodi nelle armi 
e valentissimi per sapienza. Piero da Montevarchi sostenne onore- 
voli ambascerìe, Andrea Bartoli lasciò di se eterna ricordanza be- 
neficando la sua patria, un Falugi fu distinto ecclesiastico e un Ma- 
gio t ti amico di Galileo, famoso fisico. Nel X7I secolo fiorirono R. 
V archi sommo poeta e scrittore e il Francini rinomato grammati- 
co, il primo dei quali ebbe cattedra in Padova, il secondo a Vene- 
zia, Fra gli artisti vi nacquero il Montevarchi, ed il Bolognini pit- 
tori, ai difetti dei quali supplì la perfezione dei celebri scultori 
F. Mochi , e M. Soldani vissuti nel secolo XVII. 



S. Giovanni. Questa terra ragguardevolissima è situata nel 
centro del Valdarno superiore alla distanza di miglia ai da Arezzo 
e 24 da Firenze. Essa riconosce la sua origine dai Fiorentini che 
la fabbricarono nel 1 296 perchè stasse a difesa della loro città. 
Le sue vie sono regolari ben selciate- e comodissime ; la principale 
di e$$e è la strada regia che le passa pel mezzo fiancheggiata da 
fabbricati di bell'aspetto. — Spaziosa e bella è la piazza circondata 
da decent issi mi edifizj, nella quale corrispondono le principali 
chiese, la Pieve cioè, l'Oratorio e S. Lorenzo. Nel mezzo sorge isolato 
il Pretorio. Tra le chiese quella di migliore architettura è l'Orato- 
rio entro a cui conservansi inoltre preziosi dipinti di Giovanni 
Manno zzi oriundo di questa stessa terra , artista celebratissimo 
che lasciò non poche sue opere anco nelle case dei particolari. 

Vi sono in S. Giov. un Teatro; una pubblica scuola diretta 
da 2 Maestri, uno di elementi grammaticali, l'altro di belle lette- 
re, ed un Convento di Benedettine e uno di Agostiniane cui ricor- 
rono le povere ragazze desiderose d'istruzione. 

S. Giovanni racchiude 3ooo abitanti, il ramo d'industria più 
Attivo è la manifattura delle bullette da scarpe, nella lavorazione 



delle quali trovano sostentamento oltre 3o famiglie. Tutti i sabati 
vi è discreto mercato, e nei mesi di Maggio, Agosto e Ottobre vi si 
fanno tre buone fiere. 

Vi risiedono un Vi vario Regio, un Cane, un Ajuto Ingegnere, 
2 Medici condotti ed un Chirurgo. 

Sono nomi onorevoli per questa terra quelli di Masaccio stato 
maestro al Perugino e del Mannozzi detto Giov. daS. Giovanni di 
sopra citato, pittori egregj che qui videro la prima luce e quindi 
in tanta fama salirono da rendere eterni i loro nomi. 



►«<= 



SANTUARI 

i 

Alvernia. — Sul nevoso dorso di un monte che tra le sor- 
genti dell'Arno e del Tevere alzasi col nome òì\Alvernia 9 trovasi un 
Santuario popolato da Religiosi Mendicanti, degno di esser visitato 
per le reminiscenze religiose e per le bellezze che presenta la natura 
nella sua nudità, senza abbellimento dell' arte. 

Sorprendente spettacolo offre al passeggiero il solo monte tut- 
to costituito di ammassi di macigno spezzati e da forza violenta 
sospinti in alto, onde risulta tanto orrido e tanto bello romantico 
delia natura da non potersi dipingere scrivendo. 

Dopo aver viaggiato per circa sei miglia a traverso di selve 
ombrate da castagni, montando scabrosi sentieri, e ora scendendo 
a valicar rumorosi torrenti che spumanti precipitano di balzo in 
balzo, giugnesi finalmente alle falde dell'indicato monte, che 
movendosi da un imbasamento di cinque miglia di perimetro circon- 
dato da massi enormi che formangli spettacoloso baluardo, va a ter- 
minare in più denti di considerevole altezza. 

Ascendendo per questo monte per via non angusta ma inco- 
moda giungesi ai gran Santuario. Qui non è a dirsi quante memo- 
rie religiose e quanti spettacoli mirabili della natura si offrono alla 
vista ovunque rivolgasi lo sguardo, ovunque movasi il piede. Ora 
scorgonsi da un lato muscosi scogli coperti da frutici verdeggianti, 
e dall' altro dirupi formati da precipizio di pietre rotolate in basso; 
ora incontransi divote cappelle, ora odesi rompere il silenzio del- 
la selva dal mormorio di freschissime acque che scaturiscono tra 



I 7 2 



sasso e sasso; qua ammassi di macigno, che sovrastandosi quasi a 
piombo intersecati da annosi faggi ed abeti formano un frondoso 
bosco verticale, ci sorprendono, là praticelli coperti di vaghissimi 
fiori che in temperata stagione il sole vi colorisce ci incantano, 
dove in fine terra aridissima ci attrista, dove erbosissimo prato ci 
rianima. 

Progredendo la gita fino alla massima elevazione del monte, 
che è tutto di nudo sasso, incontrando sempre di questi spettacoli 
della natura arrivasi alla Penna, e quivi trovasi una bella Cappella 
per comodo dei divoti viaggiatori al S. Monte, ed una veduta la 
più sorprendente del Casentino non solo; ma dell'Umbria, della 
Marca Anconitana e dei Monti di Perugia. 

Tra gli altri picchi del monte, se non per l'altezza, certa- 
mente per la singolarità della figura sono ammirabili il Masso di 
fra Lupo ed il Masso Spicco, il primo dei quali staccandosi dal 
monte come una torre, poggia in alto ingrossando nella cima, e 
l'altro formato da due pietre che spòrgono infuori del monte, 
cui non stanno unite che per brevissimo spazio , presenta nn orrida 
galleria che prolungasi circa braccia venti , alla quale una delle 
indicate pietre forma il pavimento, l'altra la volta ove più ove 
meno elevata. 

Nel più vasto ripiano che offrono i dodici monticeli! e le val- 
lette interposte che costituiscono l'intero sacrò Monte, dove il Pa- 
triarca di Assisi S. Francesco abitando in orrida spelonca 

Prese da Cristo V ultimo sigillo 

Che le sue membra due anni portar no , 

recinto da esteso prato, sorge il rammentato magnifico Santuario, 
composto di una semplice ma grandiosa Chiesa, di un vasto Con- 
vento e di mille altri religiosi accessorj, alla considerazione dei 
quali, dopo la veduta del fin qui ricordato, è forza che all'Eterno 
si volti l'animo anco del più incurante viatore, a cui certamente 
aumentano sorpresa le caverne impenetrabili, le voragini profonde, 
le grotte , le spelonche e i precipiz j sopra i quali pòsa la gran fab- 
brica, accordanti in tutto all'orrido singolare che forma il pregio 
del sacrato monte. 

Fino dal 121 3 S. Francesco fondatore del gran Convento di 



173 

Assisi ritirossi in questa solitudine con pochi dei suoi, menando con 
essi vita da anacoreta in grotte, che la natura aveva scavate tra i 
massi. 

Ottenuto quindi il possesso del monte dal Conte Orlando Cat- 
taui Signore di Chiusi nuovo , e fabbricate posteriormente alcune 
celle per ricovero dei Religiosi da Simone del Conte Guido da Pop- 
pi, abbandonate le grotte andarono essi ad abitare le nuove celie, 
e nel 1364 dato mano alla fabbricazione della chiesa, principiò a 
sorgere il nuovo Santuario. 

Col volger degl 1 anni aumentati i Religiosi e favorendo loro 
V Arie della Lana di Firenze, cui aveva raccomandato il nascente 
Convento Eugenio IV mentre concedeva il dominio del monte 
alla Repubblica, il Monastero fu latamente ingrandito e la chiesa 
riccamente fregiata di pitture e ornamenti; cosicché molti condu- 
co usi a visitare questo locale o per divozione, o per diletto, e ne 
ritornano meravigliati. 

I primi a popolare questo santo Chiostro furono i Conventuali 
i quali vi si mantennero finché nel i43o il Pontefice Martino V ce- 
dendo alle istanze del Conte Francesco, ultimo rampollo della fa- 
miglia Guidi che aveva preso l'abito di Terziario, ne trasferì il 
possesso negli Osservanti. A questi subentrarono i Riformati nel 
1625 per condiscendenza delle Reggenti nella minorità di Ferdi- 
nando II, ed eglino medesimi tuttora vi esercitano il loro religioso 
istituto. 

A questi Frati poveri per istituto, malgrado di nulla posse- 
dere , non manca cosa alcuna che all'onesto vivere abbisogni, ed 
anco a mostrarsi caritatevoli con quelli che a loro addimandano 
ospitalità. Così prodigiosa fortuna da altro non vien loro, che dai 
frutti di non poche sacche portate attorno alle case dei buoni da 
zelanti Cercatori, cui per amor di S. Francesco mai vien fatto di 
tornare al Convento od agli Ospizj sparsi a mani vuote. 



>*QO 



Camaldoli. — ■ Tra le cime di due frondose montagne amen is- 
si mo sorge un monte a dodici miglia a maestro dalla Verna , che 
prima appellossi Campo Amabile, quindi Campo di Mal dolo e fi- 
nalmente CamaldolL Oh romantica natura ! Oh spettacoloso orro- 



«74 

re! Oh soggorno d* iocantatrice beatitudine! Chiunque recasi a vi- 
sitar questo Santuario da tre cose è singolarmente sorpreso : dal 
gran bosco che veste lo spaziosissimo monte, dal vasto Conven- 
to, z dal solitario devotissimo Eremo nella sommità del monte 
medesimo. 

Dalle radici di questo sino alla cima incontrasi quasi sempre 
densissimo bosco, che frapponendo tra il cielo e la terra la sua folta 
chioma, copre ogni sentiero di un ombra che non attrista; ma che 
fa comparire più significati le scabrosità delle rupi che di tratto in 
tratto scorgonsi, più toccante rende il rumor dei torrenti, e punto 
incomode le ore cocenti d' Estate. 

Viaggiando per due ore nel silenzio di questo bosco si arriva a 
Fontcbuona (Cam a Idoli), ove come un grosso castello presentasi 
il grandioso Monastero spartito in tre grandi quadrati , la torre 
maestosa e la Chiesa decorata di bella facciata condotta a pietra, 
con altri annessi che fanno più vasto il claustrale ritiro. A poca 
distanza dal Monastero in adattato locale vedesi con piacere una 
grossissima sega, che messa in moto dall'acque divide i grossi tron- 
chi di abeto in assi e travi ; ed in altro locale ben prossimo trovasi 
nna cascina onde ottiensi squisitissimo burro e delicato formag- 
gio , cui è unita un* foresterìa per le donne 

Nulla più che il grandioso del fabbricato ed il dilettevole soggior- 
no può ammirarsi oggi nel esterno ed interno di questo Santuario; poi- 
ché gli splendidi oggetti d'arte che lo costituivano il più cospicuo di 
ogni altro in tutta Toscana, furono in gran parte tolti nelle passate 
vicende e altrove trasportati. Mancanti pertanto da questo luogo 
molti dei quadri stupendi che vi dipingevano Giorgio Vasari nel 
fior degli anni ed il P acini y non vi rimangono che alcuni affreschi 
e poco più da eglino stessi eseguiti, con tutto quello che lo zelo dei 
Monaci ha potuto e saputo fare dopo la ripristinazione, per rende- 
re alla loro Badia e al loro Monastero l'antico pregio e splendore. 

Qui ai tempi del sommo letterato Pietro Delfino Generale 
dell'ordine fu aperta una famosa stamperia, onde ne vennero tante 
belle edizioni che dettero celebrità alla gran Libreria che esisteva 
all'Eremo. Ora non rimane di tutto ciò che la memoria ed il lo- 
cale ove esse furono per ricordarcele. ^ 

Eremo. — Ascendendo per circa un miglio nella direzione di 
settentrione per amenissimo, ma erto viale, da Carnaiuoli giungevi 



alla cima del Monte clie seguita sempre spettacoloso e pittorico, 
ed ivi come uiT altro fortificato castello recinto da abeti e da 
mura che girano mezzo miglio, apresi il Sacro Eremo che offre 
un colpo d' occhio dei più sorprendenti. 

Posto il piede sulla soglia della porta maggiore, in un subito 
presentasi allo sguardo il segno della comun redenzione in mezzo 
a spaziosa piazza cui corrispondono bellissima una Chiesa e trenta 
celle simetricamente spartite e separate una dall'altra mediante al- 
trettanti giardinetti murati, le quali ordiuate in cinque file, fian- 
cheggiano il margine di quattro ben intesi viali, formando del prin- 
cipale una amenissima borgata. 

Qui tutto è silenzio, tutto incanta, ed ogni sasso, ogni pian- 
ta , ogni fonte che rumorosa emerge dai scogli solleva la mente alla 
pia dilettevole contemplazione del Dio eterno onnipossente. 

La Chiesa condotta all'uso monastico divisa in tre recinti, 
e onserva nelle volte bei sfondi coloriti dal Nasini con figure con- 
dotte da AntonMaria e GiovanSanti Bolli. Avanti le accennate vi* 
cende ai ricchistucchi dorati succedevano magnifici dipinti deLFraw- 
chiy del Draghi del JS aldini ', del Vasari, del Gabbiani, dei Ba- 
lestra, di San'i di Tito, del Preti e del Lignozzi ; ma al pre- 
sente ben pochi rimangono di questi monumenti d'arti belle, onde 
tanto onore derivava ai Monaci, che di esse furono speciali pro- 
tettori , e solo con gli avanzi di essi si ammirano oggi moderne pit- 
ture che i reduci Eremiti hanno potuto radunarvi. 

Ancora nelle celle trova varisi buoni quadri di classici autori su- 
gli altari delle Cappelline che esistono in ciascuna di esse\ ma an- 
co da queste furon tolti i più belli, e sostituite tele mediocri allor- 
ché dallo squallore in che era divenuto per l'abbandono il Santo 
Eremo , piacque ai ripristinati Monaci di riattarlo e riaprirlo* 

Ognuna di queste celle è composta di una camera tutta fodera- 
ta di tavole da cui si entra in un piccolo studiolo ed in una Cap- 
pellina ove può celebrarsi la S. Messa, e vi è unito un cortile per 
passeggiare corrispondente in ameno giardinetto , che per lo più 
ogni Eremita coltiva da se medesimo nelle ore che gli avanzano al- 
l' adempimento dei suoi religiosi doveri. Qui l'uomo comprende 
come accomodandosi al poco uno rendasi contento e felice, e come 
a caro prezzo compri le sue molestie e sollecitudini l'amatore del 
fasto e delle superflue comodità. 



176 

La fondazione del Santuario di Camaldoli avvenne circa l'an- 
no io 12 per opera di S. Romualdo, che da Ravenna e dalla Badia 
di Classe dopo aver fondati molti Conventi, recossi in Toscana per 
cercarvi inospito romitaggio. 

Primo a fabbricarsi fu F Eremo sopra indicato, che ebbe prin- 
cipio da cinque celle costruite sul disegno del santo Istitutore, cui 
era stato concesso il possedimento del Monte o da Maldolo come al- 
cuni vogliono, o dal Vescovo Tarlati aretino al quale doveva pro- 
babilmente appartenere. 

La novità attirando non pochi a visitar pellegrinando questo 
sacro ritiro, e molti a costituirvi la loro dimora abbandonando il 
mondo e arrotandosi tra i seguaci di S. Romualdo, fu di mestieri 
provvedere agli uni ed agli altri con l'edificare un Ospizio a Ca- 
maldoli pei primi, ed aumentare le celle nell'Eremo per accogliere 
i secondi. 

Di tanto ingrandirono i rammentati locali col volger degli 
anni, che l'Eremo divenne grande come è al presente e l'Ospizio 
convertissi nel grandioso convento di sopra rammentato. 

Nel i2o3 un casuale incendio distrusse affatto il Convento e 
la Chiesa , ma i Monaci allora potenti e ricchi ben presto lo rifab- 
bricarono più grandioso che prima, alzarono una magnifica torre 
e ricostruirono una bellissima chiesa, che nel 1220 potè esser con- 
sacrata dal Card. Ugolino Vescovo d'Ostia, da cui fu intitolata ai 
SS. Donato e Dario come lo era stata per lo avanti. 

Già il Convento era splendido, già i Monaci potenti e ricchi 
per i doviziosi patrimoni di cui erano divenuti padroni mercè dei 
lasciti di tanti facoltosi che facevansi Eremiti e dei privilegi e dona- 
tivi di terre, castelli e chiese fatti loro da Ottone IV e da Eurico 
VI, quando nel 1498 l Veneziani uniti ai fautori della Medicea 
famiglia pel desiderio di rimettere in Firenze Pietro dei Medici con 
i fratelli che ne erano stati espulsi, assediarono il Convento per- 
chè appartenente alla Repubblica, e non potendolo espugnare, di- 
feso validamente dai Monaci, mille guasti gli fecero al difuori. 

Nel i5a3 calmate le cose di Toscana, i Religiosi riattarono in 
ogni sua parte il Convento, ingrandirono e abbellirono di facciata 
la Chiesa, e per maggiormente decorarla nell'interno, richiamaro- 
no a lavorarvi i migliori pittóri di quel tempo tra i quali il Fa- 
sari, 



■77 

I] Monastero di Carnaiuoli fin dal 1 5 1 5 ridotto nuovamente 

ad ospizo ritirandone tutti i claustrali al Santo Eremo, tornò ad 
esser riaperto come Monastero nel 1616 e fino d'allora vi abitarono 
come al presente i Cenobi ti professanti una vita eremitica; ma mol- 
to meno austera di quella dei reclusi, costituendo per gli uni e per 
gli altri un medesimo superiore col titolo di Maggiore. 

Così divisi vissero pacificamente i Monaci e gli Eremiti se- 
condo l' istituto loro senza posseder più castrila , ma padroni di 
vaste tenute, fino alla general soppressione dei conventi operata 
dai Francesi. 

Durante la soppressione alle ingiurie degli uomini si unirono 
quelle del tempo, e mentre quelli spogliavano gli edifizj e s'impos- 
sessavano dei terreni, questo danneggiava esteriormente le fabbri- 
che e le rendeva miserabili a vedersi. 

Dopo il 1 8 1 4 tornarono i Monaci al suo antico soggiorno di 
pace; ma non più in tanto numero, non più con tanti mezzi di agiata 
sussistenza. Non resta loro adesso che un quieto, sebben limitato 
vivere, e la decenza ove prima compariva grandiosità e ricchezza. 

11 luogo peraltro è sempre meritevole di esser visitato, perche 
é certamente la più bella situazione dell' amen issi ma provincia ca- 
sentinese, ed il forestiero che vi arrivi, trova signorile e convenien- 
te ospitalità. 

VIAGGIO AI SANTUARI BEL CASENTINO 



Quegli che attirato dalla singolarità e celebrità di questi Santuarj, ad essi 
incamminasi partendo da Firenze, può contemporaneamente godere della vista 
del Santuario di Valloni brosa e della intera ridentissima e interessante Valle 
Casenlinesc che tanto fu celebrata nelle storie delle antiche guerre. Difatti 

Torreggiavano allor superbe mura 
In Casentin di Marte al fiero aspetto. 
A fare Italia e Roma più sicura 
Fu da' Roman più d'un castello eretto, 
E da Chiusi (i) , per arte e per natura 
Castello insigne , il Clusentino è detto , 
Che P assumenti s'appellò sovente 
Dai nostri antichi e da erudita gente. 

(4) Questo castello rispettabilissimo fu situato non lnngi dall'Alvernia , ove essendo 
Potestà Luigi Buonarroti di Firense, nel 4474 nacque quel Mickelangiolo che p*l suo 
genio portentoso fu detto divino. 



Di poggio in poggio per occulte strade 

Venne d' Umbria , che a noi quasi confina , 

E in queste impenetrabili contrade 

Si ritirò la nobiltà latina, 

Per evitar di peregrine spade 

Il reo furor e la fatai rovina , 

E qui senza temer d' altri perigli 

Di se nuovi lasciò posteri e figli* 
Come qui mai non vidi alcun paese 

Ove rovine sien cosi frequenti 

Di casseri e di rocche al suol distese. 

Di lunga età da' rugginosi denti 

Cadder gli stemmi aviti e l'alte imprese 

D' architettura militar portenti 

E in ogni bosco, in ogni prato e campo 

D'antica maestà risulta un lampo. 

Se così apprezzabile provincia adunque invita, a far per essa il viaggio , 
giunti a Valle Ombrosa per la strada che parlando di essa indicammo, facendo 
uso di cavalcatura per miglia 5 arrivasi alla cima del Monte Consuma, ove in- 
contrasi buonissima strada rotabile, che discendendo mena al Borgo alla Colli- 
na (i) e quindi all' Arno, al di là del quale, traversando una piccola pianura 
detta Camp al di no, (a) trovasi il Ponte a Poppi, centro della provincia casenti- 
nese. 

Di qui piacendo può 1 salirsi alla rispettabil terra di Poppi , o non volendo 
può seguitarsi il viaggio usando di cavalcatura fino alla Verna , passando per 
il paesetto di Camprena e Valicando il Corsalone influente dell'Arno. 

Da Firenze a Valle Ombrosa Miglia i8 

Da Valle Ombrosa alla Consuma « 5 

Dalla Consuma al Ponte a Poppi « ia 

Dal Ponte a Poppi alla Verna . . • . « ,• . . « 8 

Da Firenze alla Verna Miglia tfi 

Alla Verna trovasi ospitalità dai religiosi , e vi è pure una piccola osteria 
detta la Beccia. 

(4) È questo un piccolo castello nella cut chiesa conservasi in torma di mummia il 
famoso Cristqfano Landino letterato celebratissimo , con questa iscrizione. 

Di Dante , di Maron , del Venosi no 

Quei che seppe spiegar gli alti pensieri 
Miralo , pas«eggier , questi è il Landino. 
D'Ovidio imitò i versi lusinghieri, 
Spirò nel gran Lorenso estro divino. 
Dopo tre scorsi ornai secoli interi 
Incorrotto lo vedi ; anche il suo frale 
Par che natura reso abbia immortale. 
(2) Pianura celebre per la auffa sanguinosa ed aspra che nel 4289 i ghibellini Are- 
tini vi sostennero contro i guelfi Fiorentini, nella quale i ghibellini furono totalmente 
distrutti. 



'79 

Visitati i sacri orrori della Verna/per dirigersi a Carnai doli cònvien tor- 
nare al passo del Corsalonc e quindi, usando sempre di .cavalcatura, dirigendosi 
a settentrione , trovasi nuovamente Camprena , indi la Musale a , villa e fat- 
toria dei Monaci, e proseguendo pel monte di Camaldoli dopo due ore di viaggio 
arrivasi al Santuario cui ci eravamo diretti. 

Dalla Verna alla Musolea Miglia 7 

Dalla Musolea a Camaldoli « 5 



Dalla Verna a Camaldoli Miglia 12 

Nel ritorno da questi Santnarj volendo praticare migliori strade, ma più 
lunghe , conviene partirsi da Camaldoli , o dalla Verna e ritornare al Ponte a 
Poppi ; quindi per via rotabile condursi a Bibbiena , e da Bibbiena valicando la 
Consuma scendere a Firenze percorrendo la strada regia. 

Da Camaldoli a Bibbiena Miglia 12 

Dalla Verna a Bibbiena « 7 

Da Bibbiena a Firenze « 34 

Chi amasse condursi ai Santuarj suddetti partendo o passando, per A- 
rezzo , non deve che portarsi a Bibbiena per la bellissima strada regia casenti- 
nese , e quindi per le indicate strade, dirigersi ai sopra descritti Santuarj. 



COMPARTIMENTO GROSSETANO 



Capo luogo Grosseto ai 28 77' di longitudine e \i° 46' di la it. 

Questo Compartimento si costituisce della Val d' Ombronc 
inferiore, della Valle della Fiora e del dorso orientale del M. 
Amiata a Lev. di Grosseto ; della Val d'Ai bega a a Mezzogiorno di 
essa; e della parte meridionale della Val di Cecina nella direzio- 
ne di Maestro. Gli appartiene inoltre Y Isola del Giglio* 

Esso confina a Settentrione col Compartimento Pisano, a Po- 
nente con quello Senese e con lo Stato Pontificio, e nel rimanente 
col Mare Toscano. 

La superficie territoriale non oltrepassa le 171 1 miglia qua- 
drate, racchiude, oltre il Capoluogo, la Città di Massa le due Piazze 
forti di Piombino e Orbetelloe venti terre comunitative costituenti 
in tutto 24 Comuni. La popolazione totale del i838 ascende a 



i8o 

7492? abitanti dei quali 38647 maschi e Ò6zj5 femmine, costi- 
tuenti 1499 1 famiglie/Ogni miglio quadrato ragguaglia 44 itidivi- 
dtii di popolazione. ^ 



CITTA 

E 

TERRE COMDNITATIVE 


POPOLAZIOKB 
DELLE 

comunità" 


CITTA 

• 

E 

TERRE COMUNITATIVE 


POPOLAZIOKB 

DELLE 

COMUMTA 


A r eidos so 

Campagna ti co 

Canapiglia 

Castel del Piano 

Castiglion della Pescaja 

Cinisiano 

S. Fiora 

Gavorrano 

Giglio 

GROSSETO 

Magliano 
Mandano 


4632 
3285 
2419 

494» 
1732 

3242 

4686 

2777 

1646 

3o63 

n 58 

2934 


Massa Marittima 

Monteverdi 

Montieri 

Obbetbllo 

Piombiko 

Pitigliano 

Roccalbegna 

Roccastrada 

Sassetta 

Scansano 

Sorano 

Suvereto 


6536 

828 

3o34 
552() 
1717 
354o 
363 1 
4517 

649 
34oo 

4214 

812 



ILLUSTRAZIONI 



BELLE CITTA E TERRE PRINCIPALI 



DEL COMPARTIMENTO GROSSETANO 



«•+ 



CITTA 



GROSSETO. È città non grande situata nella vasta pianura 
dell' Ombrane. a 90 miglia circa da Firenze e 5o da Siena nella'di- 
rezione di ostro-lib. Essa fu certamente un piccolo vico nel seco- 
lo X, popolatissima essendo allora la tanto illustre città di Roselle 
che trova vasi 9 circa sei miglia di distanza a Greco tramontana. 
Avvenuta l'ultima distruzione di questa città per opera dei Sarace- 
ni > i miseri abitanti cercaronsi un nuovo tetto a Grosseto e ani- 
piandone i fabbricati tanto popolato addivenne, che anco il Teseo- 



i8i 
vó di Rosolie seguendo i suoi , nel 1 133 trasferì colà sua sede e 
fu riguardato come città. 

Dominavano Grosseto gli A^brandeschi ; ma vedendosi essi 
troppo deboli a resistere alle forze della Senese Repubblica che 
non cessava di minacciarli, volontariamente concessero libertà ai 
Grossetani. Malgrado di ciò i Senesi sottomisero con prepotenza la 
città nel l'i'òj e ne tiranneggiarono gli abitanti fino alla caduta 
della loro Repubblica. 

Da Francesco I e Ferdinando I successore fu cinta di mura 
nella estensione di circa un miglio e mezzo, e avendola munita di 
bastioni e di fortezza, dal ricordato Ferdinando fu destinata Piaz- 
za d'Arme. 

Tra la Porta Vecchia e la Porta Nuova per le quali si entra 
in Grosseto, apresi buona e bella strada detta una volta Ghetto > 
oggi Via Colonnella > e in altre parti della città tiovansi altre 
strade alquanto ampie e ben lastricate, con decenti fabbricati. 

Piazza Grande più spaziosa delle altre è recinta di logge da 
due lati e vi corrispondono il Duomo , il Pretorio e la Casa del Co- 
mune. 

In mezzo ad essa la munificenza di Leopoldo li augustissimo 
Regnante fece traforare un pozzo alla Modenese fino alla profon- 
dità di braccia 20,990, e felicemente trovata acqua potabile, com- 
partì un bene inestimabile a quel popolo, che giacendo su terreno 
di altissimo sedimento era affatto privo di vive sorgenti. 

A maggiore ornamento della medesima piazza quest'acqua 
emerge adesso da grandiosa fontana costruita di ferro della fonde- 
ria di Follonica, condotta alla foggia di un tempietto ottagono 
di gotica struttura, la quale mostrerà ai posteri l'autore di tanto 
bene con la seguente iscrizione che vi è stata scolpita. 

CIVITATI 

Prius Penuria Salubriun Aquarlm 

Laboranti 

Uanc Copiam 

LEOroLDus II. M. E. D. 

Fecit 
Anno MDCCCXXXI1I. 



t82 

Le altre piazze d s Arme, di S. Francesco , dell'Erbe e dei 
Due Pozzi sono le più considerevoli dopo la già descritta. 

Il Duomo è un vasto e grandioso tempio edificato a tre nava- 
te iu croce latina con elegante facciata di marmi bianchi e rossi di 
Monte Ari enti. Gli Oratori di S. Pietro, e di S. Francesco sono i 
più ornati di tutte le altre chiese aperte nella città. 

Lo Spedale antico capace appena di 56 letti, fu ampliato dal 
Gran Leopoldo I. con la riunione ad esso di due Conventi soppres- 
si, mediante i quali il fabbricato appartenente allo Spedale può oggi 
contenere 200 malati, e dare comoda abitazione agl'impiegati ad- 
detti al pio stabilimento. 

Una Compagnia di Misericordia si occupa del trasporto dei 
malati e soccorre ai miseri che disgrazia tamente incontrarono sven- 
tura o morte. 

Due pubblici maestri provvedono all'istruzione della gioventù 
ed una Maestra tiene a scuola le ragazze. 

Il Teatro è decente ed ha palchi repartiti in due ordini* 

L'insalubrità dell' aria della intera provincia grossetana ob- 
bligando la maggior parte della popolazione a partirne nei mesi 
estivi, fa sì che l'industria manifatturiera ed agraria languisca an- 
co a Grosseto. I maggiori vantaggi che si ritraggono dalla mano 
d'opera in Maremma, sono il taglio delle boscaglie per far legna- 
me da costruzione , la rimondatura delle su g fiere, la fattura del* 
le dogar elle di cerro , la fabbricazione della Potassa e del Car- 
bone y dalle quali cose ottiene discreto guadagno il bracciante e 
considerevol utile il proprietario dei terreni. 

Gli attuali bonificamenti operati in questa provincia dall' ot- 
timo Granduca regnante, danno le più lusinghiere speranze di fu- 
tura prosperità. 

A Grosseto risiedono un Vescovo, un Commissario Regio, 
un Tribunale di Prima Istanza, un Vicario Regio, un Comando di 
Piazza e del Littorale, un Uffizio di Esazione, una Conservazione 
d'Ipoteche, una Camera di Soprintendenza Comunitativa, un Can- 
celliere Com., un Ispettore di Compartimento, un Ingegnere di Cir- 
condario, 2 Medici, un Chirurgo e due altri Medici infermieri. 



i83 

MA88A MARITTIMA. Questa città vien riputata di antichis- 
sima origine. Essa fu patria di Gallo Cesare figlio di Costanzo fra- 
tello di Costantino ed ebbe il nome di Massa Veternese. Non è cer- 
tissimo però se in principio iosseVittà o castello ; ma quale ei si 
fosse è certo che nella distruzione dell' etnische città di Vetulonia 
e Populonia che giacevano presso al mare non lungi da Massa, molti 
degli abitanti rimasti senza ricovero ebbero in essa rifugio e ne 
operarono V ingrandimento e probabilmente la ridussero essi una 
ragguardevole città; difatti nel Vili secolo e non prima la tro- 
viamo decorata di Sede vescovile e guidata da un Vescovo ezian- 
dio nel temporale fino dal XI secolo. 

Nato anco in Massa il prurito di libertà, i cittadini doman- 
da rònla al suo Vescovo e la ottennero a prezzo di contante al prin- 
cipiare del XIII secolo. Lacerati i Massesi dai terribili effetti delle 
fazioni Guelfa e Ghibellina furono sovente alle prese con le repub- 
bliche confinati; ma finalmente la città fu occupata a tradimento 
dai Senesi nel i33y, e sotto di questi rimase schiava finché Cosi- 
mo I divenne Signore di Siena e del di lei territorio. 

Essa risiede su di alpestre monte a a 5 migtia circa da Gros- 
seto nella direzione di Settentrione*maestro sotto i gradi 28 i3' di 
long. 4 2 « 3' di lat. Il suo materiale è diviso in due parti distinte 
coi nomi di Città vecchia e Città nuova, le quali vengono riunite 
da un grandioso e svelto arco, presso cui è la fortezza, che dà alla 
città un aspetto più grandioso del vero, se da quella parte si os- 
servi in qualche distanza. Nelle mura che oggi estendonsi poco più 
di un miglio, vi sono aperte due porte ed una postierla, le quali 
mettono nelle belle vie della vecchia e nuova città. 

Apresi nella prima la Piazza Maggiore decorata del Palazzo 
del Comune, del Pretorio, dell'Episcopio e del Duomo, edifizj ri- 
spettabili per la loro antichità. Nella nuova che rimane più in alto 
dell'altra, sono belle e con giudizio repartite le strade, buoni i fab- 
bricati e bene adorne le chiese, tra le quali merita il primo posto 
quella di 5. Pietro in Orto, ora appartenente ai Zoccolanti. 

I poveri malati hanno qui un ben regolato Spedale; j gio- 
vani ecclesiastici un Seminario per educai visi e istruirvisi ; una 
Scuola pubblica provvede all' istruzione delle ragazze , ed altro 
pubblico Istituto elementare accoglie i giovinetti che amano d'in- 
civilirsi. 

i3 



i84 

Risiedono a Massa un Vescovo, un Vicario Regio, un Cancel- 
liere Commutativo, un' Ingegnere, un Ministro Esattore, un Medi- 
co e 2 Chirurghi. 



SOVANA fu città splendida; ora ella è totalmente distrutta. 
Essa non conserva altro fabbricato intero che la Cattedrale. I 
meschini abituri minacciane rovina che vi sussistono tra i ruderi 
degli antichi edi6zj, offrono miserabile asilo a poche diecine di mon- 
tagnoli cui manca affatto ricovero. 

Il Vescovo di Sovana abita nella prossima terra di Pitigliano. 
La posizione geografica è ai gradi 29.° 19'. di long, e 4^.° 4°' in " 
lat. Vi nacque il Pontefice Gregorio VII. 



PIOMBINO fu capitale del Principato di tal nome che si esten- 
deva anco sulla maggior parte dell'Isola dell'Elba. I Principi di 
Piombino furono feudatarj del re di Napoli, che vi teneva presidio, 
finché in tempi più vicini quel territorio formò il Principato ad 
Elisa Buonaparte. Nel 1814 finalmente questa piccola città e quan- 
to le apparteneva fu riunito alla Toscana. 

Siede Piombino non lungi dall'Elba in altura nel confine di 
un largo seno di mare che chiamasi Golfo di Piombino ai gradi 
28 11' di long, e fo 55' di lat. L'antico Porto che trova vasi nel 
golfo è oggi quasi impraticabile, le navi approdano invece ad uno 
scalo che rimane a libeccio della città. Essa è recinta da solidissi- 
me mura guarnite di bastioni e fortini, e nell'interno racchiude 
una ben costruita fortezza in vantaggiosa posizione. Due sono le 
porte, una di Terra, l'altra a Mare. Presso questa cinque fonti di 
acqua potabile tengono pieni i lavatoj che vi sono stati costrutti , 
e sopra di essi risiede uno Spedale capace di 100 malati, a cui 
prestano assistenza i Padri di S. Giovanni d'Iddio. 

La chiesa principale di Piombino è YArcipr efura non bella, 
ma decentemente ornata. Le abitazioni dei particolari sono ampie 
e pulite, e le vie ben selciate. 

Presso la Piazza d'Arme trovasi Y Uffizio della Pòsta e 



i8j 
quello di Sanità. Quei conventi che un tempo vi esisterono sono 
oggi caserme dei militari che presidiano questa piazza, e nell'an- 
tico Palazzo Regio detto Padiglione, che è un antico forte, vi abita 
la uffizialità. È bello a vedersi iPtempietto che sorge in mezzo al 
piazzale del detto palazzo, per i bei marmi dei quali è adornato. 

Piombino è sede di un Vicario Regio , di un Comandante di 
piazza , di un Cancelliere, di un Ingegnere, di un Ministro Esattore 
di due Viceconsoli, uno Austriaco l'altro Sardo, di un Medico, di 
un Chirurgo, di un Medico-chirurgo per la campagna e di due 
Maestri di pubbliche scuole. 

Fra Piombino e risola dell'Elba si frappone un braccio di 
mare chiamato Cattale di Piombino la di cui minor larghezza 
non oltrepassa le 5 miglia, ove l'impeto delle correnti e i bassi fon- 
di rendono difficile la navigazione. 



ORBETELLO. Questa piazza riguardata da alcuni come città 
benché non abbia sede vescovile, con Portercole , Porto S. Stefano, 
e Telamone formavano l'antico Stato dei Presidi di cui essa era ca- 
pitale. Filippo II re di Spagna si riserbo questo territorio nella 
cessione che fece a Cosimo I dello stato di Siena, e quindi appar- 
tenne ai Re di Napoli che fino al 1800 vi tennero forte guarnigio- 
ne. A quest'epoca però tutti questi stati con i loro territorj di- 
vennero pertinenza Toscana e alle guarnigioni napoletane suben- 
trarono quelle del Granducato. 

Orbetello giace in una lingua acutissima di terra che si stende 
in ampio stagno d'acqua salsa di circa 18 miglia di circonferenza, 
chiuso da due bracci sottili e ricurvi che uniscono al continente il 
promontorio di M. Argentaro. Da questo monte scende fino ai scogli 
che emergono presso la città, acqua potabile mediante un condotto 
che traversa lo stagno pel tratto di un miglio, opera grandiosa at- 
tribuita alla illustre famiglia rom. Domizj Eiioharbi, che vi 
aveva una grandiosa villa e ricchi possessi, dalla quale fu pure 
aperto un emissario per mettere in comunicazione le acque del Me- 
diterraneo con quelle dello stagno, riducendolo così una peschie- 
ra feracissima di ottimo pesce. 

Questa città è piccola, ma alquanto bella. Essa conserva tuttora 



i8tf 

antichi avanzi di mura etnische dalla parte de] mare, e dalla parte* 
di terra è difesa da spalti e fossi. Il suo circuito non oltrepassa un 
miglio y a e per due porte ed una portieri uola, che ordinariamente 
sta chiusa,, vi si ha l'accesso. Laporta di terra e munita di ponte 
a levatojo , é in prossimità di essa trovasi la fortezza cui si entra 
mediante altro ponte a levatojo. La via media che conduce da una 
porta all'altra , le parallelle e le traverse sono ampie e fiancheggia- 
te di buoni fabbricati. Presso la detta porta si apre una bella piaz- 
za detta òl Arme cui corrisponde un comodo Spedale capace di ioo 
e più letti. Nel centro della città incontrasi la Piazza del Bivacco, 
ove sorge un grandioso edifizio detto il Padiglione, in cui ha quar- 
tiere la uffizialità della guarnigione che vi risiede, e presso la Por- 
ta a mare trovasi una terza piazza, intorno alla quale vedonsi le 
caserme pei militari. 

La Chiesa Collegiata è decorata di semplice ma elegante fac- 
ciata e nel!' interno si ammirano con piacere buoni affreschi del 
Nasini. 

Nella piazza contigua alla chiesa e convento delle Clarisse si 
alza svelta colonna di granito dell'Isola del Giglio, eretta da quel 
Comune alla memoria del Granduca Ferdinando III. 

Un Maestro si occupa della istruzione dei giovani, le Clarisse 
della educazione delle ragazze. 

Qui risiedono un Vicario Regio un Cancelliere comunitativo, un 
Ajuto Ingegnere, un Ministro Esattore, un Medico, un Chirurgo, 
un altro Chir. infermiere ed un Medico militare. 

La industria maggiore di questa città consiste nella pesca e 
nella navigazione. 

Nel Promontorio Argentaro di sopra nominato v' è tuttora il 
Convento dei Passionisi, ove il B. Paolo della Croce diede principio 
a questo suo ordine. La religiosa semplicità di quél sacro chiostro 
ispira somma devozione. 



TERRE 



Sarteano. Questa nobile e bella terra siede sull'alto* di un 
poggio in vicinanza di Chiusi a greco di Grosseto. Essa appartenne 



y 



■*7 
in principio ai Manenti di Orvieto, quindi passò alla soggezione dei 

Senesi e finalmente caduta Siena, anch'essa fu dei Granduchi di 

Toscana. 

Nel vertice del monte sorge la fortezza cui si ascende per le 
vie che si frappongono ai fabbricati dell'antico castello, e nella 
parte più bassa e pianeggiante di detto monte si trovano le abita- 
zioni moderne disposte in linea semicircolare. Nell'antica fortezza 
rimangono ancora una alta torre a bozze quadre di traventino e due 
altre più basse di figura rotonda, che danno maggiore imponenza 
a quel fortilizio un tempo vasto e ben munito, ora delizioso e ame- 
no per gli orti ed ivigneti che vi ha coltivati la famiglia Fanelli, 
cui Ferdinando I ne foce un dono. 

A levante di detto forte evvi alla stessa altezza il Convento 
delle Clarisse, e quindi scendendo ai moderni fabbricati per la via 
media che traversa tutta quanta la terra, trovasi la Collegiata di 
forma elegante e bene ornata, con due Oratorj contigui di S, Ber- 
nardo e del Suffragio. 

Entro la porta di Valle Piatta sorge la nuova chiesa di S. 
Maria, e presso la porta di mezzo trovasi la piazza detta del grano 
sulla quale ammirasi la chiesa di S. Martirio , la più antica di 
tutte le altre. Contigua a questa trovasi la Casa del Comune, ed i fi- 
zio vastissimo in cui sono riunite la Potesteria , la Cancelleria co- 
muni tati va, la pubblica Scuola e perfino il Teatro che è repartito 
in tre ordini di palchi. 

Fuori della porta di mezzo si apre un gran piazzale, da un 
lato del quale è il soppresso Convento dei Francescani con uh va- 
sto tempio contenente buone pitture della Scuola senese. 

Risiedono in questa terra un Potestà, un Cancelliere, un Mi- 
nistro Esattore, un Maestro, una Maestra ed un Chirurgo. 

Sarteano è il paese più industrioso di quanti altri trovansi 
in questa valle e nelle altre del Compartimento, benché sia vicinis- 
simo a Chiusi ed a Chianciano. Vi sì contano pertanto 3 lauificj , 
ii gualchiere, 4 tintorie, 2 fabbriche di cappelli, 6 concie di 
pelli d'ogni specie, una cartiera, due fornaci di terraglie ordinarie, 
e altrettante da gesso. La classe più povera si occupa a fare diversi 
lavori di faggio, e singolarmente anime da bottoni. In tutti i ve- 
nerdì vi è grosso mercato, e nei mesi di Agosto, Settembre e No- 
vembre vi si fanno tre bellissime fiere. 



i88 

— Nacque in Sarteano il Card. Cennini. 

Sono rispettabili sebbene non molto popolate le terre di Bar- 
dici S. Salvador e, di C etona, di Arci dosso e di S. Giuliano 
dei Bagni y alle sorgenti minerali del quale ricorrevano per ricrear-. 
si i Romani , e probabilmente anche gli Etruschi. 

ILLUSTRAZIONI 

DELLE ISOLE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO. 



ELBA. _ Questa celebratissima isola fu conosciuta anco 
nei più remoti tempi. Dai Greci ebbe il nome di A et olia, dai Ro- 
mani fu chiamata liba quindi Ylba e finalmente fu detta Elba. 

Dopo la caduta degli Etruschi sembra che i Romani vi fabbri- 
cassero delle borgate, essendosi scavati in alcune parti di essa avan- 
zi di edifizj, medaglie e monete a loro appartenenti. Rovinato dai 
Barbari l'impero Romano questa pure cedette all'avarizia di essi 
chi sa a quali vicende luttuose fu esposta! Come però i Franchi 
ebbero distrutto il regno dei Longobardi , si vuole che Pipino re di 
essi e d'Italia ne cedesse il dominio alla Chiesa. Nel secolo X que- 
st'isola passò ai Pisani, quindi ai Genovesi e dopo varj contrasti 
tornò sotto il dominio della Repubblica Pisana e dovette seguire la 
sorte di essa. Primieramente vi dominarono gli Appiani, quindi i Lo- 
ri ovisi e finalmente i Duchi Boncompagni, cui ne restò una parte fino 
al 1800, epoca in cui fu riunita alla Repubblica francese e di poi 
all'Impero. Dissi una parte, perchè Cosimo I ottenne da Carlo V. 
Imperatore d'Austria Portoferraio con un territorio di due miglia 
dal mare intorno al porto, e la Spagna poco dopo acquistò P. Lun- 
gone. Nell'invasione dei Francesi l'Elba fece parte dei dominj re- 
pubblicani, dipoi dell'Impero; ma nel 181 5 ristabilita la pace in 
Europa e ritornato già Ferdinando III nella sua reggia di Tosca- 
na , tutta quanta l'isola unitamente al Principato di Piombino di cui 
essa formava parte, fu dalle Potenze alleate ceduta al Granducato. 

Merita di esser ricordato tra gli avvenimenti memorandi della 
storia degli ultimi tempi la relegazione che ebbe in quest'isola 
Napoleone dopo la sua caduta, ove concepì il disegno di ritornare 



i8o 
sul trono che avfva perduto e Io eseguì; ma disfatto immantinènte 
dalle forze Anglo-austriache e costretto a fuggire dalla Francia, fu 
colto mentre cercava salvamento per maree trasportato neir Isola 
di S. Elcna si attese l'ultima orf, che non tardò a sorprenderlo. 

L'Elba e divisa politicamente in quattro Comuni, di Pobto- 
ferrajo cioè, di Lungone , di Marciana e di Pio. Essa contiene 
17254 abitanti ed e situata a libeccio di Livorno tra i gradi 217 4^' 
e 28 , 6' di long, e i 4*° 43' e fa 53' di lat. 

PORTOFERRAJO capoluogo dell'isola fu dichiarata città 
da Ferdinando II nel t6a5. Riguardata da tutti i Regnanti in 
Toscana come una piazza difficilissima ad espugnarsi, infinite di- 
rei sono le fortificazioni di cui è munita. Essa siede sul pendio di un 
colle in amena e deliziosa posizione e due sole sono le porte che le 
danno accesso. Nei due rialti del detto colle vi sono costruite due 
fortezze il Falco-te cioè, e la Stella cinte di solide mura, cui 
frappongono grandiose fortificazioni con quaranta batterie ; i quali 
lavori furono immaginati dall'architetto Gio. Batista Bclhizzi di 
S. Marino al quale ne allogò la esecuzione Cosimo I, dopoché ot- 
tenne da Carlo V il possesso di Portoferrajo. Anco Napoleone 
mentre soggiornò in questa città ne accrebbe le fortificazioni e ren- 
dette il posto maggiormente inespugnabile. Nel basso del colle ove 
giace la città si apre una vasta piazza quadrangolare contornata di 
buone e comode abitazioni; più vasta però e più grandiosa è Piazza 
d'Arme situata poco sopra a questa, avente da un lato la Chiesa mag- 
giore recentemente restaurata. Le strade paralleli e alla piazza sono, 
pianeggianti, le traverse a queste sono assai erte ed incomode. 

Esistono a Portoferrajo uno Spedale militare che accoglie 
anche i paesani, una Confraternita di Misericordia , Pubbliche 
scuole per la gioventù studiosa , e due Medici e due Chirurghi 
mantenuti dal Comune per sovvenire alla popolazione languente 
per malattia. 

Non vi manca il Teatro, e vi sono passeggiate apprezzabili pres- 
so il mare. 

Quelli tra gli abitanti di Portoferrajo che vivono d'industria 
non mancano di mezzi da impiegar l'opera loro, o alle miniere, o 
al servizio di non pochi padroni di bastimenti e di navi da trasporto, 
o alla pesca da cui gl'Isolani ritraggono considerevole guadagno , 
sia per il pesce nobile di ottima qualità che trovano lungo il mare 



che bagna le loro coste, sia per la ricca pesca dei formi che annual- 
mente si fa a Portoferrajo e a Bagno. 

Risiede nella città un Governatore Civile e Militare e oltre 
un Uffizio di Sanità e uno delle Beali rendite, vi sono un Au- 
ditore Giudice di Prima Istanza con Sostituto , un Ficario 
Regio, un Comandante di Piazza , un Auditor militare, un Mi- 
nistro Esattore /un Conservator d* Ipoteche, un Cancelliere co- 
munilativo, un Ingegnere ed altri regj impiegati. 

Marciana, Lungone e Rio sono terre ragguardevoli, la pri- 
ma per la sua Ma ri uà, l'altra pel suo porto, e la terza per i vini 
squisiti che producono le viti del suo territorio e per la ricca minie- 
ra del Ferro. 



r»9^ 



GIGLIO. — (Igilium) I Romani abitarono certamente in que- 
st'isola attestandolo gli avanzi di edifizj loro che trovansi presso 
il piccolo castello. Nel medio evo si crede che vi dominassero gli 
Àldobrandeschi di S. Fiora e dopo di essi passò nel dominio della 
Repubblica Senese di cui seguì la sorte. Sulla scoscesa pendice di 
uno dei suoi monti sorge il Castello recinto di mura, munito di 
un forte e di 7 torri. Vi si entra per una sola porta, e due sole sono 
le vie che dipartendosi da essa traversano tutto il luogo ove sono 
fabbricati, con pochi vicoli d' intersecazione. La piazza più grande 
rimane sulla parte più alta del monte , altra piazzetta trovasi avan- 
ti al Pretorio ed una terza avanti alla Chiesa primaria, tempio ben 
adorno e ricco di suppellettili. Alla falda del monte evvi il Porto 
guardato da torre presidiata, ove circa 5o abitazioni disposte in linea 
semicircolare intorno al mare costituiscono un Villaggio con Chiesa 
succursale. 

Le vie principali dell'isola sono 4> gli abitanti ascendono a 
1646. 



PIANOSA. — Nelle controversie di Pompeo e Ottaviano quello N 
tolse la Pianosa a questo 35 anni avanti la nascita di G.C. — Ne] 
primo secolo dell'era Cristiana fu il luogo di relegazione per Agrippa 



191 

Postumio figlio adottivo di Augusto, stato poi vittima della ferocia 
di Tiberio; e certamente a questa epoca appartengono gli avanzi di 
un bagno che vi rimangono. Dopa l'invasione dei Barbari fu popo- 
larissima e cadde in potere dei Saraceni. Fugati però questi dai Pi- 
sani nel X secolo, la Pianosa fu della Repubblica Pisana. Nel XII 
secolo e nel XIV fu ad essa tolta dai Genovesi; ma anibe due le 
volte rivendicata dai Pisani. Nella Signoria degli Albani fu invasa 
dal Duca Valentino, e quindi i Pirati di Bar beri a la devastarono. 
Nel i8o3 passò in potere dei Francesi e nel 1809 entrativi gl'In- 
glesi distrussero il forte égli edifizj contigui. Napoleone aveva fatto 
pensiero di ripopolarla e vi erigeva una batteria in quella parte di 
rupe che chiamasi Teglia , mancogli però il tempo di eseguire que- 
sto suo disegno. Ceduta finalmente alla Toscana, divenne stazione di 
un presidio che si ricovera in piccole caserme, alle quali sono 
contigui un meschino abituro per il Capitano, una piccola chiesa 
ed un forte. Quei pochi coloni che vi furono fin qui, abitarono in 
spaziose grotte scavate nel Tufo. 

Di recente il governo la concesse in enfiteusi ad un Prussiano 
che ha già cominciato a fabbricarvi delle case e a coltivarvi delle 
viti. Ma si aspettano però migliori bonificamenti e con più attività 
eseguiti per l'avvenire, onde vederla ripopolata e fiorente. 



>*e« 



GORGONA. — Questa isola ebbe dagli antichi il nome di 
Urgo, Gorgon ed Orgott. Le crudeltà dei Barbari estendendosi 
anche alla persecuzione dei Cristiani, sembra che caduto l'Impero 
romano, qui si rifugiassero alcuni dei perseguitati e che dipoi vi 
fondassero un Monastero di Benedettini, che furou soppressi nel i3y4 
da Gregorio XI per la rilassatezza alla quale si erano abbandonati. 

Subentrarono in quell'Abbazia i Certosini e godettero di esen- 
zione dalle gravezze dai Pisani che avevano ottenuto l'alto domi- 
nio di tutta la Isola fino dal X secolo; ma nel XV secolo i pirati 
di Barberia sbarcarono nella Gorgona e la depredarono, massacran- 
do ancora i Beligiosi che vi sorpresero. Alcuni di questi però scam- 
pata la vita con la fuga, si ricoverarono alla Certosa di Calci presso 
Pisa, e per qualche tempo i Pontefici tollerarono la loro assenza. 
Finalmente Sisto IV li liberò dall' obbligo di ritornare nell'isola, 



i9» 

e accorda loro di conservarne il dominio utile. Come poi la Gor- 
gona passò in potere dei Granduchi seguitarono per alcun tempo a 
possederla i Certosini; ma circa a^a metà del secolo passato cessa- 
rono affatto di averne il dominio, ed estintasi ancora la famiglia 
Moretti posseditrice di una parte considerevole dell'isola, essa 
passò alla R. Dogana, a cai spetta tuttora , dalla quale è affittata a 
tempo più o meno lungo, troppo gravosa restandole F amministra- 
zione di essa. 

Rimangono adesso nella Gorgona alcune casette da pescatori 
ed un Uffizio di Sanità presso lo scalo principale. Al principio del 
poggio vicino sorge la fortezza nuova, il monastero cqn sua Chiesa 
e due abitazioni contigue. Nella cima del detto poggio rimane tut- 
tora l'antico forte destinato a dare segnali a Livorno. 

Ambedue i forti sono presidiati. 



MONTE CRISTO. — Si vuole che i Romani abitassero questa 
isola da essi chiamata Aretusa e che vi fabbricassero un tempio a 
Giove , come pure credesi che dopo il secolo V vi fosse fabbricato 
un Monastero di Benedettini da persone che con Mamiliano si era- 
no là ritirate a condurre vita eremitica. I Pirati corsero questa isola 
più volte e la devastarono malgrado della difesa dei Pisani. 

Nel secolo XVI fu affatto abbandonata, ne altro vi rimane 
adesso che i ruderi dell'Abbazia a un miglio di distanza dalla 
spiaggia con la chiesa ancora in piedi, e le rovine di un forte sulla 
cima del monte, fabbricatovi probabilmente da Emanuelle Appiani 
Signore di Pisa. 



GIANUTIU. — (Diauium)o (Artemisia) fu una volta abita- 
ta, ora £ affatto deserta e nuli' altro vi si trova che piccoli edifizj 
semidiruti quasi sotterranei per uso di caserme militari, e nell'an- 
tica batteria un cannone di ferro di mezzo calibro inchiodato. 



*&<s* 



AGGIUNTA 



9^ 



Avendo promesso nel principio dell'opera di dare le notizie 
statistiche della Toscana le più interessanti, credei delle mie parti 
aggiungere alle altre date quelle che riguardano la popolazione 
dipendente da ciascun Governo e Commissariato Regio, non che 
dai Tribunali di Pr. Istanza e dagli Auditori Giudici di Pr. Istanza , 
sperando gentil perdono per non aver (atto ciò ove di siffatte divi- 
sioni feci parola, come era mio divisa mento, in riguardo alla uti- 
lità della indicazione, che non era da trascurarsi e che non mi fu 
dato poterla avere in tempo conveniente. 

POPOLAZIONE DIPENDENTE 



DAI GOVERNI 
E COMMISSARIATI KEGII 



Governo di Firenze. tf.° 539,800 

— di Pisa. ... « 145,782 
— • di Siena ... « 120,470 
• — di Livorno. . « 104,486 

— dell'Isola del- 

l' Elha . . « 17,254 



Coinm. R. di Arezzo. . « 


i54?45° 


— 


di Pistoja. . « 


140,097 


— 


di Grosseto. « 


75,o55 


— 


di Montepul- 






ciano ... « 


58,4 7 3 


— 


di Rocca S. Ca- 






sciano. . . « 


46,1 83 


*- 


di Po n tremoli« 


43,229 


— 


<Ji Volterra . « 


2i,4 7 3 



Granducato N.° 1 ,466,752 



DAI TRIBUNALI DI PR. ISTANZA 

E DAGLI AUDITORI 

GIUDICI DI PRIMA ISTANZA 



Tribunale di Firenze iT.° 44 *>797 
— - di Pisa (1) . « 189,011 

— di Arezzo . « i54,45o 
• — di Pistoja . « 140,097 

— di Li v or no (2) « 121,740 

— di Siena . . « 120,470 
• — di S. Mimato « 119,476 

— di Grosseto. « 75,o55 
— • di Montepul- 
ciano. . « 58,473 

*— di Rocca S. Ca- 
scia no . « 46?i83 



Granducato N.° 1 ,466,752 

Audit. Giud. di Pr. Istanza 

di Pontremoli ff.° 43,229 
~— di Porto ferra jo « 17,254 



(1) 43,239 abitanti che sono cempresi nel Commissariato Regio di Pontre- 
moli dipendono dal Trib. di Pisa unicamente per le cause criminali rimanendo 
sottoposti all'Auditore Giudice di Pr. Istanza di Pontremoli per le cause civili. 

(2) 17,254 anime appartenenti al Governo dell'Isola dell'Elba sono nella 
giurisdizione del Trib. di Livorno per le sole cause criminali dipendendo anco 
essi dall'Aud. Giud. di Pr. Istanza di Portoferrajo per ciò che riguarda il civile. 



«94 



STRADE POSTALI , REGIE E PROVINCIALI 



ffil&&& V98GAIIA 



Noo vi è forse stato in Italia ore le comunicazioni da un luogo ali* altro 
sieno tante e tanto facilitate quanto in Toscana. Oltre cinque strade re»ie 
postali che giungono sino ai confini romano , lucchese e modenese , e m regie 
non postali che tagliano in più sensi il territorio , 47 sono le provinciali e 
quasi innumerevoli le comuni latice che in mille direzioni si aprono nelle 
diverse parti di esso, in grazia dalie quali a nissuna citte o terra e a nissun ca- 
stello, benché minimo, manca un facile e ben mantenuto accesso. 

Le Strade Regie Postali , le altre Regie non Postali e le precipue tra le 
Provinciali saranno quelle cui particolarmente mireremo dando la presente in- 
dicazione delle strade toscane : e affinchè con maggior facilità si possano distin- 
guere le città dalle terre e dalle semplici stazioni di posta che incontransi per 
le strade di cui sarà fatta parola , si userà di carattere maiuscolo tondo per no- 
minare le prime , di majus£olo corsivo per dare il nome delle seconde e del 
semplice corsivo per notare le altre. 

I numeri progressivi che sono posti al principio della indicazione di ciascu- 
na strada, serviranno per richiamare le vie già indicate e corrispondenti a quelle 
di cui si descriverà il corso. 

STRADE REGIE POSTALI E SUE DIRAMAZIONI 

R. STRADA POSTALE ROMANA da Firenze a Roma passando per Siena. 

i . È questa la strada più breve che si possa fare per condursi alla capitale dello 
Stato pontificio. Essa è alquanto montuosa, ma divertente per le varietà che of- 
fre percorrendola. — Movendo da Firenze nella direzione di mezzodì giungesi 
a S> C asciano e indi a Poggi dossi , da dove piegando a scirocco si arriva a 
Siena.. Proseguendo sempre a Scirocco , la strada traversa le Valli dell'Arma , 
dell' Ombrone e di Merse e conduce ad Acqua. Pendente, piccola città dello 
Stato pontificio una posta al di là del confine. — Le poste che incontransi per que- 
sta strada sono S. C asci ano, Tavarnelle, Poggi bonsi, Petr a gli a, Sieh a., Mon- 
teroni, Buonconfento, Torri nieri, Ponderimi, Ricorsi 9 Radicofani eCentino 
sul confine toscano , indi Acouapehdehtb. 

Da Firenze a Siena Migl* 4<>- Poste 5. 

Da Siena ad Acquapendente » 54* » 8. 

Da Acquapendente a Roma » 90. » 11. 

Da Firenze a Roma Migl. i£4» Poste a4- 

DIRAMAZIONI PRINCIPALI. Presso il Galluzzo una strada che apresi a 
destra conduce a Castelfiorentj no» (3) 

2. Prima del nuovo ponte albi Pesa avanti di giungere a Tavar nelle la- 



ig5 

sciando a deatra il 6 uro e, s' incontra la strada provinciale della Castellina del 
Chianti , che è il più breve cammino per giungere' a Sieha. (8) 

3. Avanti di arrivare a Poggibonsì, apresi sulla destra una traversa postale 
che va ad incontrare l'altra strada postale da Firenze a Li v or ho (26) trai Em- 
poli e la Scola, per la quale si può da SÈktsa andare a Pisa o a Li vorrò senza 
passar per Firbhzb mutando i cavalli alla posta di Castelfiorentino. 

Da Siena a Pisa. Migl. 66. Poste 7. 

4. Al di là di Poggibonsì , buona strada conduce a Colle sulla destra a 
Volterra, a S. Gimignano e a Certaldo. 

Da Volterra proseguendo nella direzione di Mezzogiorno* una comodissi- 
ma strada provinciale conduce a Massa, e dipartendosi da questa strada a 5 mi- 
glia da Volterra e dirigendosi a ponente vasai ad incontrare la via che da Gros- 
seto conduce a Pisa. (39) 

Da Firenze a Colle Migl. 3o. 

Da Firenze a S. Gimignano » 3o. 

Da Colle a Volterra » i5. 

Da Firenze a Volterra » \o. 

Da Volterra a Massa » 34* 

5. Di là da Buonconvento una diramazione di strada provinciale conduce a 
Mohtalciho indi a Castel del Piano , ad Arci do sto ed a S, Fiora sulla de- 
stra, ed altra strada a sinistra, che di par tesi da S. Qui meo avanti d* incontrar 
Ponderino, porta a Piekza a Montepulciano e nella Val di Chiana. (35) (36) 

Da Siena a Buonconvento Migl. 16. 

Da Buonconvento a Monta] ci 110 » 6. 

Da S. Quirico a Pienza » 5. 

Da Pienza a Montepulciano » 7. 

STRADA POSTALE ARETINA daFirenze a Bontà passando per Arezzo.— 
Questa strada e più lunga dell' altra; ma è costantemente bella , traversando un 
paese dilettevole per la cultura e fertilità sparso di città e di terre assai pò- 
potate. 

6. Partendo da Firenze essa prende la direzione di levante fino alla prima 
posta, seguendo le tortuosità dell'Arno che le rimane a destra. 

Di qui voltando a Mezzogiorno perviene all' Incisa ove passando alla sini- 
stra del fiume mediante un ponte , va ad incontrare le belle terre di Figline, 
Montevarchi e S- GiorANNi, e quindi dopo alcune poste arriva ad Arezzo. 

Da questa città avviandosi prima a Mezzogiorno e poi a Scirocco, la strada 
conduce al confine dello Stato pontificio alla distanza di circa un miglio dal 
Trasimeno , dal qual punto proseguendo incontransi Perugia ed altre città ro- 
mane, e finalmente Roma. 

Le poste che trovansi percorrendo queste strade sono Pontassieve, Incisa, 
S- Giovanni , Levane, Ponticino, Arezzo, Rigulino e Camuccia in Toscana , 
indi Casa del Piano, Maglione e Perugia nel romano e proseguendo arrivasi 
a Roma. 

Da Firenze ad Arezzo Migl. 5a. Poste 6. 

Da Arezzo al confine » a5. » 2. 

Dal confine a Perugia » 20. » 3. 

Da Firenze a Perugia Migl. 97. Poste 11. 




,9& 

~. D» Fflon atr ìxtssm pai 
stale, la spiale ftttteadu>dai Fi 

3L Solfa destra £ ?ae» «mi a 
£ strada. pr.*nmà*U che ▼* a Irovaifr qaeftlm delta CmmUàltmai dai Chimi** (*) 

€ 




Da Firme all' basi KgL t5- 

Dn Firenze a Siena per b Caatrtlina • H- 




RIRAMAZIO*! PRIJCIPA1I- Al di là dei P»%r*ssixrw 
partonsi due ti rade restie non piatali delle tjenli 
traversa il jtu^ello e parte della Bomm^mm, e l'altra 
a Ostro tarocco, transita ad Casemasmo cfaaJ Aimo. 

9. La prima detta Magellana snnove a da* miglia circa del Fmemmsiwrt e 
conduce a Dicomaso, (3i) a Vice aio, al Bosco 5- loervz» (3?) e a S- /'/«no ^ 
Si tre. Di qui dirigendosi a levante dopo un ciglio sbocca Bella strada postale 
bolo fine w presso la posta di Co*: e.liajo {17}, e voltando a sette» ti Ju an , passa 
per Scabpebijì e conduce a Fibeizol* nella Romagna t o s c a na 

io. La seconda detta C asevtixese t alleando il monte della Consona por- 
ta a Bibbie** (3^, da dorè passando per Bassi sa , e òrsax^to fa a termi 1 
re ad Akezzo. 



Da Firenze al Pontassieve Migl. io. Da S.P.aSirreaScarperiaMigl. 3- 

Dal PontassieTe a Dicomano . » ix. Da Scarperìa a Firenxola . . . » 8. 

Da Dicomano a Vi echio. ...» 5. Da Firenze a Bibbiena .... » 34- 

Da Vicchio al B. S. Lorenzo . » 6.*f, Da Bibbiena a Rassxna .... » 5. 

Dal B. S. Lorenzo a S. Piero Da Ramina a Sabbiano .... a 8. 

a Si ere » 3. Da Subbiano ad Arezzo. ...» 8. 

1 1. A MosiTErjtBCMi stacca»! dalla regia postale al tra strada provine' ali che 
passa per Carri glia , sale sa i monti del Chianti , incontra Gajole e la Valle 
dell'Arnia e conduce a Sieea.. 

Da Firenze a Montevarchi Migl. 37. 

Da Montevarchi a Siena » 21. 

\i. Giunti alla posta di Levane , una tir ad a provinciale che apresi sulla destra 
e dirìgesi Terso mezzogiorno conduce al Bucine e arrivata quindi presso Palaz- 
zuolo, deridendosi in due, con una diramazione porta a Smi per le Valli d'Oni- 
brone e d'Arbia , e con l'altra conduce al M* 5- Sortito (i5) a Lucigwano e a 
Fojabo in Val di Chiana. (14) 

Da Firenze a Levane Migl. 35. 

Da Levane a Palazzolo » la. 

Da Palazzolo a Siena * » i4- 

Da Palazzolo a Fojano » 18. 

i3. Al di là di Levane due miglia a sinistrapartesi dalla strada postale una 
strada provinciale detta vecchia che traversa l'Arno al ponte Romiti passa, 
sotto il castello di Laterina e quindi ripassando l'Arno al ponte a Cariano, sale 
a Quarata e porta alla citta di Arezzo. 

Da Levane ad Arezzo Migl. i5. 



"97 

■4* Avanti di arrivare adAaizzo in luogo detto ilCerro apresi sulla destra una 
pianissima strada regia che è detta del Bastardo la t{uale col cammino più bre- 
ve conduce nella Via longitudinale lungo il Canale della Chiana > e per questa 
si ha l'accesso a Fojano e a qualunque paese della Valle, proseguendo essa fino 
a Tornita ore sbocca sulla Via Laure tana (35). 

Da Arezzo a Fojano Mi gì. oo. 

Da Fojano a Torrita » 8. 

i5. Tra Arezzo e la posta di Riputino incontrasi sulla destra un braccio dì 
strada provinciale, che a tre miglia dalla postale incontra la yia suddetta, (i4) 
e quindi conduce al Monte S. SArtno. (ia) 

Da Arezzo al Monte S. Savino Migl. 12. 

16. Arrivati alla posta di Cantucci a di par tesi altro braccio di strada dalla 
postale, che dirigendosi a ponente va ad incontrate Fojano e la via longitudi- 
nale della Chiana. (14) 

REGIA STRADA POSTALE BOLOGNESE da Firenze a Bologna. 

17. Questa è la terza strada postale che da Firenze mette capo nello Stalo 
pontifìcio. Essa muovesi a settentrione della capitale e proseguendo sempre nella 
stessa direzione pel Valdarno Fiorentino, pel Mugello e per la Romagna, condu- 
ce alle Filtrare ultima posta toscana, e quindi seguitando per la Valle del San- 
terno sbocca a Bologna. 

Cinque sono le poste toscane che si percorrono, e tre quelle che trovansi 
nello Stato Pontificio. Le prime sono Fontebuona 9 Cafaggìolo , Monte Carelli, 
nell'Appennino, Covigliajo e Fili gare ; le altre sono Lojano , Pianoro e Bo- 
logna. 

Da Firenze alle Filigare Migl. 36. Pos. 5. 

Dalle Filigare a Bologna » 27. » 3. 

Da Firenze a Bologna Migl. 63. Pos. 8. 

18. Per maggiormente facilitare il trasporto delle mercanzie da Bologna a 
Livorno, una società di possidenti toscani si é proposta di aprire una strada, che 
staccandosi dalla descritta bolognese traversi la Porretta passi per Pistoja e 
vada a sboccare nella regia postale che da Firenze mette a Pisa e a Livorno, ab- 
breviando così il viaggio di miglia ai. ed anco di 29. se si volesse percorrere la 
traversa detta Abn accio. (3o) 

REGIA STRADA POSTALE PISTOIESE da Firenze a Lucca per Pistoja. 

19 Partesi da Firenze una quarta strada postale, che nella direzione di mae- 
stro traversa le Valli del Bisenzio e del piccolo Ombrone e quiudi voltando a 
ponente passa per la Val di Pescia e conduce a Locca. 

Di qui altra strada postale che si avanza nel territorio Pietrasantino nel 
Ducato di Modena e nel Regno di Sardegna conduce alla Spezia ed a Gbnovi. 

Da Firenze a Lucca s' incontrano le poste di Prato, Pistoja e Pescia in 
Toscana e quindi quella di Lucca. Proseguendo si arriva alla posta di Montra- 
nulo nel Lucchese, iudi a quella di Pietrasant^ appartenente alla Toscana, si 



•9» 

pascano le poste di Cam ai a, Ave ma e Sarzaka nel Modenese e quindi si entra 
■el Genovesato. 

Da Firenze a Pistoja Migl. ai. Pos. a. 

Da Piato ja a Pescia » i3. » i. 

Da Poscia a Lucca r » ia. » i. 

Da Lucca a Pi e trasanta. * ai}. » a. 

Da Pie trasanta a Sarzana » 18. » 3. 

Da Firenze a Sarzana Migl. 88. Pos. 9. 

20. Da Firenze a Prato e da Firenze a Pistoja conducono altre strade regie 
nou postali, clic una passa per Campi nella Valle del Bi se ozio, la seconda per 
Brozzi nella Valle del piccclo Ouibrone. 

DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — ai. Fra il castello di Sesto e la città di 
Pkato, slaccasi sulla destra della indicata via postale un tronco di strada pro- 
vinciale che passando per Calenzaso, e per Barberi so di Mugello, va a sboc- 
care nella via regia postale Bolognese a Montecarelli. 

Dalla strada postale a Mont ecarelli Migl. i5. 

aa. Da Prato sulla stessa parte muovesi altra via provinciale ebe dirigendosi 
a settentrione conduce a Vernio e quindi al conGne pontificio tra i monti di 
Vernio e il Sasso di Castro. 

Da Firenze a Prato Migl. io. 

Da Prato a Vernio » i5. 

a3. Da Pistoia partesi una strada regìa non postale che entra negli stati 
Estensi a ponente dì Libro Aperto , traversando le valli dell' Ombrone e della 
Lima e passando per S. Marcello e Cutiglu no. 

Da Pistoja a S. Marcello Migl. 18. 

Da S . Marcello al Confine » 10. 

a4- Sei miglia al di là di Pistoia staccasi dalla strada postale una via provin- 
ciale che dirigendosi a Mezzodì ginnge a Fucecchio , da dove piegando a le- 
vante, mena a S. Croce, 3l Castelfranco e a M-C alcoli sulla destra dell* Arno. 

Da Pistoja a Fucecchio Migl. 18. 

a5. Giunti a Sarzana per la strada postale già indicata, una via provinciale 
che volta a settentrione conduce fino a Pontremoli nella Luuigiana Granducale, 
ed in questa corrispondono altre vie comuni tative che pongono in comunicazio- 
ne le diverse terre di questo territorio. 



Da Sarzana a Pontremoli Migl. 



ao. 



REGIA STRADA POSTALE LIVORNESE, da Firenze a Livorno per Pisa. 
26. £ questa la quinta strada postale che trovasi nella Toscana per mettere in 
comunicazione Livorno Pisa e tutti i luoghi del Valdarno inferiore con la capi- 
tale da cui dipartousi tutte le altre che portano agli stati limitrofi ed ai mari 
lùcdiler ranco e Adriatico» 



'99 

Le porte che 8* incontrano da Firenze a Livorno sono la Lastra, V hnbro- 
giana, la Scala, Castel del Bosco, le For nocelle, Pisa e Livorno. 

Da Firenze a Pisa Migl. 5o. Pos. 6. 

Da Pisa a Livorno m* * ...» 14. » 1. 



Da Firenze a Livorno 64* Pos. 7. 

DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — 37. Da Pisa a Lucca (19) vi è comunica- 
zione mediante la strada regia che passa per 5. Giuliano de Bagni- 

a8. Poco tratto al di là da Empoli voltando a destra incontrasi una strada 
provinciale che conduce a Fuceccuio valicando l'Arno mediante un ponte mo- 
dernamente gettato a bocca d' Elsa. Da Fucecchio (i\) proseguendo nella dire- 
zione di libeccio per la strada accennata tornasi a valicar l' arno con la nave 
poco lungi da Pontedera e quindi rientrasi nella strada postale disopra indi- 
cata. (26) 

Se a bocca d'Era sarà costruito un ponte sull'Arno come ne esiste il pro- 
getto, la indicata strada concederà di evitare le incomode montuosità di S. Ro- 
mano, per le quali e forza salire percorrendo la via postale. 

Da Volterra a Massa. (4), alla via provinciale lungo il Mediterraneo, a S. G/- 
mignano, a Colle e a Siena (i)sono facilissime le comunicazioni per le strade che 
si dipartono da Volterra e per quelle che dicemmo diramasi dalla postale Ro- 
mana. 

39. Da Pontedera, terra distante da Firenze miglia 35, staccasi una tra- 
versa provinciale che piegando verso scirocco conduce a Volterra (4) (3i) pas- 
sando ~per Ponsacco e Capannoli , dalla quale vie comunali facilmente accom- 
pagnano a Peccioli, a Terricciola, a Lajatico e a Montecatini di Val di 
Cecina. 

Da Pontedera a Volterra Migl. 26. 

3o. Arrivati alla posta delle Fornacelte, un braccio di strada detta Ars accio, 
poco praticabile nell' Inverno, conduce a Livorno abbreviando di miglia 7 il 
viaggio. 

STRADE REGIE NON POSTALI E PROVINCIALI PRIMARIE 

CHE METTONO IN COMUNICAZIONE LE DIVERSE CITTA* DEL GRANDUCATO 

STRADE DELLA ROMAGNA.*— 3i. Al Nord di Firenze muovesi una strada 
provine.' ale che lasciando sulla sinistra Fiesole e dirigendosi verso Greco , tra- 
versa il Mugello facendo capo al Borgo S. Lorenzo (9) e quindi valicate le alpi di 
Razzuolo e di Casaglia conduce a Marradi e indi a Marignano sul confine , da 
dove per la valle del Lamone va a trovare Faenza. 

Da Firenze al Borgo S. Lorenzo Migl. 18. 

Dal Borgo S. Lorenzo a Marignano » 23. 

Da Mariguano a Faenza » 19. 

3a. Da Dicomano ove si giunge da Firenze per le strade(6)(9)> dipartesi altra 
vìa provinciale che passa per S Gode\zio,c quindi seguendo il fiume Montouc 

•4 



200 

a destra, traversa le terre di Poetico, di Rocca S- Cascia 90, di Dor adola e fi 
Te** a del Sole e porta a Fosti. 

Da Firenze a S. Godeaxio Migl. 36. 

Da S. Godenzio alla Rocca . » aa„ 

Dalla Rocca a Terra del Sole?' » 13. 

Da Terra del Sole a ForU • 4. 



STB ADE DELLA TALLE TIBEEINA— 33Xna bellissima strada regi* che 
morendoli da Aszzzo arriva al Bosco S. Scfolcso pone in comunicazione queste 
dne città e concede di poter per essa arrivare all'Adriatico , facendo capo ad 
Ancona. 

34 > Dal Bosco S.SeroLcmo per via provinciale n sale alla Pi Eri SStztaso, 
indi rollando a settentrione e poi a levante passasi dietro il monte dell'Air ex- 
nia e riensi ad incontrare Biebiesa sulla strada cas rntine se. (io) 

Da Arezzo al Borgo S. Sepolcro Migl. 24. 

Dal Borgo S. Sepolcro alla Fiere Santo Stefano. . . » io. 
Dalla Fiere S. Stefano a Bibbiena » 14. 

STRADE DELLE TALLI DI CHIAMA E OMEROKK SUPERIORE , 

35. A ponente di Sir*A apresi una strada regia che dirigendosi a greco con- 
duce ad Abezzo passando per Palazznolo e per il M^S^Saeiso, e voltando a scirocco 
ra ad incontrare Asciamo, Torri t a e Valiano sol confine pontificio, prendendo 
il nome di Laure tana. 

Al settentrione di questa strada molte rie traversando la Val di Chiana, ad 
ogni terra e ad ogni castello di essa resta agevole l' accesso. (12) (i5) (i4) 

Da Siena al Monte S. Sarino Migl. a5. 

Dal Monte S. Savino ad Arezzo • . • » ia. 

36. A mezzogiorno di essa poco al di li di Torri t a (1$) staccasi altra strada 
provinciale, che formando dopo tre miglia un bivio, si dirige col sinistro brac- 
cio a Chi csi e col destro a Moste pulcioso; da dorè buone strade provinciali con- 
ducono alla regia postale Romana (1) passando per S- Qutmico, o da altra parte 
incontrando Sarteaso, Cetoba e 5. C asciano dei Bagsi. 

Da Siena a Torri ta Migl. 26. 

Da Torri ta a Chiusi » '4- 

Da Torrita a Montepulciano a io. 

STRARE DELLE TALLI DELL' OM BEONE INFERIORE, E DELLA MERSE 

37. A mezzo giorno di Siesa. apresi una strada regia per le rallì di Merse e 
dell'Ombrone inferiore la quale conduce a Gaossrro e quindi al Forte S. Rocco 
sulla spiaggia marittima. (39) 

Da Siena a Grosseto Migl. 60. 

Alla sinistra di questa vi sono strade traverse provinciali che arrivano a 
Mostalcibo e a BuoNCONrEXTo, non che per altra parte a Castel del Piamo e a 
Castiglion d* Orci a. 



20 1 
38. Alla distanza di 4 miglia da Siena dipartesi da quella (3?) una via pro- 
vinciale che porta a Massa e quindi a Follonica sulla riva dei golfo di Piombi- 
no. (4a) (39) 

STRADE DEMITTORALE 



39. Muovesi da Orbetello una via regia detta Orbetellana, che traversan- 
do FAlbegna e quindi l'Ombronc fa capo a Grosseto. Dì qui prendendo il nome di 
Grossetana prosegue per la valletta della Bruna, entra nella vai di Pecora e con- 
duce a Follonica. Seguitando in linea quasi retta verso Maestro traversa la Cor- 
sia, va a trovare la via che da Livorno conduce a Piombino (44) alla Dog di S. 
Vincenzio , e dopo tre miglia distaccandosi e voltando a settentrione perviene 
presso Rosignano , traversa la piauura pisana e arriva a Pisa. Da questa città 
dirigendosi a Maestro percorre il territorio lucchese, passa per Viareggio e va 
a terminare a Pietrasanta, terra ragguardevole del Granducato. 

Da Orbetello a Grosseto Migl. 2O. 

Da Grosseto a Pisa » 86. 

Da Pisa a Pietrasanta » ai. 

DIRAMAZIONI PRINCIPALI. — 4°- Poche miglia al di là di Orbetello 
dipartesi dalla indicata strada una via provinciale che percorrendo le Valli 
d'Albegna e della Fiora porta a Mancfano, a Pitigliano e a Sorano» 

4i. Da Grosseto altra via provinciale conduce a Scansa no sul confine orien- 
tale della Val di Ombrone. 

42* A Follonica incontrasi la strada che comunica con Massa detta perciò 
Masse tana, (fai) 

43. Al di là del fiume Cecina altra via provinciale che apresi a sinistra con-* 
duce a Volterra. (29) (4) 

Da Follonica a Massa Mici. i3. 

Dalla via del Littoralc a Volterra » i\. 

44» Già accennammo uua strada che pone in comunicazione Livorno con 
Piombino. Essa è quella che seguendo le tortuosità del lido del mare passo per 
tutte le dogane e per tutti i forti gucrniti che incontransi da Livorno a Piom- 
bino, e ricevendo la descritta via da Grosseto a Pisa (39) , fa sì che a Piombino 
stessa non manchino facili comunicazioni con le altre città e terre del Grandu- 
ca to. 

Da Livorno a Piombino Migl. 4& 

Molte altre sarebbero le strade da indicarsi, se convenisse far parola di tut- 
te le traverse e di tutte le vie comuni lative che in mille sensi percorrono il 
Granducato; ma pensando che troppo tedioso addiverrebbe siffatto lavoro e forse 
anco di nessuna utilità, tacendo delle altre, saranno abbastanza quelle già indi- 
cate per aver sodisfatto a quanto credemmo delle nostre parti. 



'202 

CONFRONTO 

BELLE MISURE TOSCANE CON LE FRANCESI 

* 

P1R COHOSCERKE l' EQUI VALENZA 



MISURE TOSCANE MISURE FRANCESI 



MISURE LINEARI 



Un Braccio Metri o,584 

Un Miglio eli Braccia a833 e '/ s « 1 65 3, 60 7 

MISURE DI SUPERFICIE 

Un Braccio quadro Metri quadr. 0,34 1 

Un Quadrato geometrico di Br. quadr. 10,000 .... « 3406,193 

Uno Stioro fiorentino di Br. quadr. i54i e */$ . . . . « 5i$ 008 

Uno Stajo a terra misura senese di Br. q. 3819 e */ 5 . « i3oo,8ot* 

MISURE DI SOLIDITÀ 

Un Braccio cubo Metri cubici 0,199 

Uno Stajo fiorentino da grano Litri a 436 



MONETE 

Una Lira uguale a Franchi 0,84 

Uno Scudo uguale a « 5 53 

FINE 



ao3 

AVVERTENZA 

Qualunque opera benché piccola è sempre corredata di una 
errata corrige in fine per eiaculare gli sbagli dei tipografi e le 
inavvertenze talvolta degli autori. 

Io reputo in parte inutile siffatto lavoro pei letterati, e vano 
del tutto per gì' ignoranti. Laonde non facendo caso degli errori di 
stampa facili a conoscersi e correggersi da chi leggendo intende, 
ed alla cui correzione in fondo al libro mai ricorre chi leggendo 
poco capisce, avvertirò unicamente le mancanze di parole ed i 
nomi alterati, affinchè non sia indotto in errore quello che valente 
a supplire di per se agli errori di lettera; non lo fosse parimente 
per quelli di parola. 

Alla pag. 24 Vallata II ove dice « Elsa che nasce dal Monte 
Asinario » leggasi « Elsa che nasce dalla Montagnola Senese ». 

Alla pag. 49? Tribunale di Pisa, ove leggesi « Commissariato 
di Volterra » si legga « Commissariato di Ponti emoli ». 

Alla pag. 5o ver. 5 ove dice « con più, le attribuzioni dei Regj 
Procuratori » leggasi « con più due impiegati avanti le attribu- 
zioni dei RR. Procuratori. 

Alla pag. 63 verso ultimo « ragguaglia 288 » si legga « rag- 
guaglia circa 292 e */ a » 

A pag. 64 ver. 4 « Barberino di Val d'Elba » leggasi « Bar- 
berino di Val d'Elsa ». 

Alla pag. 68 ver. 20 « involata le caduto pad re del rapitor ro- 
mano « leggasi « involata al caduto padre dal rapitor romano ». 

A pag. 70 ver. 9 « negli ovati » leggasi « /ie//e lunette ». 

Alla detta pagina ver. 28 « Francesco da S. Gan gallo » leg- 
gasi « Francesco da S. Gallo ». 

Alla pag. io3 bis ver. 18. « Castelnuovo di Car. » leggasi 
« Castelnuovo di V* di Cecina » 

Alla pag. 124 ver. n « di se dono » leggasi « disc, e dono ». 

Alla pag. i5i ver. « Pio VII ed il Collegio Leopoldo aperto 
nel 1826 » leggasi « Pio VII, il Collegio Leopoldo aperto neliSig ». 

Alla pag. ivi ver. 3i « Scolopi, le pubbliche » leggasi « Scolo- 
pi e le pubbliche » . 

Alla pag. 181 ver. 22 « Braccia 20,990 » leggasi « braccia 
209,90 » . 

Alla pag. 188 ver. i5 « di essi chi sa « leggasi « di essi echi sa ». 

Alla pag. 189 ver. 4 « S. Elena si attese » leggasi « S. Elena 
vi attese » . 

N. B. Dopo la pag. 112 è stata ripetuta la numerazione dal io3 al u3 
perciò il libro sembra contenere io pagine di meno; ma fortunatamente ciò 
non altera punto l'ordine delle materie. 



INDICE 



Arrìso al Lettore />*£• 3 

PARTE L 

Quadro generale descrittivo del territorio toscano considerato fisica- 
mente ' » 5 

Monti principali della Toscana e loro altezza » 1 1 

Cenni geologici sa i monti della Toscana » is 

Fi ami reali e confluenti loro ..: » i3 

Laghi «»i4 

Lagoni e Fumacchi onde estraesi il Borace » i5 

Laghi e parlali della Maremma disseccati » iti 

Divisione del territorio in vallate »i6 

Valli Tra spenni ne, lunghezza, larghezza, superficie quad., Confini, monti 

circoscriventi, fiumi, aspetto e prodotti naturali » K 8 

Val di Magra idem * - - . » ivi 

Valle del Serchio idem » ivi 

Valdarno casentinese idem » 20 

Val di Chiana idem » ivi 

Valdarno superiore idem » ivi 

Val di Sieve idem » 11 

Valdarno fior, superiore idem . . . \ » ivi 

Valdarno fior, inferiore idem » ivi 

Val di Kiev, e adiacenze idem * » *a4 

Val d' Elsa e adiacenze idem • » ivi 

Val d' Era idem » ivi 

Val di Cecina idem » 06 

Val d'Omhrone e adiac. idem » ivi 

Valli dell'Orda e della 

Fiora idem » 28 

Valle Tiberina idem » ivi 

Isole maggiori, minori ed Isolotti considerati fisicamente . . . . » 3o 

Sorgenti delle acque minerali e termali * 33 

Sali e Rocce saline » 34 

Rocce pietrose più apprezzabili » 35 

Metalli principali loro qualità e luoghi delle miniere » 36 

Combustibili e sostanze fossili » 37 

Qualità diverse del terreno toscano in quadrati geometrici . ...» 38 

PARTE H. 

Quadro della Toscana considerata nelle sue divisioni politiche governa- 
tive e giudiciarie » 3g 

Città della Toscana e sua popolazione . » ivi 



2<)5 

Terre piò cospicue del Granducato e sua popolazione Pag. 4° 

Popolazione dì tutto il Granducato . • . . » 4 1 

Statistica del i838. a e movimento della popolazione del 1837. ...» ivi 
Statistica del i834* e movimento della popolazione del x 833 per con- 
fronto W / » 4* 

Divisione territoriale » ivi 

Divisione ecclesiastica » 4^ 

Divisione governativa » 44 

Governi, Commissariati RR. , Vicariati RR. e Potesterie . ...» 45 

Divisione giudiciaria civile e criminale. . ' » 44 

Divisione militare »5c 

Divisione comunitativa » 52 

Conservazione del Catasto w 53 

Dipartimento dell'Acque e strade » 54 

Amministrazione delle RR. rendite ^ «ivi 

Dogane • • » 55 

Direzione delle Poste » ivi 

Amministrazione del Registro » 56 

Revisioni » ivi 

Dipartimento di Sanità » ivi 

Istruzione pubblica » 5? 

Istituti di Beneficenza » 59 

Industria, Agricoltura, Manifatture, Commercio » 60 

Finanza dello Stato » 62 

Divisione della Toscana ih Compartimenti. 

Compartimento Fiorentino , confini estensione popolazione. ...» 63 

Comunità dipendenti e sua popolazione » 64 

Illustrazione dalla città di Firenze » 65 

di Pìstoja » 87 

di Prato » 91 

di Volterra » 93 

di Pescia » 94 

di Modi g liana » 96 

di S. Miniato » 97 

di Fiesole » 98 

Illustrazione delle terre di Empoli » 99 

di Fucecchio , . . . » 100 

di Figline » , OI 

di Castelfiorentino » io* 

di Marradi » 10 3 

di S. Casciano. . . , » nA 

del Borgo S. Lorenzo » m5 

di S. Croce » lo (5 

di Castelfranco di sotto » 107 

di Scarperia >, iog 

della Rocca S. Casciano » ioq 

Santuario di Vallombrosa » 1 10 

di Monte Senario » m 



• »»• *. 





PretSO dvt firctenlc f uIi.ihl .ti X. r i .1 J.,^1, > '/, 

ili flampiì, e .'■ : .tic* tfcil-i T>,- 

-■:>( cito natia PAOLI [IODICI. 



HflfìIfìpHIMHMH, , j 



" -2t£" 1838 

Stanford 




3 6105 040 220 993 



DATE DUE 



































































































STANFORD UNIVERSITY LIBRARIES 
STANFORD, CALIFORNIA 94305-6004 



>